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INDIA. LIBERALIZZAZIONE: AGRICOLTORI INVADONO NUOVA DELHI, SCONTRI CON LA POLIZIA

Ben 130,000 agricoltori e contadini del Punjab, regione dell’India, hanno protestato contro una nuova legge in vigore sull’agricoltura.

Ben 130,000 agricoltori e contadini del Punjab, regione dell’India, hanno protestato contro una nuova legge in vigore sull’agricoltura. È la più imponente manifestazione dall’inizio delle proteste, ormai in corso da mesi in tutta l’India. Chi si oppone alla nuova legge dice che danneggia i piccoli agricoltori a beneficio delle grandi aziende. Uno dei partecipanti sottolinea: “La legge va abrogata. La gente dovrebbe potersi permettere l’acquisto del cibo”.

La marcia di trattori e mezzi agricoli organizzata dalla periferia al centro di Nuova Delhi il 26 gennaio, nella giornata in cui l’India festeggia la 72esima festa della Repubblica, per protestare contro le tre nuove legge sull’agricoltura adottate dal governo indiano. Le manifestazioni sono sfociate in scontri violenti con la polizia.

Secondo alcune stime, alle manifestazioni del 26 gennaio nella capitale indiana avrebbero partecipato decine di migliaia di agricoltori che hanno marciato con trattori, automobili, cavalli e a piedi dalla periferia, dove sono accampati da mesi, al centro della capitale indiana. La popolazione della città ha accolto i manifestanti porgendo loro acqua e cibo.

Prima dell’inizio delle manifestazioni del 26 gennaio, le forze dell’ordine sono state schierate in tutta la capitale e alla frontiera di Singhu, che è stata al centro delle proteste degli ultimi mesi, sono stati disposti centinaia di soldati e paramilitari armati di manganelli, armi da assalto e gas lacrimogeni, accompagnati da cannoni ad acqua. Oltre a Singhu, molte altre vie d’accesso alla capitale erano state bloccate con barricate di cemento e metallo per forzare la marcia degli agricoltori a seguire solamente determinate strade.

Le violenze sarebbero nate quando gli agricoltori hanno deciso di entrare a Nuova Delhi prima dell’orario concordato con le autorità e quando hanno rotto le barricate della polizia che ha poi risposto lanciando gas lacrimogeni e con cariche. Ciò nonostante, i manifestanti hanno portato avanti la marcia nel centro di Nuova Delhi declamando slogan contro il governo e costringendo le autorità a chiudere alcune fermate della metropolitana.

Gli agricoltori indiani sono accampati a decine di migliaia fuori dalla capitale indiana dal 27 novembre scorso, da dove hanno ripetutamente manifestato e bloccato le vie d’accesso alla città in segno di protesta. Gli agricoltori vogliono la revoca totale delle tre leggi di liberalizzazione agricola adottate dall’esecutivo del premier indiano, Narendra Modi, il 27 settembre 2020. Il governo intende, invece, proseguire con la loro attuazione pur avendo proposto uno stallo di diciotto mesi alla loro implementazione per ascoltare le obiezioni degli agricoltori che hanno, però, respinto tale proposta. Anche la Corte suprema ha cercato di proporsi come mediatore tra le parti, ottenendo, scarso successo.

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Lo scorso 13 gennaio, l’esecutivo aveva chiesto alla stessa Corte suprema di vietare il raduno degli agricoltori del 26 gennaio ma tale richiesta non era stata accolta. In base alle tre nuove leggi di liberalizzazione adottate da Modi, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti direttamente ovunque e a chiunque, non limitandone gli affari ai soli ingrossi regolati dal governo. 

Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre nuove leggi sull’agricoltura consentiranno alle grandi aziende di avere il controllo sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli e provocheranno un calo nel prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti da parte del governo e causando così perdite ai coltivatori.

Alcune immagini delle proteste

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