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La tutela dell’ambiente entra in Costituzione. Cosa c’è dietro?

La tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi entra nella Costituzione. Tutti festeggiano una “giornata storica” per la Natura e per gli animali del nostro Paese. Ma le cose stanno davvero così?

La tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi entra nella Costituzione. Tutti festeggiano una “giornata storica” per la Natura e per gli animali del nostro Paese. Ma le cose stanno davvero così?

La Camera dei deputati ha dato il via, in seconda lettura, al disegno di legge costituzionale di iniziativa parlamentare, che ha lo scopo di includere la tutela dell’ambiente tra i principi fondamentali della Carta. L’Aula ha approvato con 468 voti a favore, un contrario e sei astenuti, la proposta di legge costituzionale che modifica gli articoli 9 e 41 della Carta. Il Senato lo aveva già approvato con la maggioranza dei due terzi il 3 novembre 2021. Dunque entra subito in vigore e non è sottoponibile a referendum.

Queste le parole del Ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, sul voto della Camera: “Questo voto del Parlamento segna una giornata epocale: testimonio qui la presenza del governo che crede in questo cambiamento, grazie al quale la nostra Repubblica introduce nei suoi principi fondanti la tutela dell’ambiente”.

I giornali esaltano quanto avvenuto, e la quasi totalità della classe politica, da sinistra a destra, festeggia in pompa magna tra slogan e manifesti. 

Tutto molto bello se non fosse per il fatto che la retorica “Green” rappresenta un pilastro della narrazione globalista. Come abbiamo specificato noi di MePiù in un servizio dal titolo “G20, A ROMA SI DECIDE IL DESTINO DEL PIANETA”, i due temi predominanti sul tavolo del G20 del 2021, tenuto nella Capitale italiana, sono stati infatti “clima e pandemia”. Due mantra fondanti della narrazione degli ultimi due anni, accostati non casualmente, in quanto considerati due facce della stessa medaglia. Non dimentichiamo infatti le parole del Premier Draghi che titolavano le prime pagine dei giornali italiani il 20 settembre: “L’emergenza clima è come la pandemia”.

Già da allora si era dedotto che la nuova emergenza sarebbe divenuta di stampo climatico. A pochi giorni dal G20 di Roma e dalla conferenza mondiale sui cambiamenti climatici Cop 26 di Glasgow arrivò un chiaro messaggio rivolto ai big del pianeta: neanche il rallentamento dell’economia provocato dal Covid-19 e dal lockdown è riuscito a ridurre i gas che alterano il clima. Discorso che aveva sollevato molteplici dubbi sul reale ruolo delle restrizioni e sul fatto che, forse, il frenare parte della macchina economica mondiale per il virus sarebbe stato un grosso esperimento per verificare l’incidenza dell’uomo sull’ambiente.

Nel frattempo il discorso ambientalista, ormai incanalato in una specifica visione progressista, tanto di moda tra le giovani generazioni, aveva già preso piede nella nazione, anche attraverso la propaganda della mascotte ambientalista svedese, Greta Thunberg, non a caso ospite sempre in Italia presso il convegno “Youth4Climate” del 28 settembre a Milano, dove è intervenuta con il suo intercalare divenuto in seguito un meme: “bla bla bla”.

Con questo ulteriore passaggio, sono diverse le personalità appartenenti al mondo della contro-narrazione che hanno captato un nuovo pericolo dietro l’entrata della tutela dell’ambiente nella Costituzione.

Così ha infatti scritto l’autrice del “Grande Reset”, Ilaria Bifarini, dalla sua pagina facebook: «Mentre il popolino è ancora distratto da bollettini e restrizioni, il Parlamento approva a maggioranza assoluta la riforma costituzionale che introduce nella nostra Costituzione la “tutela dell’ambiente”. Siamo pronti alla fase 2 del Grande Reset: dai lockdown sanitari a quelli climatici”.»

Anche il giornalista Gilberto Trombetta, in passato ospite su MePiù, ha lanciato uno sguardo critico a quest’ultima mossa del Governo: «Con la riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione* approvata a larghissima maggioranza dai partiti attualmente presenti nel Parlamento italiano, attraverso l’aggiunta della tutela dell’ambiente, della salute e delle generazioni future, il Governo Draghi ha di fatto introdotto nella nostra carta fondamentale la giustificazione giuridica del lasciapassare verde e dello stato di emergenza (più o meno permanente). Col pretesto della “crisi ambientale” potranno dichiarare un altro stato di emergenza e imporre chiusure di attività, sia pubbliche che private. O la chiusura dell’intero Paese. Col pretesto della “tutela ambientale” i diritti dei cittadini (a partire da quello al lavoro) potranno essere subordinati alla classe energetica con cui sarà catalogato lo stile di vita di ciascuno di noi (quanto consuma la macchina che usi? E la casa in cui abiti? E i tuoi elettrodomestici? Quanta carne consumi?). Infine ha detto: “Queste riforme – è bene dirlo senza giri di parole – non hanno nulla a che vedere con la transizione a un’economia che abbia un minore impatto ambientale. Né con la tutela della salute. O, tanto meno, con la tutela delle generazioni future”.»

Tra gli astenuti in Parlamento alcuni membri di Fratelli d’Italia, tra cui l’On. Augusta Montaruli, la quale ha espresso preoccupazione per le interpretazioni ideologiche che tutto ciò potrebbe comportare. Ha inoltre spiegato come la tutela ambientale non deve essere un ostacolo all’economia: “Dobbiamo rivedere l’impianto delle norme affinché ci sia un reale equilibrio tra la tutela ambientale e la tutela delle nostre”.

L’Italia sarà dunque laboratorio anche per la seconda fase del Grande Reset?

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