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“Dal mainstream solo discorsi astratti, insulti e tentativi di delegittimazione” Giorgio Bianchi

Nel pubblico, alla conferenza del filosofo Giorgio Agamben a Firenze il 7 maggio, era presente Giorgio Bianchi – documentarista e reporter di guerra recentemente tornato dall’Ucraina. A seguito del convegno ci ha gentilmente concesso un’intervista: “L’interesse da parte del pubblico non è corrisposto da parte dei media corporativi. Solo discorsi astratti, insulti e tentativi di delegittimazione ma mai si è discusso nel merito”

Il 7 maggio a palazzo Tolomei a Firenze c’è stata una conferenza col filosofo Giorgio Agamben indetta dal Movimento di Studenti contro il Green Pass

Nel pubblico era presente Giorgio Bianchi – documentarista e reporter di guerra recentemente tornato dall’Ucraina. A seguito del convegno ha gentilmente concesso un’intervista ai microfoni di MePiù.

Perché esistono le guerre?

“Qualcuno che dica che è immorale che la Russia faccia la guerra, non ha senso” ci risponde l’intervistato che continua: “Noi potremmo dire che la guerra è sempre immorale, però le guerre si continuano a fare, le abbiamo fatte noi occidentali e le fanno anche i russi e siamo tutti immorali perché abbiamo delle necessità”

Cosa intendi per “dare una struttura all’informazione indipendente”?

“Il problema che oggi ci troviamo ad affrontare è il problema di un’assenza totale di struttura per quanto riguarda il campo di quella che viene definita controinformazione ma che io definisco l’informazione. Io ho potuto riscontrare, dopo quella che i russi definiscono operazione speciale, un enorme interesse per il mio lavoro, interesse da parte del pubblico che non è corrisposto da parte dei media corporativi. Solo discorsi astratti, insulti e tentativi di delegittimazione ma mai si è discusso nel merito” e poi continua. “ Per costruire una struttura servono fondi veri, non possiamo andare avanti con le collette, la raccolta fondi può andare bene per un singolo progetto, ma una struttura non può reggersi su questa perché c’è bisogno di una programmazione, di una pianificazione”

Cosa diresti a chi parla della guerra senza averla mai vissuta?

“Questo è uno dei maggiori problemi e cioè vedere delle persone che fino a ieri si occupavano di cucina, costume, società e politica parlare di geopolitica e di conflitti senza avere una minima idea e avendo un approccio ideologico che non tiene minimamente conto della realtà dei fatti e di come le grandi potenze si muovano in quello che viene chiamato il Great Game

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