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Criptovalute

È davvero possibile rendersi indipendenti dal sistema bancario? Il caso Novi-Meta-WhatsApp e del Libano

Ci si continua a domandare se sia possibile fare a meno del sistema bancario attraverso l’utilizzo di wallet decentralizzati. Ebbene, il Libano, in preda ad una forte crisi economica e soprattutto finanziaria, è diventato un laboratorio per l’adozione delle monete digitali.

Meta (ex Facebook) lancia il wallet ‘Novi’, che sarà integrato con WhatsApp e permetterà agli utenti di scambiare cripto.

È sempre più forte l’espansione del mercato delle criptovalute non solo a livello speculativo ma anche di sviluppo di tecnologie basate su blockchain.

Attualmente il mercato delle criptovalute ha una capitalizzazione tra i 2 e i 3 mila miliardi di dollari. In questo momento, secondo molti analisti, potremmo trovarci alle porte di un’ulteriore espansione, che potrebbe portare la capitalizzazione totale di questo mercato, composto da asset alternativi, molto più in alto dei precedenti massimi storici.

Già dal 2008, Bitcoin, come poi avverrà con la maggior parte delle altre criptovalute, nasce con lo scopo di rendere indipendenti le persone dal sistema bancario convenzionale, che attualmente ricopre il ruolo di intermediario. Un sistema bancario che nell’arco degli ultimi 15 anni ha fatto emergere sempre di più i limiti strutturali e una tendenza al controllo e alla limitazione delle azioni dei singoli. Visto tutto questo, ci si continua a domandare se sia possibile fare a meno del sistema bancario attraverso l’utilizzo di wallet decentralizzati. Non è il caso di ‘Novi’, che ha stretto una partnership stabile con Coinbase, un exchange centralizzato tra i più grandi al mondo.

C’è però il caso del Libano che, in preda ad una forte crisi economica e soprattutto finanziaria, è diventato un laboratorio per l’adozione delle monete digitali. In situazioni come questa, larghe fette di popolazione preferiscono non continuare ad operare con monete così volatili come le valute nazionali fiat, valute che richiedono una certa burocrazia. Burocrazia che per noi appare banale e scontata ma che si traduce nel possesso, ad esempio, di un conto in banca, con possibili restrizioni alla propria libertà di utilizzo e tanto altro. Ma se guardiamo i numeri a livello globale, questa facilità di accesso che viviamo noi europei, non è poi così scontata. Si consideri che il tasso di unbanking (ovvero il tasso di impossibilità di accesso al sistema bancario) è molto alto in alcuni paesi, non solo tra quelli in via di sviluppo. Ed è così che gran parte della popolazione mondiale, a nostra insaputa, sceglie le monete libere. Infatti, chi ha scoperto le cripto in Libano, in questo momento storico precario, preferisce utilizzarle.

Come anche è stato illustrato in un servizio di una trasmissione televisiva condotto a Beirut, in Libano c’è una situazione davvero particolare: una forte presenza di “spacciatori” di valute digitali, che cambiano dollari per cripto. Questo per alcuni semplici motivi: se l’individuo deve ottenere il dollaro che gli costa molto di più, facendo due conti comprende che è meglio ottenere una cripto stabile sul dollaro, che magari paga meno ed è anche più pratica, in quanto si ha sul proprio smartphone e con essa si possono fare tutte le operazioni che si potrebbero fare con il dollaro, ma senza la necessità di riporre fiducia in intermediari (le banche, che in questo specifico contesto, non ne hanno più). D’altronde, i TheterUSD, o gli USDC ad esempio, stablecoin ancorate al valore del dollaro, sono monete che non vengono controllate dai governi, anch’essi ormai privi di fiducia dei cittadini. Inoltre, c’è da valutare l’aspetto già accennato in precedenza: molte persone, in Libano, non hanno un conto in banca, non possono più avere accesso al sistema bancario, o semplicemente hanno cominciato a chiudere i conti in banca dopo che i depositi messi per anni (risparmi e sacrifici di una vita) non possono essere più prelevati dato che le banche chiudono. Non dimentichiamo neanche che il Libano ha subito una svalutazione della moneta locale e la crisi ha portato ad un abbassamento degli stipendi medi che se convertiti al cambio ufficiale, si aggirano intorno ai 25 dollari al mese.

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I commercianti, al buio dei loro locali, farmacie e altre attività ormai prive di corrente elettrica, accettano pagamenti in cripto attraverso i loro smartphone e dicono di ritenere la vecchia moneta fiat di minore valore. Intanto sta cambiando molto la percezione delle persone verso le istituzioni che fino ad oggi hanno monopolizzato la gestione della ricchezza e di conseguenza della sopravvivenza. Un mondo di scambi su piattaforme decentralizzate sta emergendo sotto le crisi e le restrizioni imposte da governi ormai troppo autoritari.

Ma qui in Europa continuiamo ad avere il solito problema: siamo ancora troppo “comodi” e fino a che il nostro sistema bancario ancora regge, difficilmente ci mettiamo a riflettere su quali possono essere reali soluzioni per raggiungere sempre maggiori gradi di libertà. Ci troviamo in una situazione più stabile e con più assistenza dal governo, quindi ci sentiamo più al sicuro. Ma questa nostra informazione, non può esimersi dal ricordare che quando andiamo a dare troppa fiducia nelle mani di pochi non è mai un bene e che le scelte possono essere ancora fatte.

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