COVID: SCUOLE CHIUSE E LOCKDOWN, IN TANTI PROTESTANO E NON CREDONO AI MEDIA \\ SETTE+ in compresse. Edizione del 23/10/2020

Con l’arrivo dell’autunno assistiamo a un’impennata, tutto sommato prevedibile, del numero dei positivi. I governi parlano di seconda ondata, nonostante il numero dei morti e dei ricoverati in condizioni gravi sia enormemente inferiore rispetto alla prima fase dell’epidemia, e tornano blocchi e chiusure parziali, con lo spettro di un nuovo lock down che aleggia sull’Italia e su molti Paesi europei. Ma le opinioni pubbliche non credono più al racconto dei media e si moltiplicano le proteste contro le nuove restrizioni.

Mentre i media diffondono in maniera ossessiva notizie sul presunto arrivo di una seconda ondata dell’epidemia di Covid, e tornano restrizioni e coprifuoco, si moltiplicano le proteste dei cittadini in tutta Europa. In Italia dopo la decisione del governatore della Campania, Vincenzo de Luca, di chiudere le scuole, e dopo la bocciatura da parte del TAR campano del ricorso presentato contro l’ordinanza, continua la protesta delle mamme. La ragione delle contestazioni è che le mamme campane ritengono privo di senso impedire ai ragazzi di andare a scuola, visto anche che bar e ristoranti restano, per fortuna, aperti e i mezzi pubblici circolano regolarmente.

Sempre in Campania, ad Arzano di Napoli, i commercianti hanno bloccato il traffico lungo la circonvallazione esterna per il secondo giorno consecutivo affermando di essere «Costretti a farlo per avere visibilità». Protestano contro il lockdown deciso dalla Commissione prefettizia che amministra il Comune per arginare il contagio da Coronavirus. Uno dei commercianti che animano la protesta, Gennaro Cataneo, ha lanciato un appello: «Al popolo di Arzano dico di venire qua, non servono solo le condivisioni. Il problema è anche vostro, perché forse tra 10 giorni le serrande che adesso ci hanno fatto abbassare non riapriranno più! Venite qua e dateci una mano».

Ma la lotta di tanti cittadini contro le misure restrittive giustificate con la presunta crescita dei contagiati non riguarda solo l’Italia e va avanti ormai da tempo. Dopo l’estate, tra fine agosto e inizio settembre con l’arrivo di nuove restrizioni e con gli effetti economici dei passati lock down ormai palesi, in tutto il vecchio continente, e in molti altri Paesi del mondo, sono iniziate le proteste. il 29 agosto a Berlino in particolare la protesta ha avuto un’enorme partecipazione popolare, ma anche a Londra e Parigi migliaia di cittadini sono scesi in piazza. Il 5 settembre la manifestazione di Roma, alla bocca della  verità, ha visto la partecipazione di migliaia di italiani. In Spagna il 20 settembre i manifestanti, che si sono radunati in varie zone di Madrid, hanno intonato cori contro Abel Diaz Ayus, (Diaz Aius) invitandola a dimettersi. Altre manifestazioni si sono susseguite nei giorni successivi, il primo ottobre, quando la Spagna ha attuato un nuovo lock down parziale e poi il 12 ottobre, quando centinaia di auto hanno sfilato suonando il clacson e sventolando bandiere dai finestrini per le vie di Madrid in segno di protesta contro il governo, nel giorno della festa nazionale.

Il 18 ottobre è stata la piazza della città vecchia di Praga a trasformarsi in un campo di battaglia, quando la polizia è intervenuta per disperdere una manifestazione di tifosi di squadre di calcio e hockey che protestavano contro il divieto di eventi sportivi. I manifestanti hanno lanciato sassi e petardi, mentre la polizia usava gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Una manifestazione simile si era svolta ieri anche a Bratislava. Insomma gli europei, e non solo loro, non credono che le misure restrittive varate dai governi per il Covid siano prese per il loro bene, e la rabbia di un numero crescente di cittadini continua a montare.

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“FUTURE”: LE “ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA” DELLA FINANZA INTERNAZIONALE \\ SETTE+ in compresse. Edizione del 22/10/2020

Ne sentiamo spesso parlare nei tg o nei talk show, ma in pochi sanno cosa siano davvero i future. Proviamo a spiegarlo per capire come funzionano e perché sono stati definiti “armi di distruzione di massa” in questa nuova compressa di Sette+ su MePiù.

Ne sentiamo parlare spesso, ma che cos’è esattamente un future? Il contratto “future” è un contratto derivato con il quale l’acquirente ed il venditore si impegnano a scambiarsi un bene reale o un’attività finanziaria ad un prezzo prefissato in un tempo futuro prestabilito. Se l’oggetto dello scambio è una materia prima, come petrolio, grano, ecc., si parla di “commodity future”.

I “future” nascono come strumento di copertura dal rischio di fluttuazione dei prezzi, ma in realtà sono usati prevalentemente per fini speculativi, poiché in sostanza sono scommesse che consentono l’uso di una fortissima leva finanziaria. Un esempio chiarisce queste possibilità speculative meglio di tante parole. Poniamo che io preveda che entro un mese il prezzo dell’oro salga del 30% ed abbia mille dollari da investire. L’operazione più semplice è che io compri oro per mille dollari. Se la mia previsione era esatta,  avrò guadagnato in un mese il 30%, cioè trecento dollari. Naturalmente se il prezzo dell’oro resta fermo, non avrò guadagnato niente, e se cala, avrò perduto proporzionalmente alla percentuale di ribasso. Ma  con gli stessi mille dollari, se utilizzo la leva finanziaria, posso guadagnare (e perdere…) molto di più. Potrei, in prima battuta, chiedere denaro in prestito ed usarlo per tentare la speculazione.

Ma ancora di più posso rischiare ricorrendo ai derivati. Poniamo che da una banca io possa acquistare per mille dollari un contratto “future” che mi consenta di acquistare un mese dopo un chilo di oro, a cinquantamila dollari, ma io penso che entro un mese la quotazione dell’oro possa salire del 10%. A quel punto, se ho viso giusto,  il mio oro vale 55.000 dollari. Con i miei mille euro che ho speso per acquistare il derivato, ne ho guadagnati 5.000, cioè il 400%.  Ma se il prezzo dell’oro scende invece del 10%, ne perdo altrettanti. E magari io non li ho neppure. Quelle che abbiamo citato come esempio sono piccole cifre. Ma i fondi d’investimento, le banche, i grandi speculatori, gli stessi  ministeri del tesoro  stipulano contratti derivati per miliardi. E si capisce a questo punto perché il famoso finanziere Warren Buffet abbia definito i contratti derivati “armi di distruzione di massa”.

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LE MANI DELLA FINANZA SULL’ACQUA: ARRIVANO I “FUTURE” SULL’ORO BLU \\ SETTE+ in compresse. Edizione del 22/10/2020

Dalla fine di quest’anno sarà possibile negoziare contratti future sull’acqua sulla piattaforma Globex. Ad annunciarlo il gruppo americano CME, proprietario della piattaforma, recentemente molto chiacchierata per alcuni movimenti speculativi anomali. L’annuncio ha destato preoccupazione e scandalo perché l’acqua, bene primario indispensabile e diritto umano inalienabile, verrà di fatto trasformata in merce soggetta ai movimenti speculativi e alle leggi del mercato. Vediamo i dettagli in questa nuova compressa di Sette+ su mepiu.it

Il Gruppo americano CME ha annunciato che entro la fine di quest’anno sulla sua piattaforma di negoziazioni Globex, in collaborazione col NASDAQ (uno dei maggiori listini di Borsa degli Sati Uniti) sarà possibile negoziare contratti “future” sull’acqua.

Il “sottostante” (cioè l’oggetto delle “scommesse”)  sarà infatti il Nasdaq  Veles California Water Index, che registra i prezzi dei diritti di concessione dell’acqua in California, che nei solo territorio di Los Angeles e San Francisco valgono più di un miliardo di dollari. La piattaforma di contrattazioni Globex in questi ultimi tempi è stata , diciamo così, alquanto chiacchierata. E’ su di essa infatti che il petrolio alcuni mesi fa ha registrato addirittura quotazioni negative. I venditori cioè dovevano pagare i compratori per poter disfarsi del petrolio. Ed anche sul prezzo dell’oro su Globex si sono registrati movimenti anomali. Ma non è questo il punto. A suscitare polemiche e scandalo è  il fatto che l’acqua, bene primario indispensabile alla vita, da sempre considerato bene comune gestito da istituzioni pubbliche, dopo essere stato affidato ora a gestioni private, tende a diventare sempre più una “merce” normale, cioè un bene di mercato sottoposto quindi alle leggi, e alle speculazioni, del mercato.

Naturalmente il CME Group sostiene che i “future” sull’acqua hanno lo scopo di gestire meglio il “risk management” cioè il rischio che i gestori delle imprese (agricole, industriali) grandi consumatrici di acqua vadano incontro a rimbalzi dei prezzi conseguenti a carenze idriche. Ma è noto che a livello mondiale da anni solo il 10%  dei contratti derivati è stipulato per coprirsi da rischi, mentre il 90%, cioè la quasi totalità, ha scopi speculativi.

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SETTE+ il nuovo format di informazione indipendente, disponibile in diversi formati su MePiù e LaFinanzasulWeb. Arnaldo Vitangeli e Eugenio Miccoli.

In questa fase storica il sistema mediatico sta velocemente passando da una propaganda sottile e mascherata, con il rispetto almeno formale dei principi di neutralità e pluralismo, a una propaganda violenta e martellante, unita a una sistematica censura. Tutto questo è in linea con l’evoluzione politica di un regime prima occulto e ora sempre più palese. Per questo abbiamo deciso di intensificare gli sforzi per resistere e per ribaltare una narrazione falsa e funzionale agli interessi dei pochi.

Oggi quindi, vi presentiamo questa puntata pilota di un nuovo format, uscito sulla Finanza sul Web, basato sul precedente Sette+, in cui analizziamo tutti i principali eventi della settimana. In questa puntata parliamo della stretta del governo, della Marcia della Liberà e delle presidenziali americane.

settimanale SETTE+ live – EDIZIONE pilota
CON eugenio miccoli

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settimanale SETTE+ EDIZIONE pilota
CON IL COMMENTO DI ARNALDO VITANGELI

Sette+ raccoglie le principali notizie della settimana, in piccoli servizi e nel formato settimanale commentato da Arnaldo Vitangeli che ci aiuterà come sempre a fare chiarezza sulla situazione. La voce narrante è quella del nostro Eugenio Miccoli mentre le musiche e grafiche sono tutte autoprodotte da Dagon Lorai.

SETTE+ IN COMPRESSE

LA VERITÀ SUI NEGAZIONISTI

Migliaia di persone (le stime vanno dai 2 ai 20 mila) si sono ritrovate sabato 10 ottobre a Piazza San Giovanni, per chiedere un cambio radicale nel paradigma economico e politico per il nostro Paese.
10 i punti portati avanti dalla manifestazione, sui quali gli organizzatori hanno costruito il programma dell’evento e che rappresentano i temi cardine del sovranismo italiano: tra i più importanti possiamo citare:
“una moneta sovrana in uno Stato sovrano”, “un piano di investimenti e per il lavoro che debelli la disoccupazione”, “aumento dei salari ed un reddito minimo di 1.000 € per disoccupati, cassintegrati e partite iva”.
“Difesa delle piccole aziende, con un 2020 tax free in vista di una radicale e più equa riforma fiscale”, “nazionalizzazione del debito e moratoria nei confronti della finanza speculativa”. “Controllo pubblico del sistema bancario e la nazionalizzazione delle grandi aziende strategiche”.


In sintesi i manifestanti chiedevano la fine del neoliberismo, più Stato e meno mercato, e una piena applicazione della Costituzione del 1948, posizioni e proposte che, nel resoconto dei media, non sono mai state neppure citate.
La stampa e le tv, infatti, hanno parlato della manifestazione come di una bizzarra e pericolosa adunata di “negazionisti” termine che oggi viene utilizzato dal mainstream per indicare, o meglio per screditare, chiunque critichi l’approccio del governo all’epidemia di Covid o ponga domande scomode sui dogmi sanitari vigenti.
Riguardo al Covid la posizione del popolo di Piazza San Giovanni è chiara: l’epidemia di coronavirus esiste ma viene ingigantita dai media e utilizzata dalla politica per imporre limitazioni della libertà individuale e collettiva e per rafforzare il dominio economico del grande capitale transnazionale.
Nessuna negazione della pandemia, dunque, ma una diversa idea del suo reale impatto e degli strumenti più adatti a contrastarla.
Sul palco si sono alternati negli interventi alcuni dei volti noti della cultura dissidente, da Sara Cunial, Francesco Amodeo, da Matteo Brandi a Tiziana Alerio. Applauditissimi in particolare i discorsi di Mohamed Konarè, che ha sottolinato la convergenza tra la lotta dei giovani africani per l’indipendenza e quella dei popoli europei per la sovranità, e quello di Francesco Toscano, che si è imposto, a Piazza San Giovanni, come uno dei leader politici più infulenti del sovranismo italiano.

SETTE+ IN COMPRESSE

IL COVID RIESCE A BLOCCARE TUTTO TRANNE LA POLITICA

Il primo tra i leader politici fu Zingaretti, che il 7 marzo dichiarò di essere positivo al Covid. In assenza di sintomi signifiativi, o forse proprio di sintomi, il segretario Dem si isolò in casa e un paio di settimane dopo, con i due tamponi negativi alla mano, dichiarò trionfante di avere battuto il Covid.
Poco dopo è toccato a Boris Johnson, e in molti in Italia provarono una qualche nascosta soddisfazione. Bojo, come viene amichevolmente chiamato il premier inglese, era infatti molto restio a chiusure e lock down e nella sua positività qualcuno vide una specie di punizione divina.
Pochi sintomi, quelli tipici dell’influenza, pochi giorni di isolamento, e subito il biondocrinuto Johnson è tornato a Downing Street.


Le preoccupazioni sono state invece serie quando è toccato a Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, infatti, ha contratto il virus a 84 anni, dopo aver subito diversi interventi chirurgici e dopo varie vicissitudini mediche, e in molti hanno temuto il peggio.
Invece dopo un paio di settimane anche l’ultraottuagenario leader di Forza Italia è tornato in pista dichiarando di aver battuto il virus nonostante il suo caso fosse caratterizzato da una carica virale straordinariamente alta.
Ma la vera notizia bomba è arrivata il 2 Ottobre quando il presidente Trump, in piana campagna elettorale per le presidenziali, è stato trovato positivo al Covid.
Trump è sempre stato molto tiepido circa la minaccia rappresentata dal Covid che ha spesso definito, una banale influenza. E molti tra gli elettori Dem e i globalisti nostrani hanno in segreto sperato che “the Donald” ci lasciasse le penne, sia per rimanere come il simbolo di chi sottovaluta il pericolo e poi ne paga le conseguenze, sia per scongiurare l’ipotesi di un suo nuovo mandato.
Ma Trump ha rapidamente negativizzato la carica virale ed è tornato in piena forma a fare campagna elettorale, sostenendo per giunta che non si debba aver paura del virus e definendo quella che viene descritta come una sorta di peste del nuovo millennio “un’esperienza interessante” da cui l’attempato milionario è uscito presto e bene, come per altro tutti gli altri colleghi politici.

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tutti i dettagli del nuovo dpcm di conte

Il nuovo DPCM per contrastare la diffusione del Covid19 è stato firmato il 13 Ottobre da Giuseppe Conte e dal ministro della salute Speranza. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, questo il significato dell’acronimo, è uno strumento molto contestato da diversi giuristi per la sua dubbia legittimità costituzionale, ma è largamente usato dall’attuale governo, e motivato con il protrarsi dello stato di emergenza.
Nel decreto sono previste una serie di norme per la tutela della salute pubblica che limiteranno i contatti tra i cittadini e le attività pubbliche.
L’articolo 1 del dpcm stabilisce che è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé la mascherina, nonché obbligo di indossarla nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui sia garantita la condizione di isolamento.
Torna dunque l’obbligo delle mascherine, che in Italia sono prodotte dalla società della famiglia Agnelli Elkan, ma nel decreto è prevista anche una stretta sulle attività di ristorazione che riguarda bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie. «Le attività dei servizi di ristorazione sono consentite fino alle 24 con servizio al tavolo e sino alle 21 in assenza di servizio al tavolo.


Non si comprende come mai la medesima attività commerciale possa stare aperta negli orari in cui c’è maggiore concentrazione di persone e debba chiudere la notte, quando i clienti sono normalmente di meno.
Resta per gli spettacoli il limite di 200 partecipanti al chiuso e di 1000 all’aperto, con il vincolo di un metro tra un posto e l’altro e di assegnazione dei posti a sedere. Sono sospesi tutti gli eventi che implichino assembramenti se non è possibile mantenere le distanze.
Sono vietate tutte le gare, le competizioni e tutte le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere amatoriale. Gli sport di contatto sono consentiti solo da parte delle società professionistiche.
Restano chiuse le sale da ballo e discoteche, all’aperto o al chiuso, mentre sono permesse fiere e congressi. Sono vietate le feste in tutti i luoghi al chiuso e all’aperto. Restano consentite, con le regole fissate dai protocolli già in vigore, le cerimonie civili o religiose come i matrimoni. Le feste conseguenti alle cerimonie possono invece svolgersi con la partecipazione massima di 30 persone nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti. Nelle abitazioni private è comunque fortemente raccomandato di evitare feste e di ricevere persone non conviventi in numero non superiore a 6».

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TRUMP-PUTIN, NUCLEARE: L’ACCORDO STORICO CHE NESSUNO NOMINA

Dopo anni di tensioni che assomigliavano in tutto e per tutto a quelli della guerra fredda, e che nel 2014 avevano raggiunto il culmine, con la guerra civile in Ucraina e l’annessione della Crimea, gli Stati Uniti e la Federazione Russa sono tornati al dialogo. Le due superpotenze hanno recentemente  raggiunto un “accordo di principio” per estendere la durata di New Start, il trattato per il disarmo nucleare siglato nel 2010 che sarebbe terminato nel febbraio del 2021. New Start  era l’ultimo di una serie di trattati bilaterali volti a  limitare la corsa agli armamenti nucleari e a creare un clima di distensione tra Washington e Mosca, ma l’aggravarsi dei contrasti tra Usa e Russia degli ultimi anni della presidenza Obama aveva reso il rinnovo degli accordi tutt’altro che certo.

Russi e americani si impegnano, in base all’accordo,  a mantenere continua il limite di testate nucleari a 1.550, e a 700 il numero dei vettori quali missili balistici bombardieri strategici e sottomarini lanciamissili che compongono le rispettive triadi nucleari. Il Washington Post riporta la notizia che l’estensione dell’accordo prevedrebbe inoltre un “sistema di monitoraggio” più ampio, consentendo ai due contraenti un numero più alto di ispezioni nei siti della controparte per garantire la massima trasparenza nel rispetto del trattato. In una fase delicatissima dei rapporti internazionali dunque Trump e Putin portano le relazioni tra i propri Paesi su un piano di maggiore collaborazione e allontanano il rischio di uno scontro diretto tra le due maggiori superpotenze militari del pianeta.

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Referendum e regionali: Italia al voto. Eugenio Miccoli intervista Arnaldo Vitangeli.

Per MePiù, Eugenio Miccoli ha chiesto un’opinione sul referendum, e sullo scenario a contorno, a una delle menti più brillanti tra gli intellettuali non allineati al pensiero unico: Arnaldo Vitangeli, Editore della rivista “La Finanza”, scrittore, giornalista e videoblogger sul suo canale #Lafinanzasulweb.

Oggi, in tutta Italia, si vota per il referendum costituzionale indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta del quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana.
La riforma ha ottenuto una vastissima maggioranza ma la composizione dei fronti opposti è decisamente variegata. Nonostante questo, il dibattito sul “taglio dei parlamentari” si è acceso solo negli ultimi giorni, spesso senza entrare nel merito della questione e pare appassionare pochi. Ma la partita pare essere molto più grande di una semplice correzione a un paio di articoli della Costituzione.
Eugenio Miccoli ha chiesto un’opinione sul referendum, e sullo scenario a contorno, a una delle menti più brillanti tra gli intellettuali non allineati al pensiero unico: Arnaldo Vitangeli, Editore della rivista “La Finanza”, scrittore, giornalista e videoblogger sul suo canale #Lafinanzasulweb. Qui la trascrizione completa, a cura di Flavia Minorenti, dell’intervista disponibile anche a questo link: https://youtu.be/y3xqvki49D0

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  • Arnaldo Vitangeli ben trovato su MePiù.

Grazie è un piacere stare qui con voi.

  • Oggi e domani si vota per il Referendum Costituzionale per decidere il numero dei parlamentari del futuro parlamento. In questo momento il parlamento è composto da circa 1.000 membri, se dovesse passare questa riforma si scende a circa 600 membri. Cosa ne pensi dell’oggetto del Referendum?

Sembra avere una grossa presa sul pubblico, sulla base di informazioni false, sulla base di una deformazione della realtà. In realtà noi abbiamo un numero di parlamentari che è del tutto in linea con quello degli altri paesi, anzi.
Io penso che se tu fermi qualcuno per la strada e gli chiedi qual è il paese con più parlamentari in Europa, ti dirà: l’Italia. Non è l’Italia. Non siamo il primo, non siamo il secondo, non siamo il terzo, siamo il 22° su 27.
In Italia ci sono 1,6 parlamentari ogni centomila abitanti, più in basso di noi c’è la Francia che ne ha 1,4 quindi siamo lì, ma la Francia è una Repubblica Presidenziale quindi gran parte del potere è in capo al Presidente della Repubblica che è eletto a suffragio universale. La Germania ha 0,8 parlamentari ogni centomila abitanti. Ma la Germania è una Federazione, è una Repubblica Federale, una parte del governo della cosa pubblica è in capo ai Land.
Più di noi ce l’hanno, per esempio, la Gran Bretagna: 2,4, e sostanzialmente tutti i paesi: la Finlandia 3,2(il doppio). Su, su, a salire, fino a Malta che ha dieci volte il nostro numero di parlamentari, ogni centomila abitanti. Quindi la questione che i parlamentari in Italia sono troppi è falsa.
La questione del risparmio. Si dice: “noi tagliamo i parlamentari perché in questo modo diminuiamo il costo della politica”. La verità è che il taglio dei parlamentari non porterà un risparmio, si è detto che avrebbe fatto risparmiare mezzo miliardo di euro, ma non è vero. Sono circa 250 milioni di euro a legislatura, ovvero ogni cinque anni, quindi poco più di 50 milioni di euro all’anno, pari allo 0,007 del bilancio dello Stato. Quindi il taglio non porta sostanzialmente nessun beneficio economico. I benefici economici sono veramente marginali.
Lo svantaggio però è che, innanzitutto scendiamo ulteriormente, cioè diventiamo ancora meno rappresentati in una situazione in cui già tra i paesi europei siamo tra i meno rappresentati a livello del parlamento. Ma soprattutto cambia a livello delle varie regioni la possibilità di eleggere deputati e senatori in regioni poco popolose, per esempio: nel Molise, Basilicata e Umbria, il numero di parlamentari eletto sarà bassissimo. In Umbria saranno nove. Tutti i cittadini umbri saranno rappresentati da nove persone.

  • Deputati e senatori o solo senatori?

Deputati e senatori insieme: nove. Ora, come possono nove persone racchiudere per un’intera regione tutte le posizioni politiche, tutti gli interessi delle varie parti sociali, tutte le visioni del mondo? Perché quelli sono i rappresentanti del popolo in Parlamento. Quindi a fronte di meno di un caffè all’anno, a cittadino, che risparmiamo: 80 centesimi, ci troviamo in una situazione in cui c’è ancora meno democrazia, ma la cosa gravissima è che questo viene veicolato all’opinione pubblica come un vantaggio: hai tagliato le poltrone!

  • Sì, viene proposta, in questo momento, questa soluzione come chiave per snellire i lavori parlamentari…

Snellire i lavori parlamentari?!? Noi abbiamo il problema opposto. Nel senso che questa è un’altra idiozia…

  • Per inciso: i nostri padri costituenti, almeno per quello che ne so, hanno pensato ad un sistema “lento” di proposito per far sì che ogni atto normativo potesse essere sottoposto a tutta una serie di esami e di verifiche.

Giustamente soppesato anche in base agli interessi dei vari corpi sociali.
Ma lento in che senso? Noi abbiamo il problema opposto. Abbiamo un’enorme quantità, una selva di leggi, molto spesso in contrasto l’una con l’altra. Per cui il problema non è fare più leggi in maniera più rapida, il problema è fare leggi migliori ed evitare di tornare cento volte sulla stessa questione peggiorando, continuamente, la situazione.
Questa questione dell’”essere veloci”, lo ricorderai benissimo, era il mantra di Renzi sul Referendum, in quel caso fallito, per la riforma renziana della Costituzione. “Dobbiamo correre”, ma correre dove?
Facciamo un esempio: al di là di quello che ognuno può pensare sul conflitto interno che oppone Israele e la Palestina, se c’è un paese che si trova in una situazione in cui l’azione è indispensabile in tempi brevi è Israele.
Israele ha un sistema molto simile a quello dell’Italia dei padri costituenti. Un proporzionale puro in cui ci sono governi che per governare devono mettere insieme le varie forze, le varie componenti della società israeliana, in cui ci sono: gli Haredim che pregano cinquanta volte, hanno le treccine e non possono neanche suonare al campanello di sabato, c’è la ultramoderna Tel Aviv che è paragonabile a una metropoli nord europea e Israele non solo sopravvive, ma prospera con un sistema che a noi dicono non può funzionare perché devi essere rapido.
Le scelte devono essere tolte al dibattito politico, quindi al dibattito democratico e devono essere sempre più portate sul piano tecnico verso cui il parlamento, mortificato, tagliato, ridotto, nominato, deve soltanto essere quello che convalida le decisioni e le scelte portate avanti dai tecnici. Questa è la negazione della Democrazia.

  • Ecco, hai toccato un punto essenziale: questo Parlamento rimarrebbe un Parlamento di nominati, con una soglia di sbarramento, probabilmente anche più alta di quella che abbiamo adesso e senza una legge elettorale chiara, perché in questo momento quella che c’è non è applicabile perché bisognerebbe rifare tutti i collegi e altri correttivi, ma comunque con un parlamento composto da nominati.

C’è una coerenza in tutto questo programma. Oltretutto non è nuovo. Questa proposta di Referendum non nasce con i 5 Stelle, nasce nel 1985 in un documento, che non è di un partito ma è della P2, è di Licio Gelli e tra i vari punti: l’abolizione dell’articolo 18, la riduzione del ruolo dei sindacati, eccetera, si proponeva di ridurre il numero dei parlamentari e dei partiti, portando a un sistema bipolare o bipartitico, centrodestra, centrosinistra progressisti e conservatori, democratici e repubblicani. Due soggetti identici con pochi parlamentari che devono semplicemente schiacciare il bottone per dire sì alle decisioni che vengono prese altrove.
Il fatto che, in un documento di una loggia massonica deviata come era la P2, ci sia a riforma costituzionale che ci vengono a proporre, ci dovrebbe far capire in che direzione stiamo andando. La questione delle nomine dei parlamentari è la stessa cosa.
Parliamoci in maniera chiara: noi siamo persone che sono impegnate in politica, non nel senso di politica attiva, ma nel cambiamento della società. Noi non abbiamo nessuna possibilità di farlo dentro un partito, magari non noi che contiamo poco, ma Diego Fusaro ad esempio, si potrebbe presentare nella Lega, nel PD o nel Movimento 5 Stelle e prendere 350 mila preferenze, vincendo di gran lunga su eventuali altri candidati.

  • Creando una serie di fastidi ai vertici di quei movimenti.

Non solo. Portando in parlamento, forte di 300 mila voti, delle istanze e un rappresentante del popolo. Viceversa con il parlamento di nominati, un qualunque Diego Fusaro, ma vale per chiunque, può andare da Salvini, da Di Maio, da Zingaretti o dalla Bonino, da chi ti pare e dire: “mettimi lista”. Se il leader del partito accetta di metterti in lista, ok. Ma da quel momento tu rispondi a lui, non al popolo, perché tu vai lì perché è lui a volerlo. Non il popolo. E nel momento in cui Di Maio, Zingaretti, Salvini o Meloni dicono: “sì vieni” a quel punto se resti, sarà sempre ed esclusivamente per volontà del leader di turno ma se tu non piaci al popolo non fa niente, perché tanto ti mettono in un collegio bloccato e ti eleggono.
Come tutti quei personaggi che non hanno nessuna presa sulla gente, ma che sono in Parlamento da vent’anni perché vengono nominati, fanno il lavoro che il capo gli chiede e vengono rinominati al giro successivo.
Ma questo è assolutamente opposto al concetto sostanziale della Democrazia in cui il popolo decide il proprio destino e non fa solo un rito vuoto di andare a mettere una crocetta.

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  • Cosa ne pensi di questo consenso che si sta radunando intorno al No come “strumento di lotta all’attuale governo”. Partiamo dal presupposto che il 97% del Parlamento ha votato favorevolmente questa riforma costituzionale. Quindi in teoria tutte le forze politiche sono unite intorno al Sì. Invece nella pratica, ci sono molte fazioni della “sinistra”, se possiamo chiamarla “sinistra”. Con uno sforzo di fantasia enorme. Bisogna schematizzare in qualche modo. Da Milano (giornalista), ad esempio, si è dichiarato per il No. Alcuni personaggi del centrodestra, ad esempio Giorgia Meloni, ha fotografato la situazione del centrodestra, come una situazione nella quale si voterebbe tutti per il Sì, se non fosse che la vittoria del No potrebbe creare grossi problemi al governo attuale cambiando gli equilibri.
    Quindi le domande sono due: cosa ne pensi di questa possibilità, se potrebbe incidere sul risultato del referendum? E se, secondo te un eventuale vittoria del No potrebbe effettivamente incidere sulla vita del governo in carica.

Partiamo da quest’ultima domanda: nel caso di un No il governo salterebbe come il tappo di una bottiglia 15 minuti dopo.

  • Ne sei sicuro?

Oddio… il Movimento 5 stelle veramente ci ha abituato all’inverosimile, tale è l’attaccamento alla poltrona che magari sarebbero addirittura… però neppure Renzi ha avuto il coraggio di rimanere al governo dopo il fallimento della riforma costituzionale. Nel caso dei 5 Stelle sarebbe madornale.

  • Però è anche vero che Renzi aveva puntato tutto, compreso la sopravvivenza del suo governo su quel referendum invece a livello comunicativo le forze di governo si sono comportate in maniera molto diversa.

Ma i cinque stelle, nella fattispecie, mettono come unico elemento di continuità con il voto anti-casta, anti-sistema. Anche se non è vero per le ragioni che abbiamo spiegato. L’unico elemento che lui (il Movimento) pone per poter dire io sono ancora il Movimento 5 stelle è: ” vedi sto tagliando le poltrone”. In realtà stanno tagliando la Democrazia. Se gli dicono “no” anche a quello, diventa veramente difficile sostenere il governo, ma anche da parte del PD!
Detto questo non ci dimentichiamo che ci sono le regionali, per cui lì la questione è anche il combinato tra il risultato referendario e il risultato delle regionali.

  • Abbiamo un “combinato disposto” anche questa volta?

Sì abbiamo un “combinato disposto” anche questa volta. Ah ah. Io però ritengo che non si devono mescolare le due cose dal punto di vista dell’elettore, cioè: quando tu sei chiamato a rispondere su una riforma costituzionale non puoi decidere sulla base del governo, perché le regole della partita non si fissano sulla base di chi è in vantaggio in quel momento. Anche perché il momento dopo può cambiare la situazione. Le regole sono una cosa fondamentale. Secondo me è sbagliato anche dire: “io vado a votare No perché così, se vince il No, cade il governo”. Sì è vero, chi vota No, come io voterò No, penso si sia è capito, lo deve fare per tutelare la Democrazia. Non sulla base di questo momentaneo governo che durerà chissà ancora per quanto. Comunque la legislatura sta per finire in ogni caso.
Per quello che riguarda le elezioni, potrebbe esserci comunque una situazione in cui il governo sarà colpito in maniera molto dura dalle urne, cioè nelle regionali il centrosinistra ha perso tutto da Renzi in poi. Se perdesse anche, dico per dire, la Toscana, le Marche… è difficile, soprattutto perché l’alleanza è anomala. Ma non è tanto il destino del governo quello che c’è in ballo ma è qualcosa di molto, molto più importante. C’è il futuro della Democrazia italiana. Questo governo, tra qualche anno, non ci ricorderemo neanche che c’è stato, sarà una delle parentesi “horror” della politica italiana recente, ma una riforma di questo tipo secondo me, pone un problema molto serio per quelle che saranno le successive elezioni e per quello che sarà proprio la possibilità dei cittadini italiani di avere una rappresentanza democratica.

  • Chiuderei su una cosa: ieri sera mi sono imbattuto, sfortunatamente, in una trasmissione di la7 condotta da una certa Lilli Gruber, mi pare che si chiami così, – Vitangeli: non conosco – c’era ospite un editore, si chiama De Benedetti, anche lui dichiaratamente per il no. Secondo te come mai?

Lo sai che me la sono posta anche io la questione. Prima facevi riferimento anche a Da Milano.

  • Ti voglio dire una cosa prima che mi rispondi. Su Da Milano, io ieri sera ho notato, l’ho osservato da Floris in un confronto con Travaglio che invece è per il Sì. Ho notato che c’è un vero e proprio gioco delle parti, probabilmente anche suffragato da delle convinzioni però ieri sera era evidente il gioco delle parti, cioè Da Milano faceva la parte del No, anche in maniera non esageratamente efficace, e Travaglio faceva la stessa cosa però sulla parte opposta. Entrambi in maniera estremamente poco efficace. Questa è una cosa che mi ha fatto un po storcere il naso. Ti devo dire la verità.

Il fatto è che noi non siamo in Democrazia. Noi siamo in una rappresentazione della democrazia.

  • Io lo chiamo “il reality della politica”.

Noi siamo in un reality in cui si fa finta, come in quei reality dove fanno finta di stare, non so, in una fattoria, noi facciamo finta di avere la Democrazia, ma non ce l’abbiamo.
Non ce l’abbiamo perché le decisioni non le prendiamo noi. Perché le persone che vanno in parlamento non le decidiamo noi. Quindi di fatto non incidiamo nelle scelte fondamentali. Quindi probabilmente il fatto di schierarsi per il No o per il Sì è anche funzionale.
La stessa cosa è successa con il referendum di Renzi, dove c’era Bersani che era per il No e la renziana per il Sì. Secondo me anche lo scopo, proprio, di creare questa situazione, un po’ la stessa cosa che avviene con Salvini e con Zingaretti, cioè si crea, si polarizza l’opinione pubblica sulla base molto spesso di contrapposizioni che non esistono. In questo modo il reality del della Democrazia sembra più reale. Esattamente per lo stesso motivo per cui in questi reality la gente strilla, si accapiglia, si lancia le cose contro, si prende a parolacce, eccetera. Nonostante la vita non sia così nella realtà, però devono enfatizzarla per creare attenzione. La stessa cosa avviene in politica, siccome non succede nulla, siccome non cambia nulla, siccome le elezioni non contano nulla, si deve creare un’enorme bolla di tensione emotiva, di modo che c’è chi dice: “sì ho vinto”, chi dice: “no ho perso, mi impegno per vincere la prossima volta” e tutti siamo in questa giostra.

  • Grazie Arnaldo!

Grazie a te.

  • E che il Daje sia con te.

Ah ah, sempre.

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