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Eugenio Miccoli

LA PSICOLOGIA DELLE FOLLE DI GUSTAVE LE BON

“Folla”, quante volte avete sentito questa parola nei servizi televisivi? Sicuramente tante, specialmente in un periodo come questo, dove a regnare è un forte dissenso che si traduce spesso in manifestazioni di piazza. Nessuno si sofferma però ad analizzare quali sono le reali caratteristiche di una folla.
A farlo fu Gustave Le Bon, importante antropologo, psicologo e sociologo francese. Il suo più grande successo editoriale fu infatti “Psicologia delle folle” del 1895. Opera che analizzeremo per la sua estrema attualità.

Folla, quante volte avete sentito questa parola nei servizi televisivi? Sicuramente tante, specialmente in un periodo come questo, dove a regnare è un forte dissenso che si traduce spesso in manifestazioni di piazza.

Mentre il mainstream oggi utilizza questo vocabolo per descrivere la moltitudine di persone che si raccolgono più o meno spontaneamente in nome di una causa comune, nessuno si sofferma ad analizzare quali sono le caratteristiche di una folla.

A farlo fu un certo Gustave Le Bon, importante antropologo, psicologo e sociologo francese. Considerato il fondatore della psicologia delle masse, è stato il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di captare i loro elementi principali e proponendo tecniche che le controllassero. 

Il suo più grande successo editoriale fu infatti ‘La psychologie des foules’ (Psicologia delle folle), opera del 1895.

Sul web possono essere trovate diverse traduzioni di questo testo ma la versione più moderna è quella a cura di Giò Fumagalli per le Edizioni The Strategic Club, corredata dalla prefazione del nostro Eugenio Miccoli e postfazione dello stesso Fumagalli, sull’evoluzione alle attuali folle digitali. Di questo parleremo nel prossimo video a tema. Nella descrizione e nel primo commento fissato in alto, trovi tutte le indicazioni per poter avere il libro.

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Per parlare di ‘Psicologia delle folle’, è necessario calare l’autore e la sua produzione nel clima e nel contesto storico. Siamo a fine 1800, in Francia, in piena espansione del Positivismo, un periodo storico in cui possiamo toccare con mano un profondo cambio di paradigma sia per quanto concerne le forme di governo che per gli scopi accademici. Si dà grande risalto alla ricerca scientifica nuda e cruda ma anche alla ricerca umanistica. Sono gli anni della nascita dell’antropologia culturale, dell’etnologia e dei primi approcci alla psicologia e alla sociologia, soprattutto in Francia. 

Nel quadro europeo: Francia, Germania e Inghilterra sentono la necessità di discutere filosoficamente delle conseguenze oggettive del colonialismo. Emerge il concetto di razza, attualmente improponibile, ma che all’epoca era un qualcosa di naturale e diffuso.

Sul tema è intervenuto anche Emanuele Palmieri, formatore e studioso appassionato di storia:

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«Parlare di un imperatore francese dell’800 e di un lavoro edito alla fine dello stesso secolo potrebbero sembrare anacronistici, ma non è così. Questo libro fu correo non tanto dello scoppio delle guerre mondiali, ma della sua applicazione nella entusiastica preparazione alla seconda. Il primo ad applicare le sue logiche fu il dittatore fascista Benito Mussolini, che riconobbe in Le Bon uno dei pilastri della sociologia e affermò riguardo a questo libro: “E’ un’opera capitale, alla quale spesso ritorno”. La parola “folla” deriva dal nome dell’operaio che lavorava la lana, chiamato in latino Fùllo, che la comprimeva con forza per creare il panno. Un semplice filo di lana è nulla, lavorato a mestiere diventa un insieme consistente. Questo libro ha creato i Fùlli di ogni colore, in campo politico economico e spirituale che hanno compresso, mosso e pilotato folle in tutto il mondo. La folla è infatti facilmente visualizzabile come un insieme di persone che si accalca freneticamente per qualche motivo, verso un comune obiettivo. Si comprimono fino a diventare un’unica entità, che a sua volta si conforma ad un pensiero unico

Le Bon definisce la folla come una riunione di individui qualsiasi, senza alcuna distinzione di nazionalità, professione e sesso. All’interno di questo agglomerato di persone svanisce la personalità cosciente. Dunque, elementi come i sentimenti e le idee si orientano in un’unica direzione, dando vita ad un’anima collettiva, seppur passeggera. Migliaia di individui separati o uniti all’interno di una stessa piazza, accomunati da stesse emozioni, possono dar vita ad una “folla psicologica”, qualcosa di provvisorio, composto di singoli eterogenei, in quel momento però uniti tra loro. Quest’anima unitaria li fa quindi sentire, pensare ed agire in una maniera del tutto diversa rispetto a come opererebbero individualmente.

Si potrebbero racchiudere le caratteristiche della folla in tre grandi concetti che sono: l’autoreferenzialità, la contagiosità e la suggestionabilità, schema che vedremo nei prossimi appuntamenti servirà a descrivere bene la realtà digitale odierna. 

Secondo l’autore, le folle non accumulano intelligenza, bensì mediocrità, in quanto l’uomo fa la differenza nella sua singolarità e non all’interno di una moltitudine. Gli individui di una folla, per una questione numerica, e per il fatto che nella moltitudine regni l’anonimato, assumono un sentimento di invincibilità, che gli permette così, di lasciarsi andare agli istinti più bassi, istinti a cui non avrebbero ceduto mai se presi isolatamente. 

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Secondo questa sua tesi bisogna anche dire però che, se la folla da una parte è capace di uccidere, di incendiare e distruggere, può essere anche capace di elevati atti di sacrificio e di disinteresse, su una scala che sarebbe inaccessibile all’individuo isolato. Si parla dunque di un’alta moralità. Nell’individuo che fa parte della folla sorgono sentimenti e valori quali gloria, onore, religiosità e devozione alla patria che soltanto attraverso la collettività è possibile avere. L’aspetto più curioso è dato dal fatto che all’interno della folla persino i criminali più incalliti possono acquistare principi rigidissimi di moralità. Dunque, le folle, che spesso si rendono protagoniste degli istinti più bassi, sono capaci anche di atti di alta moralità. Cosa ancora più curiosa è che sono gli stessi sentimenti ad essere il prodotto della psicologia delle folle dato che senza “l’altro”, non c’è gloria, onore, religiosità se non in senso prettamente esoterico. 

Le Bon apre la sua opera definendo l’epoca in cui vive come l’epoca delle folle, come l’epoca di un evidente passaggio di paradigma. Questo ci riporta indubbiamente alla nostra attualità, ma implica automaticamente un’analisi sul ruolo del tempo nei comportamenti della folla.

Per quanto concerne il cambio di paradigma, è affascinante notare come il linguaggio di fine 1800 ben si adatta a descrivere le medesime dinamiche attuali. L’epoca delle folle è descritta infatti come un’epoca in cui la transizione più evidente è quella dell’assunzione alla vita politica da parte delle classi popolari e in funzione di ciò esprime forte perplessità sulla sostituzione del diritto divino del re col diritto divino delle folle. In sostanza, secondo il nostro attuale sguardo, ancor prima che la democrazia avesse modo di svilupparsi pienamente palesava già tutte le sue criticità. Troviamo anche dei rimandi al ruolo centrale della scienza e alla sua integrità che non può e non deve temere minacce dall’ignoranza delle moltitudini, con tanto di riflessione sul fatto che un’istruzione in termini di scolarizzazione strutturale avrebbe fallito, in un modo o in un altro. Come dargli torto col senno di poi?

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Per quanto concerne il tempo, è fondamentale sottolineare un passaggio importante del testo dell’autore:

«Il tempo prepara le opinioni e le credenze delle folle, vale a dire il terreno dove germogliano. Si sa che certe idee realizzabili in un’epoca, non lo sono in un’altra. Il tempo accumula i numerosi residui delle credenze e dei pensieri, sui quali nascono le idee di un’epoca. Queste non nascono a caso. Le loro radici si abbarbicano lontano nel passato. Il tempo prepara il loro fiorire; per capirne la genesi bisogna sempre risalire indietro nel tempo. Le idee sono figlie del passato e madri dell’avvenire, e sempre schiave del tempo

A tal proposito è singolare l’assonanza con il percorso della Fabian Society, che trovate nei documentari d’inchiesta sul nostro blog e sul nostro canale YouTube.

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È però importante soffermarsi su un aspetto: le tematiche trattate sono attuali, ma in modo diverso. La folla o massa infatti, in quest’epoca digitale, non ha più la collocazione spaziale della strada o della piazza e non solo per il contesto storico, ma soprattutto per il grande avanzare del fenomeno di digitalizzazione. In questo senso la massa, come concetto materialistico, si è spersonalizzata ulteriormente dalle sue prerogative di opinione radicate nell’ambiente e si è resa virtuale diventando folla digitale. 

Ma come è avvenuto questo processo di trasformazione da folle fisiche a folle digitali? Questo lo vedremo nel prossimo servizio. Intanto per chi avesse intenzione di approfondire, vi lasciamo il link per acquistare la riedizione di “Psicologia delle Folle” con la prefazione del fondatore di MePiù, Eugenio Miccoli, e la postfazione di Giò Fumagalli. Avrete così l’opportunità di leggere il più antico manuale sulla manipolazione mentale di massa, tra nuovissimi approfondimenti e analogie con l’attualità.

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