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Giorgetti e Colao verso la svendita degli ultimi asset strategici della nazione?

TIM nel mirino di KKR. L’offerta del maxi fondo non convince Vivendi, il gruppo francese che possiede il 23,9% del colosso Telecom italiano. Ma la vera domanda è una: perché TIM fa gola?

Il fondo di investimento KKR ( Kohlberg Kravis Roberts & Co) vuole acquisire il 100% delle quote di TIM

Il governo ha messo in piedi una Task Force. Il gruppo di lavoro è composto principalmente dal ministro dell’Economia Daniele Franco, dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e dal ministro dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale Vittorio Colao.

Giorgetti reputa “molto positivo” l’interesse del colosso americano nei confronti della Società italiana, ma spiega che il Governo sta valutando.

D’altra parte, alcuni vedono nelle mire di KKR un assalto all’economia italiana. Sempre dall’universo politico infatti c’è chi invoca al ‘Golden Power’, che è nei poteri del Governo Draghi. In questo modo si impedirebbe la vendita agli americani.

In ogni caso l’offerta del maxi fondo KKR per Tim, pari a 50 centesimi per ogni azione ordinaria e di risparmio, è stata giudicata “insufficiente” da Vivendi, il gruppo francese che possiede il 23,9% del colosso Telecom italiano. Dunque è ancora fumata nera sulla trattativa Tim-Kkr.

Questo è ciò che sappiamo tutti, ma c’è dell’altro che la maggior parte dei media non dice.

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Innanzitutto cos’è KKR? 

Parliamo di una società di investimento globale americana che opera nel private equity, ovvero una classe di investimento alternativa che consiste in capitale che non è quotato in una borsa pubblica, ma anche nel creditizio, nell’immobiliare e nelle infrastrutture. La società è stata fondata nel 1976 ed oggi è presente in 21 città in quattro continenti (America, Europa, Asia e Medio Oriente). 

Tra i suoi fondatori troviamo tre personaggi di origine ebraica: Il filantropo Henry R. Kravis, repubblicano che ha contribuito con 1 milione di dollari all’inaugurazione presidenziale di Donald Trump, il defunto Jerome Kohlberg Jr, e George Rosenberg Roberts, dal 2010 marito di linnea Conrad, partner di Goldman Sachs.

KKR comunque è già partner di Tim e di Fastweb in Fibercop, dove era entrata con il 37,5% del capitale.

Il motivo dell’offerta del gigante americano a Tim è chiaro. TIM non è soltanto banda larga per il calcio e per i cellulari, ma è anche cybersicurezza, ponti radio per la telefonia mobile e soprattutto mezzo milione di cavi sottomarini gestiti da Sparkle.

 C’è inoltre da porre attenzione al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), un piano che si sviluppa intorno a tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale. Un intervento che intende riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, accompagnando le nazioni in una fase di transizione ecologica e digitale. Le infrastrutture in Italia sono al centro degli investimenti del PNRR. Parliamo anche di telecomunicazioni, energia e rete idrica, e per esse sono stanziati miliardi. TIM avrà un ruolo importante in tal senso.

In ogni caso le telecomunicazioni sono infrastrutture a dir poco strategiche e avere come beneficiario ultimo di TIM una società che risponde ad un governo straniero ha i suoi rischi in termini di sicurezza nazionale.

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