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Uno scienziato militare cinese aveva il vaccino anti-covid già ad inizio 2020

Uno scienziato militare cinese, Zhou Yusen, morto nel maggio dello scorso anno, aveva depositato un brevetto per un vaccino contro il Covid-19 già a febbraio 2020. È quanto rivela un’inchiesta condotta dal quotidiano The Australian, che cita documenti di cui è entrato in possesso, e che alimenta i dubbi sulla possibilità che un vaccino fosse stato testato prima che la malattia nota oggi come Covid-19 emergesse pubblicamente.

Uno scienziato militare cinese, Zhou Yusen, morto nel maggio dello scorso anno, aveva depositato un brevetto per un vaccino contro il Covid-19 già a febbraio 2020. È quanto rivela un’inchiesta condotta dal quotidiano The Australian, che cita documenti di cui è entrato in possesso, e che alimenta i dubbi sulla possibilità che un vaccino fosse stato testato prima che la malattia nota oggi come Covid-19 emergesse pubblicamente.

Lo scienziato dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese collaborava con il Wuhan Institute of Virology, il laboratorio al centro delle speculazioni internazionali riguardanti l’origine del coronavirus Sars-CoV-2: avrebbe presentato il brevetto già il 24 febbraio dello scorso anno, a sole cinque settimane dall’ammissione cinese della trasmissione del virus tra esseri umani, e poche settimane prima di morire in circostanze non chiarite, nel maggio successivo.

Zhou aveva anche legami con gli Stati Uniti, secondo quanto riporta il giornale australiano: era stato in passato ricercatore presso la Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh, e aveva collaborato con il New York Blood Center prima di entrare nell’Esercito Popolare di Liberazione cinese. In seguito, aveva lavorato a stretto contatto con la virologa più famosa della Cina, Shi Zhengli, la “bat-woman” del laboratorio di virologia di Wuhan – così soprannominata per i suoi esperimenti sui pipistrelli, principali indiziati per la diffusione del coronavirus – che ha sempre sostenuto che il virus non fosse uscito dal suo laboratorio: un rapporto, il loro, che corroborerebbe l’ipotesi di “attività militari segrete” condotte all’istituto di virologia di Wuhan prese in considerazione anche dal Dipartimento di Stato Usa, in una nota del gennaio 2021.

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