SETTE+ il nuovo format di informazione indipendente, disponibile in diversi formati su MePiù e LaFinanzasulWeb. Arnaldo Vitangeli e Eugenio Miccoli.

In questa fase storica il sistema mediatico sta velocemente passando da una propaganda sottile e mascherata, con il rispetto almeno formale dei principi di neutralità e pluralismo, a una propaganda violenta e martellante, unita a una sistematica censura. Tutto questo è in linea con l’evoluzione politica di un regime prima occulto e ora sempre più palese. Per questo abbiamo deciso di intensificare gli sforzi per resistere e per ribaltare una narrazione falsa e funzionale agli interessi dei pochi.

Oggi quindi, vi presentiamo questa puntata pilota di un nuovo format, uscito sulla Finanza sul Web, basato sul precedente Sette+, in cui analizziamo tutti i principali eventi della settimana. In questa puntata parliamo della stretta del governo, della Marcia della Liberà e delle presidenziali americane.

settimanale SETTE+ live – EDIZIONE pilota
CON eugenio miccoli

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settimanale SETTE+ EDIZIONE pilota
CON IL COMMENTO DI ARNALDO VITANGELI

Sette+ raccoglie le principali notizie della settimana, in piccoli servizi e nel formato settimanale commentato da Arnaldo Vitangeli che ci aiuterà come sempre a fare chiarezza sulla situazione. La voce narrante è quella del nostro Eugenio Miccoli mentre le musiche e grafiche sono tutte autoprodotte da Dagon Lorai.

SETTE+ IN COMPRESSE

LA VERITÀ SUI NEGAZIONISTI

Migliaia di persone (le stime vanno dai 2 ai 20 mila) si sono ritrovate sabato 10 ottobre a Piazza San Giovanni, per chiedere un cambio radicale nel paradigma economico e politico per il nostro Paese.
10 i punti portati avanti dalla manifestazione, sui quali gli organizzatori hanno costruito il programma dell’evento e che rappresentano i temi cardine del sovranismo italiano: tra i più importanti possiamo citare:
“una moneta sovrana in uno Stato sovrano”, “un piano di investimenti e per il lavoro che debelli la disoccupazione”, “aumento dei salari ed un reddito minimo di 1.000 € per disoccupati, cassintegrati e partite iva”.
“Difesa delle piccole aziende, con un 2020 tax free in vista di una radicale e più equa riforma fiscale”, “nazionalizzazione del debito e moratoria nei confronti della finanza speculativa”. “Controllo pubblico del sistema bancario e la nazionalizzazione delle grandi aziende strategiche”.


In sintesi i manifestanti chiedevano la fine del neoliberismo, più Stato e meno mercato, e una piena applicazione della Costituzione del 1948, posizioni e proposte che, nel resoconto dei media, non sono mai state neppure citate.
La stampa e le tv, infatti, hanno parlato della manifestazione come di una bizzarra e pericolosa adunata di “negazionisti” termine che oggi viene utilizzato dal mainstream per indicare, o meglio per screditare, chiunque critichi l’approccio del governo all’epidemia di Covid o ponga domande scomode sui dogmi sanitari vigenti.
Riguardo al Covid la posizione del popolo di Piazza San Giovanni è chiara: l’epidemia di coronavirus esiste ma viene ingigantita dai media e utilizzata dalla politica per imporre limitazioni della libertà individuale e collettiva e per rafforzare il dominio economico del grande capitale transnazionale.
Nessuna negazione della pandemia, dunque, ma una diversa idea del suo reale impatto e degli strumenti più adatti a contrastarla.
Sul palco si sono alternati negli interventi alcuni dei volti noti della cultura dissidente, da Sara Cunial, Francesco Amodeo, da Matteo Brandi a Tiziana Alerio. Applauditissimi in particolare i discorsi di Mohamed Konarè, che ha sottolinato la convergenza tra la lotta dei giovani africani per l’indipendenza e quella dei popoli europei per la sovranità, e quello di Francesco Toscano, che si è imposto, a Piazza San Giovanni, come uno dei leader politici più infulenti del sovranismo italiano.

SETTE+ IN COMPRESSE

IL COVID RIESCE A BLOCCARE TUTTO TRANNE LA POLITICA

Il primo tra i leader politici fu Zingaretti, che il 7 marzo dichiarò di essere positivo al Covid. In assenza di sintomi signifiativi, o forse proprio di sintomi, il segretario Dem si isolò in casa e un paio di settimane dopo, con i due tamponi negativi alla mano, dichiarò trionfante di avere battuto il Covid.
Poco dopo è toccato a Boris Johnson, e in molti in Italia provarono una qualche nascosta soddisfazione. Bojo, come viene amichevolmente chiamato il premier inglese, era infatti molto restio a chiusure e lock down e nella sua positività qualcuno vide una specie di punizione divina.
Pochi sintomi, quelli tipici dell’influenza, pochi giorni di isolamento, e subito il biondocrinuto Johnson è tornato a Downing Street.


Le preoccupazioni sono state invece serie quando è toccato a Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, infatti, ha contratto il virus a 84 anni, dopo aver subito diversi interventi chirurgici e dopo varie vicissitudini mediche, e in molti hanno temuto il peggio.
Invece dopo un paio di settimane anche l’ultraottuagenario leader di Forza Italia è tornato in pista dichiarando di aver battuto il virus nonostante il suo caso fosse caratterizzato da una carica virale straordinariamente alta.
Ma la vera notizia bomba è arrivata il 2 Ottobre quando il presidente Trump, in piana campagna elettorale per le presidenziali, è stato trovato positivo al Covid.
Trump è sempre stato molto tiepido circa la minaccia rappresentata dal Covid che ha spesso definito, una banale influenza. E molti tra gli elettori Dem e i globalisti nostrani hanno in segreto sperato che “the Donald” ci lasciasse le penne, sia per rimanere come il simbolo di chi sottovaluta il pericolo e poi ne paga le conseguenze, sia per scongiurare l’ipotesi di un suo nuovo mandato.
Ma Trump ha rapidamente negativizzato la carica virale ed è tornato in piena forma a fare campagna elettorale, sostenendo per giunta che non si debba aver paura del virus e definendo quella che viene descritta come una sorta di peste del nuovo millennio “un’esperienza interessante” da cui l’attempato milionario è uscito presto e bene, come per altro tutti gli altri colleghi politici.

SETTE+ IN COMPRESSE

tutti i dettagli del nuovo dpcm di conte

Il nuovo DPCM per contrastare la diffusione del Covid19 è stato firmato il 13 Ottobre da Giuseppe Conte e dal ministro della salute Speranza. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, questo il significato dell’acronimo, è uno strumento molto contestato da diversi giuristi per la sua dubbia legittimità costituzionale, ma è largamente usato dall’attuale governo, e motivato con il protrarsi dello stato di emergenza.
Nel decreto sono previste una serie di norme per la tutela della salute pubblica che limiteranno i contatti tra i cittadini e le attività pubbliche.
L’articolo 1 del dpcm stabilisce che è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé la mascherina, nonché obbligo di indossarla nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui sia garantita la condizione di isolamento.
Torna dunque l’obbligo delle mascherine, che in Italia sono prodotte dalla società della famiglia Agnelli Elkan, ma nel decreto è prevista anche una stretta sulle attività di ristorazione che riguarda bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie. «Le attività dei servizi di ristorazione sono consentite fino alle 24 con servizio al tavolo e sino alle 21 in assenza di servizio al tavolo.


Non si comprende come mai la medesima attività commerciale possa stare aperta negli orari in cui c’è maggiore concentrazione di persone e debba chiudere la notte, quando i clienti sono normalmente di meno.
Resta per gli spettacoli il limite di 200 partecipanti al chiuso e di 1000 all’aperto, con il vincolo di un metro tra un posto e l’altro e di assegnazione dei posti a sedere. Sono sospesi tutti gli eventi che implichino assembramenti se non è possibile mantenere le distanze.
Sono vietate tutte le gare, le competizioni e tutte le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere amatoriale. Gli sport di contatto sono consentiti solo da parte delle società professionistiche.
Restano chiuse le sale da ballo e discoteche, all’aperto o al chiuso, mentre sono permesse fiere e congressi. Sono vietate le feste in tutti i luoghi al chiuso e all’aperto. Restano consentite, con le regole fissate dai protocolli già in vigore, le cerimonie civili o religiose come i matrimoni. Le feste conseguenti alle cerimonie possono invece svolgersi con la partecipazione massima di 30 persone nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti. Nelle abitazioni private è comunque fortemente raccomandato di evitare feste e di ricevere persone non conviventi in numero non superiore a 6».

SETTE+ IN COMPRESSE

TRUMP-PUTIN, NUCLEARE: L’ACCORDO STORICO CHE NESSUNO NOMINA

Dopo anni di tensioni che assomigliavano in tutto e per tutto a quelli della guerra fredda, e che nel 2014 avevano raggiunto il culmine, con la guerra civile in Ucraina e l’annessione della Crimea, gli Stati Uniti e la Federazione Russa sono tornati al dialogo. Le due superpotenze hanno recentemente  raggiunto un “accordo di principio” per estendere la durata di New Start, il trattato per il disarmo nucleare siglato nel 2010 che sarebbe terminato nel febbraio del 2021. New Start  era l’ultimo di una serie di trattati bilaterali volti a  limitare la corsa agli armamenti nucleari e a creare un clima di distensione tra Washington e Mosca, ma l’aggravarsi dei contrasti tra Usa e Russia degli ultimi anni della presidenza Obama aveva reso il rinnovo degli accordi tutt’altro che certo.

Russi e americani si impegnano, in base all’accordo,  a mantenere continua il limite di testate nucleari a 1.550, e a 700 il numero dei vettori quali missili balistici bombardieri strategici e sottomarini lanciamissili che compongono le rispettive triadi nucleari. Il Washington Post riporta la notizia che l’estensione dell’accordo prevedrebbe inoltre un “sistema di monitoraggio” più ampio, consentendo ai due contraenti un numero più alto di ispezioni nei siti della controparte per garantire la massima trasparenza nel rispetto del trattato. In una fase delicatissima dei rapporti internazionali dunque Trump e Putin portano le relazioni tra i propri Paesi su un piano di maggiore collaborazione e allontanano il rischio di uno scontro diretto tra le due maggiori superpotenze militari del pianeta.

SETTE+ e sette+ in compresse

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Articoli recenti

LA MARCIA DELLA LIBERAZIONE VISTA DA MePiù. di Eugenio Miccoli

Tanto sono sfrontati gli attacchi a manifestazioni di un pensiero non conforme a quello convenzionalmente accettato, tanto si palesa la percezione del rischio e la paura viscerale di perdere le posizioni di potere ricoperte. Credo sia per questo che i madia mainstream non hanno fatto altro e continueranno a non fare altro che raccontarvi menzogne su chi c’era e cosa e successo veramente il 10 Ottobre a Piazza San Giovanni per la manifestazione chiamata “Marcia della Liberazione“.
Io c’ero, noi di MePiù c’eravamo, c’era anche tutte quelle persone che, in un modo o nell’altro, sono impegnate nel lavoro di “Liberazione” dall’oppressione, prevalentemente intellettuale che oggi, come mai prima d’ora, si fa sempre più stringente.
In questo articolo troverete tutto quello che sono riuscito a catturare durante questa giornata di condivisione e di unità. Eugenio Miccoli
ps: …l’articolo è in continuo aggiornamento.

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intervista a mohamed konarè

intervista ad arnaldo vitangeli e matteo brandi

intervista a marco mori in arrivo…

intervista ad ambra fedrigo

intervista a cosimo massaro

INTERVITA AD ALESSANDRO GALLO (ORGANIZZATORE)

INTERVITA A francesco toscano

intervista alla portavoce dei pazienti del dott. di bella

intervista a Simona Zampetti (back to basic)

INTERVENTO DAL PALCO
DELLA PRESIDE SOLANGE HUTTER.

reportage fotografico a cura di flavia minorenti, disponibile sulla pagina facebook di mepiù

Reportage dalla piazza prodotto da mepiù per “Vox Italia TV

con Francesco Toscano, Mohamed Konarè, Simona Zampetti – Back to Basic, Arnaldo Vitangeli – La Finanza sul Web, Marco Mori, Furio Grimaldi, Cosimo Massaro, Maurizio Martucci – Stop5G, Portavoce dei pazienti del dott. Di Bella, Matteo Brandi – Blogger, Ambra Fedrigo – Giornalista, Alessandro Gallo, Tiziana Alterio e Moreno Pasquinelli – organizzatori

Prima e dopo la marcia…
eugenio miccoli in collegamento in diretta con “la pulce nell’orecchio” un programma di rocco bruno, cristina salvadori e claudio taroppi sul canale “non acconsento”

tutti i video di mepiù
dalla “marcia della liberazione”

palylist in aggionamento

altre interviste in arrivo.

torna su questa pagina per vedere tutte le interviste di eugenio miccoli integrali.

Articolo in aggiornamento continuo, altri video in arrivo…


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Articoli recenti

STRAGI IN ITALIA E CASO MORO: SAPPIAMO LA VERITÀ. Gero Grassi intervistato da Eugenio Miccoli

Gero Grassi è un politico di lungo corso, ha ricoperto diversi incarichi, da Sindaco della sua città natale: Terlizzi, a deputato della Repubblica. Oggi si occupa di far conoscere Aldo Moro per conto del Consiglio Regionale della Puglia, è Presidente del “Consiglio di indirizzo e verifica” dell’Istituto Oncologico di Bari e Presidente degli ex-Parlamentari in Puglia. Nella Legislatura 2013-2018 è stato componente e tra i promotori della commissione “Moro 2” (la commissione di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro).

Gero Grassi ha rivelato di essere venuto a contatto, durante questa sua esperienza, con materiale segretato che non riguarda solo il caso Moro: “Queste carte, se rese note, consentirebbero di individuare i responsabili delle stragi.” sostiene Grassi in questa intervista di Eugenio Miccoli, a Bari, durante una delle tappe del MeTour2020. In esclusiva su MePiù, un tuffo nelle vicende, e nel mondo politico, che hanno segnato il passato del nostro paese. In questo articolo potete leggere la trascrizione completa, a cura di Flavia Minorenti della redazione di MePiù, dell’intervista disponibile anche a questo link: https://youtu.be/v9_V6CtFHOA


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Dopo che il 13 dicembre 2017, il Parlamento aveva approvato la relazione della commissione Moro 2, con la presentazione delle liste, l’onorevole Gero Grassi non è stato ricandidato. Come a dire che del caso Moro non bisogna parlare. Perché il caso Moro coinvolge pezzi autorevoli dello Stato di ieri e di oggi.
Quando parliamo di Stato, parliamo di Servizi Segreti, di Magistratura, di classe politica, di giornalismo, di persone interessate a che non venga trasferita la verità. La morte di Moro non è l’omicidio di una persona soltanto, è l’omicidio di un’idea di Stato e di mondo. Moro voleva che l’Europa fosse l’Europa dei popoli e non quella delle banche, ma per creare questa grande Europa bisognava cambiare l’accordo di Yalta. Moro viene ucciso per le convergenze parallele di tanti settori del mondo: dallo IOR, alla P2, al Mossad, al KGB, alla Cia, che sono tutti interessati a fermare questo uomo, amico, generoso, mite e buono che ha del mondo una idea diversa da quella dominante del tempo.

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  • Eugenio Miccoli: Gero Grassi, ben ritrovato. Sono passati poco più di due anni dal nostro ultimo incontro. Gennaio/Febbraio 2018: abbiamo fatto un doppio incontro nella fase in cui si stavano formando le liste per le nuove elezioni del 2018.

Gero Grassi: Eravamo a Roma alla Camera dei Deputati invece oggi siamo in Consiglio Regionale a Bari.

  • Facendo una piccola ricerca in internet, l’articolo più recente che ho trovato è dell’8 agosto 2020. Parla della sua nomina a presidente del CIV (Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Istituto Oncologico di Bari), lei dice in questo articolo che: “il presidente Emiliano, già nell’Aprile del 2018, le aveva proposto questa carica” su Facebook ha scritto che lei ha rifiutato la carica perché non voleva che passasse l’idea che potesse essere “un contentino ad un ex parlamentare” o “la riparazione di ingiustizie subite”. Quindi lei sostiene di aver subito delle ingiustizie?

Non stiamo sul piano del diritto, quindi non siamo nella vicenda giudiziaria, ma sul piano della politica. Mi hanno escluso dalle liste del PD e mi hanno escluso, cosa che io ho scritto il giorno dopo la certificazione dell’esclusione, 29-30 Gennaio 2018, esclusivamente per la vicenda Moro. Sono stato: Vicepresidente del gruppo PD alla Camera, uno dei Deputati più presenti, sempre sul fronte, ho girato l’Italia, ho fatto tante di quelle manifestazioni, ma mi rendo conto, oggi più di ieri, che, col caso Moro, ho fatto un casino di quelli infiniti (per usare un francesismo) ed, evidentemente, ho dato fastidio a tanta gente.
Però io questo lo mettevo in conto, tant’è che se voi andate a consultare il mio sito dove ci sono manifestazioni, riprese da televisioni o appassionati, degli anni 2015/2017, io ho sempre detto: “Guardate, la prima commissione Moro fu voluta da un Senatore: Vittorio Cervone, di Latina, che era un amico di Moro, che, come ricompensa, fu escluso dalle elezioni del 1979. Fu escluso dalla DC il suo partito. Io farò la stessa fine.” e così è stato.
Però non me ne dolgo. Sono contento. Per me è come una medaglia questa perchè, se qualcuno viene escluso perché è un tangentaro o un imbroglione allora è un problema, ma io, escluso perchè mi sono impegnato per la vita di Moro, è una medaglia. Tant’è che chi pensava di tapparmi la bocca con l’esclusione dalla Camera ha commesso un errore perché, devo dire grazie al Consiglio Regionale della Puglia e al presidente in carica: Mario Loizzo, del fatto che ho intrapreso qui un’attività, che mi porta in tutte le scuole di Puglia e d’Italia, nei comuni, nelle biblioteche, nelle associazioni e al centro del momento formativo, lì dove facciamo dei corsi di formazione per i docenti, perché questi ultimi conoscano la storia d’Italia e la possano trasferire agli studenti. Quindi a me è andata benissimo!

  • Quindi lei, sostiene che è stato escluso dalle liste del PD perché si è occupato del caso Moro e perché se ne è occupato in un certo modo.

Ma non c’è dubbio. Ho rotto le scatole a mezza Italia. E continuo. Ne sono convinto di questo. I’allora Segretario del PD e Presidente del Consiglio Renzi avrebbe dovuto, e potuto, sulla vicenda Moro, cavalcare l’onda e dire: “noi ci siamo occupati di Moro e siamo arrivati non al 100% della verità, ma all’80-90%”, nonché sollecitato non ha speso una parola. Perché, guardate, è riduttivo parlare del caso Moro. Il caso Moro è la Storia d’Italia della seconda metà del Novecento, parte della fine Seconda Guerra Mondiale, attraversa la Costituzione e contiene tutti i guai d’Italia: dal “Piano Solo”, all’Italicus, a Piazza Fontana, alla Strage di Bologna, all’annosa vicenda “Palestinesi/Israeliani”, alla P2…
E che cosa manca? È tutto qui.
Quindi, chi si occupa del caso Moro travalica il devastante episodio di via Fani e di via Gaetani e va al cuore dei problemi dell’Italia.

  • Già prima della nostra intervista, lei ha sempre sostenuto, a seguito di quello che è uscito dalla Commissione Moro 2, che una delle prigioni di Moro fosse via Massimi 91. È stato querelato per questo, è corretto?

Non è esattamente così. Io sono stato querelato da due persone, ascoltate in Commissione, che ritengono che a seguito di una mia intervista a un’agenzia di stampa nazionale, loro siano riconoscibili. Siccome potrebbe dare sviluppi, abbiamo mandato alla Procura di Roma tutta la documentazione e non abbiamo scritto in Commissione, sulla relazione, i dati di queste due persone. Loro ritengono che da quella mia intervista siano riconoscibili, andremo a vedere se hanno ragione o meno. I due nomi furono secretati, chiaramente loro querelandomi hanno diffuso i nomi, perché…

  • Si sono palesati loro, certo.

Appunto. La cosa strana è che noi, dopo 42 anni stiamo a discutere di una querela, perché secondo loro sarebbero riconoscibili, e non stiamo a discutere se quella è stato o meno la vera prigione di Moro.
Tra l’altro io non ho mai detto che quella è stata la prigione di Moro, invece ho detto che quella potrebbe essere stata la vera prigione di Moro, sulla base di alcuni elementi, e il caso non è chiuso, tant’è che abbiamo mandato alla Procura tutta la documentazione.

  • Leggevo che la querela è stata sporta per eventuali reati relativi alla divulgazione del segreto, quindi non per diffamazione, come poi titolano i giornali.

Leggendo il testo dell’Agenzia di cui io sono in possesso si evince chiaramente che non fornisco nessun elemento che possa farli riconoscere. Certamente dico che uno dei due è un’uomo e che l’altra è una donna, che erano giovani all’epoca, che oggi quindi sono miei coetanei più o meno e che avevano delle amicizie nell’extra parlamentarismo di sinistra, ma non dico mai: nè il nome, né cognome, nè dove abitano, né la data di nascita.
Ad esempio dico : “era una donna dell’università”. Quante donne dell’università ci sono che oggi hanno 60-70 anni? ce ne sono tantissime, non una soltanto. Quindi sono loro che si sono riconosciuti, ma loro sanno che cosa hanno fatto. Il problema è che non hanno detto tutto.

  • Allora mi spieghi un attimo questa contestazione che le fa il BR Persichetti, il quale fa una ricostruzione abbastanza accurata di quello che è successo in via dei Massimi, quale è stato l’andamento della frequentazione di quell’appartamento e il perché non potrebbe essere il covo di Moro e tira in causa due persone. Lei poi, nel nostro precedente incontro aveva parlato dell’ospitalità a Gallinari da parte di questa coppia, la coppia a cui si riferiva poco fa immagino, però Persichetti sostiene che non è possibile che ci sia questa commissione in questo coinvolgimento del Covo, parla di una frequentazione di quell’appartamento da parte di Piperno e della sua, allora compagna, Brigitte Kraatz. E che cosa c’entrano queste due persone?

Guardi, io non posso rispondere per Persichetti. Inquadrando il problema: Persichetti è stato un brigatista, pluricondannato. Quindi è un po’ difficile che la storia di questa vicenda me la debba contestare un brigatista, che voglio ricordare, ogni 15 giorni mi insulta sui media, anche se io non rispondo mai, ma è un brigatista che ha inneggiato pubblicamente quando il PD non mi ha ricandidato. Ultimamente ha detto che ero diventato il direttore del Manifesto, cosa non vera. Quindi io non ho da rispondere a Persichetti. Semmai Persichetti si rivolga alle due persone che hanno detto di aver ospitato Gallinari e glielo contesti. Anche perché io non ho le prove, attraverso la mia presenza in commissione abbiamo registrato che le due persone, separatamente, hanno detto di aver ospitato Gallinari. Se lui non è d’accordo, contesti le due persone, non me. Io ho riportato quello che i due hanno detto in commissione. Tutto qua.

  • Prendo ora un altro articolo che ho trovato su sul web che la riguarda. Ovviamente tutti successivi al nostro incontro, lei ha detto fondamentalmente che conosce i nomi dei responsabili delle stragi. Questo è contenuto in un articolo se non sbaglio che lei ha scritto…

Questo l’ha scritto Pasolini. Il famoso articolo sul Corriere della Sera, l’aiuto a decifrare.

  • Sì. Diciamo che sul Corriere della Sera era andato in prima pagina (nel ‘74) e questa sua dichiarazione è andata in ventesima pagina della Gazzetta del Mezzogiorno, ovviamente.

Ovviamente. Sulla Strage della Stazione di Bologna, avendo noi letto la documentazione tuttora secretata, non da me, ma per interesse della incolumità della popolazione italiana, io ho sostenuto che la lettura completa della documentazione della Strage di Bologna, secretata, dovrebbe indurre il popolo italiano a capire chi ha fatto la Strage di Bologna. Ho aggiunto, da quelle carte secretate, che abbiamo letto come commissione Moro, ho un’idea precisa, quindi conosco la vicenda, ma per il segreto di Stato che è stato imposto, non da me su quelle carte, non posso parlarne.

  • Lei sempre in questo articolo sostiene che la arresterebbero se ne parlasse, insieme a lei però queste carte le hanno lette anche altri.

Certo, altri componenti della commissione Moro: Giovanardi, Gotor, Gasparri, Fioroni. Se va su “La Stampa” di 15 giorni fa, Fioroni dice che quelle carte hanno subìto un ulteriore prolungamento di segretezza e addirittura, sostiene, che saranno ancora segretate quando scadrà l’attuale segretazione. Conoscendole, noi tutti capiremmo tante cose, ma purtroppo nemmeno la magistratura ci può chiedere di svelare il segreto di Stato. Tant’è che al processo di Bologna un imputato ha chiesto che mi ascoltassero. Ma ho dovuto rispondere: “Guardate, io vengo, però vi devo dire che per il segreto di Stato non posso riferire”, quindi la magistratura di Bologna ha rifiutato la mia audizione. Quelle carte contengono elementi riconducibili alle vicende delle stragi degli anni ‘70 e ‘80 e implicano connivenze positive e negative di soggetti terzi rispetto allo Stato italiano. Sono stato chiaro? e quindi per evitare ritorsioni sulla popolazione, lo Stato, tramite chi ne è preposto come i Servizi Segreti e la presidenza del Consiglio dei Ministri, ha secretato quella documentazione.
Perché lo Stato italiano ritiene che ove si conoscano quelle carte, ci possano essere rappresaglie contro la popolazione italiana. Mi spiego, facciamo un esempio, se io dicessi che Alberto Sordi (parliamo di un morto) è quello che ha messo la bomba alla stazione di Bologna, i parenti di Alberto Sordi, per vendicarsi potrebbero fare qualcosa, sono stato chiaro? ovviamente non c’entra nulla Alberto Sordi.

  • Certo, io vorrei sapere di più su questo ovviamente.

Eh ma io non posso dire. Ma ci arrestano a tutti e due. Attenzione.

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  • Va bene. Tornando a Moro invece, mi ha fatto sorridere una cosa, dopo che ci siamo incontrati, ho visto un’intervista di Marco Travaglio al presidente, in quel momento era ancora presidente al governo giallorosso, poi presidente attuale del Consiglio: Giuseppe Conte. Gli viene chiesto da Marco Travaglio chi fosse un politico al quale si ispirava, e lui ha risposto: “Aldo Moro”, ovviamente. Lei la vede una affinità tra queste due persone? tra Giuseppe Conte e Aldo Moro?

Se lui è affine ad Aldo Moro… io sono Totò! Io sono Totò!

La differenza sta nella diversità della società: Conte è figlio di questa società e Moro di quella. Io ho ascoltato avantieri in televisione, su un canale nazionale, un signore che quest’estate sulle spiagge italiane intervistava persone di varia età e di varia cultura. Alla domanda: “Chi è Giuseppe Conte?”, un signore di 40 anni ha risposto: “ l’allenatore dell’Inter”. Ma di che cosa stiamo parlando?
E alla domanda: “qual’è la differenza tra le regioni a statuto speciale e quelle ordinarie?” un’altra persona, una ragazza ha detto: “Le speciali sono quelle del Nord e le ordinarie sono quelle del Sud”, poi ancora, “che cosa significa INPS?” Non lo sapevano, “che cosa significa PSI?” Non lo sapevano. Un popolo di ignoranti. Tutti bravi a fare “i leoni da tastiera” su Facebook, a criticare tutto e tutti, pochi a capire e a studiare.
Non voglio generalizzare, ma la società di Moro era più ignorante di quella attuale, perché la società di Moro, nel ‘46-’47, era quella figlia del fascismo e della guerra. Al Sud il 40% non sapeva leggere e scrivere, si può non saper leggere e scrivere ma si può comunque avere l’intelligenza d’imparare. Oggi pochi hanno l’intelligenza d’imparare, tutti discutono di tutto, siamo tutti virologi, costituzionalisti, scienziati ed il risultato è questo. Quindi, non esasperi la differenza Moro/Conte. Conte ha sbagliato, non a citare Moro,ma a ricondursi a Moro. Moro era amato, voi in questo momento siete a Bari: fino a pochi anni fa (perché purtroppo poi le persone muoiono), ma a Bari Vecchia, sugli altari degli anziani insieme a San Nicola che è il patrono di Bari, c’era l’immagine di Moro e non perché gli avesse fatto un piacere, ma perché era visto come il corregionale diventato presidente del Consiglio dei Ministri che non si tirava mai indietro, nemmeno ad una parola di speranza. In questa città, c’erano centinaia di ragazzi, oggi settantenni, ottantenni che sono stati mantenuti agli studi da Moro, perché Moro, all’epoca si poteva fare, insegnava e faceva il parlamentare. Lui viveva dello stipendio di professore e lo stipendio di parlamentare lo destinava ai bisogni di quelli che gli chiedevano soldi per studiare.

  • Lei come ha cominciato a fare politica?

Io ho cominciato a fare politica perché mi appassionai a vedere mia nonna che cuciva le lenzuola, nella campagna elettorale del ‘63 e scriveva Aldo Moro con il cotone rosso.
Quindi cercavo di capire, avevo 5 anni, chi fosse questo Aldo Moro e pretesi che mio padre mi portasse a un suo comizio.
Aprile ‘63, a Terlizzi la mia città. Moro invece che alle 9 arrivò alle 12, ed io che avevo 5 anni, mi addormentai. Non potè parlare sul palco perché l’orario era scaduto quindi parlò vicino al tavolino, io mi addormentai sui suoi piedi e probabilmente gli disturbavo il comizio così lui mi prese in braccio. Non capii niente di che cosa stesse succedendo e continuò il comizio. E mi ricordo, nonostante i 5 anni, che mi colpì che lui parlò molto della scuola in quel comizio perché era quello che precedette la sua elezione a Presidente del Consiglio dei Ministri e mi ricordo che parlando della scuola diceva che non si sarebbe potuta basare sul reddito, ma anzi, che si sarebbe dovuta basare sul merito. Attenzione, oggi siamo tutti d’accordo, ma nel ‘63 non era così, in quanto nel ‘63 avevamo una società ancora classista, elitaria, con grande rigurgito fascista.


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Mi sono appassionato a Moro che ovviamente non sapevo fosse democristiano, come facevo a saperlo, avevo 5 anni! poi attraverso l’Azione Cattolica sono stato indotto all’impegno politico, ma non di un partito, quello lo scelsi io. La mia Azione Cattolica negli anni ‘70 induceva a considerare che nei nostri paesi ci sono tante cose non vanno. Le possiamo cambiare se ognuno di noi si impegna a cambiarle ma per poterlo fare ci vuole l’impegno politico. Ci si può anche dedicare a fare sport, ma si potrà al massimo battere il record di Mennea ma non si potrà certo rimuove le cause ostative a una disoccupazione, una criminalità, a una corruzione che questo paese ha. Così iniziai il movimento giovanile della DC facendo tutta la trafila nel partito, poi consiglio comunale, in seguito Sindaco(di Terlizzi) e presidente della ASL.

  • Quando ha cominciato a fare politica lei si cominciava da organismi giovanili , per quanto riguarda oggi invece, secondo lei è ancora possibile fare politica veramente?

No. Per un motivo molto semplice: perché non ci sono i soggetti attuatori della politica, non ci sono più i partiti.
Oggi i partiti sono americanizzati in negativo. Perché dico in negativo? In quanto in America ce ne sono due: Democratici e Repubblicani, qui invece ognuno si fa il suo partito. Prenda l’esempio del Consiglio Regionale della Puglia, si vota per 20 giorni e ci sono quasi 30 liste. Ma questi non sono partiti sono contenitori elettorali, funzionali ad un obiettivo: le elezioni.
Tenga presente che in Puglia abbiamo candidati, consiglieri comunali di un paese del centrodestra che si candidano in lista con il centrosinistra alla Regione o viceversa.
Allora, le liste sono strumenti per essere eletti, non sono partiti. Il partito dovrebbe essere innanzitutto formazione, cultura, educazione. Non sto parlando del partito A,B,C, i partiti in generale. Nella storia d’Italia, dal Movimento Sociale, al PSU, PSI, Lotta Continua, PLI, PRI, PSDI, PSI, DC e PC, tutti questi partiti seppur in maniera diversa, in base alla loro entità, avevano un pensiero. Per alcuni il pensiero era corto, per altri era lungo, per altri era lunghissimo, ma lo avevano! Oggi questo pensiero non c’è più, per cui ognuno è legittimato a stare nel partito A oggi e nel partito B domani, tanto sono tutti uguali, in più i partiti di una volta facevano soprattutto formazione politica.
Oggi la formazione politica si fa su Facebook e il risultato è quello che vediamo. In Parlamento arrivano illustri sconosciuti che non sanno nemmeno quale sia la sua funzione, tant’è che quando le Iene si divertono a intervistare qualcuno, nonostante poi facciano anche qualche cosa di poco nobile, il risultato è che dimostrano che c’è una massa di ignoranti, non si può mai generalizzare, ma gli ignoranti si vedono. Invece prima non era così, perché chi arrivava in Parlamento aveva dietro le “frattocchie” del PC, aveva dietro Palazzo Sturzo dell’Eur sede della DC, aveva, prima ancora, Camaldoli, cioè aveva dietro grandi contenitori culturali che rendevano l’obiettivo finalizzato a migliorare le condizioni della popolazione. Le racconto un episodio: c’è da poco il fascismo, quindi primi anni ‘20, nella mia città, in una vecchia cantina dove si beve il vino stanno cenando, da una parte quattro sacerdoti e dall’altra quattro contadini, nessuno di loro conosce l’altro perché non c’erano a quei tempi le televisioni, i giornali ecc. Al tavolo dei contadini vi è seduto un contadino illuminato che si chiama Giuseppe Di Vittorio, sindacalista di Cerignola che sta con altri tre comunisti di Terlizzi. Sente il vociare dei sacerdoti e riconosce una cadenza siciliana in uno di questi, si avvicina e gli chiede: “Scusi ma lei chi è?” e lui risponde : “Io sono Don Luigi Sturzo, sto con questi tre confratelli a mangiare la carne arrostita nella tradizione di Terlizzi in punto avanzato.” Tutt’oggi la carne arrostita è buona perché i nostri macellai la sanno tagliare. Parlo di un blocco di popolari e un blocco di comunisti, uniscono i due tavoli, discutono, e segnano su una tovaglia di carta alcuni punti. Il primo punto è che la proprietà privata è giusta ma deve avere una finalizzazione pubblica. L’altro punto è che non si possono tenere terre incolte, perché le terre incolte non producono benessere alla società e se qualcuno le tiene incolte lo Stato gliele deve espropriare e consegnare ai braccianti che le devono coltivare, dalle quali devono mangiare e produrre benessere. Questi due passaggi, sanciti su codesta tovaglia, che oggi si trova a Palazzo Sturzo, donata da Gabriele De Rosa alla fondazione Sturzo di Roma, furono poi sanciti nella Costituzione.
Sturzo e Di Vittorio questo lo dissero all’inizio degli anni ‘20, comunisti e democristiani l’hanno studiata per tanti anni e poi l’hanno sancita nella Costruzione. Il diritto sanitario italiano cioè la legge che attua l’articolo 32 della Costituzione, parliamo della legge numero 833 datata 23 dicembre ‘78, sancita dal primo grande Ministro donna della Repubblica Italiana: Tina Anselmi. Il diritto alla salute fu concepito prima in Veneto negli anni ‘30 , poi venne sancito nella Costituzione nell’articolo 32.
Faccio questi esempi per dire: “ma esiste oggi qualcuno che sta studiando che cosa fare in italia nei prossimi 40 anni? C’è qualcuno che sta pensando a come risolvere il problema dell’occupazione giovanile nel prossimo ventennio? C’è qualcuno che si chiede di ridurre l’edificabilità in questo paese e di incentivare la ristrutturazione?” Non ci pensa nessuno. Oggi la politica è gestione del quotidiano, quindi come puoi pretendere dai giovani che si affacciano a questo problema che da soli trovino un contenitore. Non esistono più! Né i contenitori politici, né quelli pre-politici, e quindi il giovane dove fa politica? Su Facebook e a chi la spara più grossa.

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  • Secondo Lei questo passaggio quando è avvenuto poi nel concreto?

Questo passaggio è avvenuto alla fine di quella che volgarmente si chiama prima Repubblica.

  • ‘91-’92 quindi.

Sì, gli anni ‘90. Quella politica delegittimata da Tangentopoli reagisce. Ma c’è chi pensa che oggi Tangentopoli non esiste più. Oggi è più raffinata. Ma non è che non esiste più.

  • Che intende per più raffinata?

È più raffinata perché non ci si presenta più con le mazzette delle centomila lire, ma attraverso le consulenze o con operazioni di alta finanza si arriva allo stesso obiettivo. E quindi è più raffinata.

  • Tornando al discorso del fare politica, guardando la situazione attuale lei che tendenza vede? senza fare gli stregoni ovviamente.

Un caos. Nella situazione della politica attuale si discute anche in maniera esacerbata, e io contesto questi toni, nel 5 Stelle, nel centrodestra o nel centrosinistra, volano parole pesanti, che offendono. Ma veramente pensate che se vince Tizio, se vince Caio, se vince Sempronio, cambia il paese?
No. Perché il substrato è identico. Questo paese avrebbe bisogno di riscoprire la stagione dei doveri, non soltanto quella dei diritti. Ma qui ci si accapiglia, non per un progetto strategico. Negli anni ‘40, comunisti e democristiani lottavano anche aspramente, per due idee di mondo diverse, quelli che volevano andare con gli americani: la libertà, la democrazia e il piano Marshall e poi gli altri che ritenevano il Grande Fratello Russo, il socialismo, il proletariato unito e il comunismo come risolutori dei problemi del mondo. Possiamo condividerli o meno, erano però due progetti mondiali. Oggi di che cosa stiamo a discutere? Di chi fa il sindaco di Roma?

  • Beh, ci sono anche altre cose di cui si discute.

Certo, certo. Del Mes. Sì, sì ma anche cose molto più importanti: del protocollo di Kyoto e di tante altre…
Ma guardate, che se ne discute a livello di vertice, di potere. Prima del Piano Marshall si discuteva nella sezione di Poggiorsini che è un comune di 1000 abitanti della provincia di Bari, perché era importante educare le persone e quindi nella sezione della DC e nella sezione del PC discutevano del Piano Marshall. Oggi di Kyoto si parla in Parlamento, del Mes si discute in Parlamento. Ma se tu vai sulla spiaggia, come sono andati quelli della televisione l’altro giorno e dici “che cos’è il Mes?” non lo sanno.

  • Messi è forte” gli ha risposto.

“Messi è forte.” Ah quindi l’hai visto…

  • Sì, certo che l’ho visto.

L’intervistato dice: “Messi è forte”. Che è una bella risposta e dà l’idea di un paese che vive solo di calcio. Discutendo di Ronaldo che prende 10 milioni di euro l’anno e intanto il medico ne prende al massimo €3000. Così non funziona.
È un problema di cultura, capisco che su Ronaldo ci sia la regola del mercato, degli sponsor, delle provvigioni, del marketing, capisco tutto! Ci mancherebbe altro, mica vivo in Africa. Ma noi abbiamo delle persone che guadagnano molto poco rispetto a quello che producono. In più non è vero che un professore non produce nulla, in quanto il professore produce la coscienza, la cultura di un ragazzo che a quell’età capisce se deve stare con lo Stato o contro lo Stato, con la legge o con la criminalità, con la Costituzione o contro la Costituzione e se non glielo dice il professore a questo ragazzo, chi glielo dice? La famiglia? che spesso non è in grado? Ecco perché dovremmo incentivare il recupero di queste grandi professionalità. Stiamo parlando di scuola che si riapre fra dieci giorni.

  • Forse.

Forse, hai ragione. Stiamo parlando di sanità per la quale questo paese ha bisogno di un progetto strategico. C’è un partito, iniziando da quello più vicino a me, che sta progettando i prossimi cinquant’anni d’Italia? Non credo. Non si governa pensando all’oggi, si governa creando oggi le condizioni di benessere futuro. Ma se vuoi il benessere fra vent’anni devi iniziare oggi a fare le cose. Se io, per esempio, volessi dei pomodori li dovrei piantare a marzo per poterli raccogliere ad agosto. Se io volessi delle palme, alte oltre 30 metri, le dovrò piantare oggi perché mi arrivino a quell’altezza nei prossimi trent’anni. Sto parlando di palme, figuriamoci la trasformazione di un paese. Ad agosto il mese caldo degli italiani, non c’è un’autostrada dove ci siano 10 km di continuo senza lavori in corso, le grandi opere strategiche, abbiamo il problema delle ferrovie nel mezzogiorno d’Italia ecc…

  • Lei come la vede questa trasformazione che c’è in questo momento? ad esempio sulla didattica a distanza, lo smart working, parlando di scuola, parlando di formazione, parlando di cultura.

La didattica a distanza è un pugno nello stomaco, perché la scuola presuppone il contatto fisico tra professore e alunni. Quando dico contatto fisico intendo dire: la mimica, la gestualità, gli occhi, la smorfia, il rimprovero con la faccia truce, la spiegazione che ti viene col cuore. Ma la didattica a distanza tutte queste cose non le può fare, l’abbiamo dovuta fare per un motivo. Lo smart working va regolamentato, perché è inutile nasconderci, per alcuni smart working significa ferie prolungate. Va regolamentato, perché poi ha anche delle cose positive: un risparmio energetico, una minore presenza negli uffici, un minore consumo, minore spostamento. Non può essere però che qualcuno sta a casa da quattro mesi e non fa niente.

  • Ora, ho una curiosità, a me rimane difficile pensare, che una persona come lei che si è occupata con passione di determinati argomenti possa ad esempio, essere iscritto a un’associazione massonica.

E infatti lungi da me.


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  • infatti Lei so che non è stato mai iscritto.

E mai sia. Rispetto, perché attenzione, ci sono delle logge massoniche lecite e
logge massoniche illecite, ma per quanto mi riguarda: “ Forza Milan”, lì mi posso iscrivere, al club Forza Milan, perché sono per Gianni Rivera e quindi sono del Milan.

  • Però mi rimane altrettanto difficile pensare che, soprattutto negli anni ‘70-’80-’90, si potesse riuscire a fare politica non essendo iscritti ad una associazione massonica.

No, si faceva benissimo. La DC per esempio, non era un partito massone, e devo dire che in tanti anni di Democrazia Cristiana, nessuno mi ha mai posto il problema della massoneria, onestamente. Mentre ho capito che in qualche luogo si imbrogliava.

  • Qualche luogo intende altri partiti?

No, no. Intendo in qualche luogo fisico, in qualche amministrazione, c’era quello che faceva l’imbroglio o c’era quello che si prendeva la tangente. Ma io in tanti anni di politica, la massoneria, non l’ho mai vista.

  • Non l’ha mai vista?

Mai nessuno si è avvicinato a me per chiedermi l’iscrizione o per parlarmi di massoneria. Né nel periodo in cui ero della DC, né in quelli che sono stati i partiti successivi. Sono stato, dopo la DC, nel Partito Popolare, poi nella Margherita, poi nel PD.
Assolutamente no. Non era la massoneria il problema della prima Repubblica, ma era quello della corsa al consenso, che fu determinata da una esasperazione dello scontro De Mita/Craxi. Il problema era la corsa a questo consenso che in un certo momento più che cercarlo, formarlo, lo si comprava. Sempre senza generalizzare, per esempio dalla mia esperienza nel partito da cui provengo: la DC, che aveva personaggi come Gava, ma anche come Martinazzoli. Ora, se dovessi pensare ad un’immagine negativa penserei a Gava ma se volessi pensare ad un’immagine positiva penserei a Martinazzoli, quindi i partiti che si fondavano “sull’anti”, quindi anti-comunismo o anti-democristiano, avevano al loro interno tutto il contrario di tutto. Quindi si trovava nello stesso partito una persona come Gava, che absit iniuria verbis, è stato Ministro degli Interni, ma è finito male, e una come Martinazzoli. Qualcuno diceva: “la mattina commentavamo le encicliche, la sera contavamo le tessere”. Per spiegare un mondo tenuto insieme da soggetti contrapposti. Ma questo non era un problema solo della DC, nel Partito Comunista c’erano anche persone di grande etica, come Enrico Berlinguer.

  • E c’era anche Napolitano.

C’era anche Napolitano.

  • Per esempio.

Per esempio.

  • Abbiamo preso un nome a caso, ovviamente.

Abbiamo preso un nome a caso, al quale non abbiamo da abbinarlo a illeciti o reati, però diciamo che, i suoi atti politici, oggi più di ieri, studiati, destano in noi notevoli preoccupazioni.
E lo dice uno che l’ha anche votato due volte. Ma quando l’ho votato non sapevo, quello che ho scoperto dopo.

  • Neanche la seconda volta, nel 2016?

Neanche la seconda volta.

  • Non l’avrebbe ri-votato.

Ma assolutamente no! assolutamente no. La commissione Moro a me è servita per conoscere un mondo, anche quello politico, che prima conoscevo solo dall’esterno. Ma questo non riguarda Napolitano, riguarda la politica in generale.

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  • Abbiamo precedentemente fatto una domanda su quale vede possa essere la prospettiva. Invece secondo Lei quali possono essere delle soluzioni a queste carenze? Proprio sul piano politico però, perché capisco che il problema fondamentale sia l’interesse del cittadino, quindi la volontà reale del cittadino di informarsi, di istruirsi e quindi di partecipare in seguito alla vita politica, però c’è anche da dire che in passato c’erano degli organismi che incentivano questi aspetti qui. Oggi, Lei vede delle possibili soluzioni oppure no?

La soluzione è nei giovani. Il giovane non deve stare ad aspettare che gli aprono la porta. Se la porta è chiusa la abbatte. I giovani dovrebbero impegnarsi, non nella corsa alla successione dei meno giovani, ma ad ideare un mondo migliore di quello attuale e poi a vedere di costruirlo.
Quando parlo di giovani, intendo dire i trentenni, i quarantenni. Ma questi non possono rifugiarsi nel privato e aspettare che altri diano le soluzioni. Io ho 62 anni, non sarò più candidato a nulla. Faccio l’allenatore, posso fare il consulente gratuito, ma non vedo tanti giovani preparati che si accapigliano, spesso poi quelli che si presentano sono i peggiori. E noi paghiamo la fuga dei cervelli all’estero, la depauperazione del Sud, di alcune città perché i giovani migliori se ne vanno, o come succede, penso per i miei figli che non è che se ne sono andati, ma si sono rifugiati nel privato perché il pubblico è deprimente. E io continuerò sempre a dirgli che: “voi il mondo non lo cambiate stando a casa, dovete sporcarvi le mani”. Questo non significa aderire a questo o a quel partito, aderite ai partiti che volete ma costruite una speranza per il futuro.

  • Grazie mille della disponibilità, come al solito.

Grazie a voi.

  • Vuole aggiungere qualcosa?

Voglio aggiungere soltanto una cosa: lunga vita a voi per quello che fate, perchè dopo quelle splendide puntate del caso Moro, ho girato tutta l’Italia, in tante scuole, le ho messe sul sito mio, le hanno viste migliaia di persone. E voi fate una informazione che non è filtrata. Io non conoscevo le tue domande, non ho concordato nulla con te, tu hai dimostrato che quando tagli non tagli per prevenzione, lo posso testimoniare, per cui, continuare a fare questo lavoro perché è di grande supporto alla crescita della persona.

  • Grazie mille, le confesso che quello è stato il mio esordio. Fondamentalmente, è stata la prima volta in cui mi sono preso veramente la responsabilità di dire al mio editore, che era Claudio Messora, persona lungimirante, evidentemente, di dirgli: “ho studiato il caso, ho osservato tutta una serie di cose, ho visto come espone la situazione l’onorevole Grassi. Vorrei fare questo tipo di lavoro” e lui mi ha lasciato per un mese, mezzi e tempo per poter fare questa cosa. In totale libertà vorrei aggiungere.

Avete fatto un’operazione brillante, in totale libertà e dicendo anche quello che tutt’oggi alcuni tentano a sottacere, cioè nelle puntate di “The Moro Files” noi abbiamo detto per esempio che Cossiga ha partecipato alla stesura del memoriale Morucci/Faranda, non perché l’abbiamo scoperto noi, ma perché è scritto nella relazione e Cossiga era Presidente della Repubblica, e voi l’avete detto, non perché io abbia una propensione anti-Cossiga, ma perché se l’ha fatto, perché non dobbiamo dirlo? Se l’ha fatto, perché non dobbiamo dirlo.

  • E insieme a lui, dobbiamo dire onestamente, che si parlava anche del Giudice Imposimato. Persona stimatissima anche da parte mia.

E certo. Imposimato era un mio amico, fui profondamente addolorato. Mi dispiace. Non capisco ancora le motivazioni, ma non capisco nemmeno perché i primi ad arrivare sulla strage di via D’Amelio sono stati i servizi segreti che si sono anche appropriati dell’agenda rossa. Come dice la commissione antimafia.
Ma se noi non continuiamo, da tutte le parti, a fare queste cose, cala il silenzio.
E invece voi continuate a fare la vostra parte e io mi auguro di fare sempre più la mia e qui dico : “CONTE INVECE DI PARAGONARSI A MORO, FACCIA MORO! Faccia Moro, abbia il coraggio di farlo”, allora sì, ma non che si paragona a Moro, altrimenti io sono Totò.

  • Lui le risponderebbe probabilmente: “sì ma Moro l’hanno ammazzato”.

Eh appunto. Appunto. Corri il rischio, non che ti ammazzino per carità, non voglio la morte di nessuno. Ma sii audace, non fare il mediatore. Assurgi a leader, assumiti la responsabilità, su che cosa? Sulla giustizia, sui bisogni, sulla povertà. Assumiti la responsabilità e corri il rischio pure che qualcuno ti mandi a casa, sia Di Maio o Zingaretti, e chi se ne importa se vai a casa! Se dovessi andare a casa per un fine nobile sarebbe un fatto positivo, una scintilla. Invece la politica è spesso troppo mediazione e Conte fa il mediatore. E questo non va bene. Moro non era un mediatore, Moro cercava di assumere una posizione che tenesse dentro il meglio delle diverse posizioni, di conseguenza era una mediazione a rialzo, Conte fa la mediazione a ribasso.

  • Grazie.

Buonasera.


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Referendum e regionali: Italia al voto. Eugenio Miccoli intervista Arnaldo Vitangeli.

Per MePiù, Eugenio Miccoli ha chiesto un’opinione sul referendum, e sullo scenario a contorno, a una delle menti più brillanti tra gli intellettuali non allineati al pensiero unico: Arnaldo Vitangeli, Editore della rivista “La Finanza”, scrittore, giornalista e videoblogger sul suo canale #Lafinanzasulweb.

Oggi, in tutta Italia, si vota per il referendum costituzionale indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta del quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana.
La riforma ha ottenuto una vastissima maggioranza ma la composizione dei fronti opposti è decisamente variegata. Nonostante questo, il dibattito sul “taglio dei parlamentari” si è acceso solo negli ultimi giorni, spesso senza entrare nel merito della questione e pare appassionare pochi. Ma la partita pare essere molto più grande di una semplice correzione a un paio di articoli della Costituzione.
Eugenio Miccoli ha chiesto un’opinione sul referendum, e sullo scenario a contorno, a una delle menti più brillanti tra gli intellettuali non allineati al pensiero unico: Arnaldo Vitangeli, Editore della rivista “La Finanza”, scrittore, giornalista e videoblogger sul suo canale #Lafinanzasulweb. Qui la trascrizione completa, a cura di Flavia Minorenti, dell’intervista disponibile anche a questo link: https://youtu.be/y3xqvki49D0

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  • Arnaldo Vitangeli ben trovato su MePiù.

Grazie è un piacere stare qui con voi.

  • Oggi e domani si vota per il Referendum Costituzionale per decidere il numero dei parlamentari del futuro parlamento. In questo momento il parlamento è composto da circa 1.000 membri, se dovesse passare questa riforma si scende a circa 600 membri. Cosa ne pensi dell’oggetto del Referendum?

Sembra avere una grossa presa sul pubblico, sulla base di informazioni false, sulla base di una deformazione della realtà. In realtà noi abbiamo un numero di parlamentari che è del tutto in linea con quello degli altri paesi, anzi.
Io penso che se tu fermi qualcuno per la strada e gli chiedi qual è il paese con più parlamentari in Europa, ti dirà: l’Italia. Non è l’Italia. Non siamo il primo, non siamo il secondo, non siamo il terzo, siamo il 22° su 27.
In Italia ci sono 1,6 parlamentari ogni centomila abitanti, più in basso di noi c’è la Francia che ne ha 1,4 quindi siamo lì, ma la Francia è una Repubblica Presidenziale quindi gran parte del potere è in capo al Presidente della Repubblica che è eletto a suffragio universale. La Germania ha 0,8 parlamentari ogni centomila abitanti. Ma la Germania è una Federazione, è una Repubblica Federale, una parte del governo della cosa pubblica è in capo ai Land.
Più di noi ce l’hanno, per esempio, la Gran Bretagna: 2,4, e sostanzialmente tutti i paesi: la Finlandia 3,2(il doppio). Su, su, a salire, fino a Malta che ha dieci volte il nostro numero di parlamentari, ogni centomila abitanti. Quindi la questione che i parlamentari in Italia sono troppi è falsa.
La questione del risparmio. Si dice: “noi tagliamo i parlamentari perché in questo modo diminuiamo il costo della politica”. La verità è che il taglio dei parlamentari non porterà un risparmio, si è detto che avrebbe fatto risparmiare mezzo miliardo di euro, ma non è vero. Sono circa 250 milioni di euro a legislatura, ovvero ogni cinque anni, quindi poco più di 50 milioni di euro all’anno, pari allo 0,007 del bilancio dello Stato. Quindi il taglio non porta sostanzialmente nessun beneficio economico. I benefici economici sono veramente marginali.
Lo svantaggio però è che, innanzitutto scendiamo ulteriormente, cioè diventiamo ancora meno rappresentati in una situazione in cui già tra i paesi europei siamo tra i meno rappresentati a livello del parlamento. Ma soprattutto cambia a livello delle varie regioni la possibilità di eleggere deputati e senatori in regioni poco popolose, per esempio: nel Molise, Basilicata e Umbria, il numero di parlamentari eletto sarà bassissimo. In Umbria saranno nove. Tutti i cittadini umbri saranno rappresentati da nove persone.

  • Deputati e senatori o solo senatori?

Deputati e senatori insieme: nove. Ora, come possono nove persone racchiudere per un’intera regione tutte le posizioni politiche, tutti gli interessi delle varie parti sociali, tutte le visioni del mondo? Perché quelli sono i rappresentanti del popolo in Parlamento. Quindi a fronte di meno di un caffè all’anno, a cittadino, che risparmiamo: 80 centesimi, ci troviamo in una situazione in cui c’è ancora meno democrazia, ma la cosa gravissima è che questo viene veicolato all’opinione pubblica come un vantaggio: hai tagliato le poltrone!

  • Sì, viene proposta, in questo momento, questa soluzione come chiave per snellire i lavori parlamentari…

Snellire i lavori parlamentari?!? Noi abbiamo il problema opposto. Nel senso che questa è un’altra idiozia…

  • Per inciso: i nostri padri costituenti, almeno per quello che ne so, hanno pensato ad un sistema “lento” di proposito per far sì che ogni atto normativo potesse essere sottoposto a tutta una serie di esami e di verifiche.

Giustamente soppesato anche in base agli interessi dei vari corpi sociali.
Ma lento in che senso? Noi abbiamo il problema opposto. Abbiamo un’enorme quantità, una selva di leggi, molto spesso in contrasto l’una con l’altra. Per cui il problema non è fare più leggi in maniera più rapida, il problema è fare leggi migliori ed evitare di tornare cento volte sulla stessa questione peggiorando, continuamente, la situazione.
Questa questione dell’”essere veloci”, lo ricorderai benissimo, era il mantra di Renzi sul Referendum, in quel caso fallito, per la riforma renziana della Costituzione. “Dobbiamo correre”, ma correre dove?
Facciamo un esempio: al di là di quello che ognuno può pensare sul conflitto interno che oppone Israele e la Palestina, se c’è un paese che si trova in una situazione in cui l’azione è indispensabile in tempi brevi è Israele.
Israele ha un sistema molto simile a quello dell’Italia dei padri costituenti. Un proporzionale puro in cui ci sono governi che per governare devono mettere insieme le varie forze, le varie componenti della società israeliana, in cui ci sono: gli Haredim che pregano cinquanta volte, hanno le treccine e non possono neanche suonare al campanello di sabato, c’è la ultramoderna Tel Aviv che è paragonabile a una metropoli nord europea e Israele non solo sopravvive, ma prospera con un sistema che a noi dicono non può funzionare perché devi essere rapido.
Le scelte devono essere tolte al dibattito politico, quindi al dibattito democratico e devono essere sempre più portate sul piano tecnico verso cui il parlamento, mortificato, tagliato, ridotto, nominato, deve soltanto essere quello che convalida le decisioni e le scelte portate avanti dai tecnici. Questa è la negazione della Democrazia.

  • Ecco, hai toccato un punto essenziale: questo Parlamento rimarrebbe un Parlamento di nominati, con una soglia di sbarramento, probabilmente anche più alta di quella che abbiamo adesso e senza una legge elettorale chiara, perché in questo momento quella che c’è non è applicabile perché bisognerebbe rifare tutti i collegi e altri correttivi, ma comunque con un parlamento composto da nominati.

C’è una coerenza in tutto questo programma. Oltretutto non è nuovo. Questa proposta di Referendum non nasce con i 5 Stelle, nasce nel 1985 in un documento, che non è di un partito ma è della P2, è di Licio Gelli e tra i vari punti: l’abolizione dell’articolo 18, la riduzione del ruolo dei sindacati, eccetera, si proponeva di ridurre il numero dei parlamentari e dei partiti, portando a un sistema bipolare o bipartitico, centrodestra, centrosinistra progressisti e conservatori, democratici e repubblicani. Due soggetti identici con pochi parlamentari che devono semplicemente schiacciare il bottone per dire sì alle decisioni che vengono prese altrove.
Il fatto che, in un documento di una loggia massonica deviata come era la P2, ci sia a riforma costituzionale che ci vengono a proporre, ci dovrebbe far capire in che direzione stiamo andando. La questione delle nomine dei parlamentari è la stessa cosa.
Parliamoci in maniera chiara: noi siamo persone che sono impegnate in politica, non nel senso di politica attiva, ma nel cambiamento della società. Noi non abbiamo nessuna possibilità di farlo dentro un partito, magari non noi che contiamo poco, ma Diego Fusaro ad esempio, si potrebbe presentare nella Lega, nel PD o nel Movimento 5 Stelle e prendere 350 mila preferenze, vincendo di gran lunga su eventuali altri candidati.

  • Creando una serie di fastidi ai vertici di quei movimenti.

Non solo. Portando in parlamento, forte di 300 mila voti, delle istanze e un rappresentante del popolo. Viceversa con il parlamento di nominati, un qualunque Diego Fusaro, ma vale per chiunque, può andare da Salvini, da Di Maio, da Zingaretti o dalla Bonino, da chi ti pare e dire: “mettimi lista”. Se il leader del partito accetta di metterti in lista, ok. Ma da quel momento tu rispondi a lui, non al popolo, perché tu vai lì perché è lui a volerlo. Non il popolo. E nel momento in cui Di Maio, Zingaretti, Salvini o Meloni dicono: “sì vieni” a quel punto se resti, sarà sempre ed esclusivamente per volontà del leader di turno ma se tu non piaci al popolo non fa niente, perché tanto ti mettono in un collegio bloccato e ti eleggono.
Come tutti quei personaggi che non hanno nessuna presa sulla gente, ma che sono in Parlamento da vent’anni perché vengono nominati, fanno il lavoro che il capo gli chiede e vengono rinominati al giro successivo.
Ma questo è assolutamente opposto al concetto sostanziale della Democrazia in cui il popolo decide il proprio destino e non fa solo un rito vuoto di andare a mettere una crocetta.

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  • Cosa ne pensi di questo consenso che si sta radunando intorno al No come “strumento di lotta all’attuale governo”. Partiamo dal presupposto che il 97% del Parlamento ha votato favorevolmente questa riforma costituzionale. Quindi in teoria tutte le forze politiche sono unite intorno al Sì. Invece nella pratica, ci sono molte fazioni della “sinistra”, se possiamo chiamarla “sinistra”. Con uno sforzo di fantasia enorme. Bisogna schematizzare in qualche modo. Da Milano (giornalista), ad esempio, si è dichiarato per il No. Alcuni personaggi del centrodestra, ad esempio Giorgia Meloni, ha fotografato la situazione del centrodestra, come una situazione nella quale si voterebbe tutti per il Sì, se non fosse che la vittoria del No potrebbe creare grossi problemi al governo attuale cambiando gli equilibri.
    Quindi le domande sono due: cosa ne pensi di questa possibilità, se potrebbe incidere sul risultato del referendum? E se, secondo te un eventuale vittoria del No potrebbe effettivamente incidere sulla vita del governo in carica.

Partiamo da quest’ultima domanda: nel caso di un No il governo salterebbe come il tappo di una bottiglia 15 minuti dopo.

  • Ne sei sicuro?

Oddio… il Movimento 5 stelle veramente ci ha abituato all’inverosimile, tale è l’attaccamento alla poltrona che magari sarebbero addirittura… però neppure Renzi ha avuto il coraggio di rimanere al governo dopo il fallimento della riforma costituzionale. Nel caso dei 5 Stelle sarebbe madornale.

  • Però è anche vero che Renzi aveva puntato tutto, compreso la sopravvivenza del suo governo su quel referendum invece a livello comunicativo le forze di governo si sono comportate in maniera molto diversa.

Ma i cinque stelle, nella fattispecie, mettono come unico elemento di continuità con il voto anti-casta, anti-sistema. Anche se non è vero per le ragioni che abbiamo spiegato. L’unico elemento che lui (il Movimento) pone per poter dire io sono ancora il Movimento 5 stelle è: ” vedi sto tagliando le poltrone”. In realtà stanno tagliando la Democrazia. Se gli dicono “no” anche a quello, diventa veramente difficile sostenere il governo, ma anche da parte del PD!
Detto questo non ci dimentichiamo che ci sono le regionali, per cui lì la questione è anche il combinato tra il risultato referendario e il risultato delle regionali.

  • Abbiamo un “combinato disposto” anche questa volta?

Sì abbiamo un “combinato disposto” anche questa volta. Ah ah. Io però ritengo che non si devono mescolare le due cose dal punto di vista dell’elettore, cioè: quando tu sei chiamato a rispondere su una riforma costituzionale non puoi decidere sulla base del governo, perché le regole della partita non si fissano sulla base di chi è in vantaggio in quel momento. Anche perché il momento dopo può cambiare la situazione. Le regole sono una cosa fondamentale. Secondo me è sbagliato anche dire: “io vado a votare No perché così, se vince il No, cade il governo”. Sì è vero, chi vota No, come io voterò No, penso si sia è capito, lo deve fare per tutelare la Democrazia. Non sulla base di questo momentaneo governo che durerà chissà ancora per quanto. Comunque la legislatura sta per finire in ogni caso.
Per quello che riguarda le elezioni, potrebbe esserci comunque una situazione in cui il governo sarà colpito in maniera molto dura dalle urne, cioè nelle regionali il centrosinistra ha perso tutto da Renzi in poi. Se perdesse anche, dico per dire, la Toscana, le Marche… è difficile, soprattutto perché l’alleanza è anomala. Ma non è tanto il destino del governo quello che c’è in ballo ma è qualcosa di molto, molto più importante. C’è il futuro della Democrazia italiana. Questo governo, tra qualche anno, non ci ricorderemo neanche che c’è stato, sarà una delle parentesi “horror” della politica italiana recente, ma una riforma di questo tipo secondo me, pone un problema molto serio per quelle che saranno le successive elezioni e per quello che sarà proprio la possibilità dei cittadini italiani di avere una rappresentanza democratica.

  • Chiuderei su una cosa: ieri sera mi sono imbattuto, sfortunatamente, in una trasmissione di la7 condotta da una certa Lilli Gruber, mi pare che si chiami così, – Vitangeli: non conosco – c’era ospite un editore, si chiama De Benedetti, anche lui dichiaratamente per il no. Secondo te come mai?

Lo sai che me la sono posta anche io la questione. Prima facevi riferimento anche a Da Milano.

  • Ti voglio dire una cosa prima che mi rispondi. Su Da Milano, io ieri sera ho notato, l’ho osservato da Floris in un confronto con Travaglio che invece è per il Sì. Ho notato che c’è un vero e proprio gioco delle parti, probabilmente anche suffragato da delle convinzioni però ieri sera era evidente il gioco delle parti, cioè Da Milano faceva la parte del No, anche in maniera non esageratamente efficace, e Travaglio faceva la stessa cosa però sulla parte opposta. Entrambi in maniera estremamente poco efficace. Questa è una cosa che mi ha fatto un po storcere il naso. Ti devo dire la verità.

Il fatto è che noi non siamo in Democrazia. Noi siamo in una rappresentazione della democrazia.

  • Io lo chiamo “il reality della politica”.

Noi siamo in un reality in cui si fa finta, come in quei reality dove fanno finta di stare, non so, in una fattoria, noi facciamo finta di avere la Democrazia, ma non ce l’abbiamo.
Non ce l’abbiamo perché le decisioni non le prendiamo noi. Perché le persone che vanno in parlamento non le decidiamo noi. Quindi di fatto non incidiamo nelle scelte fondamentali. Quindi probabilmente il fatto di schierarsi per il No o per il Sì è anche funzionale.
La stessa cosa è successa con il referendum di Renzi, dove c’era Bersani che era per il No e la renziana per il Sì. Secondo me anche lo scopo, proprio, di creare questa situazione, un po’ la stessa cosa che avviene con Salvini e con Zingaretti, cioè si crea, si polarizza l’opinione pubblica sulla base molto spesso di contrapposizioni che non esistono. In questo modo il reality del della Democrazia sembra più reale. Esattamente per lo stesso motivo per cui in questi reality la gente strilla, si accapiglia, si lancia le cose contro, si prende a parolacce, eccetera. Nonostante la vita non sia così nella realtà, però devono enfatizzarla per creare attenzione. La stessa cosa avviene in politica, siccome non succede nulla, siccome non cambia nulla, siccome le elezioni non contano nulla, si deve creare un’enorme bolla di tensione emotiva, di modo che c’è chi dice: “sì ho vinto”, chi dice: “no ho perso, mi impegno per vincere la prossima volta” e tutti siamo in questa giostra.

  • Grazie Arnaldo!

Grazie a te.

  • E che il Daje sia con te.

Ah ah, sempre.

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La madre di tutte le battaglie. Eugenio Miccoli intervista Francesco Neri – Prima tappa del MeTour2020

Il MeTour2020 è iniziato. Il MeTour è il giro d’Italia di MePiù che ha lo scopo di documentare la realtà e le idee che i “media mainstream” non prendono in considerazione. Abbiamo deciso di iniziare con una tappa molto vicina alla base Romana del canale: Zagarolo, provincia di Roma, dove abbiamo incontrato Francesco Neri, divulgatore interdisciplinare, che ha condiviso con noi la sua visione sul momento attuale e sui possibili sviluppi. Per voi di MePiù abbiamo trascritto parola per parola il nostro incontro. In questa pagina potete leggere la trascrizione completa, a cura della redazione di MePiù, del video disponibile anche sul canale Youtube MePiù a questo link: https://youtu.be/P31fFlQlT9E

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È interessante fare contro-informazione, fare contro-cultura, però bisogna lasciare questo contro alle parole. E, in realtà, nella pratica operativa, agire in senso molto diverso.
Non mi ricordo esattamente chi, ma sicuramente aveva ragione: per abbattere, per battere o per superare l’attuale paradigma, che anche se non ci fosse il covid, anche se non ci fosse stata la crisi, anche se continuassimo noi a guadagnare tutti bene come era qualche anno fa, omunque, era sbagliato, no?.  Consumiamo 1,5 pianeti l’anno, 30 mila bambini muoiono al giorno di fame.. non è che andasse bene ,andava bene a noi ma c’era un miliardo o 2 di persone che se la prendevano in quel posto, molto pesantemente: i deboli del pianeta, il sud.

Quindi, in pratica il mondo andava ribaltato. In questo senso il paradigma nuovo non lo si può abbattere combattendolo, perché è fatto per combattere, combattendolo lo rinforzi. Va fatto creandone uno, nuovo amoroso, equanime, che lo renda obsoleto e quindi si decompone di suo e lo vediamo, secondo me, questo sta accadendo.

Ora siamo in una fase parossistica, siamo a testa in giù, alcune cose sono incredibili, in alcune informazioni che leggi devi andare a vedere se c’è scritto Lercio o no sotto, perché sono competente fuori di testa. Eliminati gli sbiancanti per rispetto ai negri, ai neri, gli sbiancanti della pelle. In realtà non stanno eliminando gli sbiancanti, li chiameranno in un’altra maniera. Eliminata la parola “sbiancante” per, in quanto razzista, butti giù le statue.

È chiaro che il mondo si sta ribaltando, andava ribaltato, quindi questo è una cosa buona in un certo senso, che sta accadendo. Il compito nostro è far sì che non si ribalti in qualcosa di ancora peggiore e più distopico, un vero incubo della società, ma invece apra le porte a quello che è finalmente un mondo equanime. Io c’ho le mie teorie.. 

-la tendenza che stai vedendo qual è?

Di speciazione antropologica. Nel senso di polarizzazione. Si sta dividendo il numero di chi ha apito, di chi è consapevole, di chi è conscio, è aumentato tantissimo. Una volta no? facevamo 150, adesso 100 mila e 50 mila visualizzazioni, quando parlo. Dall’altra parte però, quelli, gli stupidi, li chiamo così, senza voler colpevolizzare nessuno, ma quelli che vanno in giro con la mascherina anche sulla spiaggia e quelli che scrivono “io resto a casa”.. questi qui insomma, “i piddini ferro” quelli che: “io sono di sinistra” e poi in realtà sono fascisti dentro, ma anche fuori.

Costoro stanno diventando sempre, sempre peggio, cioè si stanno polarizzando e inglobando in un sistema ancora più sciocco di quello che era il loro sistema cognitivo antecedente, rifiutando conoscenza. Sono terrorizzati sapientemente dall’oligarchia che sà l’archetipo della paura essere ineludibile, essere potentissimo. Secondo me la paura sta giocando uno dei dei ruoli maggiori, paura unita all’ignoranza in un alambicco produce odio: per il diverso, per chi è libero, per chi le catene le vede come tali, per chi è divergente rispetto ai canoni imposti, rispetto alle regole e quindi si sta polarizzando il tutto. Molti di più stiamo ora capendo, ancora più “gnucchi” stanno diventando una certa fetta della popolazione che rifiuta ogni approccio cognitivo, non vuole comandare, non vuole responsabilità vuole essere comandate e pilotata e ci riesce. Questo mi sembra di aver dedotto. E questo questa pandemia nè stata veramente manifestazione eclatante, mi sembra.

– E ritornando alla tendenza, visto che è questa la tendenza che stai osservando, quali previsioni potresti fare?

Questa è la madre di tutte le battaglie. O andremo verso il nuovo paradigma, eliminato questo mondo assurdo che abbiamo creato..è quello di cui parlavamo prima.. in realtà, quando sento parlare di conflitto di interessi, che è quasi sempre riferito a Berlusconi, non che ami Berlusconi però mi veniva da ridere, perché noi abbiamo basato tutto il sistema economico mondiale sul denaro, sulla competizione e quindi sull’interesse. La competizione è conflitto quindi noi in realtà abbiamo stabilito essere regola globale del pianeta: il conflitto di interessi!

E allora cosa ci lamentiamo dopo.. cioè le farmaceutiche guadagnano se noi stiamo male, i produttori di armi guadagno dalla penuria di pace, i produttori di informazioni guadagnano dalla menzogna, i cinque facenti parte del consiglio ristretto dell’Onu che era nata per stabilire che ci fosse pace sono i cinque più grandi esportatori di armi! 


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Vogliamo parlare di conflitto di interessi? A che pro. Cioè se non eliminiamo questo, questo conflitto basico che ci vede costretti a essere l’uno contro l’altro: due operai per lo stesso posto, due dottori per lo stesso paziente, il criminale miliardario per l’ulteriore miliardo, un poveraccio per avere una prebenda.. come pensiamo di risolvere alcunché? È guerra! La regola che abbiamo stabilito è guerra!Se non stabiliamo, se non stabiliremo che la regola sia la pace, pace non ci sarà.
Indipendentemente da chi sia al potere in quel periodo al mondo, che ci sia Trump o Rothschild o chi sia. Una delle prime cose da abbattere secondo me, per inciso, è la globalizzazione.

-La risposta a tutto quello di cui stiamo parlando, può essere politica?

La risposta a tutto quello di cui noi stiamo parlando è la politica. È la gestione della polis intesa come comunità certo, ma una politica che non tenga conto dell’anima e del lato spirituale dell’esistente, si priva dell’etica e la politica priva dell’etica è la codifica della sopraffazione, come ora è diventata. Ora la politica.. la politica è nata ad Atene circa 500 anni prima di Cristo per difendere i normali, i poveri, la gente, i cittadini dai troppo ricchi. La “Peyron” quindi l’eccesso di ricchezza di alcuni, doveva essere temperata dal “metron”, quindi dalla giusta misura, perché? perché l’eccessiva ricchezza di alcuni non poteva che concretarsi nella schiavitù di molti. Bene. La politica ora se comprata, i ricchi si sono comprati la politica e ora la politica è asservita al dominio dei ricchi su tutti gli altri, questo va ribaltato.

In un certo senso l’esistenza dei miliardari, in dollari o in euro che sia, e democrazia sono incompatibili. Un miliardario delle regole della democrazia se ne frega, le infrange. È come una casa giapponese con le pareti di carta di riso, quei legnetti sottili e il ricco c’ha il bobcat.

– Cerco di essere più preciso nella domanda: in questo momento tu vedi risposte politiche che possano essere in linea con quella che è la tua visione d’insieme che hai descritto poc’anzi?

C’è un pezzettino di buono qui e un pezzettino di buono là, ma veramente poca roba. No, le istanze della sovranità culturale, monetaria, alimentare ed energetica e queste due interessano me in particolar modo, non le vedo rappresentate da nessun movimento presente nell’arco

Costituzionale. Io mi sono letto tutti i programmi di tutti i partiti alle ultime elezioni e ho trovato queste componenti solo in Rizzo e Casapound. Casapound non ce la faccio a votarlo perché c’ho un problema proprio, come si può dire, enzimatico e ho votato Rizzo, ben sapendo che era prendere il voto e buttarlo da qualche parte, però almeno aveva questi capisaldi nel suo programma. No, attualmente non c’è nessuno che rappresenta anche in nuce, anche minimamente quello di cui ci sarebbe bisogno.

Si vede che sono stati cooptati tutti, sono ricattati tutti, sono creati tutti da loro, dall’oligarchia. Sono tutti i vari burattini.. la differenza rispetto a prima è che ora si vedono i fili, si vedono i fili e si capisce anche se proprio non sei stupido, chi sono i burattinai. Questo ci aiuta? poco ..

Ci aiuta poco perché comunque siamo schiacciati da un sistema mediatico che non ci fa respirare, però comunque, tu lo vedrai meglio di me, ogni volta che parlavamo di alcuni processi o di alcuni pensieri e idee anni fa, eravamo veramente quattro gatti adesso siamo magari 4 milioni di gatti, che è sempre poco ma è sempre più di 4. Dove si andrà a finire non lo so, confido nel concetto di massa critica che gli Indù indicavano nel 1 per cento della radice quadrata di una popolazione. Ho fatto i conti, in italia basterebbero 830 persone risvegliate..bah a me sembra poco..

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-Forse in una condizione naturale come quella studiata all’epoca..

O ho capito male io perché gli Indù poi, non è che riesco a tradurli così bene. 

-Se non ci fosse, probabilmente, un sistema di manipolazione dell’opinione pubblica capillare potrebbe essere in quel modo.

Sì, forse l’hanno scritto quando ancora non c’era questo coperchio così efficace alle idee diffuse, non lo so. La storia delle 100 scimmie no? è famosa, che c’è questa risonanza cognitiva anche in assenza di trasmissioni efficace.

Non lo so esattamente come andrà, sai che da un certo punto di vista neanche mi interessa pure del tutto, perché? perché il nostro compito, mio, tuo, di qualunque persona di buona volontà o magari anche di chi non lo sa e lo scoprirà tra qualche anno, ma c’è anche gente che l’ha scoperto ben prima di noi, il nostro compito non è vincere.

Non è eliminare il male dal mondo per sempre. Per fortuna il nostro compito non è questo. Il nostro compito è fare il nostro massimo, è fare il nostro dovere. Se sentiamo che è una cosa è sbagliata non farla, se sentiamo che è giusta farla, se sentiamo che è nostro dovere farla assolutamente. Ognuno all’interno delle proprie possibilità: una mamma di famiglia è diversa da uno scienziato, è diversa da un ricercatore, un contadino lucano non è uno scienziato del politecnico. Ognuno all’interno delle sue possibilità deve fare pressappoco tre cose:

1) divulgare, parlare e condizionare al positivo tutti quelli che sono i suoi, le persone che non circondano.

2) aiutare chi ha bisogno ora e non può aspettare le masse critiche del pianeta che salvino il globo e chi ha bisogno ora, va salvato.

3) terzo e forse la cosa più importante propedeutica al 1 e al 2: sorridere. Perchè se non sorridi non funziona niente, non sei credibile, sei incazzato il mondo ti guarda incazzato, le tue energie se ne vanno disperse in mille rivoli che nulla creano, se non ulteriore dissapore.

-Sicuramente il covid ci ha dato una bella botta sul punto di vista di coesione sociale, e non solo, anche per quanto riguarda i sistemi di controllo e la stretta del sistema di quella che viene chiamata la matrix sui singoli individui..

È anche una grande mole di informazioni indietro per loro, feedback cognitivo.

-Esattamente, secondo te ne usciremo da questa situazione? come? e come soprattutto. 

Eh “figlio bello de mamma” direbbero, questa è una bella domanda.. anche qui comunque mi sembra che si va verso una polarizzazione estrema, le due ipotesi sono: allora, il sistema attuale sta collassando, Bmw ha fatto meno 94 in Italia, quindi c’è anche qualche riccone che è incazzato, la famiglia Quandt proprietaria di Bmw non è proprio il muratore e il manovale romeno che ti viene a taglia’ la siepe, è gente che fa parte dell’oligarchia finanziaria eppure adesso c’aveva un’azienda che valeva 60 miliardi sul mercato adesso ne vale 9, se guardi gli utili.

Quindi a parte i giganti di big data e di big social, di big media o amazon, tutti gli altri ci hanno rimesso, ci stanno rimettendo cifre spaventose. Questo sistema è destinato a crollare per questioni fisiche ineludibili, era destinato a crollare. 

Basta dire che tutte le componenti che lo animano soprattutto il sistema fiscale mondiale è basato su una retrazione positiva, cioè i poveri pagano pochissimo, la classe media paga una cifra, i ricchi pagano nulla. Quindi invece di fare così come sarebbe normale retroazione negativa, più soldi hai più ne paghi, meno ti è facile farne altri.. Ora invece riescono a farli solo quelli che ne hanno tantissimi, questo punta non già all’equilibrio, ma per regola fisica alla detonazione, non può che detonare un sistema del genere. 

Le nazioni hanno 230 mila miliardi di debiti, i mercati, che sono le grandi mafie criminali, i ricchissimi che che non pagano le tasse hanno 230.000 miliardi liquidi, in pratica quelli che dovrebbero traboccare di denaro perché lo creano dal nulla non ce l’hanno e quelli che non dovrebbero averlo perché pagate le tasse, pressapoco non ti rimane niente, non sanno dove metterlo. 

È chiaro che un sistema del genere in realtà è già morto, lo dimostra il fatto che chi ha credenziali come il Giappone prende i prestiti a tasso negativo, cioè il denaro vale meno di niente in un certo senso, cioè ti presto 100.000 purché tu me ne ridai 99. 

Quindi io che c’ho un debito c’ho una rendita e tu che c’hai un capitale una remissione. Questo si chiama crollo del sistema. Il sistema è crollato, e questa è una cosa buona, visto che era un sistema iniquo, che lasciava due miliardi di persone nella fame e un miliardo e mezzo obesi.

-Però scusa Francesco, un sistema così che collassa, se c’è una rete sociale salda sotto, c’è possibilità? altrimenti..

Bravo, il sistema così com’era crolla, poi dipende se abbiamo approntato i livelli di consapevolezza e di resilienza, ecco perché io fondai “Resilienza” anni fa, per scansarsi al momento giusto dai mattoni perché se rimani sotto le macerie il nuovo mondo, purtroppo, magari ci sarà, ma tu non lo vedrai. Importante è non rimanere sotto le macerie. Secondo me una nazione dovrebbe approntare a parte la sovranità monetaria, ma in un certo senso ancora più importante è propedeutica, la sovranità alimentare ed energetica, perché nel momento in cui tu mi dici: “io non ti do più niente”, io ti faccio “marameo”,sai che nuova c’è? io c’ho la Sicilia, la Sardegna, la Toscana, la Puglia, il cibo più buono nel mondo, il 70% dei monumenti del pianeta, conoscenze tecnologiche che molti si sognano, un agro alimentare che non ha paragoni sul pianeta, una capacità industriale/piccolo industriale senza eguali..


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“Ciao! State bene tutti così!” Però prima deve essere fatto fotovoltaico ogni capannone che esiste, ogni centro storico, ogni abitazione e aver approntato un sistema di filiera corta in grado di mangiare quello che qui c’è, senza importare porcherie dal pianeta, quella avrebbe fatto subito. Dopo di che tra 3-4 anni quando litigheremo del tutto con la Germania, o con chiunque gli diremo: “stiamo bene così, voi state lì, che noi stiamo qui, amici di tutti, servi di nessuno.” Non ci serve niente, perché è così! mentre invece ci vogliono prima rubare tutto e poi magari anche ridurre drasticamente la popolazione, io ho letto la previsione demografica di un tal sito che si chiama “Deagel” per l’italia parla di 42 milioni e non nel 2050, ma nel 2025, il che vuol dire..  che i vaccini devono averci proprio la stricnina.

-meno un terzo della popolazione praticamente, un italiano su tre secondo le previsioni di questo sito tra dieci anni, cinque anni non ci sarà.

Secondo me queste previsioni sono sbagliate e mi auguro che lo siano, tra l’altro dava anche la Germania da 82 a 28 quindi in Germania devono cadere proprio le bombe iperbariche. Stati Uniti da 320 a 90, mentre c’e Cina e India intonse, 1(mld)400/ 1(mld)380 come comunque è prevista la Cina e da 1(mld)380 a 1(mld)400 l’India che cresce e supera la Cina.

Ma queste sono previsioni di un sito che però sembrava strutturato bene e mi sembravano completamente demenziali quando l’ho pubblicato che un anno fa, adesso mi sembrano demenziali ma non completamente. Adesso qualche dubbio potrebbe anche venire..

-Molti potenti sostengono che c’è una sovrappopolazione che va arginata..

Che loro dicono che va sfoltita drasticamente, Bill Gates, Georgia Guidestones, Rockefeller tutti questi qui.. il nostro compito insomma, il sistema sta crollando ed è cosa buona in un certo senso, il nostro compito è mettere le basi per crearne finalmente uno equanime e le modalità di intervento sono migliaia. Ognuno: tu fai questo tour, lei fa da backstage egregio e raffinato, io chiacchiero un pochino e poi faccio anche l’orto, faccio le cose, ma ognuno, io sento parlare di molto home schooling, di orti sociali, di scuole nel bosco, bisogna ripartire dai bambini purtroppo l’hanno capito anche loro che infatti proprio sui bambini stanno picchiando.

Questa è la cosa che mi fa incazzare forse più di tutti! questa è la cosa più grave in assoluto! perché, se fai nascere ora una generazione meno stronza di noi, diciamo le cose purtroppo come vanno dette, che ha subito meno l’imprinting capitalistico monetaristico dell’avere, tra vent’anni abbiamo una generazione più equa, più improntata all’empatia, più consapevole del fatto che il mondo appunto è uno specchio. Stante il fatto che il nostro dialogo interiore, nella nostra parte cosciente, non è quella potente, è debole, è il 3%, il 97 è tra inconscio e subconscio, il 97 del genoma è sconosciuto. Il 97 dell’universo è materia oscura e non sappiamo nulla, quindi in pratica, secondo me, le armi potenti sono quelle che afferiscono, partono, ricevono e trasmettono quelle energie, nello specifico la nostra parte potente è il cuore. Una trasmittente, un campo magnetico 5 mila volte più potente del cervello, se c’hai il cuore tranquillo, sei tutto tranquillo.

Col cuore trasmetti le sensazioni in-mediate agli altri, se il tuo cuore è puro, gli altri lo capiscono, si vede dagli occhi con la mente non ce la fai a ingannare niente. Per quello io voglio andare alle conferenze, non per sentire cose che ho sentito 100 volte per guardare negli occhi le persone e capire chi sono davvero, dopodiché parleremo della programmaticità e della democrazia diretta e di quant’altro.. e cuore, da cuore deriva esattamente la parola coraggio,  se sei vinto dalla paura tu il tuo cuore non lo stai usando non riesce a risuonare con nessuno perché ti sei blindato e non puoi fare nulla, quindi la soluzione purtroppo è cercare dentro di sé il coraggio, ma in realtà la consapevolezza, perché aver paura è la follia! La vita è un soffio! Io avevo 30 anni poco tempo fa, adesso no 64, di che ci dovrei avere paura? Tra cinquant’anni non ci saremo più, conterà come abbiamo vissuto, che cosa abbiamo fatto e quanto abbiamo donato e regalato, non quanto..anche quanto abbiamo voluto perché no? va bene pure quello ma, non può essere solo quello e comunque, io ravviso nella paura una delle componenti più devastante della nostra possibilità in ordine alla soluzione di qualunque aspetto dei problemi che tu hai enucleato, e infatti loro, sapendolo bene, se guardi un telegiornale: Paura! Paura! Paura! Paura! Paura! Rapina! Uccisa! Vecchietta! E Covid! E truffa! e il Covid.. un ottimo sistema!

Io come come frontespizio su facebook c’ho scritto: “spegnete la tv”! Non puoi competere con un’arma di ipnosi così potente,  sono convinti, molti, che la tv rincoglionisce gli altri. Non è così! Rincoglionisce pure te che sei consapevole che hai letto Marx, Hegel, Piketty, Jung e pensi di essere immune. No, la paura lavora profondo, quello che hai letto sta qui, le paure sono qua e loro menano lì, come se uno ti desse 4-5 pugni forti qui(dorso) e tu dici ma io ho il naso robusto, sì, però quello ti inclina le costole, quello picchia direttamente sul tuo subconscio e la paura diventa la dominante della tua esistenza. Dopo fai una serie di scelte tutte sbagliate.. la tua vita non va come volevi e lo chiami destino, mentre invece la vita ce la facciamo noi, esattamente come vogliamo.

La gente deve capire questo: che siamo esseri potentissimi, nati luminosi e chi ha interesse a dominarci ci insegna il buio. La nostra condizione normale non è la Tristezza, neanche la preoccupazione, neanche le bollette e neanche gli f24, la nostra condizione naturale è la felicità, solo che ce lo siamo dimenticato.

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Lo stato dell’acqua in Italia

Di Emiliano Bassetti
per mepiu.it

L’acqua ha un valore che si può definire incommensurabile, il bene più prezioso di cui disponiamo sul Pianeta Terra. Probabilmente è la «causa» della Vita, è il Principio di tutto, è l’elemento biologico più importante di qualsiasi essere vivente, animale o vegetale che sia.

L’Essere Umano scruta lo spazio per cercare altre forme di vita su altri pianeti, e il requisito fondamentale è sempre l’acqua. Gli animali sono alla ricerca continua di acqua, sono capaci di affrontare migliaia di chilometri alla ricerca di acqua.

Ad esempio in Africa sul Delta del fiume Okawango in Botswana, durante i periodi di siccità, si riversano migliaia animali da tutte le zone più remote della parte Sud dell’Africa alla ricerca di acqua, percorrendo anche 1000 chilometri. Fin dall’alba della civiltà umana, le grandi comunità sono nate vicino a corsi d’acqua, Assiri e Babilonesi vicino al Tigri e l’Eufrate, gli Egizi vicino al Nilo, i Romani vicino al Tevere, tutte civiltà che hanno prosperato per secoli proprio grazie ad un sicuro approviggionamento di acqua.

L’assenza di questo bene così prezioso è sinonimo di morte, senza cibo si può vivere oltre 7 giorni, senza acqua non si superano i 3 giorni. Le popolazioni Indigene conoscono molto bene il valore di questo bene, lo custodiscono come una reliquia sacra, lo venerano come un Dio, lo proteggono anche a costo della propria vita.

Negli ultimi anni sono stati d’esempio i Nativi Americani che hanno combattuto contro le Multinazionali del Petrolio proprio per tutelare il Sacro fiume del Sud Dakota il fiume Missouri, tanto da meritarsi l’appellativo di Protettori dell’Acqua, che fornisce acqua a più di 80000 persone ed è fondamentale per l’agricoltura locale.

Allo stesso modo le tribù dell’Amazzonia sono in lotta contro gli sciacalli della deforestazione, gli agricoltori intensivi che mettono in serio pericolo il Rio che corre dentro la foresta. Eppure la nostra società sembra aver dimenticato l’importanza di questo bene, dando per scontata la sua presenza e cullandosi sulla facilità con cui si può reperire acqua potabile, semplicemente aprendo il rubinetto di casa o acquistando una bottiglietta Pet in uno dei migliaia punti vendita delle grandi città, come Bar, supermercati etc…

Ma purtroppo l’acqua non è un bene infinito, nonostante la Terra sia formata dal 71% di acqua, solo lo 0,65% di questa è dolce e quindi potabile o adatta alle esigenze della vita, e si trova in laghi, fiumi e falde acquifere. Il mutamento del clima globale, unitamente allo sfruttamento antropico dei grandi bacini di acqua dolce, stiamo assistendo ad un veloce ed inesorabile prosciugamento di tutte le risorse idriche a disposizione. I più grandi laghi del Mondo sono al loro minimo storico ed alcuni sono già completamente asciutti, i Fiumi vivono periodi di secca come non si erano mai registrati, e le falde acquifere vengono compromesse dall’inquinamento, i ghiacciai, grandi bacini di acqua allo stato solido, si ritirano ad una velocità allarmante. Eppure non sembra ci sia una presa di coscienza di questo pericolo, anzi le grandi Multinazionali hanno fiutato il grande business e stanno acquistando sorgenti d’acqua in tutto il Mondo.

Una delle cause delle rivolte in Cile è proprio per l’acqua, privatizzata da anni, ora risulta pesantemente inquinata dalle trivelle petrolifere o dalle miniere, per cui il popolo Cileno si trova a pagare molto caro un bene di cui non ci si può servire, è così compromessa che non si può bere ne usare per cucinare ne per lavare, e questo ha portato alle rivolte popolari che vediamo in TV o molto più spesso sui social.

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Sembrano problemi distanti da noi, ma vicino a dove sto scrivendo adesso c’è una fonte d’acqua storica per noi Romani, la sorgente Claudia, che si trova vicino al lago di Bracciano, beh la notizia è passata in sordina ma la fonte è stata acquistata dal gruppo Nestlè.

Ricordo ancora quando da bambino andavo con mio padre a prendere l’acqua dalla fonte, si pagava l’ingresso e si poteva fare scorta. La cosa che mi sorprendeva sempre era quella di bere acqua frizzante direttamente dalla fonte, ne rimanevo affascinato e rapito da questa misteriosa magia. Oggi quell’acqua viene imbottigliata e venduta a caro prezzo, prezzo che sarà inevitabilmente destinato a salire man mano che il bene diverrà più difficile da reperire.

Lo sanno bene Daniele Giustozzi e Claudia Carotenuto, due ragazzi figli della Capitale, esattamente come i tanti ragazzi che popolano la città Eterna, ma che a differenza di tanti hanno capito quanto l’acqua sia indispensabile al proseguo della Vita. Daniele è laureato in Economia Ambientale, Claudia è una giornalista, insieme hanno percorso tutta l’Italia, da Nord a Sud isole comprese per girare un documentario sullo stato dell’acqua in Italia.

Per 30 giorni hanno viaggiato con un automobile (ibrida), una telecamera e una tenda per visitare e raccontare le condizioni in cui versano fiumi, laghi, falde acquifere e il nostro adorato Mare. Sono partiti da Torino, visitando i ghiacciai Alpini, per poi scendere sulla costa Adriatica, passando per Venezia, poi giù fino alla Puglia, poi Sicilia, Sardegna tornando sullo Stivale dal Lazio, salendo a Nord passando per la Toscana, Liguria per poi tornare a Torino. Il risultato è un film di grande valore, che restituisce alla coscienza una realtà preoccupante. Un Documentario con il quale ci parlano dei Ghiacciai che spariranno completamente entro il 2100, dell’innalzamento del Mare, dell’inquinamento di fiumi e laghi a causa delle industrie, della plastica in Mare e delle conseguenze sulla vita marina, ma soprattutto dell’incapacità dell’Uomo di porre rimedio a tutto questo.

Il film si chiama Controcorrente, ed i primi ad andare controcorrente sono proprio gli autori, che squarciano quel torpore generale che sembra attanagliare tanto i Politici quanto il popolo. Tutti dovrebbero vederlo per capire quanto stiamo incidendo sulle condizioni del nostro paese, condizioni fondamentali affinchè la Vita possa nascere e prosperare, ed invece condizioni che si preserntano così in pericolo o gia compromesse. Un plauso autentico a questi ragazzi così giovani ma così determinati e coscienti da poter essere di insegnamento a tanti.

La politica dal canto suo non sembra ancora aver preso coscienza di queste problematiche, e forse il Documentario andrebbe trasmesso nelle aule Parlamentari così come lo si sta facendo nelle scuole, affinchè possano imparare finalmente qualcosa. Nel corso di quest’anno ho assistito ad una conferenza in Senato in cui si parlava proprio del futuro dell’acqua, quello che è emerso mi ha seriamente preoccupato. L’approccio al problema era tutto focalizzato sulle conseguenze dell’inquinamento e del surriscaldamento globale, ma mai sulle cause. Non c’è alcuna intenzione di intervenire sulla fonte dei problemi, il sistema non deve mai essere messo in discussione.

La sensazione che ho avuto è che anzi, è una buona occasione per rilanciare parte dell’economia con progetti in piccola e larga scala e con relativi finanziamenti bancari, un approccio del tipo «Green Economy», e così tutti sono contenti. Il popolo avrà acqua potabile, pagando caro, le Multinazionali si abbufferanno e le banche daranno i loro servizi.

Ma cosa succederà quando comincerà a scarseggiare l’acqua? Perchè industrializzare l’acqua significa sfruttamento folle della risorsa, così come accade per tutte le risorse messe a disposizione dalla Natura, delle quali l’Uomo si serve a proprio uso attraverso il sistema della società dei consumi, vero flagello dell’Era moderna.

In questo quadro il film Controcorrente deve essere approcciato con la stesso metodo indicato dal titolo, perchè l’unico modo di tutelare l’acqua è agire sulle cause che rischiano di comprometterla, gettando l’intera umanità nel rischio di una estinzione di massa.

Quindi MePiù sostiene questo progetto per aprire gli occhi su cosa sta succedendo intorno a noi. Il grande Capo Toro Seduto un giorno disse: «quando avrete abbattuto l’ultimo albero, pescato l’ultimo pesce, ucciso l’ultimo animale e inquinato l’ultimo fiume vi accorgerete che non si può mangiare il denaro».

“È una deportazione” ma se lo dico vengo chiamato razzista. Marco Mori

L’Avv. Marco Mori presenta l’intervista a Konaré per “mepiù” in quella che è una vera e propria piccola appendice alla stessa. Mori commenta riflettendo su come il potere economico finanziario, attraverso il Cfa, sottrae sovranità all’Africa, investendo direttamente anche le multinazionali. Una fra tutte, fa notare Mori, la Shell, che sfrutta la Nigeria spogliandola delle sue ricchezze.

L’Avv. Marco Mori presenta l’intervista a Konaré per MePiù in quella che è una vera e propria piccola appendice alla stessa. Mori commenta riflettendo su come il potere economico finanziario, attraverso il Cfa, sottrae sovranità all’Africa, investendo direttamente anche le multinazionali. Una fra tutte, fa notare Mori, la Shell, che sfrutta la Nigeria spogliandola delle sue ricchezze. “… Il video è davvero molto, molto interessante perché vi fa ragionare su cosa significa realmente liberare il continente africano…”. “Konaré […] è un eroe per quanto riguarda l’Africa…” e prosegue: “… Seguite il video di mepiù […] è davvero interessante in tutte le sue parti, e soprattutto diffondetelo…”

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Articolo di Simone Lombardini

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Africa e Europa: Le Condizioni Economiche Della Pace

Le conseguenze sociali di tutto ciò sono devastanti. Nell’Africa subsahariana, la cui popolazione supera il miliardo ed è composta per il 60% da bambini e giovani di età compresa tra 0 e 24 anni. Circa i due terzi degli abitanti vivono in povertà e, tra questi, circa il 40% – cioè 400 milioni – in condizioni di povertà estrema7. La «crisi dei migranti» è in realtà la crisi della diseguaglianza, figlia del sistema di brigantaggio internazionale più raffinato mai congeniato.

Di Simone Lombarini per mepiu.it

Mohamed Konarè, nella sua ultima intervista su MePiù che ho avuto il privilegio di ascoltare in anteprima, ha descritto le sorti della sua gente con una immagine particolarmente vivida. “L’Africa e i popoli che la abitano, vivono oggi nel più grande Lager a cielo aperto che la storia abbia mai conosciuto”. Tutte le principali potenze economiche della Terra, Francia, Inghilterra, USA, Cina, India guardano all’Africa come un semplice deposito di materie prime da depredare. Nessuna di queste potenze è interessata alle sorti del miliardo di persone che vive in quelle terre.

Mawuna Remarque Koutonin, uno dei più noti blogger africani, denuncia che “Quattordici paesi africani sono obbligati dalla Francia, attraverso il patto coloniale, a collocare le loro riserve presso la Banca di Francia, sotto il controllo del Ministero delle Finanze francese, Il Togo e altri 13 paesi africani devono ancora pagare il debito coloniale alla Francia. I dirigenti africani che rifiutano sono uccisi o cadono vittime di un colpo di stato. Quelli che obbediscono sono sostenuti e ricompensati dalla Francia, con uno stile di vita sontuoso, mentre le loro popolazioni restano nella miseria e nella disperazione1. Il debito coloniale sarebbe il debito che la Francia ha addossato alle sue ex-colonie per farsi “restituire” i “vantaggi” della colonizzazione. In quasi 14 paesi non esiste ancora neppure una valuta locale, ma si usa in tutti il Franco CFA (in origine acronimo di «Colonie Francesi d’Africa», riciclato in «Comunità Finanziaria Africana»). Per mantenere la parità con l’euro, spiega Konarè, i 14 paesi africani devono versare al Tesoro francese il 65% delle loro riserve valutarie. Ogni anno questo indegno business porta alle finanze francesi circa 500 miliardi di dollari, tutti provenienti dall’Africa. Una cifra esorbitante, al punto che nel marzo 2008 l’ex presidente francese Jacques Chirac dichiarò: “Senza l’Africa la Francia scenderebbe un paese del terzo mondo2.

Ogni accordo commerciale stretto con altri paesi e ogni legge di bilancio di questi 14 paesi deve essere dapprima approvata dall’Eliseo, secondo gli accordi di cooperazione siglati nel 1961. Infine, gli accordi militari tra la Francia e le ex-colonie sono tuttora segreti.

Ma non c’è certo solo la Francia. Più di cento compagnie inglesi, francesi, americane ed europee quotate alla City di Londra sfruttano le risorse minerarie di 37 paesi dell’Africa subsahariana per un valore di oltre 1000 miliardi di dollari3. L’Africa, presentata come dipendente dagli aiuti esteri, fornisce in realtà un pagamento netto annuo di circa 40 miliardi di dollari4. Inoltre, tutto quello che l’Occidente concede all’africa con le note “donazioni” e attività filantropiche dei ricchi è appena un quarto degli interessi che ogni anno l’Africa deve pagare al Fondo Monetario Internazionale, cioè alle banche degli stessi paesi ricchi5.

Infine, il 70% degli aiuti della cosiddetta “cooperazione internazionale”, secondo studi compiuti anche dalla Banca Mondiale, non arrivano nemmeno a destinazione. Restano in Occidente, infatti, nei conti bancari dei funzionari che prendono stipendi vertiginosi. Il restante 30% si perde al 90% nella corruzione africana6. La cooperazione internazionale si rivela pertanto per quello che è: una grande scenografia hollywoodiana, dove i paesi ricchi finanziano sé stessi con un giro di partite contabili, ma funzionale nell’immaginario collettivo a cancellare i sensi di colpa delle nostre coscienze, in modo che possa continuare indisturbata la sua razzia planetaria.

Le conseguenze sociali di tutto ciò sono devastanti. Nell’Africa subsahariana, la cui popolazione supera il miliardo ed è composta per il 60% da bambini e giovani di età compresa tra 0 e 24 anni. Circa i due terzi degli abitanti vivono in povertà e, tra questi, circa il 40% – cioè 400 milioni – in condizioni di povertà estrema7. La «crisi dei migranti» è in realtà la crisi della diseguaglianza, figlia del sistema di brigantaggio internazionale più raffinato mai congeniato.

Chi prova ad opporsi a questo sistema, viene immediatamente spazzato via. Un esempio su tutti, tra i più recenti, è senz’altro l’attacco alla Libia di Gheddafi lanciato da USA, Francia e Gran Bretagna. Perché il colonnello dava fastidio? Perché Gheddafi aveva appaltato l’organizzazione del satellite telefonico intercontinentale africano a russi e cinesi; aveva revocato a Francia e Inghilterra l’appalto per la dissalazione delle acque subsahariane; ma soprattutto aveva cominciato a organizzare una banca internazionale africana agganciata all’oro, per svincolare i paesi africani dalla morsa del debito inflitto dal FMI. Secondo Konarè, Gheddafi aveva già messo a disposizione il doppio dei fondi che in quel momento il FMI concedeva. Conclusione: una guerra sanguinosa, centinaia di migliaia di sfollati, campi di prigionia a cielo aperto di fronte al Mediterraneo. E accade sempre così: nel momento in cui un (ex-)paese coloniale prova a costruire un proprio sviluppo autonomo, viene immediatamente rimpiazzato da “rivoluzioni” ad orologeria. E si potrebbero fare molti altri esempi, come il Burkina Faso di Thomas Sankara e il suo internazionalismo socialista pan-africano finito nel sangue della repressione francese. Nei 14 paesi africani ex-colonie della Francia, dagli accordi di cooperazione del 1961 ad oggi, ci sono stati 41 colpi di stato e decine di presidenti morti ammazzati per aver sfidato questo regime di sfruttamento violento8. 41 colpi di stato in 14 paesi significano, in media, oltre 3 colpi di stato a testa, in appena 50 anni. E poi c’è ancora chi sostiene che gli africani sarebbero indolenti, che non avrebbero mai provato a cambiare la loro sorte.

Ma di tutto questo televisioni e giornali non parlano, vige la censura del silenzio. Non vedendo quello che succede laggiù semplicemente non possiamo prendere posizione; il grande potere mediatico oggi è anche questo: decidere l’ordine del giorno, su quale area puntare i riflettori e su quali invece lasciar cadere l’oscurità. Ma c’è di più: il mainstream mediatico si ostina a presentare il problema africano e quello conseguente della migrazione in termini del tutto fasulli, proponendo due alternative entrambe sbagliate (accoglienza – respingimenti), così da spostare l’attenzione del grande pubblico su un binario morto. Esattamente come accade nel caso di Fridays for Future che di fronte alla tragedia ambientale propone un’inesistente opposizione tra giovani a vecchi.

Il vero problema della migrazione è il depredamento delle sue ricchezze ad opera del resto del mondo e se non partiamo da qui, sarà impossibile determinare soluzioni efficaci e capire a fondo il fenomeno. Purtroppo questa campana non la sentiremo mai risuonare, né dai populisti di destra né dai globalisti di sinistra. Ai populisti di destra interessa solo continuare a mantenere il loro stile di vita senza vedersi costretti a spartirlo con altre persone, anche se questo stile di vita è figlio della spogliazione coatta di altri popoli. I globalisti di sinistra invece invocano l’abbattimento dei muri e delle limitazioni all’immigrazione nell’idea di creare al più presto un mercato unico mondiale del lavoro, laddove ciascuno, romanticamente, potrà costruirsi il proprio “sogno americano” (la peggiore delle menzogne sociali). Tuttavia, sia i populisti di destra che i globalisti di sinistra non fanno mai appello all’organizzazione politica delle masse per bloccare le guerre, riappropriarsi del territorio e ristabilire il diritto di vivere in pace nel proprio paese natio. E la ragione è che entrambi non hanno alcuna intenzione di mette in discussione l’attuale modello di sviluppo, il capitalismo. Non diranno mai, invero, che la risoluzione del problema migratorio è il ridimensionamento dello stile di vita delle classi agiate dei paesi ricchi. Sfortunatamente la soluzione è impopolare e non paga in termini di voti, ma nonostante ciò resta l’unica strada.

Ma allora se l’Occidente e ormai anche parte dell’Oriente si stanno arricchendo sulle spalle degli africani, a Cui prodest l’immigrazione spinta? La gran parte dei governi africani, infatti, è un fantoccio che riflette i poteri suddetti; se i migranti continuano a partire allora ci dovremmo aspettare che il fenomeno sia voluto. Già diversi studiosi hanno evidenziato il ruolo rivestito in questo scenario dal microcredito, della nuova finanziarizzazione della povertà e dalle ONG9.

Un primo effetto nel deportare grandi masse di persone disperate, che non possiedono nulla e che nemmeno hanno ricevuto una formazione scolastica, è abbassare ulteriormente il costo del lavoro su tutta la media dei settori lavorativi, sia per immigrati che per autoctoni. Ciò è confermato da un documento internazionale del FMI, intitolato “Global Prospects and Policy Challenges”, successivo al G20 del 2016. In questo documento il FMI dichiara esplicitamente che l’unico modo perché l’Europa torni a crescere è “integrare i migranti nel mondo del lavoro”. Le politiche che il Fondo suggerisce sono a dir poco inaudite però: chiede di “ridurre al minimo le restrizioni per lavorare anche durante la fase delle domande d’asilo”, sino a prevedere addirittura “eccezioni temporanee ai salari minimi o di ingresso, laddove questi ostacolino l’occupazione10. Ossia si prospetta di far lavorare i migranti anche a stipendi che violino le norme del salario minimo come già avviene in Germania dove i migranti possono lavorare legalmente nei centri che li ospitano a 1.05€ l’ora mentre la paga minima sarebbe 8.84€11. In questo modo i migranti lavorano in condizioni di schiavitù e al contempo si abbassano i salari di tutti. Così sempre più giovani, autoctoni e migranti, sono intrappolati tra le morse del caporalato, del sistema dei voucher, nella “gig economy”, nelle “collaborazioni a progetto”, ecc. Non va mai dimenticato però, che l’abbassamento dei salari dovuto alle migrazioni di massa, non è mai colpa dei migranti. Se i migranti sono pagati molto meno rispetto agli autoctoni, la colpa è solo del datore di lavoro che approfitta della condizione di disperazione del migrante per abbassare le paghe. Il problema, più in generale, è che il lavoro nel capitalismo, è un mercato: se l’offerta di lavoro aumenta, a parità di posti disponibili, il prezzo (ovvero il salario) si ridurrà.

Il lento ma continuo afflusso di migranti dai più disparati luoghi del mondo (tutti affamati) permette inoltre di sostituire la manodopera autoctona, ancora legata per tradizione storica a un certo sindacalismo, all’organizzazione politica e a una vita dignitosa, con un’altra, culturalmente molto confusa sul piano dello sviluppo di una teoria politica della distribuzione, dei diritti e dello Stato. La tendenza generale delle classi dirigenti, è sostituire un popolo culturalmente ancora impregnato nel “diritto” con un altro popolo, marchiato da secoli di sfruttamento, immaturo nelle praterie dei diritti civili e sociali, perciò più facile da sottomettere. Di nuovo non per colpa loro, ma per colpa dei colonialisti. La sostituzione della popolazione autoctona, quindi, non ha solo fini economici, ma mira direttamente verso un vero e proprio regresso culturale. Dobbiamo chiederci come si strutturerà il discorso pubblico quando la politica parlerà a persone che non hanno mai letto o sentito parlare di Rivoluzione Francese, Democrazia ateniese, Comunismo, capitalismo, imperialismo. I primi effetti li vediamo già oggi, osservando le menti narcotizzate della gioventù. Una volta che le élite saranno riuscite a sostituire buona parte della popolazione autoctona con quella migrante (nei prossimi 25-30 anni), e la morte per anzianità avrà fatto il suo lavoro nell’eliminare le vecchie generazioni politicizzate, l’Europa potrà realizzare i sogni dei suoi padri fondatori come Francoix Perroux, Jean Monnet e Paul Shumann, diventando una potenza competitiva a livello mondiale nelle esportazioni, con salari compressi ai minimi livelli, tutele sindacali pressoché assenti e una cultura politica di base praticamente inesistente.

Infine, vi è una terza ragione del perché oggi la classe dominante sostenga i processi di deportazione. Peter Sutherland, commissario europeo per la Concorrenza e primo direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, direttore non esecutivo di Goldman Sachs International, membro del comitato direttivo del Bilderberg, presidente per la Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni e Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per le migrazioni internazionali alla BBC il 21 giugno 2012 ha spiegato la strategia della classe dirigente occidentale: “l’Unione Europea deve minare l’omogeneità nazionale dei paesi europei… gli stati europei devono diventare sempre più aperti in termini di chi li abita, bisogna passare da un mondo in cui gli stati sceglievano gli immigrati ad un mondo in cui gli immigrati scelgono gli stati…la prosperità dei paesi europei dipende dal diventare multiculturali…12.

L’esigenza di multiculturalità è intrinsecamente legata all’ultima fase della globalizzazione. Le classi lavoratrici, infatti, si sono sempre caratterizzate storicamente e culturalmente per la loro immobilità intesa come radicamento al suolo nazionale. Il lavoratore non delocalizza, infatti, ma aspira al “posto fisso”, a una vita tranquilla, a una famiglia. Tuttavia, dopo la liberalizzazione del movimento dei capitali, la borghesia post-moderna è diventata una classe sempre più cosmopolita. E ciò non poteva non coinvolgere anche i lavoratori che sono soggettivamente e oggettivamente ingranaggio della stessa macchina di sfruttamento coatto. In tale realtà, la “sedentarietà” della classe lavoratrice mondiale è diventata un freno oggettivo per la riproduzione capitalistica; un ostacolo che deve quindi essere eliminato. Ne segue, culturalmente, la decostruzione nell’immaginario collettivo dell’idea di patria, di famiglia, di popolo di religione e di cultura nazionale. In questo contesto appare allora evidente quanto sia necessaria per l’élite una cultura “multiculturale”, per rendere il lavoratore un individuo apolide, apartitico e apolitico, senza una comunità di riferimento e pronto a trasferirsi ovunque nel mondo secondo le indicazioni che riceverà dalla propria azienda. Quello che viene spacciato per multiculturalismo è in realtà una forma di mono-culturalismo, figlio del genocidio di massa di tutte le culture alternative, soffocate dalla triade monolitica anti-culturale McDonald’s, Coca-cola e iPhone. Lo scopo delle migrazioni è quindi abituare i popoli allo stato di migrazione permanente. E per dimostrarlo basta ricordare, su tutte, l’efficace dichiarazione della Boldrini: “I migranti sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione, e ci offrono uno stile di vita che presto sarà uno stile di vita molto diffuso per tutti noi13.

L’effetto finale delle campagne immigrazioniste è minare l’identità culturale dei popoli tutti, perché, come da sempre è accaduto nella storia, divide et impera. Attraverso la frantumazione della omogeneità culturale delle popolazioni, senza il tempo, le condizioni e gli strumenti necessari per elaborare un sano dialogo interculturale, i potenti della Terra lasceranno deliberatamente entrare in conflitto tutte le culture che loro stessi hanno gettato le une contro le altre all’interno dei medesimi confini. Sarà la società della ghettizzazione generale dove regnerà la faida permanente tra il quartiere sudamericano, il quartiere islamico, il quartiere italiano e il quartiere delle villette a schiera protetto dalla polizia privata. E invischiati tutti tra i problemi della convivenza quotidiana, sarà difficilissimo (anche se comunque non impossibile) ricostruire l’unità tra le forze del popolo per scagliarla contro le élite perché il popolo stesso non ci sarà più come un unicum ma sarà stato scisso in un confuso melting pot permanente.

La soluzione a questo dramma esistenziale è il rinnovamento completo delle nostre relazioni umane, non ultimo, dei nostri rapporti economici. È un processo complesso, ovviamente, ma alcuni aspetti della soluzione già si possono dedurre dagli errori di oggi. Le condizioni economiche per la pace sono almeno due: condividere le risorse naturali e condividere le conoscenze tecnico-scientifiche, tra tutti i popoli. Una volta che un popolo gode della stessa disponibilità pro-capite di risorse e delle stesse conoscenze, può produrre tutto ciò di cui ha bisogno internamente, senza bisogno di importare nulla, senza bisogno di invadere altri paesi con le proprie merci, senza bisogno di fare guerre commerciali. Gli scambi, quindi, non dovranno essere più regolati dal meccanismo del prezzo di mercato, perché esso attribuisce vantaggi maggiori alla controparte che possiede più potere contrattuale, e in questo modo i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, e la guerra non avrà mai fine. Lo scambio di risorse e materie prime, dovrebbe allora essere programmato da atti politici, presi di comune accordo, e finalizzati a garantire l’equa distribuzione delle risorse naturali tra tutti i popoli del pianeta. Questo nuovo genere di scambi non avrebbe nemmeno bisogno dell’intermediazione dei pagamenti monetari.

E infine, di fronte a un potere internazionale, dovremo rispondere con la ricostruzione di una nuova grande internazionale sovranista-socialista di popoli fratelli e nazioni sorelle, che difenda il reciproco diritto di vivere nella propria terra in pace e dignità. Un’organizzazione che supporti finanziariamente tutte quelle organizzazioni a carattere popolare che esistono in Africa e che si battono per raggiungere almeno i seguenti punti irrinunciabili:

1) L’ espropriazione dei grandi stabilimenti multinazionali e la nazionalizzazione delle principali risorse e riserve naturali affinché siano i popoli autoctoni a gestirle per il bene della propria comunità locale e nell’interesse più generale dell’Internazionale stessa

2) il ripudio dei debiti verso le potenze ex-coloniali e verso il Fondo Monetario Internazionale

3) il recupero pieno di una Banca Centrale Nazionale di proprietà pubblica

4) l’uscita da tutti gli accordi capestro con le ex potenze coloniali ma anche dagli accordi di libero scambio che eliminando le barriere commerciali, impediscono lo sviluppo industriale, lasciando decine di paesi intrappolati nell’economia dell’esportazione (a costi irrisori) di materie prime

5) l’impegno del paese ad entrare nella Internazionale affinché le sue risorse siano coordinate con quelle degli altri paesi dell’Internazionale attraverso programmi economici condivisi

Dal canto loro i paesi che sino a ieri hanno rubato e dominato con la violenza militare le terre d’Africa dovrebbero almeno:

1) ritirare immediatamente tutti i militari presenti sul territorio africano e smantellare le loro basi militari

2) vietare l’esportazione di armi e riconvertire le loro industrie militari alla produzione civile, mantenendo aperte solo quelle necessarie ad organizzare la difesa del proprio territorio

3) riformulare tutti gli accordi commerciali su un piano di piena equità, dove, ad esempio, l’Africa metta a disposizione una parte delle proprie risorse in cambio di un ingente flusso di macchinari e mezzi moderni forniti dai paesi europei e non solo per l’industrializzazione dell’agricoltura e della manifattura africana

4) cacciare dal proprio paese tutte le ONG che si rifiutano di mostrare i propri bilanci e quelle che, mostrandoli, evidenziano finanziamenti “politici” provenienti da ambienti economico-finanziari riconducibili all’agenda globalista; sottrarre alle “cooperative” il monopolio dell’”accoglienza e riportarlo sotto lo stato, per stroncare il business dei migranti

5) finanziare attivamente i movimenti popolari africani di liberazione.

Fonti:

1 http://regardsurlafrique.com/14-pays-africains-forces-par-la-france-de-payer-limpot-colonial-pour-les-avantages-de-lesclavage-et-de-la-colonisation/

2 https://www.youtube.com/watch?v=aoIcBuhOF2k

3 https://ilmanifesto.it/neocolonialismo-e-crisi-dei-migranti/

4 https://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2017/05/24/news/africa_chi_crea_la_poverta_fermiamo_l_evasione_paghiamo_i_danni_e_ripensiamo_gli_aiuti_-166295080/

5 https://www.youtube.com/watch?v=beUAgufmHB0

6 https://www.listadelpopolo.it/giulietto-chiesa-emigrazione/

7 https://ilmanifesto.it/neocolonialismo-e-crisi-dei-migranti/

8 https://www.orsomarsoblues.it/2018/06/a-proposito-di-migranti-sapevate-che-molti-paesi-africani-continuano-a-pagare-una-tassa-coloniale-alla-francia-dalla-loro-indipendenza-fino-ad-oggi/

https://www.globalist.it/guerra-e-verita/articolo/2017/08/31/14-paesi-africani-costretti-a-pagare-tassa-coloniale-francese-2010740.html

9 https://scenarieconomici.it/microcredito-e-migrazioni-di-massa-la-finanziarizzazione-della-disperazione/

Sonia Savioli, ONG. Il cavallo di troia del capitalismo globale, Zambon, Jesolo, 2018.

10 Global Prospects and Policy Challenges, G-20 Finance Ministers and Central Bank Governors’ Meetings March 19-20, 2018 Buenos Aires, Argentina

11 https://www.thelocal.de/20160516/germany-puts-refugees-to-work-for-one-euro

12 https://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-18519395

https://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Sutherland

13 https://le-citazioni.it/frasi/333899-laura-boldrini-dobbiamo-dare-lesempio-concreto-di-una-cultura-de/