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Il 9 Maggio commemoriamo MORO, dal 10 torniamo a fare il contrario di quello che diceva. Gero Grassi

Il 9 maggio si sono riunite, in via Caetani, le alte cariche dello Stato per la Commemorazione del 44esimo anniversario della morte dell’On Aldo Moro. A seguito della cerimonia abbiamo fatto alcune domande a Gero Grassi – Vice Presidente della commissione Moro 2, anch’egli presente all’evento.

Il 9 maggio si sono riunite, in via Caetani, le alte cariche dello Stato per la Cerimonia di commemorazione del 44esimo anniversario della morte dell’On Aldo Moro – lo statista della DC ritrovato morto nel 1978 dopo ben 55 giorni di prigionia.

Il Presidente della Repubblica Mattarella depone una corona di fiori sotto la lapide dedicata mentre risuona il silenzio militare. Alla brevissima cerimonia erano presenti anche il Presidente del Consiglio – Mario Draghi, Elisabetta Casellati, Roberto Fico, Giuliano Amato e il Sindaco di Roma – Roberto Gualtieri.

A seguito della cerimonia abbiamo fatto alcune domande a Gero Grassi – Vice Presidente della ‘commissione Moro 2‘, anch’egli presente alla commemorazione.

“Il Paese non ha bisogno di commemorazioni, ha più bisogno di mettere in pratica i pensieri positivi degli uomini che hanno costruito l’Italia libera e democratica” – commenta l’intervistato continuando con analisi che riprendono il filo del grande trauma della morte del Presidente della DC nel 1978 e legandolo a vicende attualissime come la guerra russo-ucraina.

“Noi non possiamo ricordare il 9 maggio e poi dal 10 continuare a fare quello che facciamo! Noi siamo un Paese che continua a costruire armi, noi siamo un Paese che è stato travolto dalla guerra, se ci fosse stato Moro avrebbe trovato una soluzione!” – esclama Gero Grassi ai nostri microfoni e continua: “Perché è importante capire e studiare Moro? Perché chi l’ha studiato e capito sa per esempio perché oggi si fa la guerra in Ucraina. Essa nasce dagli accordi di Yalta che si trova in Crimea ed era la divisione del mondo fatta tra Stati Uniti, Inghilterra e Russia, una divisione nella quale ognuno prendeva un pezzo del mondo e su quel mondo ci comandava. L’Italia a Yalta fu attribuita agli Americani e noi tutt’oggi stiamo pagando il debito di questa attribuzione.”

Secondo Grassi è quindi importante divulgare queste informazioni soprattutto a beneficio delle nuove generazioni che non hanno conosciuto gli anni di piombo e spesso non hanno gli strumenti per analizzare la realtà attuale e quindi le dinamiche geopolitiche: “I giovani devono conoscere Moro perché devono sapere che è stato ucciso ANCHE dalle Brigate Rosse. In quel ANCHE ci sono gli Stati Uniti, c’è la Russia, c’è l’Inghilterra, c’è la Germania, c’è il mondo dei Servizi segreti italiani e stranieri, c’è un pezzo della peggior politica, un pezzo della peggior magistratura e c’è la Banca vaticana. Non si può e non si deve ridurre la vicenda Moro solo alle Brigate Rosse”

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