Il Vitello Intonato intervista Eugenio Miccoli sul progetto MePiù. 21 ottobre ore 17 in diretta su YouTube.

Luca Tanesco intervista Eugenio Miccoli sul progetto MePiù. Il 21 ottobre ore 17 in diretta sul canale Youtube “Il Vitello Intonato“, un progetto di Luca Tanesco. L’intervista sarà trasmessa live a questo indirizzo: https://youtu.be/T-UyR9LTtSE imposta il promemoria.

Clicca sull’immagine per guardare il video.


SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù
IBAN E POSTEPAY SU: https://mepiu.it/sostieni


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Articoli recenti

GERO GRASSI: CONTE HA SBAGLIATO! ALTRO CHE “MORO”.

“Conte non ha sbagliato a paragonarsi a Moro. Conte ha sbagliato a ricondursi a Moro. Se Conte è Moro, allora io sono Totò!” Gero Grassi.

Gero Grassi è un politico di lungo corso, ha ricoperto diversi incarichi, da Sindaco della sua città natale: Terlissi, a Deputato della repubblica. Oggi si occupa di far conoscere Aldo Moro per conto del Consiglio Regionale della Puglia, è Presidente del “Consiglio di indirizzo e verifica” dell’Istituto Oncologico di Bari e Presidente degli ex-Parlamentari del PD in Puglia. Nella Legislatura 2013-2018 è stato componente e tra i promotori della commissione “Moro 2” (la commissione di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro). Intervista disponibile anche a questo link: https://youtu.be/HYIo9dbXSto

Inoltre Gero Grassi ha rivelato di essere venuto a contatto, durante questa sua esperienza, con materiale segretato che non riguarda solo il caso Moro: “Queste carte, se rese note, consentirebbero di individuare i responsabili delle stragi.” sostiene Grassi in questo estratto dall’intervista di Eugenio Miccoli, realizzata a Bari durante una delle tappe del MeTour2020. In esclusiva su MePiù. In questo articolo potete leggere la trascrizione completa, a cura di Flavia Minorenti della redazione di MePiù, dell’intervista disponibile anche a questo link: https://youtu.be/v9_V6CtFHOA


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

Intervista integrale

Dopo che il 13 dicembre 2017, il Parlamento aveva approvato la relazione della commissione Moro 2, con la presentazione delle liste, l’onorevole Gero Grassi non è stato ricandidato. Come a dire che del caso Moro non bisogna parlare. Perché il caso Moro coinvolge pezzi autorevoli dello Stato di ieri e di oggi.

Quando parliamo di Stato, parliamo di Servizi Segreti, di Magistratura, di classe politica, di giornalismo, di persone interessate a che non venga trasferita la verità. La morte di Moro non è l’omicidio di una persona soltanto, è l’omicidio di un’idea di Stato e di mondo. Moro voleva che l’Europa fosse l’Europa dei popoli e non quella delle banche, ma per creare questa grande Europa bisognava cambiare l’accordo di Yalta. Moro viene ucciso per le convergenze parallele di tanti settori del mondo: dallo IOR, alla P2, al Mossad, al KGB, alla Cia, che sono tutti interessati a fermare questo uomo, amico, generoso, mite e buono che ha del mondo una idea diversa da quella dominante del tempo.

  • Eugenio Miccoli: Gero Grassi, ben ritrovato. Sono passati poco più di due anni dal nostro ultimo incontro. Gennaio/Febbraio 2018: abbiamo fatto un doppio incontro nella fase in cui si stavano formando le liste per le nuove elezioni del 2018.

Gero Grassi: Eravamo a Roma alla Camera dei Deputati invece oggi siamo in Consiglio Regionale a Bari.

  • Facendo una piccola ricerca in internet, l’articolo più recente che ho trovato è dell’8 agosto 2020. Parla della sua nomina a presidente del CIV (Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Istituto Oncologico di Bari), lei dice in questo articolo che: “il presidente Emiliano, già nell’Aprile del 2018, le aveva proposto questa carica” su Facebook ha scritto che lei ha rifiutato la carica perché non voleva che passasse l’idea che potesse essere “un contentino ad un ex parlamentare” o “la riparazione di ingiustizie subite”. Quindi lei sostiene di aver subito delle ingiustizie?

Non stiamo sul piano del diritto, quindi non siamo nella vicenda giudiziaria, ma sul piano della politica. Mi hanno escluso dalle liste del PD e mi hanno escluso, cosa che io ho scritto il giorno dopo la certificazione dell’esclusione, 29-30 Gennaio 2018, esclusivamente per la vicenda Moro. Sono stato: Vicepresidente del gruppo PD alla Camera, uno dei Deputati più presenti, sempre sul fronte, ho girato l’Italia, ho fatto tante di quelle manifestazioni, ma mi rendo conto, oggi più di ieri, che, col caso Moro, ho fatto un casino di quelli infiniti (per usare un francesismo) ed, evidentemente, ho dato fastidio a tanta gente.
Però io questo lo mettevo in conto, tant’è che se voi andate a consultare il mio sito dove ci sono manifestazioni, riprese da televisioni o appassionati, degli anni 2015/2017, io ho sempre detto: “Guardate, la prima commissione Moro fu voluta da un Senatore: Vittorio Cervone, di Latina, che era un amico di Moro, che, come ricompensa, fu escluso dalle elezioni del 1979. Fu escluso dalla DC il suo partito. Io farò la stessa fine.” e così è stato.
Però non me ne dolgo. Sono contento. Per me è come una medaglia questa perchè, se qualcuno viene escluso perché è un tangentaro o un imbroglione allora è un problema, ma io, escluso perchè mi sono impegnato per la vita di Moro, è una medaglia. Tant’è che chi pensava di tapparmi la bocca con l’esclusione dalla Camera ha commesso un errore perché, devo dire grazie al Consiglio Regionale della Puglia e al presidente in carica: Mario Loizzo, del fatto che ho intrapreso qui un’attività, che mi porta in tutte le scuole di Puglia e d’Italia, nei comuni, nelle biblioteche, nelle associazioni e al centro del momento formativo, lì dove facciamo dei corsi di formazione per i docenti, perché questi ultimi conoscano la storia d’Italia e la possano trasferire agli studenti. Quindi a me è andata benissimo!

  • Quindi lei, sostiene che è stato escluso dalle liste del PD perché si è occupato del caso Moro e perché se ne è occupato in un certo modo.

Ma non c’è dubbio. Ho rotto le scatole a mezza Italia. E continuo. Ne sono convinto di questo. I’allora Segretario del PD e Presidente del Consiglio Renzi avrebbe dovuto, e potuto, sulla vicenda Moro, cavalcare l’onda e dire: “noi ci siamo occupati di Moro e siamo arrivati non al 100% della verità, ma all’80-90%”, nonché sollecitato non ha speso una parola. Perché, guardate, è riduttivo parlare del caso Moro. Il caso Moro è la Storia d’Italia della seconda metà del Novecento, parte della fine Seconda Guerra Mondiale, attraversa la Costituzione e contiene tutti i guai d’Italia: dal “Piano Solo”, all’Italicus, a Piazza Fontana, alla Strage di Bologna, all’annosa vicenda “Palestinesi/Israeliani”, alla P2…
E che cosa manca? È tutto qui.
Quindi, chi si occupa del caso Moro travalica il devastante episodio di via Fani e di via Gaetani e va al cuore dei problemi dell’Italia.

  • Già prima della nostra intervista, lei ha sempre sostenuto, a seguito di quello che è uscito dalla Commissione Moro 2, che una delle prigioni di Moro fosse via Massimi 91. È stato querelato per questo, è corretto?

Non è esattamente così. Io sono stato querelato da due persone, ascoltate in Commissione, che ritengono che a seguito di una mia intervista a un’agenzia di stampa nazionale, loro siano riconoscibili. Siccome potrebbe dare sviluppi, abbiamo mandato alla Procura di Roma tutta la documentazione e non abbiamo scritto in Commissione, sulla relazione, i dati di queste due persone. Loro ritengono che da quella mia intervista siano riconoscibili, andremo a vedere se hanno ragione o meno. I due nomi furono secretati, chiaramente loro querelandomi hanno diffuso i nomi, perché…

  • Si sono palesati loro, certo.

Appunto. La cosa strana è che noi, dopo 42 anni stiamo a discutere di una querela, perché secondo loro sarebbero riconoscibili, e non stiamo a discutere se quella è stato o meno la vera prigione di Moro.
Tra l’altro io non ho mai detto che quella è stata la prigione di Moro, invece ho detto che quella potrebbe essere stata la vera prigione di Moro, sulla base di alcuni elementi, e il caso non è chiuso, tant’è che abbiamo mandato alla Procura tutta la documentazione.

  • Leggevo che la querela è stata sporta per eventuali reati relativi alla divulgazione del segreto, quindi non per diffamazione, come poi titolano i giornali.

Leggendo il testo dell’Agenzia di cui io sono in possesso si evince chiaramente che non fornisco nessun elemento che possa farli riconoscere. Certamente dico che uno dei due è un’uomo e che l’altra è una donna, che erano giovani all’epoca, che oggi quindi sono miei coetanei più o meno e che avevano delle amicizie nell’extra parlamentarismo di sinistra, ma non dico mai: nè il nome, né cognome, nè dove abitano, né la data di nascita.
Ad esempio dico : “era una donna dell’università”. Quante donne dell’università ci sono che oggi hanno 60-70 anni? ce ne sono tantissime, non una soltanto. Quindi sono loro che si sono riconosciuti, ma loro sanno che cosa hanno fatto. Il problema è che non hanno detto tutto.

  • Allora mi spieghi un attimo questa contestazione che le fa il BR Persichetti, il quale fa una ricostruzione abbastanza accurata di quello che è successo in via dei Massimi, quale è stato l’andamento della frequentazione di quell’appartamento e il perché non potrebbe essere il covo di Moro e tira in causa due persone. Lei poi, nel nostro precedente incontro aveva parlato dell’ospitalità a Gallinari da parte di questa coppia, la coppia a cui si riferiva poco fa immagino, però Persichetti sostiene che non è possibile che ci sia questa commissione in questo coinvolgimento del Covo, parla di una frequentazione di quell’appartamento da parte di Piperno e della sua, allora compagna, Brigitte Kraatz. E che cosa c’entrano queste due persone?

Guardi, io non posso rispondere per Persichetti. Inquadrando il problema: Persichetti è stato un brigatista, pluricondannato. Quindi è un po’ difficile che la storia di questa vicenda me la debba contestare un brigatista, che voglio ricordare, ogni 15 giorni mi insulta sui media, anche se io non rispondo mai, ma è un brigatista che ha inneggiato pubblicamente quando il PD non mi ha ricandidato. Ultimamente ha detto che ero diventato il direttore del Manifesto, cosa non vera. Quindi io non ho da rispondere a Persichetti. Semmai Persichetti si rivolga alle due persone che hanno detto di aver ospitato Gallinari e glielo contesti. Anche perché io non ho le prove, attraverso la mia presenza in commissione abbiamo registrato che le due persone, separatamente, hanno detto di aver ospitato Gallinari. Se lui non è d’accordo, contesti le due persone, non me. Io ho riportato quello che i due hanno detto in commissione. Tutto qua.

  • Prendo ora un altro articolo che ho trovato su sul web che la riguarda. Ovviamente tutti successivi al nostro incontro, lei ha detto fondamentalmente che conosce i nomi dei responsabili delle stragi. Questo è contenuto in un articolo se non sbaglio che lei ha scritto…

Questo l’ha scritto Pasolini. Il famoso articolo sul Corriere della Sera, l’aiuto a decifrare.

  • Sì. Diciamo che sul Corriere della Sera era andato in prima pagina (nel ‘74) e questa sua dichiarazione è andata in ventesima pagina della Gazzetta del Mezzogiorno, ovviamente.

Ovviamente. Sulla Strage della Stazione di Bologna, avendo noi letto la documentazione tuttora secretata, non da me, ma per interesse della incolumità della popolazione italiana, io ho sostenuto che la lettura completa della documentazione della Strage di Bologna, secretata, dovrebbe indurre il popolo italiano a capire chi ha fatto la Strage di Bologna. Ho aggiunto, da quelle carte secretate, che abbiamo letto come commissione Moro, ho un’idea precisa, quindi conosco la vicenda, ma per il segreto di Stato che è stato imposto, non da me su quelle carte, non posso parlarne.

  • Lei sempre in questo articolo sostiene che la arresterebbero se ne parlasse, insieme a lei però queste carte le hanno lette anche altri.

Certo, altri componenti della commissione Moro: Giovanardi, Gotor, Gasparri, Fioroni. Se va su “La Stampa” di 15 giorni fa, Fioroni dice che quelle carte hanno subìto un ulteriore prolungamento di segretezza e addirittura, sostiene, che saranno ancora segretate quando scadrà l’attuale segretazione. Conoscendole, noi tutti capiremmo tante cose, ma purtroppo nemmeno la magistratura ci può chiedere di svelare il segreto di Stato. Tant’è che al processo di Bologna un imputato ha chiesto che mi ascoltassero. Ma ho dovuto rispondere: “Guardate, io vengo, però vi devo dire che per il segreto di Stato non posso riferire”, quindi la magistratura di Bologna ha rifiutato la mia audizione. Quelle carte contengono elementi riconducibili alle vicende delle stragi degli anni ‘70 e ‘80 e implicano connivenze positive e negative di soggetti terzi rispetto allo Stato italiano. Sono stato chiaro? e quindi per evitare ritorsioni sulla popolazione, lo Stato, tramite chi ne è preposto come i Servizi Segreti e la presidenza del Consiglio dei Ministri, ha secretato quella documentazione.
Perché lo Stato italiano ritiene che ove si conoscano quelle carte, ci possano essere rappresaglie contro la popolazione italiana. Mi spiego, facciamo un esempio, se io dicessi che Alberto Sordi (parliamo di un morto) è quello che ha messo la bomba alla stazione di Bologna, i parenti di Alberto Sordi, per vendicarsi potrebbero fare qualcosa, sono stato chiaro? ovviamente non c’entra nulla Alberto Sordi.

  • Certo, io vorrei sapere di più su questo ovviamente.

Eh ma io non posso dire. Ma ci arrestano a tutti e due. Attenzione.

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

  • Va bene. Tornando a Moro invece, mi ha fatto sorridere una cosa, dopo che ci siamo incontrati, ho visto un’intervista di Marco Travaglio al presidente, in quel momento era ancora presidente al governo giallorosso, poi presidente attuale del Consiglio: Giuseppe Conte. Gli viene chiesto da Marco Travaglio chi fosse un politico al quale si ispirava, e lui ha risposto: “Aldo Moro”, ovviamente. Lei la vede una affinità tra queste due persone? tra Giuseppe Conte e Aldo Moro?

Se lui è affine ad Aldo Moro… io sono Totò! Io sono Totò!

La differenza sta nella diversità della società: Conte è figlio di questa società e Moro di quella. Io ho ascoltato avantieri in televisione, su un canale nazionale, un signore che quest’estate sulle spiagge italiane intervistava persone di varia età e di varia cultura. Alla domanda: “Chi è Giuseppe Conte?”, un signore di 40 anni ha risposto: “ l’allenatore dell’Inter”. Ma di che cosa stiamo parlando?
E alla domanda: “qual’è la differenza tra le regioni a statuto speciale e quelle ordinarie?” un’altra persona, una ragazza ha detto: “Le speciali sono quelle del Nord e le ordinarie sono quelle del Sud”, poi ancora, “che cosa significa INPS?” Non lo sapevano, “che cosa significa PSI?” Non lo sapevano. Un popolo di ignoranti. Tutti bravi a fare “i leoni da tastiera” su Facebook, a criticare tutto e tutti, pochi a capire e a studiare.
Non voglio generalizzare, ma la società di Moro era più ignorante di quella attuale, perché la società di Moro, nel ‘46-’47, era quella figlia del fascismo e della guerra. Al Sud il 40% non sapeva leggere e scrivere, si può non saper leggere e scrivere ma si può comunque avere l’intelligenza d’imparare. Oggi pochi hanno l’intelligenza d’imparare, tutti discutono di tutto, siamo tutti virologi, costituzionalisti, scienziati ed il risultato è questo. Quindi, non esasperi la differenza Moro/Conte. Conte ha sbagliato, non a citare Moro,ma a ricondursi a Moro. Moro era amato, voi in questo momento siete a Bari: fino a pochi anni fa (perché purtroppo poi le persone muoiono), ma a Bari Vecchia, sugli altari degli anziani insieme a San Nicola che è il patrono di Bari, c’era l’immagine di Moro e non perché gli avesse fatto un piacere, ma perché era visto come il corregionale diventato presidente del Consiglio dei Ministri che non si tirava mai indietro, nemmeno ad una parola di speranza. In questa città, c’erano centinaia di ragazzi, oggi settantenni, ottantenni che sono stati mantenuti agli studi da Moro, perché Moro, all’epoca si poteva fare, insegnava e faceva il parlamentare. Lui viveva dello stipendio di professore e lo stipendio di parlamentare lo destinava ai bisogni di quelli che gli chiedevano soldi per studiare.

  • Lei come ha cominciato a fare politica?

Io ho cominciato a fare politica perché mi appassionai a vedere mia nonna che cuciva le lenzuola, nella campagna elettorale del ‘63 e scriveva Aldo Moro con il cotone rosso.
Quindi cercavo di capire, avevo 5 anni, chi fosse questo Aldo Moro e pretesi che mio padre mi portasse a un suo comizio.
Aprile ‘63, a Terlizzi la mia città. Moro invece che alle 9 arrivò alle 12, ed io che avevo 5 anni, mi addormentai. Non potè parlare sul palco perché l’orario era scaduto quindi parlò vicino al tavolino, io mi addormentai sui suoi piedi e probabilmente gli disturbavo il comizio così lui mi prese in braccio. Non capii niente di che cosa stesse succedendo e continuò il comizio. E mi ricordo, nonostante i 5 anni, che mi colpì che lui parlò molto della scuola in quel comizio perché era quello che precedette la sua elezione a Presidente del Consiglio dei Ministri e mi ricordo che parlando della scuola diceva che non si sarebbe potuta basare sul reddito, ma anzi, che si sarebbe dovuta basare sul merito. Attenzione, oggi siamo tutti d’accordo, ma nel ‘63 non era così, in quanto nel ‘63 avevamo una società ancora classista, elitaria, con grande rigurgito fascista.


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Mi sono appassionato a Moro che ovviamente non sapevo fosse democristiano, come facevo a saperlo, avevo 5 anni! poi attraverso l’Azione Cattolica sono stato indotto all’impegno politico, ma non di un partito, quello lo scelsi io. La mia Azione Cattolica negli anni ‘70 induceva a considerare che nei nostri paesi ci sono tante cose non vanno. Le possiamo cambiare se ognuno di noi si impegna a cambiarle ma per poterlo fare ci vuole l’impegno politico. Ci si può anche dedicare a fare sport, ma si potrà al massimo battere il record di Mennea ma non si potrà certo rimuove le cause ostative a una disoccupazione, una criminalità, a una corruzione che questo paese ha. Così iniziai il movimento giovanile della DC facendo tutta la trafila nel partito, poi consiglio comunale, in seguito Sindaco(di Terlizzi) e presidente della ASL.

  • Quando ha cominciato a fare politica lei si cominciava da organismi giovanili , per quanto riguarda oggi invece, secondo lei è ancora possibile fare politica veramente?

No. Per un motivo molto semplice: perché non ci sono i soggetti attuatori della politica, non ci sono più i partiti.
Oggi i partiti sono americanizzati in negativo. Perché dico in negativo? In quanto in America ce ne sono due: Democratici e Repubblicani, qui invece ognuno si fa il suo partito. Prenda l’esempio del Consiglio Regionale della Puglia, si vota per 20 giorni e ci sono quasi 30 liste. Ma questi non sono partiti sono contenitori elettorali, funzionali ad un obiettivo: le elezioni.
Tenga presente che in Puglia abbiamo candidati, consiglieri comunali di un paese del centrodestra che si candidano in lista con il centrosinistra alla Regione o viceversa.
Allora, le liste sono strumenti per essere eletti, non sono partiti. Il partito dovrebbe essere innanzitutto formazione, cultura, educazione. Non sto parlando del partito A,B,C, i partiti in generale. Nella storia d’Italia, dal Movimento Sociale, al PSU, PSI, Lotta Continua, PLI, PRI, PSDI, PSI, DC e PC, tutti questi partiti seppur in maniera diversa, in base alla loro entità, avevano un pensiero. Per alcuni il pensiero era corto, per altri era lungo, per altri era lunghissimo, ma lo avevano! Oggi questo pensiero non c’è più, per cui ognuno è legittimato a stare nel partito A oggi e nel partito B domani, tanto sono tutti uguali, in più i partiti di una volta facevano soprattutto formazione politica.
Oggi la formazione politica si fa su Facebook e il risultato è quello che vediamo. In Parlamento arrivano illustri sconosciuti che non sanno nemmeno quale sia la sua funzione, tant’è che quando le Iene si divertono a intervistare qualcuno, nonostante poi facciano anche qualche cosa di poco nobile, il risultato è che dimostrano che c’è una massa di ignoranti, non si può mai generalizzare, ma gli ignoranti si vedono. Invece prima non era così, perché chi arrivava in Parlamento aveva dietro le “frattocchie” del PC, aveva dietro Palazzo Sturzo dell’Eur sede della DC, aveva, prima ancora, Camaldoli, cioè aveva dietro grandi contenitori culturali che rendevano l’obiettivo finalizzato a migliorare le condizioni della popolazione. Le racconto un episodio: c’è da poco il fascismo, quindi primi anni ‘20, nella mia città, in una vecchia cantina dove si beve il vino stanno cenando, da una parte quattro sacerdoti e dall’altra quattro contadini, nessuno di loro conosce l’altro perché non c’erano a quei tempi le televisioni, i giornali ecc. Al tavolo dei contadini vi è seduto un contadino illuminato che si chiama Giuseppe Di Vittorio, sindacalista di Cerignola che sta con altri tre comunisti di Terlizzi. Sente il vociare dei sacerdoti e riconosce una cadenza siciliana in uno di questi, si avvicina e gli chiede: “Scusi ma lei chi è?” e lui risponde : “Io sono Don Luigi Sturzo, sto con questi tre confratelli a mangiare la carne arrostita nella tradizione di Terlizzi in punto avanzato.” Tutt’oggi la carne arrostita è buona perché i nostri macellai la sanno tagliare. Parlo di un blocco di popolari e un blocco di comunisti, uniscono i due tavoli, discutono, e segnano su una tovaglia di carta alcuni punti. Il primo punto è che la proprietà privata è giusta ma deve avere una finalizzazione pubblica. L’altro punto è che non si possono tenere terre incolte, perché le terre incolte non producono benessere alla società e se qualcuno le tiene incolte lo Stato gliele deve espropriare e consegnare ai braccianti che le devono coltivare, dalle quali devono mangiare e produrre benessere. Questi due passaggi, sanciti su codesta tovaglia, che oggi si trova a Palazzo Sturzo, donata da Gabriele De Rosa alla fondazione Sturzo di Roma, furono poi sanciti nella Costituzione.
Sturzo e Di Vittorio questo lo dissero all’inizio degli anni ‘20, comunisti e democristiani l’hanno studiata per tanti anni e poi l’hanno sancita nella Costruzione. Il diritto sanitario italiano cioè la legge che attua l’articolo 32 della Costituzione, parliamo della legge numero 833 datata 23 dicembre ‘78, sancita dal primo grande Ministro donna della Repubblica Italiana: Tina Anselmi. Il diritto alla salute fu concepito prima in Veneto negli anni ‘30 , poi venne sancito nella Costituzione nell’articolo 32.
Faccio questi esempi per dire: “ma esiste oggi qualcuno che sta studiando che cosa fare in italia nei prossimi 40 anni? C’è qualcuno che sta pensando a come risolvere il problema dell’occupazione giovanile nel prossimo ventennio? C’è qualcuno che si chiede di ridurre l’edificabilità in questo paese e di incentivare la ristrutturazione?” Non ci pensa nessuno. Oggi la politica è gestione del quotidiano, quindi come puoi pretendere dai giovani che si affacciano a questo problema che da soli trovino un contenitore. Non esistono più! Né i contenitori politici, né quelli pre-politici, e quindi il giovane dove fa politica? Su Facebook e a chi la spara più grossa.

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

  • Secondo Lei questo passaggio quando è avvenuto poi nel concreto?

Questo passaggio è avvenuto alla fine di quella che volgarmente si chiama prima Repubblica.

  • ‘91-’92 quindi.

Sì, gli anni ‘90. Quella politica delegittimata da Tangentopoli reagisce. Ma c’è chi pensa che oggi Tangentopoli non esiste più. Oggi è più raffinata. Ma non è che non esiste più.

  • Che intende per più raffinata?

È più raffinata perché non ci si presenta più con le mazzette delle centomila lire, ma attraverso le consulenze o con operazioni di alta finanza si arriva allo stesso obiettivo. E quindi è più raffinata.

  • Tornando al discorso del fare politica, guardando la situazione attuale lei che tendenza vede? senza fare gli stregoni ovviamente.

Un caos. Nella situazione della politica attuale si discute anche in maniera esacerbata, e io contesto questi toni, nel 5 Stelle, nel centrodestra o nel centrosinistra, volano parole pesanti, che offendono. Ma veramente pensate che se vince Tizio, se vince Caio, se vince Sempronio, cambia il paese?
No. Perché il substrato è identico. Questo paese avrebbe bisogno di riscoprire la stagione dei doveri, non soltanto quella dei diritti. Ma qui ci si accapiglia, non per un progetto strategico. Negli anni ‘40, comunisti e democristiani lottavano anche aspramente, per due idee di mondo diverse, quelli che volevano andare con gli americani: la libertà, la democrazia e il piano Marshall e poi gli altri che ritenevano il Grande Fratello Russo, il socialismo, il proletariato unito e il comunismo come risolutori dei problemi del mondo. Possiamo condividerli o meno, erano però due progetti mondiali. Oggi di che cosa stiamo a discutere? Di chi fa il sindaco di Roma?

  • Beh, ci sono anche altre cose di cui si discute.

Certo, certo. Del Mes. Sì, sì ma anche cose molto più importanti: del protocollo di Kyoto e di tante altre…
Ma guardate, che se ne discute a livello di vertice, di potere. Prima del Piano Marshall si discuteva nella sezione di Poggiorsini che è un comune di 1000 abitanti della provincia di Bari, perché era importante educare le persone e quindi nella sezione della DC e nella sezione del PC discutevano del Piano Marshall. Oggi di Kyoto si parla in Parlamento, del Mes si discute in Parlamento. Ma se tu vai sulla spiaggia, come sono andati quelli della televisione l’altro giorno e dici “che cos’è il Mes?” non lo sanno.

  • Messi è forte” gli ha risposto.

“Messi è forte.” Ah quindi l’hai visto…

  • Sì, certo che l’ho visto.

L’intervistato dice: “Messi è forte”. Che è una bella risposta e dà l’idea di un paese che vive solo di calcio. Discutendo di Ronaldo che prende 10 milioni di euro l’anno e intanto il medico ne prende al massimo €3000. Così non funziona.
È un problema di cultura, capisco che su Ronaldo ci sia la regola del mercato, degli sponsor, delle provvigioni, del marketing, capisco tutto! Ci mancherebbe altro, mica vivo in Africa. Ma noi abbiamo delle persone che guadagnano molto poco rispetto a quello che producono. In più non è vero che un professore non produce nulla, in quanto il professore produce la coscienza, la cultura di un ragazzo che a quell’età capisce se deve stare con lo Stato o contro lo Stato, con la legge o con la criminalità, con la Costituzione o contro la Costituzione e se non glielo dice il professore a questo ragazzo, chi glielo dice? La famiglia? che spesso non è in grado? Ecco perché dovremmo incentivare il recupero di queste grandi professionalità. Stiamo parlando di scuola che si riapre fra dieci giorni.

  • Forse.

Forse, hai ragione. Stiamo parlando di sanità per la quale questo paese ha bisogno di un progetto strategico. C’è un partito, iniziando da quello più vicino a me, che sta progettando i prossimi cinquant’anni d’Italia? Non credo. Non si governa pensando all’oggi, si governa creando oggi le condizioni di benessere futuro. Ma se vuoi il benessere fra vent’anni devi iniziare oggi a fare le cose. Se io, per esempio, volessi dei pomodori li dovrei piantare a marzo per poterli raccogliere ad agosto. Se io volessi delle palme, alte oltre 30 metri, le dovrò piantare oggi perché mi arrivino a quell’altezza nei prossimi trent’anni. Sto parlando di palme, figuriamoci la trasformazione di un paese. Ad agosto il mese caldo degli italiani, non c’è un’autostrada dove ci siano 10 km di continuo senza lavori in corso, le grandi opere strategiche, abbiamo il problema delle ferrovie nel mezzogiorno d’Italia ecc…

  • Lei come la vede questa trasformazione che c’è in questo momento? ad esempio sulla didattica a distanza, lo smart working, parlando di scuola, parlando di formazione, parlando di cultura.

La didattica a distanza è un pugno nello stomaco, perché la scuola presuppone il contatto fisico tra professore e alunni. Quando dico contatto fisico intendo dire: la mimica, la gestualità, gli occhi, la smorfia, il rimprovero con la faccia truce, la spiegazione che ti viene col cuore. Ma la didattica a distanza tutte queste cose non le può fare, l’abbiamo dovuta fare per un motivo. Lo smart working va regolamentato, perché è inutile nasconderci, per alcuni smart working significa ferie prolungate. Va regolamentato, perché poi ha anche delle cose positive: un risparmio energetico, una minore presenza negli uffici, un minore consumo, minore spostamento. Non può essere però che qualcuno sta a casa da quattro mesi e non fa niente.

  • Ora, ho una curiosità, a me rimane difficile pensare, che una persona come lei che si è occupata con passione di determinati argomenti possa ad esempio, essere iscritto a un’associazione massonica.

E infatti lungi da me.


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


  • infatti Lei so che non è stato mai iscritto.

E mai sia. Rispetto, perché attenzione, ci sono delle logge massoniche lecite e
logge massoniche illecite, ma per quanto mi riguarda: “ Forza Milan”, lì mi posso iscrivere, al club Forza Milan, perché sono per Gianni Rivera e quindi sono del Milan.

  • Però mi rimane altrettanto difficile pensare che, soprattutto negli anni ‘70-’80-’90, si potesse riuscire a fare politica non essendo iscritti ad una associazione massonica.

No, si faceva benissimo. La DC per esempio, non era un partito massone, e devo dire che in tanti anni di Democrazia Cristiana, nessuno mi ha mai posto il problema della massoneria, onestamente. Mentre ho capito che in qualche luogo si imbrogliava.

  • Qualche luogo intende altri partiti?

No, no. Intendo in qualche luogo fisico, in qualche amministrazione, c’era quello che faceva l’imbroglio o c’era quello che si prendeva la tangente. Ma io in tanti anni di politica, la massoneria, non l’ho mai vista.

  • Non l’ha mai vista?

Mai nessuno si è avvicinato a me per chiedermi l’iscrizione o per parlarmi di massoneria. Né nel periodo in cui ero della DC, né in quelli che sono stati i partiti successivi. Sono stato, dopo la DC, nel Partito Popolare, poi nella Margherita, poi nel PD.
Assolutamente no. Non era la massoneria il problema della prima Repubblica, ma era quello della corsa al consenso, che fu determinata da una esasperazione dello scontro De Mita/Craxi. Il problema era la corsa a questo consenso che in un certo momento più che cercarlo, formarlo, lo si comprava. Sempre senza generalizzare, per esempio dalla mia esperienza nel partito da cui provengo: la DC, che aveva personaggi come Gava, ma anche come Martinazzoli. Ora, se dovessi pensare ad un’immagine negativa penserei a Gava ma se volessi pensare ad un’immagine positiva penserei a Martinazzoli, quindi i partiti che si fondavano “sull’anti”, quindi anti-comunismo o anti-democristiano, avevano al loro interno tutto il contrario di tutto. Quindi si trovava nello stesso partito una persona come Gava, che absit iniuria verbis, è stato Ministro degli Interni, ma è finito male, e una come Martinazzoli. Qualcuno diceva: “la mattina commentavamo le encicliche, la sera contavamo le tessere”. Per spiegare un mondo tenuto insieme da soggetti contrapposti. Ma questo non era un problema solo della DC, nel Partito Comunista c’erano anche persone di grande etica, come Enrico Berlinguer.

  • E c’era anche Napolitano.

C’era anche Napolitano.

  • Per esempio.

Per esempio.

  • Abbiamo preso un nome a caso, ovviamente.

Abbiamo preso un nome a caso, al quale non abbiamo da abbinarlo a illeciti o reati, però diciamo che, i suoi atti politici, oggi più di ieri, studiati, destano in noi notevoli preoccupazioni.
E lo dice uno che l’ha anche votato due volte. Ma quando l’ho votato non sapevo, quello che ho scoperto dopo.

  • Neanche la seconda volta, nel 2016?

Neanche la seconda volta.

  • Non l’avrebbe ri-votato.

Ma assolutamente no! assolutamente no. La commissione Moro a me è servita per conoscere un mondo, anche quello politico, che prima conoscevo solo dall’esterno. Ma questo non riguarda Napolitano, riguarda la politica in generale.

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

  • Abbiamo precedentemente fatto una domanda su quale vede possa essere la prospettiva. Invece secondo Lei quali possono essere delle soluzioni a queste carenze? Proprio sul piano politico però, perché capisco che il problema fondamentale sia l’interesse del cittadino, quindi la volontà reale del cittadino di informarsi, di istruirsi e quindi di partecipare in seguito alla vita politica, però c’è anche da dire che in passato c’erano degli organismi che incentivano questi aspetti qui. Oggi, Lei vede delle possibili soluzioni oppure no?

La soluzione è nei giovani. Il giovane non deve stare ad aspettare che gli aprono la porta. Se la porta è chiusa la abbatte. I giovani dovrebbero impegnarsi, non nella corsa alla successione dei meno giovani, ma ad ideare un mondo migliore di quello attuale e poi a vedere di costruirlo.
Quando parlo di giovani, intendo dire i trentenni, i quarantenni. Ma questi non possono rifugiarsi nel privato e aspettare che altri diano le soluzioni. Io ho 62 anni, non sarò più candidato a nulla. Faccio l’allenatore, posso fare il consulente gratuito, ma non vedo tanti giovani preparati che si accapigliano, spesso poi quelli che si presentano sono i peggiori. E noi paghiamo la fuga dei cervelli all’estero, la depauperazione del Sud, di alcune città perché i giovani migliori se ne vanno, o come succede, penso per i miei figli che non è che se ne sono andati, ma si sono rifugiati nel privato perché il pubblico è deprimente. E io continuerò sempre a dirgli che: “voi il mondo non lo cambiate stando a casa, dovete sporcarvi le mani”. Questo non significa aderire a questo o a quel partito, aderite ai partiti che volete ma costruite una speranza per il futuro.

  • Grazie mille della disponibilità, come al solito.

Grazie a voi.

  • Vuole aggiungere qualcosa?

Voglio aggiungere soltanto una cosa: lunga vita a voi per quello che fate, perchè dopo quelle splendide puntate del caso Moro, ho girato tutta l’Italia, in tante scuole, le ho messe sul sito mio, le hanno viste migliaia di persone. E voi fate una informazione che non è filtrata. Io non conoscevo le tue domande, non ho concordato nulla con te, tu hai dimostrato che quando tagli non tagli per prevenzione, lo posso testimoniare, per cui, continuare a fare questo lavoro perché è di grande supporto alla crescita della persona.

  • Grazie mille, le confesso che quello è stato il mio esordio. Fondamentalmente, è stata la prima volta in cui mi sono preso veramente la responsabilità di dire al mio editore, che era Claudio Messora, persona lungimirante, evidentemente, di dirgli: “ho studiato il caso, ho osservato tutta una serie di cose, ho visto come espone la situazione l’onorevole Grassi. Vorrei fare questo tipo di lavoro” e lui mi ha lasciato per un mese, mezzi e tempo per poter fare questa cosa. In totale libertà vorrei aggiungere.

Avete fatto un’operazione brillante, in totale libertà e dicendo anche quello che tutt’oggi alcuni tentano a sottacere, cioè nelle puntate di “The Moro Files” noi abbiamo detto per esempio che Cossiga ha partecipato alla stesura del memoriale Morucci/Faranda, non perché l’abbiamo scoperto noi, ma perché è scritto nella relazione e Cossiga era Presidente della Repubblica, e voi l’avete detto, non perché io abbia una propensione anti-Cossiga, ma perché se l’ha fatto, perché non dobbiamo dirlo? Se l’ha fatto, perché non dobbiamo dirlo.

  • E insieme a lui, dobbiamo dire onestamente, che si parlava anche del Giudice Imposimato. Persona stimatissima anche da parte mia.

E certo. Imposimato era un mio amico, fui profondamente addolorato. Mi dispiace. Non capisco ancora le motivazioni, ma non capisco nemmeno perché i primi ad arrivare sulla strage di via D’Amelio sono stati i servizi segreti che si sono anche appropriati dell’agenda rossa. Come dice la commissione antimafia.
Ma se noi non continuiamo, da tutte le parti, a fare queste cose, cala il silenzio.
E invece voi continuate a fare la vostra parte e io mi auguro di fare sempre più la mia e qui dico : “CONTE INVECE DI PARAGONARSI A MORO, FACCIA MORO! Faccia Moro, abbia il coraggio di farlo”, allora sì, ma non che si paragona a Moro, altrimenti io sono Totò.

  • Lui le risponderebbe probabilmente: “sì ma Moro l’hanno ammazzato”.

Eh appunto. Appunto. Corri il rischio, non che ti ammazzino per carità, non voglio la morte di nessuno. Ma sii audace, non fare il mediatore. Assurgi a leader, assumiti la responsabilità, su che cosa? Sulla giustizia, sui bisogni, sulla povertà. Assumiti la responsabilità e corri il rischio pure che qualcuno ti mandi a casa, sia Di Maio o Zingaretti, e chi se ne importa se vai a casa! Se dovessi andare a casa per un fine nobile sarebbe un fatto positivo, una scintilla. Invece la politica è spesso troppo mediazione e Conte fa il mediatore. E questo non va bene. Moro non era un mediatore, Moro cercava di assumere una posizione che tenesse dentro il meglio delle diverse posizioni, di conseguenza era una mediazione a rialzo, Conte fa la mediazione a ribasso.

  • Grazie.

Buonasera.


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Se sei arrivato fino a qui e ritieni utile il nostro lavoro sostieni il sito con una donazione: https://mepiu.it/sostieni

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

Articoli recenti

Gli ostacoli da abbattere in un mondo globalizzato dalla paura – Francesco Neri

Il mondo doveva collassare, questo è successo ma le condizioni di vita non sono migliorare ma per lo più peggiorate. Il controllo sulle nostre vite permane nelle mani di chi detiene grandi capitali e tecnologie. Un controllo sempre più stringente che fa leva principalmente sulle paure che paralizzano gli individui. Ma è ora che inizia la madre di tutte le battaglie e non può essere vinta se prima non ci si pone in una condizione ben precisa..

Nella prima tappa del MeTour2020 abbiamo incontrato Francesco Neri, divulgatore interdisciplinare e attivista nel campo delle comunità resilienti. Ve ne proponiamo un estratto di pochi minuti per poter assaporare l’essenza dell’intervista integrale disponibile su MePiù.


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

Leggi l’intervista integrale

È interessante fare contro-informazione, fare contro-cultura, però bisogna lasciare questo contro alle parole. E, in realtà, nella pratica operativa, agire in senso molto diverso.
Non mi ricordo esattamente chi, ma sicuramente aveva ragione: per abbattere, per battere o per superare l’attuale paradigma, che anche se non ci fosse il covid, anche se non ci fosse stata la crisi, anche se continuassimo noi a guadagnare tutti bene come era qualche anno fa, comunque, era sbagliato, no?.  Consumiamo 1,5 pianeti l’anno, 30 mila bambini muoiono al giorno di fame.. non è che andasse bene ,andava bene a noi ma c’era un miliardo o 2 di persone che se la prendevano in quel posto, molto pesantemente: i deboli del pianeta, il sud.

Quindi, in pratica il mondo andava ribaltato. In questo senso il paradigma nuovo non lo si può abbattere combattendolo, perché è fatto per combattere, combattendolo lo rinforzi. Va fatto creandone uno, nuovo amoroso, equanime, che lo renda obsoleto e quindi si decompone di suo e lo vediamo, secondo me, questo sta accadendo.

Ora siamo in una fase parossistica, siamo a testa in giù, alcune cose sono incredibili, in alcune informazioni che leggi devi andare a vedere se c’è scritto Lercio o no sotto, perché sono competente fuori di testa. Eliminati gli sbiancanti per rispetto ai negri, ai neri, gli sbiancanti della pelle. In realtà non stanno eliminando gli sbiancanti, li chiameranno in un’altra maniera. Eliminata la parola “sbiancante” per, in quanto razzista, butti giù le statue.

È chiaro che il mondo si sta ribaltando, andava ribaltato, quindi questo è una cosa buona in un certo senso, che sta accadendo. Il compito nostro è far sì che non si ribalti in qualcosa di ancora peggiore e più dispotico, un vero incubo della società, ma invece apra le porte a quello che è finalmente un mondo equanime. Io c’ho le mie teorie.. 

-la tendenza che stai vedendo qual è?Leggi tutto

Cliccando su “Leggi tutto” puoi accedere alla trascrizione completa dell’intervista a Francesco Neri, a cura di Flavia Minorenti della redazione di MePiù. L’intervista è disponibile anche sul nostro canale Youtube a questo link: https://youtu.be/P31fFlQlT9E

Guarda l’intervista integrale


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Se ritieni utile il nostro lavoro sostieni il sito con una donazione: https://mepiu.it/sostieni

Articoli recenti

Intervista a Corrado MALANGA. La Vita e le Ricerche su: UFO, Alieni, Abduction, Universo, Coscienza.

Corrado Malanga è stato ricercatore universitario presso il dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’università di Pisa, dove ha insegnato per più di 35 anni Chimica Organica, Green Chemistry e Chimica dei Composti Elementorganici. Nei corsi di Laurea in Chimica, Chimica Industriale e Scienze Biologiche, ha pubblicato più di 50 lavori su riviste internazionali di Chimica.

Nel tentativo di comprendere il funzionamento dell’Universo si è imbattuto nello studio dei fenomeni ufologici, da li in poi ha organizzato la ricerca per il Centro Ufologico Nazionale (CUN) in qualità di responsabile del Comitato Tecnico Scientifico, proseguendo poi il suo lavoro come fondatore del Gruppo Stargate Toscana. Il suo percorso l’ha portato a concentrarsi sul fenomeno dei rapimenti alieni (Abduction) con tecniche di ipnosi regressiva e programmazione neuro linguistica (Pnl).

A seguito della sua lunga esperienza in campo di ipnosi, che lo ha portato a stretto contatto con le parti più profonde dell’essere umano e grazie ai suoi pregressi studi in campo matematico, le ricerche del Professor Corrado Malanga vertono sulla descrizione dell’Universo Olografico e Frattalico, quale realtà virtuale, non locale e sul rapporto tra scienza, coscienza e consapevolezza di Sè, sviluppando così una delle più innovative teorie sulla nascita, il funzionamento e lo scopo dell’universo stesso. In questo contesto ha sviluppato tecniche di meditazione (Triade Color Test Dinamico Flash) che, sostiene, siano in grado di permettere l’accesso a quei livelli di consapevolezza necessari alla comprensione della realtà umana.

Nell’intervista di Eugenio Miccoli realizzata in esclusiva per MePiù, Corrado Malanga racconta la sua storia e i passaggi chiave che lo hanno portato a definire quella che lui chiama “la chiave armonica dell’Universo”, fattore che determina il “succedere” della coscienza e dell'”Universo Olografico Evideonico a 432 hz”. In questa pagina potete leggere la trascrizione completa, a cura della redazione di MePiù, del video disponibile anche sul canale Youtube MePiù a questo link: https://youtu.be/0tibYn3xXHM

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

Lei professor Malanga ha fatto il chimico per una vita, vero?

– Ho fatto il chimico per una vita e ho cominciato praticamente a fare il chimico quando avevo 15 anni e mezzo, che mi regalarono, perché io lo chiesi, “Il Piccolo Chimico”. E fu l’istante in cui questo grande scatolone rosso si aprì e c’erano questi profumi di materie di cui alla gente di solito disgustano gli odori, e che invece a me piacevano. E feci saltare un paio di cose in casa: subito 2-3 incendietti…così…. Però già da allora ho capito che avrei dovuto fare il chimico, poi da chimico magari sono passato ad alchimista. Per un po’ ho fatto i geometri, ma la scuola dei geometri… Io volevo andare a fare il chimico: il perito. Il mio babbo mi disse: << No, a La spezia ( abitavo a La Spezia ) non c’è l’istituto, bisogna andare a Massa. Massa non è un bell’ambiente…>>.  Allora dico:<<Va bene! Allora faccio ii geometri!>>.  Mio babbo era geometra, mio nonno era geometra, quindi:<< Poi sarai… diventerai ingegnere!>>. Dico: << Guarda, faccio i geometri ma quando ho finito i cinque anni di geometri, mi iscrivo a chimica. >>. E così ho fatto. Dopo che ho smesso la scuola media superiore, sono andato il giorno dopo dal mio babbo, dico:<< Ora vado a Pisa e m’iscrivo a chimica>>. Il mio babbo è rimasto male perché pensava che me lo fossi dimenticato. No, no, io no!

E come mai lei ha sempre avuto questo interesse nel capire come interagiscono le molecole, come avvengono le reazioni?

– Come è costruito l’universo! Perché a me piaceva costruire l’universo, mi piaceva capire come era fatta la materia, come erano fatti gli atomi, cos’è un atomo. Non mi sono mai accontentato di quello che c’è scritto sul libro. Poi i libri, oggi si vede benissimo, più belli sono, più colorati sono, più privi di contenuti sono. Invece una volta c’erano poche figure ma c’era tanto scritto, e c’era la difficoltà di comprendere. Io volevo capire come era fatto l’universo. Perché c’erano i pianeti? Quanto è profondo l’universo? Boh, chi lo sa?! Bisognava… insomma… i giornalisti scientifici riempiono di parole delle cose… A me le parole non mi bastavano. Io volevo capire a colpi di pi-greco come era fatto l’universo, quindi mi toccava studiare.

Adesso arriviamo al pi-greco e come, secondo i suoi studi, una serie di valori, di numeri che sono, diciamo, storicamente conosciuti, si incastrano, tutti quanti insieme, in quello che lei chiama… ultimamente l’ha chiamato l’Evideon a 432 Hertz.

– Sì… la mia idea, che è un’idea che è maturata nel tempo: non è che una mattina mi sono svegliato e ho avuto un colpo di genio. No! Piano piano ho cercato di capire come era fatto l’universo; e a un certo punto scopro, o credo di scoprire, che sostanzialmente l’universo è molto più semplice di quanto uno non si possa immaginare.

Qui magari ci arriviamo dopo. Vorrei fare, un attimo, una cosa progressiva. Intanto io sono curiosissimo di capire, come lei è passato da essere un professore di chimica al responsabile del Comitato Scientifico del Centro di Ufologia Italiana.

– Sì… in realtà la cosa è inversa! Cioè, io sono diventato docente di chimica mentre ero iscritto al Centro Ufologico Nazionale: che era il più grosso, sicuramente il più importante, organismo che studiava gli ufo (gli oggetti volanti non identificati). Lì mi iscrivo a questo centro: perché io volevo capire come era fatto l’universo. E una delle vie poteva essere: << Chiediamolo direttamente agli alieni. Gli alieni ci sono, ci saranno da qualche parte. L’universo è così grande. Studiamo la possibilità di metterci in contatto con gli alieni e, siccome gli alieni saranno sicuramente più evoluti di noi, chiediamogli a loro le cose che non sappiamo. Esiste Dio? Oh, perché non si chiede agli alieni e vediamo cosa ci rispondono loro.>>. Io credevo che avremmo potuto fare così: la realtà dei fatti mi ha portato in una direzione completamente diversa. Mi iscrivo, comunque, al Centro Ufologico Nazionale. E però vedevo che a loro mancava qualcuno che avesse fatto degli studi tecnici-scientifici: c’era qualcuno che faceva lo storico, qualcuno che faceva l’archivista, qualcuno che faceva il giornalista. Sì, ma un fisico, un chimico dove sono? Sono quelli che, secondo me, dovevano studiare, o anche loro, il problema degli alieni. E così mi… mi sono iscritto. Mi sono presentato un bel giorno, la prima volta a Milano tanti anni fa, al convegno nazionale interno del Centro Ufologico Nazionale e ho detto:<< Sì, io studio chimica.>>. <<Ah sì! Studi chimica?! Ah bene, allora… interessante. potresti collaborare con noi.>> .<<Eh, sono qui apposta!>>. Così al primo convegno che, in realtà, era il primo convegno a cui io partecipai, ma era il secondo Convegno Internazionale del Centro Ufologico Nazionale. A Cesano Maderno si fece. Io presentai una relazione, una relazione che stravolse tutti perché era: “Utilizzo della trasformata di Fourier e della risonanza magnetica nucleare e della spettroscopia infrarossa e spettrometria di massa nello studio dei fenomeni ufologici”: La gente non capì nulla! Ma qualcuno capì che forse erano cambiati i tempi e che bisognava fare due più due, che non era mai stato fatto nella storia della ricerca dell’ufologia, almeno in Italia, per comprendere… se volevamo comprendere veramente ‘sto fenomeno, du’ carcoli andavano fatti! Ecco, ed allora io entrai nel Centro Ufologico Nazionale perché la gente pensò che c’era bisogno di qualcuno che facesse i conti. Ci sono stato 35 anni!


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Come si passa da “fare i conti” a trattare un argomento molto più, diciamo, umanistico-psicologico, se vogliamo…

-Negli Stati Uniti d’America alcuni autori, 4-5 nel mondo, avevano scritto dei libri, avevano fatto dei lavori, sullo studio di quelli che chiamavano “abduction”, cioè fenomeni di rapimento dovuti, presumibilmente, a razze aliene, che venivano su questo pianeta per prelevare esseri umani e farci qualcosa. Gli esseri umani, solitamente, non si ricordavano queste esperienze, che però avevano lasciato traumi a livello psicologico in questi soggetti, che venivano fuori, i traumi, a caso ogni tanto, perché magari qualcuno si andava a curare. In America,sapete, in quegli anni la psicologia, la psicanalisi, era molto di moda quindi, quando uno aveva il dolore a un piede, un callo, andava dallo psicanalista invece d’andare dal dottore, come avremmo fatto noi in Italia. Quindi alcuni soggetti, sottoposti a ipnosi regressiva, cioè ipnosi profonda che fa ricordare il trauma inconscio al soggetto… Bene, nel ricordare questo trauma venivano fuori esperienze non ricordate di adduzioni aliene, dove gli alieni erano entrati nell’abitazione, nella vita di questi soggetti, avevano preso questi soggetti, li avevano portati fuori nelle loro macchine volanti, nelle loro basi sotterranee. Erano racconti allucinanti, sembravano racconti di fantascienza. Ma questi racconti avevano tutti la stessa base: succedeva a tutti la stessa cosa. Noi, in Italia, arriviamo 20 anni dopo. Ci arriviamo con un caso, che è il caso di questo ragazzo che si chiamava Valerio Lonzi, che, siccome aveva un’attività a Genova (aveva aperto un locale), per farsi pubblicità, quando i giornalisti vanno a intervistarlo, racconta della storia, a 15 anni, che lui era stato, insomma, sottoposto a delle strane attenzioni da esseri non di questo pianeta. Il Presidente del Centro Ufologico Nazionale legge questo articolo, e mi chiede se posso andare a Genova a vedere di cosa si tratta. Nasce da lì la cosa, perché io parlo con questo ragazzo. In due anni e mezzo quasi tre di lavoro, insieme a il dottor Moretti, che era un noto ipnologo italiano, cerchiamo di ricostruire, come avevano fatto gli americani, con le stesse basi, quello che Valerio Lonzi, così si chiamava questo ragazzo, aveva in qualche modo seppellito nella sua coscienza. Ne viene fuori una relazione che io consegno ai membri del Consiglio Direttivo di cui io facevo parte. E il Presidente del Centro Ufologico Nazionale mi dice:<< Ah, ma questo è importante bisogna farci un libro sopra!>>. Dico:<<Guarda, leggilo bene, perché ci sono scritte delle cose molto gravi lì sopra. Il fenomeno è reale. Sta succedendo questo. Come dicono gli americani, da noi in Italia, sta succedendo la stessa cosa. Non abbiamo dubbi: ci sono le cicatrici sul corpo che dimostrano questo. Ci sono i microchip incastrati nel corpo di questo ragazzo. Ci sono le analisi che possiamo fare con gli strumenti (che avevamo allora a disposizione).>>.

Cioè, voi avete trovato il microchip all’interno del corpo di questo ragazzo?

– Noi abbiamo trovato il microchip all’interno del corpo di tutti gli addotti che abbiamo studiato.

E avete mai studiato i microchip?

– I microchip sono stati studiati, in parte, in Italia, con tecniche non dirette. Per esempio, voglio dire questo: non sono stati estratti, come hanno fatto alcuni studiosi americani. E sottoponendo questi oggetti a opportune analisi, come la risonanza magnetica nucleare ma, soprattutto, alla spettrometria di massa a struttura fine, lì si vede chiaramente che la percentuale isotopica di questi componenti, di questi oggetti, non è una percentuale isotopica di componenti terrestri.

Cosa vuol dire?

– Vuol dire che c’hanno dei neutroni in più nel nucleo, sostanzialmente. Siccome la percentuale dei neutroni nei nuclei, che ne so?!…di magnesio, di nichel, di ferro, sul nostro pianeta ha un certo valore, ma su un altro pianeta ha un valore differente; siccome i neutroni pesano ma non hanno carica; quindi ci sta che ci siano percentuali isotopiche differenti su altri pianeti: una cosa un po’ statistica. Quindi, trovare un magnesio che, invece di pesare 24, pesa 25, vuol dire che c’è un neutrone in più, sostanzialmente. Quindi non è un magnesio terrestre! Ecco, gli americani stabilivano questo: la percentuale isotopica era diversa, quindi quella roba, era roba che non veniva da questo pianeta. Noi, in Italia, abbiamo fatto cose un pochino più modeste: quando io mi occupavo di queste cose, sono passati già tanti anni… ma, per esempio, con la risonanza magnetica nucleare si possono evidenziare alcuni parametri che mettono in evidenza la densità dei microchip che compaiono nelle analisi. Una Scala che si chiama Scala Hounsfield: Hounsfield è quello che sostanzialmente ha inventato per la prima volta, come fisico e come medico, la risonanza magnetica nucleare e gli hanno dato anche il Premio Nobel per la Medicina per questo… attraverso quindi una fotodensitometria, la potremmo identificare così, si riesce a capire, questi pallini, questi microchip, questi piccoli oggetti che sono posti sempre all’interno del corpo dell’addotto, sempre nelle stesse posizioni, sono fatti di materiali molto particolari. Come, per esempio, gli stessi materiali che noi utilizziamo per fare i microchip sul nostro pianeta. Quindi è evidente che queste analisi confermavano, in qualche modo, i risultati che gli americani, a casa loro, avevano ottenuto. Noi ottenevamo questi risultati, scrissi questo libro, perché il Consiglio del Centro Ufologico Nazionale, il Consiglio Direttivo, mi disse:<< Sì scriviamoci un libro>>. Il Presidente del Centro Ufologico Nazionale mi fece anche la prefazione: bontà sua! E io pubblicai questo libro, che credo abbia venduto 35mila copie allora: grande successo! Ma il problema è che tanta gente, almeno 35mila persone, comprando il libro, l’hanno letto e io mi sono ritrovato seppellito da telefonate, da lettere, da avvisi di persone che si ritrovavano nella storia di Valerio Lonzi: questo ragazzo che raccontava le esperienze rivissute, ricordate, ritirate fuori dall’ambiente della ipnosi regressiva con l’aiuto del dottor Moretti. E dicevano:<< Ma anche a me è successo questo! Io credevo d’aver sognato! Anch’io ho queste cicatrici sul corpo e nelle stesse posizioni in cui ce le ha Valerio! Anch’io… ma allora anch’io… anch’io… anch’io…>>. E alla fine, dopo 24-25 anni avevo analizzato 3500 casi.

E tutti quanti portavano, diciamo, dei punti in comune…

– Tutti quanti avevano una sovrapposizione non solo di cicatrici sul corpo, non solo di microchip all’interno del corpo nelle stesse posizioni, non solo di stessi ricordi, non solo di stesse patologie. Una vita, in cui si poteva studiare questo fenomeno, perché da un punto di vista chimico e fisico… sì, si potevano studiare le cicatrici sul corpo, studiare le composizioni chimiche di questi oggetti che il soggetto aveva dentro il corpo, ma dovevamo trovare un sistema per comprendere la psicologia di questo fenomeno. E quindi l’unico modo che io avevo a disposizione per cercare di comprendere questo era la programmazione neurolinguistica. Cioè attraverso le tecniche di programmazione neurolinguistica, che è la rappresentazione del tentativo di scrivere una formula che descriva il comportamento umano… Se uno va a leggere un libro di programmazione neurolinguistica una pagine è pura matematica, attraverso questa strana matematica io riuscivo a descrivere il fenomeno della situazione psicoanalitica in cui il soggetto si trovava. E quindi io cercavo di rendere scientifico il peso di un ricordo. In qualche modo. Il peso di un comportamento psicoanalitico.  Era evidente che alla fine di tutto ciò il fenomeno delle abduction esisteva, era importantissimo, era gravissimo quello che si scopriva, perché ci dovevamo fare delle domande… E che questo pianeta è assoggettato alla volontà di esseri che venivano da un altro pianeta e che volevano da noi qualche cosa che noi non sapevamo di avere.

E lei a tutt’oggi è convinto di questo?

– No convinto…Certo!

Certo di questo?

– 100%!

Quindi lei oggi mi conferma, dopo tutti gli studi che ha fatto anche per quanto riguarda la creazione dell’universo, l’universo olografico, la proiezione esterna della nostra realtà...

– Sì…

Mi conferma che secondo lei, o comunque è certo, che sulla Terra vengono esseri provenienti da altri pianeti perché vogliono qualcosa da noi.

– Esattamente!

E che cosa vogliono da noi?

– Quello che avremmo scoperto ci procurò uno stato di insicurezza personale perché era talmente strano…

Si immagini lei adesso io quanto posso essere sicuro nel senso che…

– Esattamente!

– …sta dicendo con certezza che lei, ricercatore di 40 anni, ha la certezza che sul pianeta Terra vengono gli alieni perché vogliono qualcosa da noi.

– Sì esatto!

E operano in una determinata maniera.

– Certo! Il problema è seguire la logica! Se noi seguiamo la logica, la logica ci porta, partendo dai presupposti che sono le condizioni al contorno del problema fisico, usando quelle che sono le formule che noi conosciamo, ad un risultato finale. Funziona così! Allora il presupposto era, condizioni al contorno era: questi esseri vengono. Non abbiamo più dubbi! Se vengono. E vengono qui, e fanno delle cose che sono sempre le stesse all’addotto, che non se le ricorda ma che poi in ipnosi regressiva le racconta sempre allo stesso modo, ci deve essere un motivo. Quali sono questi ricordi? Il soggetto viene preso. Viene portato in un ambiente alieno. Viene sbattuto su un tavolo e viene operato chirurgicamente. Gli vengono inseriti dei microchip. Nelle femmine viene utilizzato l’apparato genitale della femmina per introdurre un ovulo che dopo tre mesi viene ripreso. E questo ovulo, sotto forma di blastula, un esserino piccolo, a questo punto viene preso e viene messo in una specie di contenitore, che sembra una piccola bottiglietta di vetro, e portato dentro una stanza. Dove ci sono tante bottigliette di vetro, dove dentro ci sono tutti questi esseri.  E le bottigliette, che sono sostanzialmente delle placente artificiali, cambiano di forma mano a mano che il soggetto cresce dentro, fino ad ottenere forme di cilindri di vetro alti 2 metri e 40, 2 metri e 50 riempiti di uno strano liquido trasparente, dove dentro si vede, sempre, sia esseri umani che esseri alieni con fattezze completamente diverse.

– Diverse tra di loro?

– Diverse tra di loro. Ci sono diverse razze, non tantissime ma ce ne sono, 5…6…7…8…10 Sempre le stesse venivano raccontate, sempre le stesse venivano descritte. Questo era ciò che accadeva. Tutti raccontavano esattamente la stessa cosa. Quindi da un punto di vista statistico, siccome la statistica è una scienza esatta sui grandi numeri, noi dobbiamo dire che questi racconti acquisivano un alto indice di credibilità. Allora, da questo punto di partenza dovevamo chiederci: «Ma perché loro fanno così?». L’idea primaria era: «Ma probabilmente perché loro sono sterili e utilizzano noi in qualche modo. Fanno prelievo di sperma nei maschi (ed era vero). Fanno innesti di ovuli nelle femmine nostre (ed era vero). Quindi loro sono sterili e usano noi senza che noi se ne sappia nulla». Sì, questa era in parte la verità, ma c’era una verità ancora più strana e stravolgente di cui noi ci accorgemmo per puro caso, ovviamente. Lavorando, in quell’istante, in quel momento storico con tre gruppi diversi di ricerca, che facevano le ipnosi regressive su gruppi sempre differenti di soggetti. Poi i dati venivano raccolti e venivano paragonati dei tre gruppi diversi: ognuno dei tre gruppi aveva gli stessi identici risultati. Quello che successe la prima volta è la seguente cosa: si prende il soggetto, si mette un ipnosi profonda. Questo racconta di vedersi dall’alto, mentre lui si vede steso su una specie di lettino metallico, che era sempre lo stesso, descritto nello stesso modo: con un’unica gamba al centro, un po’ svasata. Così! Vedete?! Anche i piccoli particolari erano uguali. Tutto dall’alto si vedeva. E vedeva due se stessi: uno disteso su un lettino metallico e l’altro dentro uno di questi grandi cilindri: uno uguale a lui, una copia. A questo punto la tecnica di ipnosi, prevedeva di fare delle domande di controllo che tentassero di stabilire se il soggetto stesse ricordando veramente qualcosa, rivivificando (come dice il manuale di ipnosi, il termine vero, corretto, ericsoniano). Oppure si stesse inventando delle cose. Senza entrare nei particolari, l’ipnosi regressiva è una tecnica che prevede che, se uno fa bene il proprio lavoro, il soggetto non inventa niente. Non è in grado di inventare niente. La affidabilità dei ricordi in ipnosi, nell’ipnosi corretta scientificamente fatta, sono perfetti. Sono assolutamente credibili. Il soggetto si vedeva dall’alto. Le domande erano: «Guardati le mani!» E il soggetto in ipnosi rispondeva: «Ma io non ho le mani, non vedo le mani». «Guardati il corpo!» «Ma io non vedo il corpo». «Come ti chiami?» E il soggetto rispondeva: «Ma noi non abbiamo nome (al plurale)». E poi, dopo 30 secondi di pausa, diceva: «Io so come si chiama lui. Quello che vedo laggiù in basso. Si chiama Giuseppe: è il mio contenitore, io ci abito dentro. Sono venuto lì dentro per fare l’esperienza». Strano! « Ma, allora, definisciti. Chi sei?» E la risposta era: «Io sono la vita, una matrice di punti di luce». Ancora più incredibile! Domande. Risposte. Tutte sempre uguali. Fatti su 300 persone, 300 persone rispondevano nello stesso modo. «Sai cosa vogliono? – allora chiedevo – Sai cosa vogliono quegli esseri strani che vengono a prenderti?». «Eh, loro non vogliono il mio contenitore! Va, anche lui! Ma vogliono soprattutto me». «Perché?» «Perché io sono la vita! E loro non vogliono morire!». Queste risposte ci lasciarono con la bocca aperta perché pensammo:« Ci deve essere qualche cosa che stiamo sbagliando». Alla fine, dopo 3500 casi analizzati, non ci stavamo sbagliando. Questa era qualcosa che rispondeva, che aveva una propria coscienza, che abitava all’interno del nostro corpo a cui noi demmo un nome convenzionale: la chiamammo “Anima”. Ma, in realtà, è un gruppo di tensori e di vettori, da un punto di vista fisico e geometrico, che ha la caratteristica di avere l’asse dell’energia, l’asse dello spazio, ma di vivere il tempo in modo non locale (direbbe la fisica quantistica moderna). Cioè di vivere il tempo in un unico momento: vivere totalmente il tempo passato, presente, futuro come se fosse non locale. Nel contenitore umano c’erano altri due pezzi: una parte mentale e una parte spirituale. La parte mentale era fatta di spazio e di tempo. La parte spirituale era fatta di energia e di tempo, ma non di spazio. Vedete che, in ognuna di queste tre parti, mancava un vettore: allo spirito mancava lo spazio, all’anima mancava il tempo e alla parte mentale mancava l’energia. All’alieno interessava la parte animica, cioè quella parte senza tempo. Perché? Perché l’alieno non voleva morire! Il non voler morire era…in qualche modo, si cercava di bypassare questa questa voglia di non morire, utilizzando un pezzo che, non avendo la parte animica, non avendo la parte temporale, era immortale. Noi scoprivamo in quel momento che gli esseri umani sono immortali. Scoprivamo che avevamo, dentro di noi, una parte immortale: che non aveva l’asse del tempo. Ma allora (perché ci dobbiamo fare sempre delle domande), come mai noi moriamo? Noi abbiamo una parte immortale e moriamo? La risposta veniva piano piano, ma era l’unica risposta possibile: noi moriamo perché dobbiamo fare l’esperienza della morte. Siamo qui per acquisire la consapevolezza del cominciare, fare l’esperienza della vita e morire. Cominciare e terminare. Fare un’esperienza della dualità. Cioè un istante in cui noi dobbiamo comprendere chi siamo. E l’unico modo per comprendere chi siamo è metterci alla prova: vivere in una realtà solida in cui ci sono le esperienze. Le esperienze della vita, le esperienze della sofferenza, della gioia, del bene, del male, del duale: buono-cattivo, acceso-spento. Perché tutto doveva essere duale?

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

E l’idea fu: utilizzando ciò che veniva fuori dalle ipnosi regressive e ciò che veniva fuori dalla esperienza che la parte animica portava… perché la parte animica, non avendo asse del tempo, c’erano dall’inizio dei tempi, c’era sempre stata e diceva le cose come stavano: noi siamo qui, entriamo in questi contenitori, che sono i corpi umani, per fare l’esperienza della vita. Lo diceva lei, non avevamo bisogno noi di farci una teoria. All’inizio c’era la coscienza. La coscienza, non sapendo chi era, per caso si divise in due e, nell’istante in cui si è divisa in due, è nata la dualità. In quell’istante nasce l’universo virtuale così come lo conosciamo oggi. Virtuale non vuol dire finto, virtuale vuol dire modificabile. L’universo virtuale è quel punto e quell’istante in cui c’è la separazione: io-l’altro, io credo che l’altro sia un altro. Invece l’altro sono sempre io. Tutto è stato creato da un’unica cosa, che però vive esperienze diverse. Come se noi fossimo un polpo con tantissimi tentacoli e ognuno dei tentacoli è una piccola coscienza, una piccola telecamera, che guarda l’interezza dell’universo per fare la sua piccola esperienza. Dopodiché tutto si richiude e tutto torna a essere uno. Ma non è l’uno di partenza, è un uno che ha fatto esperienza di sé. Quindi è un uno che capisce che cos’è l’unità, l’unicità, perché ha fatto l’esperienza del contrario: cioè della separazione, della dualità. Noi siamo qui per imparare a vivere e a morire: perché solo attraverso la esperienza si impara e, solo attraverso l’esperienza della morte, si capisce che la morte non esiste. Ecco! E l’alieno che c’entrava in tutto questo? Eh, l’alieno non aveva la parte animica! L’alieno aveva una mente, aveva un corpo, aveva uno spirito: gli mancava l’hardware della parte animica. Non avendo l’hardware della parte animica, non sapeva che la morte non esiste. Non solo, ma questo portava l’alieno ad avere paura della morte, proprio perché non la conosceva. E, per evitare di morire, l’alieno ha installato dentro di sé l’idea che deve prendere la vita a qualcun altro, perché lui non vuole fare l’esperienza della morte. Noi invece siamo venuti qui, pur avendo tutte le parti, tutte le coscienze di anima, di mente, di spirito: che sono tre cose che si comportano con tre coscienze differenti. Tre rematori che remano sovente in questo mondo, non avendo consapevolezza neanche l’uno dell’altro. Le tre parti remano in tre direzioni diverse. Noi ci troviamo a fare l’esperienza della morte, perché siamo venuti qui per volerla fare questa esperienza della morte e non ha senso allungarci la vita in eterno, diventare immortali. Come nel mito del “Ritratto di Dorian Grey” che fa, nell’omonimo film, nell’omonimo romanzo, il patto col diavolo e invecchia la propria anima, il proprio quadro, ma lui non invecchia. Nel “Ritratto di Dorian Gray” c’è scritta la realtà: a un certo punto Dorian Gray che ha fatto, questo personaggio del film, del libro, ha fatto il patto col diavolo, capisce che vivere in eterno è una cosa tremenda, è una uno sforzo allucinante e, soprattutto, non fa quello che deve fare. Cioè l’esperienza della morte! Attraverso l’esperienza della morte si comprende che la morte non c’è! Benissimo, quindi, noi la dobbiamo fare questa esperienza. Non ha senso allungarci la vita: ha senso soffrire di meno, ma questo è un altro particolare. L’alieno, non avendo la parte animica, è come un computer che non ha la scheda hardware: non capisce neanche che cosa vuol dire vivere o morire. E pensa che può utilizzare quello che abbiamo noi, prendendolo, utilizzandolo per vivere in eterno. Ed ecco che si scopriva cosa stava succedendo: l’alieno veniva, ti prendeva, ti metteva, non solo su un tavolo operatorio, ma anche, dentro uno di questi strani cilindri da cui, con una tecnica che sembrava ricordare l’equalizzazione di un suono (cioè faceva vibrare il corpo a una certa frequenza, la parte animica si staccava e in ipnosi raccontava esattamente quello che stava succedendo). Si staccava, veniva posta attraverso una specie di corridoio (che era un tubo) dentro il corpo di un alieno: in quel momento il ricordo del soggetto in ipnosi, era il ricordo di un alieno. Si guardava le mani: c’aveva sei dita (di solito lui ce ne aveva cinque). Diceva: « Come mai questo non sono le mie mani? Come mai sono palmate le dita? Come mai c’ho la pelle colorata di verde? Come mai c’ho gli occhi con le pupille verticali? Come mai sono alto 2,40 m? Come mai? Come mai? Come mai?». E in quell’istante la nostra parte animica ridonava la vita all’alieno che stava per morire. In quel istante la parte animica veniva ripresa e rimessa nel contenitore originario: l’unico posto dove si sarebbe potuta ritrovare, riprendere in una seconda volta.

E quindi secondo quello che sta dicendo è solamente un… diciamo… una transizione momentanea…

– Una trasposizione momentanea, sì…


– …una trasposizione momentanea.

– …una migrazione momentanea della parte animica, cioè questo gruppo di vettori e di tensori che noi chiamiamo convenzionalmente parte animica perché, nel mito sostanzialmente, viene identificata come tale. Ma ciò denuncia anche il fatto che l’alieno non è in grado di conservarla e, quindi, non è in grado di ingabbiarla: la deve rimettere dove l’ha trovata perché sennò la perde.

Rimanendo per me abbastanza un punto fisso il fatto che, quello che sta dicendo, è quasi incredibile.

– Folle

La domanda che mi che mi faccio però, facendo finta che fosse vero, come mai invece l’alieno allora non ha l’esigenza di fare l’esperienza della morte? Secondo quello che mi sta dicendo, loro hanno, diciamo, una paura della morte che però li limita, in qualche modo, perché non gli fa fare quella esperienze che, secondo lei, per noi è fondamentale per comprendere come funzionano le cose.

– E’ un problema legato alla divisione e alla paura. In realtà la paura non esiste, esiste solo come momento in cui noi vediamo l’universo sotto forma di un universo diviso. Io sono separato, la vita e la morte sono due cose diverse. Allora è chiaro che io, siccome credo di vivere, ho paura di morire perché, nel morire, ho paura di perdere la mia identità. Ma la vita e la morte non sono due cose diverse, perché la morte non esiste e, quindi, la vita e la morte sono due aspetti di un processo di acquisizione di consapevolezza. Quindi, in questo contesto, la paura si vive solo perché io credo di vivere in un mondo duale separato da qualcosa, separato da… non so… ho paura di invecchiare, ho paura che il mio amore mi lasci, ho paura di non riuscire a studiare questa cosa, ho paura di prendere un brutto voto.

Ho paura che mi chiudano il canale dopo questa intervista.

– Certo! Questo è vedere l’universo, con l’altro, in modo separato e, allora, la paura è una misura della separazione dall’altro. Nell’istante in cui io capisco che non c’è nessuna separazione, che noi purtroppo, o per fortuna, noi siamo tutti una cosa sola, Io non posso aver paura di perdere niente perché l’altro che sto credendo di perdere sono sempre io. Io non posso perdere la mia consapevolezza: sono io. E’ impossibile fare questo! La paura nasce dall’idea che io sia separato, che a me manchi qualcosa. Ma l’idea fondamentale, alla fine di tutto questo discorso che è forse la cosa più tremenda, è che noi siamo i creatori del nostro universo! Noi siamo la coscienza, noi siamo quei pezzettini di coscienza primordiale che si sono divisi in tante coscienze più piccole. Noi quindi siamo la creazione: noi creiamo le cose. Non lo sappiamo. Non ce lo ricordiamo. Non ne abbiamo consapevolezza. Ma è giusto che sia così perché, per fare l’esperienza, io mi devo dimenticare chi sono sennò l’esperienza non ha nessun valore. Ammettiamo che io sia il ricco del film americano a New York che vuol fare l’esperienza di essere povero nel Bronx: per una settimana, questa esperienza te la puoi fare, solo se ti dimentichi totalmente che fra una settimana tornerai ad essere ricco. Sennò non la puoi fare quest’esperienza, la vivi in un altro modo. Quindi noi siamo venuti qui a fare l’esperienza della divisione e della inconsapevolezza ma, una volta che cominciamo a comprendere e ci ricordiamo che le tre sfere, le tre parti luminose, le tre essenze (anima, mente, spirito), le abbiamo chiamate così, che hanno tre coscienze separate, si possono riunificare, noi torniamo a essere i creatori dell’universo. In questo contesto noi abbiamo paura di non esserlo, il creatore dell’universo, perché siamo separati. Dov’è la paura dell’alieno?


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


La paura dell’ alieno è una paura superiore la nostra un milione di volte, perché l’alieno, invece di avere tre pezzi (un’anima, una mente, uno spirito), da un punto di vista vettoriale, tutte le componenti, a loro gliene manca una. Vivono questo rapporto di separazione con la parte animica, con questo che è l’universo archetipale femminile direbbe uno psicanalista come Jung o come Hillman, per venire a tempi ancora più moderni: il non riconoscersi totalmente nella parte femminile. Tremenda la paura che questo pezzo, che gli manchi, non gli permetta di comprendere che la morte non esiste neanche per loro. Perché dico questo? Perché mentre la parte animica è sostanzialmente immortale, cioè non ha l’asse del tempo, la parte spirituale e la parte mentale nostra e anche dell’alieno ha comunque una coscienza, che non è immortale ma è eterna.


Quindi fuori dal tempo.

– Fuori dal tempo! Assolutamente noi tutti, anche l’alieno fa parte di una cosmogonia in cui questo uomo cosmogonico è una cosa sola. Solo che l’alieno non lo sa, non ne ha consapevolezza. Noi non ne abbiamo consapevolezza ma, avendo le tre parti, riusciamo ad avere una coscienza superiore e comprende… superiore vuol dire più allargata… e comprendere cose che l’alieno non può capire. L’alieno ha la tecnologia, l’alieno è nato milioni di anni prima di noi…

Però secondo quello che mi dice l’alieno queste cose le ha capite.

– L’alieno un conto è capirla, un conto è fare l’esperienza. L’esperienza è una cosa fondamentale perché, attraverso la comprensione, si comprende che le cose stanno in un certo modo. E io ti posso dire, ti racconto che cosa vuol dire aver preso una martellata sul piede ma, per quanto te lo racconti, non ha niente a che fare con “l’ho presa veramente la martellata sul piede”.

Non sentire il dolore.

– Bisogna sentire il dolore! Allora l’alieno ha compreso questa cosa, ma ha il terrore di morire, ha il terrore di soffrire, ha il terrore di fare l’esperienza della vita. Non vuole farla, non vuole perciò morire e, non volendo morire, si preclude l’esperienza di una eternità: perché solo attraverso l’esperienza della morte capisci che la morte non c’è. L’alieno, quindi, si castra con le proprie mani. Invece di scegliere un percorso di acquisizione di consapevolezza differente, decidendo di morire e quindi di fare il suo percorso, la sua esperienza, ha deciso di prendere la parte animica a noi. Nel mito questo c’è scritto: i demoni vogliono la tua anima. Questo è in tutte le storie del mito del mondo, c’è questo tipo di situazione. E qui va sottolineata una cosa importante: nel mito c’è scritto tutto. Perché nel mito c’è scritto tutto? Il mito non è la storia. La storia è storicistica cioè, a secondo di chi va al governo, ti scrive un libro e ti cambia i parametri della storia. Il mito è un solo fotogramma: un fotogramma quindi aspaziale e atemporale. Un fotogramma che riflette la fisica quantistica: nel mito c’è il passato, il presente, il futuro. C’è già scritto tutto, anche come andrà a finire questa storia. E perché in tutti i miti del mondo, per esempio i miti della creazione, sono tutti uguali? Tutti uguali. Perché noi siamo i creatori dell’universo e noi, del tutto inconsapevolmente quando scriviamo una storia, la proiettiamo fuori questa storia; perché non conosciamo la realtà di questa storia, e solo estroiettandola fuori possiamo avere la possibilità di guardarla da fuori, e di renderci conto che la storia che abbiamo creato, che chiamiamo mito, è quella vera. Quindi nel mito c’è l’idea che noi siamo i creatori dell’universo. Nel mito c’è la fondamentale idea, da Platone in giù ma anche prima di Platone, che gli dèi hanno fatto qualcosa per separarci, per staccarci, per dividerci. Perché l’essere umano, cioè la coscienza totale, era troppo potente, non si poteva manipolare. Capisci cosa vuol dire questo?

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

Vuol dire che se io ho, oggi come oggi, se tutto questo per un solo istante, per un solo secondo è vero, io comprendo, ricordo, capisco che sono una coscienza fatta di un’anima, una mente, uno spirito, che ci sono divisi per fare l’esperienza della divisione. Ora sai cosa si fa? Si ritorna tutti e tre insieme. Vuoi vedere che sono in grado di tornare quella che era la coscienza che era prima? Però con pieni poteri, avendo acquisito la consapevolezza di chi sono. Sapendo che cos’è la separazione. Questo l’alieno non lo può fare perché il suo percorso di acquisizione di consapevolezza è un percorso differente: non può venire l’alieno e prendermi la mia coscienza, la mia consapevolezza e usarla. Non può rubarmi la mia esperienza. Questo, sostanzialmente, era quello che voleva fare l’alieno. Che poi lo fa stragiandoti la vita, cioè non chiedendoti il permesso, trattandoti come una specie di fattoria, la Terra, in cui noi saremmo delle mucche che gli stiamo dando il buon latte. Perché queste mucche cosa fanno? Gli danno la possibilità di sopravvivere, perché noi, in qualche modo attraverso il nostro materiale biogenetico, facciamo in modo che la loro vita fisica, virtuale continui. In più ci succhiano questa parte dell’energia fondamentale, che è la parte animica di coscienza, dove si prendono l’esperienza della vita nel tentativo disperato di non morire. Mentre è proprio la direzione sbagliata che loro stanno prendendo. Qui si capisce anche una cosa fondamentale: che differenza c’è tra l’alieno che viene e noi. Chi è l’essere più evoluto? L’essere più evoluto siamo noi, perché…


Dipende dai punti di vista magari a livello tecnologico si può dire che sono più evoluti loro.

– No, no, no, non è un problema di punto di vista. Perché, questo che sto per dire, ha la caratteristica, come alcuni aspetti della fisica quantistica, di essere uguale qualsiasi punto di vista si prenda. Cioè la velocità della luce è, da qualsiasi punto di vista dell’Universo, sempre la velocità della luce.

Però quello che volevo dire è che un esterno, che osserva la situazione e vede. Ipoteticamente. un alieno che viene sulla Terra e un essere umano, che ha dei limiti a uscire dall’atmosfera, matematicamente dice: « L’essere più evoluto è quello che è tecnologicamente più avanti».

– Sì

– Questo dicevo, intendevo, come punto di vista
.

– No, non è così! Non è così perché l’avanzamento tecnologico non è l’evoluzione. Questa è un’idea che abbiamo noi. L’evoluzione è un’evoluzione della coscienza, non l’evoluzione della tecnologia. Se io dovessi, con queste due mani, rappresentare il percorso evolutivo degli esseri alieni, l’alieno è partito prima ed ha cominciato ad evolvere, poi è nato l’uomo e, rapidamente, ha superato l’alieno. Perché noi, avendo quel pezzo in più che loro non hanno, loro sono come le formiche: anche le formiche stanno facendo la loro evoluzione. Certo, negli ultimi 600.000 anni… no…nell’ultimo milione di anni, la formica è rimasta sempre la stessa mentre noi, dall’uomo di Pechino ad oggi, ci siamo evoluti molto rapidamente. Questo cosa vuol dire? La formica, praticamente, è rimasta la stessa. Un po’ ha fatto la sua evoluzione anche la formica, ma noi non ce ne siamo praticamente, nella nostra scala temporale, nemmeno accorti. Ecco l’alieno di 600 milioni di anni fa è l’alieno di oggi. L’uomo di 600 milioni di anni fa non è l’uomo di oggi: dal Neanderthal, dal Cro-Magnon ad oggi c’è stata un’evoluzione incredibile. Ma perché questa evoluzione “a scheggia” è partita così per l’uomo e per l’alieno no? Perché noi abbiamo la coscienza di anima, di mente, gli spirito: tre cose loro, solo due.

Però io, prima di dire che siamo un’evoluzione evoluta, ci metto un attimino.

– Il problema è legato al fatto che sovente, in questo processo evolutivo che passa attraverso la nostra non-consapevolezza di quello che stiamo facendo, noi stessi ci mettiamo i bastoni fra le ruote. Questo è dovuto in parte a noi e alla nostra mancanza di consapevolezza, che ci fa scegliere sovente percorsi contra-termodinamici. E’ dovuto anche all’alieno stesso, che non vuole che noi si acquisisca la consapevolezza di chi siamo perché, altrimenti rendendoci conto di questo fatto, noi impediremmo a loro di fare quello che loro ci fanno. Veniamo in concreto. Primo esempio: io mi metto i bastoni fra le ruote. Io non so di essere il creatore dell’universo ma, se per un attimo qualcuno me lo dice, io ci penso, allora penso che io, quando mi ammalo, sono io stesso che produco su di me gli effetti della malattia. Io creo la mia malattia. Allora, se questo è vero, io, che mi sono auto-ammalato, posso auto-guarirmi. Benissimo! Allora facciamo un loop: io sono qui e sono sano. Schema a blocchi: sono qui e sono sano. A un certo punto mi ammalo. A un certo punto capisco che sono stato io che mi sono ammalato.

Faccio il processo inverso.

– Capisco che mi posso fare un processo inverso e quindi auto-guarirmi. Per fare questo capisco che ci vuole coscienza e consapevolezza. Per fare questo bisogna che io capisca perché mi sono ammalato, qual è la ragione, che cosa dovevo capire. Lo voglio veramente capire quale trauma ho subito che mi ha costruito questa malattia? voglio veramente passare attraverso una sofferenza cosciente? E qui la risposta è quasi sempre: no, rimango malato. Perché, se l’esperienza è sì, in quell’istante faccio qualcosa per guarire e guarisco. Questo vuol dire una cosa fondamentale: che noi stessi creiamo questo loop e, a un certo punto, non usciamo più fuori da questo loop perché crediamo che la cura sia più dolorosa della malattia. E, quindi, rimaniamo malati, intrappolati dalle nostre stesse false credenze, determinate da una bassa consapevolezza. Che cosa fa l’alieno? Che cosa fa l’alieno o l’alienato?


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Cioè colui che conosce perfettamente tutta questa storia e, non vuole che la popolazione acquisisca consapevolezza di sé. La consapevolezza di sé è legata al secondo principio della termodinamica che dice: l’entropia aumenta sempre nell’universo. L’entropia si può mettere in relazione, non perché l’ho detto io, ma perché lo dicono altre 200 persone su lavori scientifici, che hanno pubblicato sui principali giornali scientifici del mondo. La consapevolezza è legata alla coscienza: è una misura della coscienza. E la coscienza è l’entropia. L’entropia è, peraltro, l’ordine del sistema. L’entropia aumenta quando la coscienza aumenta e l’energia del sistema si abbassa. Quindi tutto diventa più simmetrico. Questo che cosa vuol dire? Che, mano a mano che io acquisisco consapevolezza di me, il sistema deve diventare più simmetrico. In parole povere: se ci sono due, tre, quattro, cinque esseri e questi si uniscono in un’unica essenza, l’entropia aumenta, la coscienza aumenta, la simmetria aumenta. Allora è importante comprendere questa cosa, perché chi governa non vuole che la tua coscienza aumenti: quindi ti deve tenere separato. Che cosa fa il potere politico per esempio? Il potere temporale della Chiesa? Il Potere in generale? Ti categorizza ti dice: «Sai, tu sei in democrazia: puoi fare quello che vuoi. Puoi scegliere: ci sono le elezioni. Puoi votare a Destra o puoi votare a Sinistra. Vedi, puoi scegliere.». E’ una scelta falsa perché, sia la Destra e la Sinistra (come dico sempre) sono in realtà due aspetti di una dualità che non esiste: ma che ti appare duale. Ma che se te l’analizzi perfettamente, oggi come oggi non ho paura di essere smentito, sia la Destra che la Sinistra, per esempio da un punto di vista politico, sono due… mani… due “longa manus” della massoneria. Cioè di chi detiene veramente il potere, che finanzia sia la Destra che la Sinistra. Così, chiunque vada al Governo, vince sempre chi? Chi ha dato i fondi sia alla Destra che alla Sinistra. Quindi si capisce perfettamente, ora, perché i programmi politici della Destra e della Sinistra sono praticamente quasi sovrapponibili.

O, comunque, c’è la stessa ideologia che fa da matrice.

– C’è una stessa ideologia che fa da matrice! Si comprende perché questi tipi di ipotesi di civiltà, o di Destra o di Sinistra stiano fallendo: una per una falliscono tutte. Perché, se noi stessi siamo i creatori dell’Universo, noi creiamo una realtà anche ideologica esterna che è la parte di noi che non abbiamo capito. È per questo che il mondo politico poi alla fine non ci piace: perché, sostanzialmente, quella parte che noi non abbiamo capito di noi non ci piace. E quindi l’analisi storica, l’analisi sociale, l’analisi politica del perché certi modi di governare il popolo non hanno prodotto che danni, è determinata dal fatto che noi, dentro, viviamo separati: cioè la nostra parte animica, la nostra parte mentale e la nostra parte spirituale, cioè se volete dirlo come lo potrebbe dire Hillman “la nostra parte femminile, la nostra parte maschile”, non sono coesi insieme in un quel matrimonio alchemico che rende l’uomo una coscienza coesa, unita. Quindi abbiamo la civiltà di Destra che è la civiltà del superuomo, del macho, del maschio. Che è una civiltà prettamente maschile, di chi comanda, e che usa la femmina solamente come suppellettile da utilizzare. No?! Lo vedete, nella civiltà di oggi, la Chiesa, per esempio, cattolica non ammette se non figure di secondissimo piano, se così si può dire, la figura femminile. Nella politica le donne scimmiottano…le donne, più che altro sono femmine, scimmiottano la parte del maschio. Ma sennò non gli si darebbe quel potere che hanno

– Qualche giorno fa discutevo con un mio amico, che i nostri ascoltatori conoscono, sul fatto che lui diceva: «Secondo me, una donna non può fare il Ministero della Difesa».

– Assolutamente d’accordo!

– Io gli ho detto: «Secondo me, il problema non è che una donna non può fare il Ministero della Difesa. E’ che, quel concetto lì, è un concetto esclusivamente maschile. Se vuoi mettere una donna a fare quel lavoro lì, quella donna deve fare l’uomo».

– Assolutamente! Sì, esattamente! Questo è la rappresentazione del fallimento del ’68, del fallimento del “Movimento Femminista” per esempio. Perché nel “Movimento Femminista” c’era l’idea dell’eguaglianza. Ora, l’idea dell’eguaglianza è una stupidaggine che Nietzsche mette in evidenza in modo preciso. Nietzsche dice che l’idea dell’eguaglianza l’hanno inventata gli stupidi, perché non hanno nessun’altra possibilità, se non sentirsi uguale agli altri, che ci sia l’eguaglianza perché, se no, rimangono stupidi. Allora, la femmina non può essere uguale a un maschio: la femmina è femmina, il maschio è maschio. Ci sono strutturali percorsi neuronali differenti: ognuna con la propria idea. Il maschile e il femminile, pur essendo diversi, l’unica cosa che possono fare è integrarsi in una coscienza integrata, in cui io non vedo il mondo solo un punto di vista maschile, o solo da un punto di vista femminile, ma ho la possibilità di vedere le due facce della medaglia contemporaneamente. Ecco, l’integrazione! Non il raggiungimento di una ipotetica uguaglianza: che non esiste. Il modello, lo studio dell’alieno ci faceva capire come la chiave di lettura, che ci aveva fatto capire che noi eravamo fatti di anima, di mente, di spirito, ci poteva permettere di utilizzare questo modello di lettura per un modello socio-politico-economico moderno. Incredibile! In cui non c’era più la dualità, non viene vista la dualità. Il maschio e la femmina sono la rappresentazione di una dualità. Ma nel mito c’è anche scritta tutta questa storia. E poi, quando uno la va a rileggere con la propria consapevolezza, comprende esattamente che cosa succede nel mito. Nel mito c’è per esempio la figura dell’androgino: l’androgino è un maschio e una femmina attaccati insieme per la schiena. Il che vuol dire che loro non si vedono, cioè la mia parte femminile sta dietro, e lei non può guardare me perché siamo legati per la schiena. A un certo punto Dio dice: «Questo uomo con due teste, quattro braccia e quattro gambe è troppo potente. Io non lo posso governare. – fate finta che Dio sia l’alieno di oggi – lo devo dividere». E allora chiama Ermes che divide l’uomo… Mercurio che divide l’uomo in due parti, e le due parti si staccano. E l’androgino fa il suo percorso e, vedete cosa sto facendo, il percorso è rotante, cioè è una rotazione: perché il tempo, per la fisica quantistica, è circolare; non lineare come diceva Sant’Agostino. E anche prima di Sant’Agostino si diceva che il tempo era circolare. Ma poi arriva Sant’Agostino e dice: «Eh, l’uomo è stato perdonato dal peccato originale, quindi non è possibile che ripecchi. – rotazione del tempo, cose che accadono ciclicamente.- Quindi il tempo da oggi sarà lineare!». E così ha messo un bastone fra le ruote alla fisica quantistica, che si deve riappropriare del concetto di tempo circolare.

– Quindi la linearità del tempo è un concetto cattolico fondamentalmente…

– Assolutamente, un concetto cattolico! E’ un concetto cattolico che ha fatto dire agli scienziati, e lo ha fatto scrivere sui libri di fisica, che il “Secondo Principio della termodinamica” prevede che l’entropia sia una misura del disordine. No! E’ una misura dell’ordine! Questo la gente ancora non l’ha capito, ma sui libri veri c’è scritto per benino: – Δs, no +Δs! Cioè è una misura del meno disordine. Il meno disordine è l’ordine. L’Universo si sta raffreddando, si sta omogeneizzando tutto, i pezzi dell’Universo stanno andando al loro posto: quello è l’ordine. Ma a metà del 1800, quando si scopre questo concetto fondamentale, la Chiesa non poteva ammettere che la creazione di Dio si sarebbe raffreddata, sarebbe morta, si sarebbe spenta. E gli ha dovuto dare un’accezione negativa. Per questo la scienza del 1800, obtorto collo, chiama il “Secondo Principio della termodinamica”: “misura del disordine”. Mentre, in realtà, è ordine! L’ordine aumenta e, mentre aumenta l’ordine, aumenta, col passaggio del tempo, la coscienza delle persone. La coscienza aumenta sempre, non diminuisce mai: come l’entropia. Ecco perché la coscienza e l’entropia sono una misura dello stesso tipo, che vanno nella stessa direzione.

– Io sono un po’ disorientato da una cosa: ogni volta che l’ho sentita parlare di alieni immaginavo lei si riferisse a un’antropomorfizzazione di parti egoiche degli esseri umani. Però mi pare di capire che non è assolutamente così!

– No, non è così! Allora cerchiamo di chiarire questo concetto fondamentale, perché molte persone si sbagliano proprio, perché i discorsi vanno contestualizzati. Allora gli alieni sono esseri solidi, come noi, che vengono da un altro posto. “Alieno” vuol dire che viene da fuori. Allora, quindi, non avrei potuto chiamare, identificare con il nome di “alieno” qualche cosa di cui noi stessi siamo…

Portatori.

– Portatori!

O generatori anche.

– Sì! E’ vero che noi abbiamo creato l’Universo quindi, ma noi non come esseri umani, noi come coscienza. Anche l’alieno, da questo punto di vista, è un creatore della coscienza. Tanto è vero che, nell’istante in cui noi ci specchiamo, io mi specchio di fronte all’alieno che deve rappresentare qualche cosa che io non ho capito. E così l’alieno si specchia nei confronti dell’umanità. E gli specchi sono così: io devo capire dall’alieno qualcosa, e uso l’alieno per capire che io sono fatto di tre parti che devono essere riunificate (un’anima, una mente, uno spirito). Cioè io mi devo ricordare che sono il creatore dell’Universo. L’alieno che mi prende, che mi guarda, che mi usa, che mi schiavizza in qualche modo, deve capire che io rappresento un percorso di coscienza che lui sta rifiutando. Deve capire che non riuscirà mai a fare quello che lui vuole da me. Non riuscirà mai a prendere la mia essenza. Non riuscirà mai a prendere la mia esperienza. Non riuscirà mai a schiavizzare la mia parte animica. E io sono l’immagine davanti all’alieno del percorso di consapevolezza che lui ha sbagliato. E glielo ricordo tutti i giorni, quando lui ha delle difficoltà a prendermi e a farmi fare quello che vuole lui. Quindi anche l’alieno, da questo punto di vista, è una parte della coscienza e utilizza, a specchio, il suo modo di creare l’universo, per capire all’esterno ciò che non ha capito di se stesso. Non è che siamo su due piani: uno meglio e uno peggio, che sono discorsi duali. Siamo su due piani coscienziali differenti. Ma non c’è una coscienza positiva e una coscienza negativa. C’è una coscienza che va da zero a infinito, cioè c’è un…non è duale la coscienza, è un numero sempre positivo: non c’è un più è un meno. L’aspetto fondamentale, che può far pensare che l’alieno sia finto, è perché io dico che il mondo è virtuale. E quando abbiamo creato il mondo, il mondo virtuale è un mondo fantastico, finto. Oppure parlo di Universo olografico: l’Universo, secondo la fisica moderna e l’astrofisica moderna, è un ologramma.

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

Quindi, quando uno sente parlare di ologramma, dice: «Ma è qualcosa che ci metto la mano nel mezzo e passo da parte a parte. E’ finta! Come se fosse un’idea». No, “virtuale” vuol dire un’altra cosa: non vuol dire finto. “Virtuale” vuol dire modificabile. Cioè, io mi muovo, prima sono in una posizione, poi sono in un’altra posizione: ho cambiato, di me, lo spazio, il tempo e l’energia. Quello vuol dire modificabile! La realtà reale invece, che è solo la coscienza, è immutabile. E’ sempre la stessa. E questo è il motivo fondamentale del perché non si può scrivere una formula matematica che descriva la coscienza. 5 = 5 non ha nessun significato da un punto di vista matematico. La coscienza è indescrivibile solo perché è immutabile. Io posso descrivere attraverso una formula, f(x) = y, qualcosa che cambia: nel tempo, nello spazio, nell’energia. Sennò…questo concetto ci fa capire come noi possiamo vedere l’Universo nella sua manifestazione, poiché essa si manifesta nel fare. Perché se l’Universo non facesse, noi non vedremo niente. Pensate, semplicemente, alla luce: la luce è invisibile. E’ un concetto strano pensare che la luce sia invisibile. Ma ammettiamo che io sono un astronauta nello spazio profondo: si vede tutto buio. Lì c’è il sole, lì c’è la luna. La luna è illuminata, il sole è illuminante. Nel mezzo non c’è niente. E’ buio. Perché…


Mi scusi, finché non mi levo questa domanda dalla testa non riesco a continuare a seguirla.

– Sì.

Ma che senso ha? A che cosa serve tutto questo?

– Serve solo a sapere chi siamo, non serve ad altro.

E lei che risposta si è dato?

– Chi sono?

Chi siamo?

– Ah, noi siamo e nel dire noi siamo è la stessa cosa che dire io sono perché noi siamo la stessa cosa.

Perché a sedici anni mi hanno detto che questo domanda era meglio che non me la facevo più.

– No, no, no. Invece questa domanda va fatta ed è proprio nell’istante in cui si fa che si è raggiunto, dei due scalini se n’è fatto uno. Nella scala dell’evoluzione umana ci sono solo due scalini: uno chiedersi “chi siamo” e poi chiedersi “perché”. Allora tutti i processi di acquisizione di consapevolezza di qualsiasi tipo, nell’Universo hanno tre step:, un inizio, una risoluzione interna e una fine. L’inizio è per esempio: il malato, il sano che diventa malato che poi torna sano. Sono tre step no? il primo: sono sano ma sono inconsapevole, nell’istante in cui mi ammalo, secondo step, è perché ha la malattia è un momento…

Un’ opportunità.

– Di acquisizione di consapevolezza, un’opportunità per capire. Quindi, è come se io mi facessi una domanda a cui non so rispondere, nell’istante in cui mi rispondo guarisco, e torno a essere sano, ma allora il punto numero uno: ero sano, il punto numero tre: sono sano. Ma perché devo fare tutto questo percorso per rimanere sano? Perché c’è l’entropia differente dal primo punto al terzo punto. Nel primo punto sono sano ma “coglione”, nel terzo punto sono tornato sano perché ho capito chi sono.

Ma a cosa serve secondo lei questo questo processo?

– Eeeh, serve perché potremmo farci la domanda in un modo contrario.

Cosa succederebbe senza?

– Cosa succederebbe senza? Ecco, non succederebbe niente. Nell’istante in cui dico non succede niente, siccome nel succedere c’è il fare e nel fare c’è l’esistenza, se io non faccio questo percorso non esisto. Cioè io so di esistere solo perché so chi sono, altrimenti, non so di esistere. Il non sapere di esistere equivale al non esistere. Quindi in questo contesto, la coscienza che per caso si è divisa in due nel primo istante, perché non poteva fare altro che fare questo, perché una cosa sola non può, non ha altre possibilità da un punto di vista geometrico che non dividersi in due, che è la cosa più semplice, dando origine alla dualità. Pensate che l’Universo è fatto così: le cellule si dividono in due, le reazioni chimiche sono l’urto fra due molecole, non fra tre, non esiste una reazione fra tre molecole, non esiste. Tutto è duale, questo accade proprio perché l’Universo è: possiamo descriverlo come un ologramma frattalico e il frattale prevede che tutto l’Universo, che è un grosso mattone, sia fatto di mattoncini piccoli, piccoli, tutti uguali, quindi nel grande e nel piccolo c’è la stessa visione delle cose, praticamente studiare un fotone o studiare tutto l’Universo è per molti fisici, la stessa identica cosa. Quindi il mattoncino piccolo, il fotone con cui è fatto tutto l’Universo, l’Universo grande, ci permette di capire che l’Universo è un frattale, cioè fatto con pezzettini piccoli che montati tutti insieme ci danno un pezzo grande, che è uguale al pezzettino piccolo. Ecco in questo contesto, tutto ciò ha un senso, nel senso che, se la coscienza non si fosse divisa, noi non saremmo stati qui a discuterne e il problema non si sarebbe posto.

Quello che lei chiama “processo di malattia”, mi ricorda molto il momento attuale quindi una separazione a tutti i livelli.

– Assolutamente, ha senso questo.

Su qualunque cosa, e io ho sempre avuto un’idea, cioè nel senso, questo non può che essere un processo che potrà portare a capire quali sono gli errori che stiamo facendo per evitarli in un futuro.

– Sì, sì. Allora premesso che, io non li chiamerei errori, perché nessuno sbaglia. Nell’Universo duale noi crediamo che ci siano gli errori, i percorsi giusti e i percorsi sbagliati, è duale. in realtà ci sono solo percorsi, come non ci sono le idee di sinistra e di destra, come ci vogliono far credere, ma ci sono solo le idee.

Ma secondo lei come facciamo a considerare, che ne so, la bomba atomica su Hiroshima, qualcosa che non è un errore.

– Non è un errore: è un evento. Questo evento, dopo che abbiamo scelto che accadesse, ci ha permesso di trarre delle conclusioni, dei risultati, che noi non avremmo potuto ottenere, se questo evento non fosse accaduto. Quindi se noi vediamo l’evento come una probabilità di informazione, direbbe il teorema di Shannon, (un signore che ha studiato queste cose da un punto di vista matematico), l’evento non ha significato considerarlo positivo o negativo, è un evento, cioè una serie di dati: l’evento positivo e l’evento negativo….

Però lei stesso, nel suo libro: “Il mondo felice” descrive un mondo anti-entropico.

– Sì, lo ridico in un altro modo: un evento per esempio, come la Seconda Guerra Mondiale, uno potrebbe dire: “eh ma la guerra, è una guerra”, certo ma la Seconda Guerra Mondiale ha portato in una scala duale, tutta una serie di eventi che vengono identificati come negativi, ma tutta una serie di eventi che nella stessa scala vengono identificati come positivi. Che ne so, la ripercussione sulla scienza chimica, che ha fatto il mondo della Germania…

Internet.

– Internet, un’evoluzione del pensiero stesso, che è quindi..

La Costituzione Italiana.

– Da quel punto di vista la guerra, qualcuno ha detto, è stata un bene necessario. Tanto è vero, sempre in un mondo duale, non ci dimentichiamo che grosse potenze come il Vaticano, pensano che le guerre siano brutte e cattive, ma poi ci sono le “Guerre Sante” che sono buone, oppure in un mondo come l’America del Nord, ci sono le guerre che sono cattive, però ci sono anche le guerre giuste, come quelle con Saddam Hussein, ma questo è solo un problema di visione della realtà duale. Le guerre ci sono solo perché noi, nell’Universo che abbiamo creato, abbiamo scelto di percorrere in quell’istante, in quel momento, quel tipo di percorso: è una scelta che noi abbiamo fatto, e la scelta non è né positiva, né negativa. In questo contesto, ciò che succedeva nelle civiltà antiche, primordiali, dove c’era una idea di unificazione, maggiore di quella che abbiamo ora, rispecchia esattamente, in modo entropico e frattalico, la vita di un bambino piccolo. Il bambino piccolo, nella sua vita, poi diventa grande e poi diventa vecchio, ripercorre esattamente lo stesso percorso delle società antiche che sono diventate moderne, che diventeranno future, perché? Il bambino piccolo si trova con la sua coscienza, la sua anima, la sua mente e il suo spirito separati, incastrati in un corpo. Lui non si ricorda assolutamente chi è, ma la cosa più vicina a quello che era prima, era l’integrazione totale. Il bambino infatti, è egoico totalmente, lui crede di essere l’unica cosa che c’è in questo Universo e noi diciamo: “eh ma poi il suo pensiero evolverà e comprenderà che ci sono gli altri”, sì, ma per tornare a essere unico alla fine, quindi il bambino è unico, crede di essere l’unica cosa a cui tutto il mondo circola intorno ed è un pensiero totalmente egoico, che non è il pensiero unico, che si ha alla fine, perché quello è un pensiero cosciente. Che differenza c’è tra l’egoico ed il cosciente? Bisogna passare attraverso la vita, attraverso la vita del bambino, che diventa vecchio, attraverso l’evoluzione delle società nel tempo, e è lo stesso. Che differenza c’è tra l’egoico e il consapevole? Tutti e due fanno l’unica cosa che possono fare: fare tutto per sé stessi. Solo che l’egoico crede di farlo per gli altri, il cosciente sa che fa solo per se stesso. Ma allora quando si deve aiutare la vecchietta ad attraversare la strada?

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

L’egoico lo fa, perché dice: “eh dopo così vado in paradiso”, quindi non vuole aiutre la vecchietta, vuole andare lui in paradiso. Il cosciente sa, che non deve aiutare nessuno, perché tutti devono fare l’esperienza. Se io aiuto qualcuno ad avvitare, come ho sempre detto tante volte, una lampadina, tutte le volte che a questo tizio gli si fulmina la lampadina, mi chiamerà, perché vorrà che io lo aiuti a cambiare la lampadina. Così io in realtà, gli sto impedendo di acquisire la consapevolezza di avvitare lampadine. Lui è venuto su questo pianeta per acquisire la consapevolezza. Io non lo posso aiutare, deve fare da solo, perché se lo aiuto faccio lo spregio più grande che gli posso fare, lo sto aiutando, quindi gli sto bloccando il processo di acquisizione di consapevolezza. Il consapevole sa che tutto quello che fa, lo fa per sé, perché gli altri sono sempre lui. L’egoico pensa che tutto quello che fa per gli altri, gli tornerà indietro con una ricompensa. E allora no, io voglio essere consapevole, ma sono partito da bambino piccolo, egoico. Il bambino piccolo, all’età di 3-4 anni comincia a capire che ci sono anche gli altri, comincia a capire che c’è la dualità, si fa accompagnare dal fratellino piccolo nella sua stanza, perché deve attraversare il corridoio buio. Prima no. Prima lo attraversava il corridoio buio, non aveva paura di nessuno, perché c’è solo lui, è egoico al massimo. Noi dobbiamo passare attraverso il processo di acquisizione di consapevolezza, cioè vivere la separazione nella paura, perché la paura è uno strumento, che misura la separazione, per poi capire, che possiamo tornare ad attraversare il corridoio buio, perché non c’è nessuno che ci farà del male, perché noi siamo l’unica cosa che esiste.

Tranne gli alieni.

– Gli alieni sono quella parte di noi, che ci serve a comprendere che noi torneremo a essere una cosa sola. L’alieno non deve far paura. L’alieno, ne devi avere compassione poverino, l’alieno ti fa del male solo perché tu glielo permetti, inconsapevolmente, perché quando noi abbiamo compreso che c’erano gli alieni, abbiamo messo in atto anche un processo di acquisizione di consapevolezza, per cui il soggetto che ha capito tutto, dall’alieno non viene più preso, perché lo ferma con la propria consapevolezza. La tecnologia dell’alieno a noi ci fa un baffo, se te hai coscienza. Ecco, c’è un aspetto fondamentale, io dico delle cose che possono apparire, come qualsiasi altro relatore che dica una cosa, questa cosa può apparire come primo step: vera o falsa, credibile o incredibile. Di solito, sostanzialmente, i relatori soprattutto quelli nel mondo scientifico, si preoccupano di far vedere che quello che dicono è ben documentato nella letteratura scientifica, e questo è sicuramente un ottimo approccio, non basta. Se io dico una cosa in cui credo fondamentalmente, siccome io la credo per me è così, per me è vera, perché non esiste il vero e il falso, che sono concetti duali, esiste il fatto che se io credo che una cosa sia vera, ci credo e te la dico, te la dico nel modo tale per cui questa, io non la ritengo una bugia. L’interlocutore inconsapevolmente, siccome siamo una coscienza unica, non se ne accorge, ma si rende conto del fatto che tu gli stai dicendo una fesseria, lo stai prendendo per i fondelli, oppure gli stai dicendo quello in cui tu credi realmente. La gente si accorge di questo fatto, basta seguire un comizio politico per rendersi conto, dentro il tuo cosciente, che quel politico sta in realtà dicendo una cosa in cui non crede, si vede benissimo e quindi, se io non sono credibile in quello che dico, sempre da un punto di vista statistico ovviamente, perché ci sarà sempre qualcuno che a cui non piacerà quello che dico. Se io non sono credibile, vuol dire che dentro di me c’è qualcosa che non va, che io non ho capito. Quindi io non ho la paura di dire una menzogna o di dire qualche cosa che è sicuramente sbagliato, quello che mi preoccupa, è vedere se le persone credono in quello che dico, è credibile quello che dico, oppure no? può essere stranissimo, può essere incredibile ma vero, tra la credibilità e la realtà non c’è nessuna relazione, una cosa può essere totalmente incredibile, ma assolutamente vera e viceversa.

Secondo lei, in tutto questo discorso, ponendo le basi su tutti questi elementi che ha dato lei, quello che oggi chiamiamo il fenomeno del “cambiamento climatico” come si incastra in questa storia?

– Anche se risulta difficile comprenderlo, tutto quello che ci accade durante la giornata, tutto, dipende semplicemente da noi, perché noi lo abbiamo creato. Quindi non è un caso che io mi incontri con il signor Rossi e faccia con il signor Rossi, oggi, questo discorso e non l’abbia fatto ieri o domani, perché io ho bisogno di creare una “situation comedy” in cui il signor Rossi, con la sua realtà esterna, mi dimostri qualcosa che a me serve. In questo contesto, tutto ciò che accade nel mondo, è qualche cosa che l’umanità intera sta inconsapevolmente producendo. Esempio ci sono: i tifoni, le mareggiate, i terremoti, cioè c’è uno stato di instabilità planetaria, che ci fa temere dall’oggi al domani, che qualche cosa di apocalittico colpisca questo pianeta, e in effetti qualche cosa di apocalittico sta piano, piano, accadendo. Cioè lo vediamo con i cambiamenti climatici, che non sono più quelli di una volta, a riflesso, siccome noi siamo i creatori dell’Universo, questo lo stiamo creando noi, perché? Perché non ci rendiamo conto del disagio interno, che la società moderna sta vivendo in questo momento e abbiamo bisogno di un allarme esterno, che ci dica: “no, le cose così non vanno, non bisogna vivere così, bisogna vivere in un altro modo”, cioè con più armonia e allora l’aspetto che noi viviamo di disarmonia interna, viene automaticamente estroiettato e ributtato addosso a noi, a specchio, sotto forma di disastri naturali.

Quindi noi stiamo sviluppando quelle manifestazioni, che palesino il fatto che, abbiamo una carenza, a livello coscienziale di consapevolezza?

– Esattamente. E il concetto fondamentale, che io credo di aver capito, è che: noi abbiamo fatto tutte le rivoluzioni possibili e immaginabili, abbiamo fatto la rivoluzione storica, la rivoluzione culturale, la rivoluzione militare, la rivoluzione economica, la rivoluzione….

Informatica.

– Informatica, benissimo, l’unica rivoluzione che non abbiamo ancora fatto, perché le altre non hanno funzionato, è la rivoluzione coscienziale. Cioè costruire dentro di noi, quel matrimonio alchemico, tra la parte animica e la parte spirituale, cioè tra la nostra parte femminile e la nostra parte maschile, direbbe lo psicanalista di turno. Per cui dentro abbiamo acquisito armonia nell’istante in cui, noi torniamo a essere chi eravamo una volta, la coscienza integrata, ma questa volta consapevole, automaticamente fuori creeremmo un mondo coerente con il noi dentro, quindi un mondo armonico. Cosa vuol dire questo? che non c’è più il tempo di fare i girotondini davanti a Palazzo Madama, per far credere al governo che ha fatto una cosa giusta o una cosa sbagliata? Prima fatti la rivoluzione dentro, prima acquisisci consapevolezza di te e poi vedrai che il mondo, non c’è bisogno di manifestazioni di piazza, va avanti, andrà, si correggerà da solo.

E allora siamo arrivati al punto più importante, perché è la parte che sta studiando adesso. Che cos’è “l’Evideon” a 432 Hertz.

– Ecco, qui nasceva l’esigenza, che io avevo quando mi sono iscritto all’università, quando studiavo, tanti anni fa, il problema alienologico, cioè gli alieni cosa venivano a fare, prodotto da cui siamo partiti oggi, ma che ci porta al punto numero tre, cioè a tornare alle nostre origini. Li avevo la necessità di andare dagli scienziati e spiegargli, oppure loro venivano da me e mi chiedevano, e io dovevo parlare il loro linguaggio, che era un linguaggio matematico, quindi dovevo fargli capire che l’Universo era fatto in un certo modo, per certe ragioni, quello che ho capito. Ora, che quel sistema andava bene solo a metà. L’altra metà era costruita dal fatto che, io dovevo fare un discorso di natura sensibile, cioè non più un discorso basato sul lobo sinistro, io faccio il ricercatore scientifico, ho una visione maschile dell’Universo, in cui tutto è categorizzabile e categorizzato. La parte femminile non vuole mai essere categorizzata, vuole fare un discorso di sensazione, secondo me, due più due potrebbe fare quattro, mentre il lobo sinistro dice, l’emisfero sinistro, due più due fa quattro. Ci sono da una parte, delle certezze, dall’altra parte, delle sensazioni. Io ho provato in questi anni a fare anche il discorso sensibile di sensazione, come dicevo prima, dire agli altri: “Guardate che le cose stanno così”, senza bisogno di fare una dimostrazione matematica, perché l’altro lo avrebbe sentito dentro, che le cose erano così. Giungo ora alla fine, al terzo punto dell’evoluzione, dicendo che ci vogliono tutti e due i discorsi: quelli del lobo destro e quelli del lobo sinistro. E che cosa ho fatto? Ho scritto una serie di articoli, ho fatto una serie di ricerche, per cui si dimostra che l’idea, per esempio, di suonare la musica a 432 Hertz, con il “La quinto” a 432 Hertz, ti dà una sensazione di armonia interna: “ma come? questo è un discorso newagiano”, si potrebbe dire: “da dove vengono fuori questi numeri?” Ma chissenefrega! e allora, ho dovuto dimostrare, con delle formule matematiche, con degli algoritmi precisi, che l’Universo se è un frattale ed è un ologramma, questo frattale olografico ha come indice di complessità un numero che si chiama: D maiuscolo, uguale proprio a 4.32. Ma che strano, come mai l’indice di frattalità dell’Universo ha lo stesso numero con cui in qualche modo si suona in modo armonico? E si suona in modo armonico a 4.32, perché 4.32 è proprio il numero con cui la complessità dell’Universo, da noi stessi è stato, fatto, quindi inconsapevolmente, quando sentiamo una musica 432 Hertz, mi sembra di essere tornati a casa. Da una parte c’è la sensibilità del lobo destro, dall’altra parte c’erano gli algoritmi del lobo sinistro. Non l’aveva mai fatto nessuno, mettere, comprendere, come si usano i logaritmi in base due, perché l’Universo, è duale, non per un caso, le note musicali di un pianoforte e sostanzialmente calcolate da Pitagora, avevano ragione di essere. In realtà non è 432 ma è 431.8588 Hertz, che sono esattamente la frequenza con cui l’Universo in qualche modo, si può descrivere, da un punto di vista frequenziale, era corretto quindi che la tua sensibilità….

L’Universo e quindi anche tutti noi.

– Certamente, perché noi siamo l’Universo.

– E noi vibriamo a 300, a 432, 431.8588?

– Sì, non lo posso dire così, perché noi vibriamo ad una serie di frequenze, come tutto, come diceva De Broglie che era un fisico che diceva: “quando un corpo si muove, alla sua massa, può essere associata una frequenza e la sua equazione è: “seno di omega T + Phi”. Lo diceva lui, bene, queste frequenze hanno una caratteristica fondamentale, siccome noi siamo in un frattale, noi siamo fatti di piccoli pezzettini che vibrano tutti alla stessa frequenza, dando origine a “overtones” e a “sottotoni”, che però dipendono tutti da quella frequenza lì. Ecco 4.32 è una delle frequenze importanti a cui vibra tutto l’Universo, non a caso lo dico proprio in modo molto semplice, se noi dividiamo 432 per Pi-greco, otteniamo lo stesso risultato che dividere 360 diviso il quadrato della sezione aurea. Quindi si capisce chiaramente che 360°, che descrivono tutto l’Universo in modo sessagesimale sono legati alla sezione aurea, a Pi-greco e a 432.

E lei ha trovato altre correlazioni tra questi valori universali?

– Sì, ci sono moltissime correlazioni che possono essere prese in esame, e essere correlate con l’idea della fisica, che descrive Planck, con “l’entropia di Planck”. Planck sa perfettamente che ci sono degli oggetti nell’Universo, che sono gli oggetti più piccoli di tutti, questi oggetti, l’oggetto più piccolo di Planck, avrà una superficie di Planck, che guarda caso è un numero estremamente simile al quadrato della sezione aurea. Probabilmente è il quadrato della sezione aurea, perché quando si va a calcolare i numeri talmente piccoli, un piccolo numero alla terza cifra dopo la virgola, 10 alla meno 33 cm, 10 alla meno 44 secondi, sono le unità di Planck, quindi mi sa proprio che è veramente il quadrato della sezione aurea, l’area di Planck. Ma quest’area di Planck viene messa in relazione la sezione aurea. C’è il concetto di “entanglement”: L’”entanglement” è quel fenomeno fisico misterioso, che non è più neanche tanto misterioso, per cui la fisica quantistica dice che: due particelle per esempio, due fotoni, che sono a distanza intergalattica tra di loro. E sono collegati tra di loro, in qualche modo, se al primo fotone gli pesti i piedi, il secondo sente il dolore subito, immediatamente! Sono collegati tra di loro in qualche modo.


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Ciò accade perché c’è una “probabilità di entropia”, dicono i fisici quantistici, e c’è un signore che si chiama Hardy, che ha calcolato “la entropia di entanglement di Hardy”, si chiama così, che guarda caso è uguale alla sezione aurea elevata alla quinta. Si comprende, come tutti quei numeri che descrivono l’Universo in modo quantistico, secondo, per esempio, la teoria che si chiama “A Infinity Theory”, sono tutti i numeri che dipendono da Pi-greco e dalla sezione aurea. I numeri dell’Evideon, cioè dell’idea che, come l’Universo è stato costruito, cioè su un’asse dell’energia, un’asse dello spazio, e un’asse del tempo, con dei numeri precisi, che sono gli stessi numeri di Hardy, gli stessi numeri della sezione aurea, gli stessi numeri se vogliamo, tirati fuori da quella poco consapevole New-Age americana degli anni ’50, sono gli stessi numeri che costruiscono, che costituiscono l’Universo. E non poteva che essere così, perché la neurofisiologia moderna, ha scoperto che per esempio i neuroni del cervello sono a distanze, che sono multipli di Pi-greco, quindi Pi-greco e la sezione aurea sono sostanzialmente i due numeri che regolano, sono legati al 432 e al 360, che è l’angolo giro, sostanzialmente. Tutto è calcolato su questi numeri. Il DNA ha delle misure di lunghezze e di larghezza che sono esattamente la sezione aurea, perché tutto è un frattale, quindi una volta che uno ha capito l’equazione del frattale, ha capito come è fatto l’Universo. E non è vero che l’Universo è estremamente complicato! l’Universo è complicato, ci appare tale, perché noi non ne abbiamo consapevolezza. L’equazione dell’Universo è un frattale, che sicuramente è complicatissimo, ma mano a mano che noi lo comprendiamo, la formula diventa semplicissima. La formula rimane sempre la stessa, ma sono i nostri occhi e la nostra consapevolezza, che la vede ora estremamente esplicabile.

Lei nell’ultima conferenza, ha fatto vedere un’immagine dell’Universo “spiaccicato” su un piano praticamente, il termine scientifico è “spiaccicato”, giusto?

– Sì, “spiaccicato”, assolutamente.

E ha evidenziato dei punti nell’Universo, dove ci sono delle anomalie particolari, quindi già questo, lei dice nella conferenza, le ha fatto capire che non ci può essere stato un Big Bang…

– No.

Altrimenti ci sarebbe un’unica

– No, certo.

Frequenza di fondo, uguale ovunque, perché ci sarebbe stato un unico punto di innesco.

– Una totale isotropia e non una parziale anisotropia.

Sì, che per i comuni mortali vuol dire…?

– Vuol dire che: il rumore di fondo dell’Universo, se uno avesse un orecchio sensibile sentirebbe: “mmmmhhhhh”, un rumore di fondo. Quindi l’Universo che vibra, qualcosa che vibra, che fa rumore. Siccome il Big Bang è capitato dappertutto, in tutti i punti, nello stesso istante, dovrebbe essere un colore unico. Avere una temperatura unica. Invece ci sono dei buchi, e questi buchi fanno capire che l’Universo non è esploso in quel modo lì, quindi non c’è stato il Big Bang. Sarà esploso in un altro modo, ma il Big Bang non ci può essere.

E lei ha notato che ci sono due punti singolari?

– Ci sono due punti singolari sì, in realtà non l’ho notato io ovviamente, ma l’ha notato chi ha studiato la radiazione di fondo, e tra questi c’è Penrose e Hawking ovviamente che sono stati… Penrose è ancora vivo tutt’ora e…

Stephen Hawking.

– E Stephen Hawking è morto l’anno scorso, sostanzialmente, due grandi colonne della fisica, con il cervello un pochino più aperto, a vedere che cosa sta succedendo. Bene, sostanzialmente Penrose, intravede in questi due punti, quelli che sarebbero, secondo lui, secondo la sua ipotesi, stati quelle i due residui di due buchi neri, che collassando tra di loro avrebbero prodotto tutto l’Universo. Ecco. In realtà queste due posizioni geometricamente rappresentano, secondo il mio modello (sono sovrapponibili al mio modello), rappresentano quelli che sono il punto della materia, il punto della antimateria, da cui materia e antimateria sarebbero sgorgate sostanzialmente, perché…

– Quindi, diciamo, i poli dell’Universo?

– I poli dell’Universo. Certo, perché se è vero che l’Universo ha un piano spazio-temporale fisso, non pieghevole, come diceva la vecchia teoria di Einstein, l’applicatore dello spazio-tempo, no? Sembra assolutamente che invece, l’Universo sia spazio-temporalmente rigido, ma modificabile sull’asse dell’energia. Le assi dell’energia: positiva e negativa, in qualche modo allungandosi e accorciandosi, dando luogo quindi, a questa vibrazione di fondo, produrrebbero l’idea della massa, che altrimenti sarebbe solo una cosa inesistente. Ma il nostro cervello, che secondo il neurofisiologo Pribram, e un altro neurofisiologo che è Köstlin, loro cosa dicono? Dicono che: il nostro cervello è un lettore di ologrammi, quindi noi vediamo delle cose, che in realtà ci appaiono così, ma non sono così. L’Universo sarebbe un piano spazio-temporale fisso, dove l’energia vibra. Ecco, questa energia che vibra, vibra in alto e in basso rispetto a questo piano, quindi dà origine a fotoni ed antifotoni, che sono interconvertibili tra di loro. Cosa dice la fisica? La fisica dice che il fotone non ha un antiparticella, perché la antiparticella del fotone è lo stesso fotone. Cosa dicono altri 250 lavori scientifici pubblicati negli ultimi 4-5 anni? Che non è vero! Che il fotone è massivo, perché cioè, ha massa e quindi se ha una massa può avere anche un’antimassa, cioè avere anche una sua antiparticella. Ecco, il fotone e l’antifotone sono la rappresentazione dell’Evideon, cioè quel nome che ho dato all’Universo. Evideon cosa vuol dire? Reso evidente dal fare qualcosa. Se te stai fermo, non si vede niente, ma nell’istante in cui si alza e si abbassa l’asse delle energie, ecco che come in una mappa di Google, ti vedi in tre dimensioni i grattacieli di New York, funzionerebbe così. Ma questo ci da l’idea proprio del del fatto che la materia e l’antimateria, ahimè, sarebbero uguali nell’Universo. Solo che i conti non tornano, perché la fisica non ha compreso delle cose fondamentali: uno, che forse hai intuito devo dire dai lavori a partire da De Broglie in giù, cioè che il fotone ha una doppia identità, scrivono così le riviste scientifiche nelle review. E questa doppia identità, forse questa doppia elicità, questa doppia simmetria, non si capisce bene, 20-30 articoli che parlano della doppia identità del fotone, in realtà si manifesta nel mondo virtuale, con il fatto che il fotone non ha massa. Perché il fotone e l’antifotone che vibrano tra di loro e che si interconvertono fra di loro, muovendo l’asse dell’energia, questa interconversione è talmente veloce da essere al di sotto del tempo di Planck, quindi, al di sotto dei 10 alla meno 44 secondi. Immisurabile! Quello che noi vedremmo è la media delle due cose: cioè solo il piano spazio-temporale, dove non essendoci l’asse dell’energia, il fotone non avrebbe massa.

Sa, quando fa questo movimento

– Sì.

Mi fa venire in mente una pulsazione, fondamentalmente.

– Una pulsazione, se proprio il mondo è fatto a 431.8588 Hertz, come mai scrivendo 1 diviso 2, moltiplicato la costante di Planck, per la velocità della luce, per 273.15, che è la temperatura assoluta, o non viene 4.31855 x 10 alla meno 24. 10 alla meno 24 è un numero che ci permette di capire in che scala stiamo lavorando, ma perché proprio il 4.32? Lì si capisce che la costante di Planck, la velocità della luce, la temperatura, sono legati a diversi altri parametri, tra cui l’entropia e sono la rappresentazione olografica dell’Universo. Che quindi vibra alle frequenze che abbiamo calcolato che sono multipli di 432.

Le dico la verità, ho capito cosa ha detto adesso, ma non lo riesco a comprendere.

– Certo, perché c’è una differenziazione fondamentale tra il capire il comprendere. Io ho un libro davanti di chimica, lo leggo, capisco l’italiano, capisco tutto, chiudo il libro, ma non lo so ripetere. Questo vuol dire che io ho capito il significato delle cose, ma non sono ancora diventato quella cosa lì.

Non sto parlando di tutto ovviamente, di questa formula di cui parlava lei adesso.

– Certo, certo, non sono diventato quella cosa lì. Questa formula che deriva da tutta un’altra serie di elucubrazioni matematiche, mi fa capire come le principali costanti dell’Universo, che sono la costante di Planck, la velocità della luce e la temperatura assoluta, e il numero 2, che non è un numero ma è una costante, che indica che l’Universo è duale, che compare in tutte le forme della fisica quantistica. Solo in stretta relazione col 4.31855. In strettissima relazione. Non può essere un caso che il prodotto di questi numeri dia quel numero lì.

– Secondo lei perché io sono qui davanti a lei in questo momento?

– Perché lei si sta specchiando con me, e cioè le cose che le sto dicendo io, le servono per acquisire quella consapevolezza su quella cosa che lei non ha capito.

E questo è il motivo per cui lei è davanti a me.

– Ovviamente.

Ma perché io sono davanti a lei?

– Per un motivo diverso che ognuno di noi ha dentro.

A seguito della conversazione che abbiamo fatto, secondo lei perché? cos’è emerso dentro di lei in questa conversazione? è un po’ questa la domanda che le sto facendo.

– Diverse cose. Una delle cose è il fatto che mi sento abbastanza sicuro di quello che ho detto, quindi me lo sono riascoltato nella mia stessa voce e i discorsi mi vengono chiari, quindi acquisisco fiducia che non ho detto delle stupidaggini. E poi la consapevolezza che ci stiamo avvicinando a un istante, a un momento storico, in cui la gente piano, piano, comprenderà, perché è giunto il momento che la comprensione non può più essere trascurata. Abbiamo raggiunto probabilmente il momento di non ritorno. Nel passato questi discorsi che sono sempre stati fatti in altri modi, con altri linguaggi, sono sempre stati ri-dimenticati.

Anche divulgati con altri mezzi.

– Con altri mezzi, tutto bene, poi alla fine però te li dimentichi e li devi riscoprire ancora una volta, passano 2-300 anni e riviene fuori lo stesso discorso magari è scritto in modo matematico, di quello che diceva il filosofo Bacone ai suoi tempi, no? E’ la stessa cosa, ma ora detta in un modo diverso. La cosa importante, non è tanto il linguaggio, che Bacone poteva utilizzare ai suoi tempi, e io qui utilizzo un altro linguaggio, perché ora non si parla più come si parlava prima, ma prima, ce lo siamo dimenticati e ce lo siamo dimenticati anche prima di Balcone, tante volte. Ora, io credo sia giunto il momento che non ce lo possiamo più dimenticare, cioè siamo giunti al punto di non ritorno è come..

Questo forse, è anche il motivo per cui, le persone che la stanno ascoltando, stanno ancora davanti a questo video.

– E’ sicuramente perché, se ciò accade, io non ho fatto un semplice discorso alla gente, un discorso vocale, che conta per il 3%. Quello che conta è il 97% di metacomunicazione, che la programmazione neurolinguistica dice, arrivare molto più a fondo, all’interno della persona che ascolta. Ma ci metto di più, cioè ci metto una comunicazione coscienziale, cioè, per quanto possa essere impreciso il linguaggio che noi abbiamo utilizzato, la coscienza parla in modo nascosto, con parametri nascosti, ma in modo archetipale, quindi una formica capisce quello che dico e viceversa. Io posso capire il linguaggio della formica, senza esserne consapevole. Se la gente rimane ad ascoltare, dopo tanto tempo quello che sto dicendo, è perché magari le orecchie si sono chiuse, ma la coscienza è rimasta aperta.

E forse anche perché è un momento, in cui bisogna ascoltare questo tipo di informazioni, come stava dicendo prima.

– I greci usavano tre tipi di tempo: il tempo atmosferico, il tempo cronologico (Cronos) e il Fato, che è il momento in cui le cose possono accadere, perché prima, anche se accadevano, la coscienza non avrebbe permesso uno sviluppo ulteriore.

Voleva aggiungere qualcosa lei, in generale?

– In generale si potrebbe dire questo: io non so, se ho fatto un lavoro fatto bene o fatto male, negli ultimi anni, che mi è costato un sacco di fatica, e che non so se rifarei. Ho la sensazione che avevo da dire queste cose, avevo da studiarle, avevo da capirle, io, per me. E mi sono quindi imbattuto in questa realtà, per esempio dei fenomeni di adduzione, che ho voluto studiare proprio perché a specchio dovevo capire qualcosa. Nel contesto delle adduzioni, io dovevo capire come funzionava la parte animica, perché la parte animica che mi interessava comprendere, era la mia, sostanzialmente, e ho usato quindi il fenomeno dell’adduzione perché li veniva fuori veramente, il bisogno della parte animica strumentalizzata, utilizzata, calpestata, dalla parte maschile di questo Universo, che sostanzialmente, è il potere. Potere su questo pianeta, potere degli alieni e non solo degli alienati. Non so se tutto questo è stato un punto di non ritorno, però sono abbastanza contento da una parte, di aver fatto questo tipo di lavoro, che si conclude ora, qualche altra conferenza, ma tutto quello che dovevo dire, l’ho detto. Quindi non c’è altro, secondo me, da scoprire. Dopo, da una parte sono contento, dall’altra parte, sono un po’ deluso e la mia coscienza me lo dice: la delusione della illusione o la illusione della delusione. Sono deluso perché credevo che su questo pianeta, la gente fosse un po’ più sveglia e capisse più velocemente le cose, e quindi mi devo assoggettare al fatto che ognuno ha i suoi tempi. E questo a me importa perché, siccome io sono anche l’altro, noi, io stesso, non potrò comprendere bene come stanno le cose, finché l’ultimo di noi in questo Universo, compreso l’alieno, non avrà capito.

E noi pubblicheremo questo video proprio per questo motivo. Le stavo per fare questa domanda, però mi ha già risposto. Secondo lei come mai, solo lei, è arrivato a queste conclusioni? E intanto, ancora prima di questa domanda, lei in questo momento si sente di poter dire che sta dicendo la verità, o sta dicendo ciò a cui è arrivato lei? Cioè, la possiamo prendere questa come, lei la vorrebbe far passare, come una verità assoluta o come delle conclusioni, che però possono essere messe in discussione?

– Io credo che questa non sia una verità assoluta. Credo che ci si avvicini per almeno almeno l’80%, va anche detto che mano a mano che la coscienza aumenterà, questa verità prenderà un’altra forma, verrà descritta con un linguaggio migliore, che non sarà più il linguaggio vocale, ma il linguaggio archetipale. Il nocciolo della questione secondo me è questo.

Se sei arrivato fino a qui e ritieni utile il nostro lavoro sostieni MePiù con una donazione: https://mepiu.it/sostieni


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


GUARDA ANCHE ALTRI VIDEO DELLA PLAYLIST: “Eugenio Miccoli intervista…”.

Qui sotto.

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Referendum e regionali: Italia al voto. Eugenio Miccoli intervista Arnaldo Vitangeli.

Per MePiù, Eugenio Miccoli ha chiesto un’opinione sul referendum, e sullo scenario a contorno, a una delle menti più brillanti tra gli intellettuali non allineati al pensiero unico: Arnaldo Vitangeli, Editore della rivista “La Finanza”, scrittore, giornalista e videoblogger sul suo canale #Lafinanzasulweb.

Oggi, in tutta Italia, si vota per il referendum costituzionale indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta del quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana.
La riforma ha ottenuto una vastissima maggioranza ma la composizione dei fronti opposti è decisamente variegata. Nonostante questo, il dibattito sul “taglio dei parlamentari” si è acceso solo negli ultimi giorni, spesso senza entrare nel merito della questione e pare appassionare pochi. Ma la partita pare essere molto più grande di una semplice correzione a un paio di articoli della Costituzione.
Eugenio Miccoli ha chiesto un’opinione sul referendum, e sullo scenario a contorno, a una delle menti più brillanti tra gli intellettuali non allineati al pensiero unico: Arnaldo Vitangeli, Editore della rivista “La Finanza”, scrittore, giornalista e videoblogger sul suo canale #Lafinanzasulweb. Qui la trascrizione completa, a cura di Flavia Minorenti, dell’intervista disponibile anche a questo link: https://youtu.be/y3xqvki49D0

Sostieni l’informazione indipendente di MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

  • Arnaldo Vitangeli ben trovato su MePiù.

Grazie è un piacere stare qui con voi.

  • Oggi e domani si vota per il Referendum Costituzionale per decidere il numero dei parlamentari del futuro parlamento. In questo momento il parlamento è composto da circa 1.000 membri, se dovesse passare questa riforma si scende a circa 600 membri. Cosa ne pensi dell’oggetto del Referendum?

Sembra avere una grossa presa sul pubblico, sulla base di informazioni false, sulla base di una deformazione della realtà. In realtà noi abbiamo un numero di parlamentari che è del tutto in linea con quello degli altri paesi, anzi.
Io penso che se tu fermi qualcuno per la strada e gli chiedi qual è il paese con più parlamentari in Europa, ti dirà: l’Italia. Non è l’Italia. Non siamo il primo, non siamo il secondo, non siamo il terzo, siamo il 22° su 27.
In Italia ci sono 1,6 parlamentari ogni centomila abitanti, più in basso di noi c’è la Francia che ne ha 1,4 quindi siamo lì, ma la Francia è una Repubblica Presidenziale quindi gran parte del potere è in capo al Presidente della Repubblica che è eletto a suffragio universale. La Germania ha 0,8 parlamentari ogni centomila abitanti. Ma la Germania è una Federazione, è una Repubblica Federale, una parte del governo della cosa pubblica è in capo ai Land.
Più di noi ce l’hanno, per esempio, la Gran Bretagna: 2,4, e sostanzialmente tutti i paesi: la Finlandia 3,2(il doppio). Su, su, a salire, fino a Malta che ha dieci volte il nostro numero di parlamentari, ogni centomila abitanti. Quindi la questione che i parlamentari in Italia sono troppi è falsa.
La questione del risparmio. Si dice: “noi tagliamo i parlamentari perché in questo modo diminuiamo il costo della politica”. La verità è che il taglio dei parlamentari non porterà un risparmio, si è detto che avrebbe fatto risparmiare mezzo miliardo di euro, ma non è vero. Sono circa 250 milioni di euro a legislatura, ovvero ogni cinque anni, quindi poco più di 50 milioni di euro all’anno, pari allo 0,007 del bilancio dello Stato. Quindi il taglio non porta sostanzialmente nessun beneficio economico. I benefici economici sono veramente marginali.
Lo svantaggio però è che, innanzitutto scendiamo ulteriormente, cioè diventiamo ancora meno rappresentati in una situazione in cui già tra i paesi europei siamo tra i meno rappresentati a livello del parlamento. Ma soprattutto cambia a livello delle varie regioni la possibilità di eleggere deputati e senatori in regioni poco popolose, per esempio: nel Molise, Basilicata e Umbria, il numero di parlamentari eletto sarà bassissimo. In Umbria saranno nove. Tutti i cittadini umbri saranno rappresentati da nove persone.

  • Deputati e senatori o solo senatori?

Deputati e senatori insieme: nove. Ora, come possono nove persone racchiudere per un’intera regione tutte le posizioni politiche, tutti gli interessi delle varie parti sociali, tutte le visioni del mondo? Perché quelli sono i rappresentanti del popolo in Parlamento. Quindi a fronte di meno di un caffè all’anno, a cittadino, che risparmiamo: 80 centesimi, ci troviamo in una situazione in cui c’è ancora meno democrazia, ma la cosa gravissima è che questo viene veicolato all’opinione pubblica come un vantaggio: hai tagliato le poltrone!

  • Sì, viene proposta, in questo momento, questa soluzione come chiave per snellire i lavori parlamentari…

Snellire i lavori parlamentari?!? Noi abbiamo il problema opposto. Nel senso che questa è un’altra idiozia…

  • Per inciso: i nostri padri costituenti, almeno per quello che ne so, hanno pensato ad un sistema “lento” di proposito per far sì che ogni atto normativo potesse essere sottoposto a tutta una serie di esami e di verifiche.

Giustamente soppesato anche in base agli interessi dei vari corpi sociali.
Ma lento in che senso? Noi abbiamo il problema opposto. Abbiamo un’enorme quantità, una selva di leggi, molto spesso in contrasto l’una con l’altra. Per cui il problema non è fare più leggi in maniera più rapida, il problema è fare leggi migliori ed evitare di tornare cento volte sulla stessa questione peggiorando, continuamente, la situazione.
Questa questione dell’”essere veloci”, lo ricorderai benissimo, era il mantra di Renzi sul Referendum, in quel caso fallito, per la riforma renziana della Costituzione. “Dobbiamo correre”, ma correre dove?
Facciamo un esempio: al di là di quello che ognuno può pensare sul conflitto interno che oppone Israele e la Palestina, se c’è un paese che si trova in una situazione in cui l’azione è indispensabile in tempi brevi è Israele.
Israele ha un sistema molto simile a quello dell’Italia dei padri costituenti. Un proporzionale puro in cui ci sono governi che per governare devono mettere insieme le varie forze, le varie componenti della società israeliana, in cui ci sono: gli Haredim che pregano cinquanta volte, hanno le treccine e non possono neanche suonare al campanello di sabato, c’è la ultramoderna Tel Aviv che è paragonabile a una metropoli nord europea e Israele non solo sopravvive, ma prospera con un sistema che a noi dicono non può funzionare perché devi essere rapido.
Le scelte devono essere tolte al dibattito politico, quindi al dibattito democratico e devono essere sempre più portate sul piano tecnico verso cui il parlamento, mortificato, tagliato, ridotto, nominato, deve soltanto essere quello che convalida le decisioni e le scelte portate avanti dai tecnici. Questa è la negazione della Democrazia.

  • Ecco, hai toccato un punto essenziale: questo Parlamento rimarrebbe un Parlamento di nominati, con una soglia di sbarramento, probabilmente anche più alta di quella che abbiamo adesso e senza una legge elettorale chiara, perché in questo momento quella che c’è non è applicabile perché bisognerebbe rifare tutti i collegi e altri correttivi, ma comunque con un parlamento composto da nominati.

C’è una coerenza in tutto questo programma. Oltretutto non è nuovo. Questa proposta di Referendum non nasce con i 5 Stelle, nasce nel 1985 in un documento, che non è di un partito ma è della P2, è di Licio Gelli e tra i vari punti: l’abolizione dell’articolo 18, la riduzione del ruolo dei sindacati, eccetera, si proponeva di ridurre il numero dei parlamentari e dei partiti, portando a un sistema bipolare o bipartitico, centrodestra, centrosinistra progressisti e conservatori, democratici e repubblicani. Due soggetti identici con pochi parlamentari che devono semplicemente schiacciare il bottone per dire sì alle decisioni che vengono prese altrove.
Il fatto che, in un documento di una loggia massonica deviata come era la P2, ci sia a riforma costituzionale che ci vengono a proporre, ci dovrebbe far capire in che direzione stiamo andando. La questione delle nomine dei parlamentari è la stessa cosa.
Parliamoci in maniera chiara: noi siamo persone che sono impegnate in politica, non nel senso di politica attiva, ma nel cambiamento della società. Noi non abbiamo nessuna possibilità di farlo dentro un partito, magari non noi che contiamo poco, ma Diego Fusaro ad esempio, si potrebbe presentare nella Lega, nel PD o nel Movimento 5 Stelle e prendere 350 mila preferenze, vincendo di gran lunga su eventuali altri candidati.

  • Creando una serie di fastidi ai vertici di quei movimenti.

Non solo. Portando in parlamento, forte di 300 mila voti, delle istanze e un rappresentante del popolo. Viceversa con il parlamento di nominati, un qualunque Diego Fusaro, ma vale per chiunque, può andare da Salvini, da Di Maio, da Zingaretti o dalla Bonino, da chi ti pare e dire: “mettimi lista”. Se il leader del partito accetta di metterti in lista, ok. Ma da quel momento tu rispondi a lui, non al popolo, perché tu vai lì perché è lui a volerlo. Non il popolo. E nel momento in cui Di Maio, Zingaretti, Salvini o Meloni dicono: “sì vieni” a quel punto se resti, sarà sempre ed esclusivamente per volontà del leader di turno ma se tu non piaci al popolo non fa niente, perché tanto ti mettono in un collegio bloccato e ti eleggono.
Come tutti quei personaggi che non hanno nessuna presa sulla gente, ma che sono in Parlamento da vent’anni perché vengono nominati, fanno il lavoro che il capo gli chiede e vengono rinominati al giro successivo.
Ma questo è assolutamente opposto al concetto sostanziale della Democrazia in cui il popolo decide il proprio destino e non fa solo un rito vuoto di andare a mettere una crocetta.

Sostieni l’informazione indipendente di MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

  • Cosa ne pensi di questo consenso che si sta radunando intorno al No come “strumento di lotta all’attuale governo”. Partiamo dal presupposto che il 97% del Parlamento ha votato favorevolmente questa riforma costituzionale. Quindi in teoria tutte le forze politiche sono unite intorno al Sì. Invece nella pratica, ci sono molte fazioni della “sinistra”, se possiamo chiamarla “sinistra”. Con uno sforzo di fantasia enorme. Bisogna schematizzare in qualche modo. Da Milano (giornalista), ad esempio, si è dichiarato per il No. Alcuni personaggi del centrodestra, ad esempio Giorgia Meloni, ha fotografato la situazione del centrodestra, come una situazione nella quale si voterebbe tutti per il Sì, se non fosse che la vittoria del No potrebbe creare grossi problemi al governo attuale cambiando gli equilibri.
    Quindi le domande sono due: cosa ne pensi di questa possibilità, se potrebbe incidere sul risultato del referendum? E se, secondo te un eventuale vittoria del No potrebbe effettivamente incidere sulla vita del governo in carica.

Partiamo da quest’ultima domanda: nel caso di un No il governo salterebbe come il tappo di una bottiglia 15 minuti dopo.

  • Ne sei sicuro?

Oddio… il Movimento 5 stelle veramente ci ha abituato all’inverosimile, tale è l’attaccamento alla poltrona che magari sarebbero addirittura… però neppure Renzi ha avuto il coraggio di rimanere al governo dopo il fallimento della riforma costituzionale. Nel caso dei 5 Stelle sarebbe madornale.

  • Però è anche vero che Renzi aveva puntato tutto, compreso la sopravvivenza del suo governo su quel referendum invece a livello comunicativo le forze di governo si sono comportate in maniera molto diversa.

Ma i cinque stelle, nella fattispecie, mettono come unico elemento di continuità con il voto anti-casta, anti-sistema. Anche se non è vero per le ragioni che abbiamo spiegato. L’unico elemento che lui (il Movimento) pone per poter dire io sono ancora il Movimento 5 stelle è: ” vedi sto tagliando le poltrone”. In realtà stanno tagliando la Democrazia. Se gli dicono “no” anche a quello, diventa veramente difficile sostenere il governo, ma anche da parte del PD!
Detto questo non ci dimentichiamo che ci sono le regionali, per cui lì la questione è anche il combinato tra il risultato referendario e il risultato delle regionali.

  • Abbiamo un “combinato disposto” anche questa volta?

Sì abbiamo un “combinato disposto” anche questa volta. Ah ah. Io però ritengo che non si devono mescolare le due cose dal punto di vista dell’elettore, cioè: quando tu sei chiamato a rispondere su una riforma costituzionale non puoi decidere sulla base del governo, perché le regole della partita non si fissano sulla base di chi è in vantaggio in quel momento. Anche perché il momento dopo può cambiare la situazione. Le regole sono una cosa fondamentale. Secondo me è sbagliato anche dire: “io vado a votare No perché così, se vince il No, cade il governo”. Sì è vero, chi vota No, come io voterò No, penso si sia è capito, lo deve fare per tutelare la Democrazia. Non sulla base di questo momentaneo governo che durerà chissà ancora per quanto. Comunque la legislatura sta per finire in ogni caso.
Per quello che riguarda le elezioni, potrebbe esserci comunque una situazione in cui il governo sarà colpito in maniera molto dura dalle urne, cioè nelle regionali il centrosinistra ha perso tutto da Renzi in poi. Se perdesse anche, dico per dire, la Toscana, le Marche… è difficile, soprattutto perché l’alleanza è anomala. Ma non è tanto il destino del governo quello che c’è in ballo ma è qualcosa di molto, molto più importante. C’è il futuro della Democrazia italiana. Questo governo, tra qualche anno, non ci ricorderemo neanche che c’è stato, sarà una delle parentesi “horror” della politica italiana recente, ma una riforma di questo tipo secondo me, pone un problema molto serio per quelle che saranno le successive elezioni e per quello che sarà proprio la possibilità dei cittadini italiani di avere una rappresentanza democratica.

  • Chiuderei su una cosa: ieri sera mi sono imbattuto, sfortunatamente, in una trasmissione di la7 condotta da una certa Lilli Gruber, mi pare che si chiami così, – Vitangeli: non conosco – c’era ospite un editore, si chiama De Benedetti, anche lui dichiaratamente per il no. Secondo te come mai?

Lo sai che me la sono posta anche io la questione. Prima facevi riferimento anche a Da Milano.

  • Ti voglio dire una cosa prima che mi rispondi. Su Da Milano, io ieri sera ho notato, l’ho osservato da Floris in un confronto con Travaglio che invece è per il Sì. Ho notato che c’è un vero e proprio gioco delle parti, probabilmente anche suffragato da delle convinzioni però ieri sera era evidente il gioco delle parti, cioè Da Milano faceva la parte del No, anche in maniera non esageratamente efficace, e Travaglio faceva la stessa cosa però sulla parte opposta. Entrambi in maniera estremamente poco efficace. Questa è una cosa che mi ha fatto un po storcere il naso. Ti devo dire la verità.

Il fatto è che noi non siamo in Democrazia. Noi siamo in una rappresentazione della democrazia.

  • Io lo chiamo “il reality della politica”.

Noi siamo in un reality in cui si fa finta, come in quei reality dove fanno finta di stare, non so, in una fattoria, noi facciamo finta di avere la Democrazia, ma non ce l’abbiamo.
Non ce l’abbiamo perché le decisioni non le prendiamo noi. Perché le persone che vanno in parlamento non le decidiamo noi. Quindi di fatto non incidiamo nelle scelte fondamentali. Quindi probabilmente il fatto di schierarsi per il No o per il Sì è anche funzionale.
La stessa cosa è successa con il referendum di Renzi, dove c’era Bersani che era per il No e la renziana per il Sì. Secondo me anche lo scopo, proprio, di creare questa situazione, un po’ la stessa cosa che avviene con Salvini e con Zingaretti, cioè si crea, si polarizza l’opinione pubblica sulla base molto spesso di contrapposizioni che non esistono. In questo modo il reality del della Democrazia sembra più reale. Esattamente per lo stesso motivo per cui in questi reality la gente strilla, si accapiglia, si lancia le cose contro, si prende a parolacce, eccetera. Nonostante la vita non sia così nella realtà, però devono enfatizzarla per creare attenzione. La stessa cosa avviene in politica, siccome non succede nulla, siccome non cambia nulla, siccome le elezioni non contano nulla, si deve creare un’enorme bolla di tensione emotiva, di modo che c’è chi dice: “sì ho vinto”, chi dice: “no ho perso, mi impegno per vincere la prossima volta” e tutti siamo in questa giostra.

  • Grazie Arnaldo!

Grazie a te.

  • E che il Daje sia con te.

Ah ah, sempre.

Se sei arrivato fino a qui e ritieni utile il nostro lavoro sostieni il sito con una donazione: https://mepiu.it/sostieni

La madre di tutte le battaglie. Eugenio Miccoli intervista Francesco Neri – Prima tappa del MeTour2020

Il MeTour2020 è iniziato. Il MeTour è il giro d’Italia di MePiù che ha lo scopo di documentare la realtà e le idee che i “media mainstream” non prendono in considerazione. Abbiamo deciso di iniziare con una tappa molto vicina alla base Romana del canale: Zagarolo, provincia di Roma, dove abbiamo incontrato Francesco Neri, divulgatore interdisciplinare, che ha condiviso con noi la sua visione sul momento attuale e sui possibili sviluppi. Per voi di MePiù abbiamo trascritto parola per parola il nostro incontro. In questa pagina potete leggere la trascrizione completa, a cura della redazione di MePiù, del video disponibile anche sul canale Youtube MePiù a questo link: https://youtu.be/P31fFlQlT9E

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

È interessante fare contro-informazione, fare contro-cultura, però bisogna lasciare questo contro alle parole. E, in realtà, nella pratica operativa, agire in senso molto diverso.
Non mi ricordo esattamente chi, ma sicuramente aveva ragione: per abbattere, per battere o per superare l’attuale paradigma, che anche se non ci fosse il covid, anche se non ci fosse stata la crisi, anche se continuassimo noi a guadagnare tutti bene come era qualche anno fa, omunque, era sbagliato, no?.  Consumiamo 1,5 pianeti l’anno, 30 mila bambini muoiono al giorno di fame.. non è che andasse bene ,andava bene a noi ma c’era un miliardo o 2 di persone che se la prendevano in quel posto, molto pesantemente: i deboli del pianeta, il sud.

Quindi, in pratica il mondo andava ribaltato. In questo senso il paradigma nuovo non lo si può abbattere combattendolo, perché è fatto per combattere, combattendolo lo rinforzi. Va fatto creandone uno, nuovo amoroso, equanime, che lo renda obsoleto e quindi si decompone di suo e lo vediamo, secondo me, questo sta accadendo.

Ora siamo in una fase parossistica, siamo a testa in giù, alcune cose sono incredibili, in alcune informazioni che leggi devi andare a vedere se c’è scritto Lercio o no sotto, perché sono competente fuori di testa. Eliminati gli sbiancanti per rispetto ai negri, ai neri, gli sbiancanti della pelle. In realtà non stanno eliminando gli sbiancanti, li chiameranno in un’altra maniera. Eliminata la parola “sbiancante” per, in quanto razzista, butti giù le statue.

È chiaro che il mondo si sta ribaltando, andava ribaltato, quindi questo è una cosa buona in un certo senso, che sta accadendo. Il compito nostro è far sì che non si ribalti in qualcosa di ancora peggiore e più distopico, un vero incubo della società, ma invece apra le porte a quello che è finalmente un mondo equanime. Io c’ho le mie teorie.. 

-la tendenza che stai vedendo qual è?

Di speciazione antropologica. Nel senso di polarizzazione. Si sta dividendo il numero di chi ha apito, di chi è consapevole, di chi è conscio, è aumentato tantissimo. Una volta no? facevamo 150, adesso 100 mila e 50 mila visualizzazioni, quando parlo. Dall’altra parte però, quelli, gli stupidi, li chiamo così, senza voler colpevolizzare nessuno, ma quelli che vanno in giro con la mascherina anche sulla spiaggia e quelli che scrivono “io resto a casa”.. questi qui insomma, “i piddini ferro” quelli che: “io sono di sinistra” e poi in realtà sono fascisti dentro, ma anche fuori.

Costoro stanno diventando sempre, sempre peggio, cioè si stanno polarizzando e inglobando in un sistema ancora più sciocco di quello che era il loro sistema cognitivo antecedente, rifiutando conoscenza. Sono terrorizzati sapientemente dall’oligarchia che sà l’archetipo della paura essere ineludibile, essere potentissimo. Secondo me la paura sta giocando uno dei dei ruoli maggiori, paura unita all’ignoranza in un alambicco produce odio: per il diverso, per chi è libero, per chi le catene le vede come tali, per chi è divergente rispetto ai canoni imposti, rispetto alle regole e quindi si sta polarizzando il tutto. Molti di più stiamo ora capendo, ancora più “gnucchi” stanno diventando una certa fetta della popolazione che rifiuta ogni approccio cognitivo, non vuole comandare, non vuole responsabilità vuole essere comandate e pilotata e ci riesce. Questo mi sembra di aver dedotto. E questo questa pandemia nè stata veramente manifestazione eclatante, mi sembra.

– E ritornando alla tendenza, visto che è questa la tendenza che stai osservando, quali previsioni potresti fare?

Questa è la madre di tutte le battaglie. O andremo verso il nuovo paradigma, eliminato questo mondo assurdo che abbiamo creato..è quello di cui parlavamo prima.. in realtà, quando sento parlare di conflitto di interessi, che è quasi sempre riferito a Berlusconi, non che ami Berlusconi però mi veniva da ridere, perché noi abbiamo basato tutto il sistema economico mondiale sul denaro, sulla competizione e quindi sull’interesse. La competizione è conflitto quindi noi in realtà abbiamo stabilito essere regola globale del pianeta: il conflitto di interessi!

E allora cosa ci lamentiamo dopo.. cioè le farmaceutiche guadagnano se noi stiamo male, i produttori di armi guadagno dalla penuria di pace, i produttori di informazioni guadagnano dalla menzogna, i cinque facenti parte del consiglio ristretto dell’Onu che era nata per stabilire che ci fosse pace sono i cinque più grandi esportatori di armi! 


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Vogliamo parlare di conflitto di interessi? A che pro. Cioè se non eliminiamo questo, questo conflitto basico che ci vede costretti a essere l’uno contro l’altro: due operai per lo stesso posto, due dottori per lo stesso paziente, il criminale miliardario per l’ulteriore miliardo, un poveraccio per avere una prebenda.. come pensiamo di risolvere alcunché? È guerra! La regola che abbiamo stabilito è guerra!Se non stabiliamo, se non stabiliremo che la regola sia la pace, pace non ci sarà.
Indipendentemente da chi sia al potere in quel periodo al mondo, che ci sia Trump o Rothschild o chi sia. Una delle prime cose da abbattere secondo me, per inciso, è la globalizzazione.

-La risposta a tutto quello di cui stiamo parlando, può essere politica?

La risposta a tutto quello di cui noi stiamo parlando è la politica. È la gestione della polis intesa come comunità certo, ma una politica che non tenga conto dell’anima e del lato spirituale dell’esistente, si priva dell’etica e la politica priva dell’etica è la codifica della sopraffazione, come ora è diventata. Ora la politica.. la politica è nata ad Atene circa 500 anni prima di Cristo per difendere i normali, i poveri, la gente, i cittadini dai troppo ricchi. La “Peyron” quindi l’eccesso di ricchezza di alcuni, doveva essere temperata dal “metron”, quindi dalla giusta misura, perché? perché l’eccessiva ricchezza di alcuni non poteva che concretarsi nella schiavitù di molti. Bene. La politica ora se comprata, i ricchi si sono comprati la politica e ora la politica è asservita al dominio dei ricchi su tutti gli altri, questo va ribaltato.

In un certo senso l’esistenza dei miliardari, in dollari o in euro che sia, e democrazia sono incompatibili. Un miliardario delle regole della democrazia se ne frega, le infrange. È come una casa giapponese con le pareti di carta di riso, quei legnetti sottili e il ricco c’ha il bobcat.

– Cerco di essere più preciso nella domanda: in questo momento tu vedi risposte politiche che possano essere in linea con quella che è la tua visione d’insieme che hai descritto poc’anzi?

C’è un pezzettino di buono qui e un pezzettino di buono là, ma veramente poca roba. No, le istanze della sovranità culturale, monetaria, alimentare ed energetica e queste due interessano me in particolar modo, non le vedo rappresentate da nessun movimento presente nell’arco

Costituzionale. Io mi sono letto tutti i programmi di tutti i partiti alle ultime elezioni e ho trovato queste componenti solo in Rizzo e Casapound. Casapound non ce la faccio a votarlo perché c’ho un problema proprio, come si può dire, enzimatico e ho votato Rizzo, ben sapendo che era prendere il voto e buttarlo da qualche parte, però almeno aveva questi capisaldi nel suo programma. No, attualmente non c’è nessuno che rappresenta anche in nuce, anche minimamente quello di cui ci sarebbe bisogno.

Si vede che sono stati cooptati tutti, sono ricattati tutti, sono creati tutti da loro, dall’oligarchia. Sono tutti i vari burattini.. la differenza rispetto a prima è che ora si vedono i fili, si vedono i fili e si capisce anche se proprio non sei stupido, chi sono i burattinai. Questo ci aiuta? poco ..

Ci aiuta poco perché comunque siamo schiacciati da un sistema mediatico che non ci fa respirare, però comunque, tu lo vedrai meglio di me, ogni volta che parlavamo di alcuni processi o di alcuni pensieri e idee anni fa, eravamo veramente quattro gatti adesso siamo magari 4 milioni di gatti, che è sempre poco ma è sempre più di 4. Dove si andrà a finire non lo so, confido nel concetto di massa critica che gli Indù indicavano nel 1 per cento della radice quadrata di una popolazione. Ho fatto i conti, in italia basterebbero 830 persone risvegliate..bah a me sembra poco..

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni

-Forse in una condizione naturale come quella studiata all’epoca..

O ho capito male io perché gli Indù poi, non è che riesco a tradurli così bene. 

-Se non ci fosse, probabilmente, un sistema di manipolazione dell’opinione pubblica capillare potrebbe essere in quel modo.

Sì, forse l’hanno scritto quando ancora non c’era questo coperchio così efficace alle idee diffuse, non lo so. La storia delle 100 scimmie no? è famosa, che c’è questa risonanza cognitiva anche in assenza di trasmissioni efficace.

Non lo so esattamente come andrà, sai che da un certo punto di vista neanche mi interessa pure del tutto, perché? perché il nostro compito, mio, tuo, di qualunque persona di buona volontà o magari anche di chi non lo sa e lo scoprirà tra qualche anno, ma c’è anche gente che l’ha scoperto ben prima di noi, il nostro compito non è vincere.

Non è eliminare il male dal mondo per sempre. Per fortuna il nostro compito non è questo. Il nostro compito è fare il nostro massimo, è fare il nostro dovere. Se sentiamo che è una cosa è sbagliata non farla, se sentiamo che è giusta farla, se sentiamo che è nostro dovere farla assolutamente. Ognuno all’interno delle proprie possibilità: una mamma di famiglia è diversa da uno scienziato, è diversa da un ricercatore, un contadino lucano non è uno scienziato del politecnico. Ognuno all’interno delle sue possibilità deve fare pressappoco tre cose:

1) divulgare, parlare e condizionare al positivo tutti quelli che sono i suoi, le persone che non circondano.

2) aiutare chi ha bisogno ora e non può aspettare le masse critiche del pianeta che salvino il globo e chi ha bisogno ora, va salvato.

3) terzo e forse la cosa più importante propedeutica al 1 e al 2: sorridere. Perchè se non sorridi non funziona niente, non sei credibile, sei incazzato il mondo ti guarda incazzato, le tue energie se ne vanno disperse in mille rivoli che nulla creano, se non ulteriore dissapore.

-Sicuramente il covid ci ha dato una bella botta sul punto di vista di coesione sociale, e non solo, anche per quanto riguarda i sistemi di controllo e la stretta del sistema di quella che viene chiamata la matrix sui singoli individui..

È anche una grande mole di informazioni indietro per loro, feedback cognitivo.

-Esattamente, secondo te ne usciremo da questa situazione? come? e come soprattutto. 

Eh “figlio bello de mamma” direbbero, questa è una bella domanda.. anche qui comunque mi sembra che si va verso una polarizzazione estrema, le due ipotesi sono: allora, il sistema attuale sta collassando, Bmw ha fatto meno 94 in Italia, quindi c’è anche qualche riccone che è incazzato, la famiglia Quandt proprietaria di Bmw non è proprio il muratore e il manovale romeno che ti viene a taglia’ la siepe, è gente che fa parte dell’oligarchia finanziaria eppure adesso c’aveva un’azienda che valeva 60 miliardi sul mercato adesso ne vale 9, se guardi gli utili.

Quindi a parte i giganti di big data e di big social, di big media o amazon, tutti gli altri ci hanno rimesso, ci stanno rimettendo cifre spaventose. Questo sistema è destinato a crollare per questioni fisiche ineludibili, era destinato a crollare. 

Basta dire che tutte le componenti che lo animano soprattutto il sistema fiscale mondiale è basato su una retrazione positiva, cioè i poveri pagano pochissimo, la classe media paga una cifra, i ricchi pagano nulla. Quindi invece di fare così come sarebbe normale retroazione negativa, più soldi hai più ne paghi, meno ti è facile farne altri.. Ora invece riescono a farli solo quelli che ne hanno tantissimi, questo punta non già all’equilibrio, ma per regola fisica alla detonazione, non può che detonare un sistema del genere. 

Le nazioni hanno 230 mila miliardi di debiti, i mercati, che sono le grandi mafie criminali, i ricchissimi che che non pagano le tasse hanno 230.000 miliardi liquidi, in pratica quelli che dovrebbero traboccare di denaro perché lo creano dal nulla non ce l’hanno e quelli che non dovrebbero averlo perché pagate le tasse, pressapoco non ti rimane niente, non sanno dove metterlo. 

È chiaro che un sistema del genere in realtà è già morto, lo dimostra il fatto che chi ha credenziali come il Giappone prende i prestiti a tasso negativo, cioè il denaro vale meno di niente in un certo senso, cioè ti presto 100.000 purché tu me ne ridai 99. 

Quindi io che c’ho un debito c’ho una rendita e tu che c’hai un capitale una remissione. Questo si chiama crollo del sistema. Il sistema è crollato, e questa è una cosa buona, visto che era un sistema iniquo, che lasciava due miliardi di persone nella fame e un miliardo e mezzo obesi.

-Però scusa Francesco, un sistema così che collassa, se c’è una rete sociale salda sotto, c’è possibilità? altrimenti..

Bravo, il sistema così com’era crolla, poi dipende se abbiamo approntato i livelli di consapevolezza e di resilienza, ecco perché io fondai “Resilienza” anni fa, per scansarsi al momento giusto dai mattoni perché se rimani sotto le macerie il nuovo mondo, purtroppo, magari ci sarà, ma tu non lo vedrai. Importante è non rimanere sotto le macerie. Secondo me una nazione dovrebbe approntare a parte la sovranità monetaria, ma in un certo senso ancora più importante è propedeutica, la sovranità alimentare ed energetica, perché nel momento in cui tu mi dici: “io non ti do più niente”, io ti faccio “marameo”,sai che nuova c’è? io c’ho la Sicilia, la Sardegna, la Toscana, la Puglia, il cibo più buono nel mondo, il 70% dei monumenti del pianeta, conoscenze tecnologiche che molti si sognano, un agro alimentare che non ha paragoni sul pianeta, una capacità industriale/piccolo industriale senza eguali..


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


“Ciao! State bene tutti così!” Però prima deve essere fatto fotovoltaico ogni capannone che esiste, ogni centro storico, ogni abitazione e aver approntato un sistema di filiera corta in grado di mangiare quello che qui c’è, senza importare porcherie dal pianeta, quella avrebbe fatto subito. Dopo di che tra 3-4 anni quando litigheremo del tutto con la Germania, o con chiunque gli diremo: “stiamo bene così, voi state lì, che noi stiamo qui, amici di tutti, servi di nessuno.” Non ci serve niente, perché è così! mentre invece ci vogliono prima rubare tutto e poi magari anche ridurre drasticamente la popolazione, io ho letto la previsione demografica di un tal sito che si chiama “Deagel” per l’italia parla di 42 milioni e non nel 2050, ma nel 2025, il che vuol dire..  che i vaccini devono averci proprio la stricnina.

-meno un terzo della popolazione praticamente, un italiano su tre secondo le previsioni di questo sito tra dieci anni, cinque anni non ci sarà.

Secondo me queste previsioni sono sbagliate e mi auguro che lo siano, tra l’altro dava anche la Germania da 82 a 28 quindi in Germania devono cadere proprio le bombe iperbariche. Stati Uniti da 320 a 90, mentre c’e Cina e India intonse, 1(mld)400/ 1(mld)380 come comunque è prevista la Cina e da 1(mld)380 a 1(mld)400 l’India che cresce e supera la Cina.

Ma queste sono previsioni di un sito che però sembrava strutturato bene e mi sembravano completamente demenziali quando l’ho pubblicato che un anno fa, adesso mi sembrano demenziali ma non completamente. Adesso qualche dubbio potrebbe anche venire..

-Molti potenti sostengono che c’è una sovrappopolazione che va arginata..

Che loro dicono che va sfoltita drasticamente, Bill Gates, Georgia Guidestones, Rockefeller tutti questi qui.. il nostro compito insomma, il sistema sta crollando ed è cosa buona in un certo senso, il nostro compito è mettere le basi per crearne finalmente uno equanime e le modalità di intervento sono migliaia. Ognuno: tu fai questo tour, lei fa da backstage egregio e raffinato, io chiacchiero un pochino e poi faccio anche l’orto, faccio le cose, ma ognuno, io sento parlare di molto home schooling, di orti sociali, di scuole nel bosco, bisogna ripartire dai bambini purtroppo l’hanno capito anche loro che infatti proprio sui bambini stanno picchiando.

Questa è la cosa che mi fa incazzare forse più di tutti! questa è la cosa più grave in assoluto! perché, se fai nascere ora una generazione meno stronza di noi, diciamo le cose purtroppo come vanno dette, che ha subito meno l’imprinting capitalistico monetaristico dell’avere, tra vent’anni abbiamo una generazione più equa, più improntata all’empatia, più consapevole del fatto che il mondo appunto è uno specchio. Stante il fatto che il nostro dialogo interiore, nella nostra parte cosciente, non è quella potente, è debole, è il 3%, il 97 è tra inconscio e subconscio, il 97 del genoma è sconosciuto. Il 97 dell’universo è materia oscura e non sappiamo nulla, quindi in pratica, secondo me, le armi potenti sono quelle che afferiscono, partono, ricevono e trasmettono quelle energie, nello specifico la nostra parte potente è il cuore. Una trasmittente, un campo magnetico 5 mila volte più potente del cervello, se c’hai il cuore tranquillo, sei tutto tranquillo.

Col cuore trasmetti le sensazioni in-mediate agli altri, se il tuo cuore è puro, gli altri lo capiscono, si vede dagli occhi con la mente non ce la fai a ingannare niente. Per quello io voglio andare alle conferenze, non per sentire cose che ho sentito 100 volte per guardare negli occhi le persone e capire chi sono davvero, dopodiché parleremo della programmaticità e della democrazia diretta e di quant’altro.. e cuore, da cuore deriva esattamente la parola coraggio,  se sei vinto dalla paura tu il tuo cuore non lo stai usando non riesce a risuonare con nessuno perché ti sei blindato e non puoi fare nulla, quindi la soluzione purtroppo è cercare dentro di sé il coraggio, ma in realtà la consapevolezza, perché aver paura è la follia! La vita è un soffio! Io avevo 30 anni poco tempo fa, adesso no 64, di che ci dovrei avere paura? Tra cinquant’anni non ci saremo più, conterà come abbiamo vissuto, che cosa abbiamo fatto e quanto abbiamo donato e regalato, non quanto..anche quanto abbiamo voluto perché no? va bene pure quello ma, non può essere solo quello e comunque, io ravviso nella paura una delle componenti più devastante della nostra possibilità in ordine alla soluzione di qualunque aspetto dei problemi che tu hai enucleato, e infatti loro, sapendolo bene, se guardi un telegiornale: Paura! Paura! Paura! Paura! Paura! Rapina! Uccisa! Vecchietta! E Covid! E truffa! e il Covid.. un ottimo sistema!

Io come come frontespizio su facebook c’ho scritto: “spegnete la tv”! Non puoi competere con un’arma di ipnosi così potente,  sono convinti, molti, che la tv rincoglionisce gli altri. Non è così! Rincoglionisce pure te che sei consapevole che hai letto Marx, Hegel, Piketty, Jung e pensi di essere immune. No, la paura lavora profondo, quello che hai letto sta qui, le paure sono qua e loro menano lì, come se uno ti desse 4-5 pugni forti qui(dorso) e tu dici ma io ho il naso robusto, sì, però quello ti inclina le costole, quello picchia direttamente sul tuo subconscio e la paura diventa la dominante della tua esistenza. Dopo fai una serie di scelte tutte sbagliate.. la tua vita non va come volevi e lo chiami destino, mentre invece la vita ce la facciamo noi, esattamente come vogliamo.

La gente deve capire questo: che siamo esseri potentissimi, nati luminosi e chi ha interesse a dominarci ci insegna il buio. La nostra condizione normale non è la Tristezza, neanche la preoccupazione, neanche le bollette e neanche gli f24, la nostra condizione naturale è la felicità, solo che ce lo siamo dimenticato.

Se sei arrivato fino a qui e ritieni utile il nostro lavoro sostieni MePiù con una donazione: https://mepiu.it/sostieni


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


GUARDA ANCHE ALTRI VIDEO DELLA PLAYLIST: “Eugenio Miccoli intervista…”.

Qui sotto.

SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE DI MePiù:
https://mepiu.it/sostieni


Se vuoi evitare di essere ingannato dagli stregoni della notizia,
segui MePiù, presente su tutte le piattaforme.


Africa e Europa: Le Condizioni Economiche Della Pace

Le conseguenze sociali di tutto ciò sono devastanti. Nell’Africa subsahariana, la cui popolazione supera il miliardo ed è composta per il 60% da bambini e giovani di età compresa tra 0 e 24 anni. Circa i due terzi degli abitanti vivono in povertà e, tra questi, circa il 40% – cioè 400 milioni – in condizioni di povertà estrema7. La «crisi dei migranti» è in realtà la crisi della diseguaglianza, figlia del sistema di brigantaggio internazionale più raffinato mai congeniato.

Di Simone Lombarini per mepiu.it

Mohamed Konarè, nella sua ultima intervista su MePiù che ho avuto il privilegio di ascoltare in anteprima, ha descritto le sorti della sua gente con una immagine particolarmente vivida. “L’Africa e i popoli che la abitano, vivono oggi nel più grande Lager a cielo aperto che la storia abbia mai conosciuto”. Tutte le principali potenze economiche della Terra, Francia, Inghilterra, USA, Cina, India guardano all’Africa come un semplice deposito di materie prime da depredare. Nessuna di queste potenze è interessata alle sorti del miliardo di persone che vive in quelle terre.

Mawuna Remarque Koutonin, uno dei più noti blogger africani, denuncia che “Quattordici paesi africani sono obbligati dalla Francia, attraverso il patto coloniale, a collocare le loro riserve presso la Banca di Francia, sotto il controllo del Ministero delle Finanze francese, Il Togo e altri 13 paesi africani devono ancora pagare il debito coloniale alla Francia. I dirigenti africani che rifiutano sono uccisi o cadono vittime di un colpo di stato. Quelli che obbediscono sono sostenuti e ricompensati dalla Francia, con uno stile di vita sontuoso, mentre le loro popolazioni restano nella miseria e nella disperazione1. Il debito coloniale sarebbe il debito che la Francia ha addossato alle sue ex-colonie per farsi “restituire” i “vantaggi” della colonizzazione. In quasi 14 paesi non esiste ancora neppure una valuta locale, ma si usa in tutti il Franco CFA (in origine acronimo di «Colonie Francesi d’Africa», riciclato in «Comunità Finanziaria Africana»). Per mantenere la parità con l’euro, spiega Konarè, i 14 paesi africani devono versare al Tesoro francese il 65% delle loro riserve valutarie. Ogni anno questo indegno business porta alle finanze francesi circa 500 miliardi di dollari, tutti provenienti dall’Africa. Una cifra esorbitante, al punto che nel marzo 2008 l’ex presidente francese Jacques Chirac dichiarò: “Senza l’Africa la Francia scenderebbe un paese del terzo mondo2.

Ogni accordo commerciale stretto con altri paesi e ogni legge di bilancio di questi 14 paesi deve essere dapprima approvata dall’Eliseo, secondo gli accordi di cooperazione siglati nel 1961. Infine, gli accordi militari tra la Francia e le ex-colonie sono tuttora segreti.

Ma non c’è certo solo la Francia. Più di cento compagnie inglesi, francesi, americane ed europee quotate alla City di Londra sfruttano le risorse minerarie di 37 paesi dell’Africa subsahariana per un valore di oltre 1000 miliardi di dollari3. L’Africa, presentata come dipendente dagli aiuti esteri, fornisce in realtà un pagamento netto annuo di circa 40 miliardi di dollari4. Inoltre, tutto quello che l’Occidente concede all’africa con le note “donazioni” e attività filantropiche dei ricchi è appena un quarto degli interessi che ogni anno l’Africa deve pagare al Fondo Monetario Internazionale, cioè alle banche degli stessi paesi ricchi5.

Infine, il 70% degli aiuti della cosiddetta “cooperazione internazionale”, secondo studi compiuti anche dalla Banca Mondiale, non arrivano nemmeno a destinazione. Restano in Occidente, infatti, nei conti bancari dei funzionari che prendono stipendi vertiginosi. Il restante 30% si perde al 90% nella corruzione africana6. La cooperazione internazionale si rivela pertanto per quello che è: una grande scenografia hollywoodiana, dove i paesi ricchi finanziano sé stessi con un giro di partite contabili, ma funzionale nell’immaginario collettivo a cancellare i sensi di colpa delle nostre coscienze, in modo che possa continuare indisturbata la sua razzia planetaria.

Le conseguenze sociali di tutto ciò sono devastanti. Nell’Africa subsahariana, la cui popolazione supera il miliardo ed è composta per il 60% da bambini e giovani di età compresa tra 0 e 24 anni. Circa i due terzi degli abitanti vivono in povertà e, tra questi, circa il 40% – cioè 400 milioni – in condizioni di povertà estrema7. La «crisi dei migranti» è in realtà la crisi della diseguaglianza, figlia del sistema di brigantaggio internazionale più raffinato mai congeniato.

Chi prova ad opporsi a questo sistema, viene immediatamente spazzato via. Un esempio su tutti, tra i più recenti, è senz’altro l’attacco alla Libia di Gheddafi lanciato da USA, Francia e Gran Bretagna. Perché il colonnello dava fastidio? Perché Gheddafi aveva appaltato l’organizzazione del satellite telefonico intercontinentale africano a russi e cinesi; aveva revocato a Francia e Inghilterra l’appalto per la dissalazione delle acque subsahariane; ma soprattutto aveva cominciato a organizzare una banca internazionale africana agganciata all’oro, per svincolare i paesi africani dalla morsa del debito inflitto dal FMI. Secondo Konarè, Gheddafi aveva già messo a disposizione il doppio dei fondi che in quel momento il FMI concedeva. Conclusione: una guerra sanguinosa, centinaia di migliaia di sfollati, campi di prigionia a cielo aperto di fronte al Mediterraneo. E accade sempre così: nel momento in cui un (ex-)paese coloniale prova a costruire un proprio sviluppo autonomo, viene immediatamente rimpiazzato da “rivoluzioni” ad orologeria. E si potrebbero fare molti altri esempi, come il Burkina Faso di Thomas Sankara e il suo internazionalismo socialista pan-africano finito nel sangue della repressione francese. Nei 14 paesi africani ex-colonie della Francia, dagli accordi di cooperazione del 1961 ad oggi, ci sono stati 41 colpi di stato e decine di presidenti morti ammazzati per aver sfidato questo regime di sfruttamento violento8. 41 colpi di stato in 14 paesi significano, in media, oltre 3 colpi di stato a testa, in appena 50 anni. E poi c’è ancora chi sostiene che gli africani sarebbero indolenti, che non avrebbero mai provato a cambiare la loro sorte.

Ma di tutto questo televisioni e giornali non parlano, vige la censura del silenzio. Non vedendo quello che succede laggiù semplicemente non possiamo prendere posizione; il grande potere mediatico oggi è anche questo: decidere l’ordine del giorno, su quale area puntare i riflettori e su quali invece lasciar cadere l’oscurità. Ma c’è di più: il mainstream mediatico si ostina a presentare il problema africano e quello conseguente della migrazione in termini del tutto fasulli, proponendo due alternative entrambe sbagliate (accoglienza – respingimenti), così da spostare l’attenzione del grande pubblico su un binario morto. Esattamente come accade nel caso di Fridays for Future che di fronte alla tragedia ambientale propone un’inesistente opposizione tra giovani a vecchi.

Il vero problema della migrazione è il depredamento delle sue ricchezze ad opera del resto del mondo e se non partiamo da qui, sarà impossibile determinare soluzioni efficaci e capire a fondo il fenomeno. Purtroppo questa campana non la sentiremo mai risuonare, né dai populisti di destra né dai globalisti di sinistra. Ai populisti di destra interessa solo continuare a mantenere il loro stile di vita senza vedersi costretti a spartirlo con altre persone, anche se questo stile di vita è figlio della spogliazione coatta di altri popoli. I globalisti di sinistra invece invocano l’abbattimento dei muri e delle limitazioni all’immigrazione nell’idea di creare al più presto un mercato unico mondiale del lavoro, laddove ciascuno, romanticamente, potrà costruirsi il proprio “sogno americano” (la peggiore delle menzogne sociali). Tuttavia, sia i populisti di destra che i globalisti di sinistra non fanno mai appello all’organizzazione politica delle masse per bloccare le guerre, riappropriarsi del territorio e ristabilire il diritto di vivere in pace nel proprio paese natio. E la ragione è che entrambi non hanno alcuna intenzione di mette in discussione l’attuale modello di sviluppo, il capitalismo. Non diranno mai, invero, che la risoluzione del problema migratorio è il ridimensionamento dello stile di vita delle classi agiate dei paesi ricchi. Sfortunatamente la soluzione è impopolare e non paga in termini di voti, ma nonostante ciò resta l’unica strada.

Ma allora se l’Occidente e ormai anche parte dell’Oriente si stanno arricchendo sulle spalle degli africani, a Cui prodest l’immigrazione spinta? La gran parte dei governi africani, infatti, è un fantoccio che riflette i poteri suddetti; se i migranti continuano a partire allora ci dovremmo aspettare che il fenomeno sia voluto. Già diversi studiosi hanno evidenziato il ruolo rivestito in questo scenario dal microcredito, della nuova finanziarizzazione della povertà e dalle ONG9.

Un primo effetto nel deportare grandi masse di persone disperate, che non possiedono nulla e che nemmeno hanno ricevuto una formazione scolastica, è abbassare ulteriormente il costo del lavoro su tutta la media dei settori lavorativi, sia per immigrati che per autoctoni. Ciò è confermato da un documento internazionale del FMI, intitolato “Global Prospects and Policy Challenges”, successivo al G20 del 2016. In questo documento il FMI dichiara esplicitamente che l’unico modo perché l’Europa torni a crescere è “integrare i migranti nel mondo del lavoro”. Le politiche che il Fondo suggerisce sono a dir poco inaudite però: chiede di “ridurre al minimo le restrizioni per lavorare anche durante la fase delle domande d’asilo”, sino a prevedere addirittura “eccezioni temporanee ai salari minimi o di ingresso, laddove questi ostacolino l’occupazione10. Ossia si prospetta di far lavorare i migranti anche a stipendi che violino le norme del salario minimo come già avviene in Germania dove i migranti possono lavorare legalmente nei centri che li ospitano a 1.05€ l’ora mentre la paga minima sarebbe 8.84€11. In questo modo i migranti lavorano in condizioni di schiavitù e al contempo si abbassano i salari di tutti. Così sempre più giovani, autoctoni e migranti, sono intrappolati tra le morse del caporalato, del sistema dei voucher, nella “gig economy”, nelle “collaborazioni a progetto”, ecc. Non va mai dimenticato però, che l’abbassamento dei salari dovuto alle migrazioni di massa, non è mai colpa dei migranti. Se i migranti sono pagati molto meno rispetto agli autoctoni, la colpa è solo del datore di lavoro che approfitta della condizione di disperazione del migrante per abbassare le paghe. Il problema, più in generale, è che il lavoro nel capitalismo, è un mercato: se l’offerta di lavoro aumenta, a parità di posti disponibili, il prezzo (ovvero il salario) si ridurrà.

Il lento ma continuo afflusso di migranti dai più disparati luoghi del mondo (tutti affamati) permette inoltre di sostituire la manodopera autoctona, ancora legata per tradizione storica a un certo sindacalismo, all’organizzazione politica e a una vita dignitosa, con un’altra, culturalmente molto confusa sul piano dello sviluppo di una teoria politica della distribuzione, dei diritti e dello Stato. La tendenza generale delle classi dirigenti, è sostituire un popolo culturalmente ancora impregnato nel “diritto” con un altro popolo, marchiato da secoli di sfruttamento, immaturo nelle praterie dei diritti civili e sociali, perciò più facile da sottomettere. Di nuovo non per colpa loro, ma per colpa dei colonialisti. La sostituzione della popolazione autoctona, quindi, non ha solo fini economici, ma mira direttamente verso un vero e proprio regresso culturale. Dobbiamo chiederci come si strutturerà il discorso pubblico quando la politica parlerà a persone che non hanno mai letto o sentito parlare di Rivoluzione Francese, Democrazia ateniese, Comunismo, capitalismo, imperialismo. I primi effetti li vediamo già oggi, osservando le menti narcotizzate della gioventù. Una volta che le élite saranno riuscite a sostituire buona parte della popolazione autoctona con quella migrante (nei prossimi 25-30 anni), e la morte per anzianità avrà fatto il suo lavoro nell’eliminare le vecchie generazioni politicizzate, l’Europa potrà realizzare i sogni dei suoi padri fondatori come Francoix Perroux, Jean Monnet e Paul Shumann, diventando una potenza competitiva a livello mondiale nelle esportazioni, con salari compressi ai minimi livelli, tutele sindacali pressoché assenti e una cultura politica di base praticamente inesistente.

Infine, vi è una terza ragione del perché oggi la classe dominante sostenga i processi di deportazione. Peter Sutherland, commissario europeo per la Concorrenza e primo direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, direttore non esecutivo di Goldman Sachs International, membro del comitato direttivo del Bilderberg, presidente per la Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni e Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per le migrazioni internazionali alla BBC il 21 giugno 2012 ha spiegato la strategia della classe dirigente occidentale: “l’Unione Europea deve minare l’omogeneità nazionale dei paesi europei… gli stati europei devono diventare sempre più aperti in termini di chi li abita, bisogna passare da un mondo in cui gli stati sceglievano gli immigrati ad un mondo in cui gli immigrati scelgono gli stati…la prosperità dei paesi europei dipende dal diventare multiculturali…12.

L’esigenza di multiculturalità è intrinsecamente legata all’ultima fase della globalizzazione. Le classi lavoratrici, infatti, si sono sempre caratterizzate storicamente e culturalmente per la loro immobilità intesa come radicamento al suolo nazionale. Il lavoratore non delocalizza, infatti, ma aspira al “posto fisso”, a una vita tranquilla, a una famiglia. Tuttavia, dopo la liberalizzazione del movimento dei capitali, la borghesia post-moderna è diventata una classe sempre più cosmopolita. E ciò non poteva non coinvolgere anche i lavoratori che sono soggettivamente e oggettivamente ingranaggio della stessa macchina di sfruttamento coatto. In tale realtà, la “sedentarietà” della classe lavoratrice mondiale è diventata un freno oggettivo per la riproduzione capitalistica; un ostacolo che deve quindi essere eliminato. Ne segue, culturalmente, la decostruzione nell’immaginario collettivo dell’idea di patria, di famiglia, di popolo di religione e di cultura nazionale. In questo contesto appare allora evidente quanto sia necessaria per l’élite una cultura “multiculturale”, per rendere il lavoratore un individuo apolide, apartitico e apolitico, senza una comunità di riferimento e pronto a trasferirsi ovunque nel mondo secondo le indicazioni che riceverà dalla propria azienda. Quello che viene spacciato per multiculturalismo è in realtà una forma di mono-culturalismo, figlio del genocidio di massa di tutte le culture alternative, soffocate dalla triade monolitica anti-culturale McDonald’s, Coca-cola e iPhone. Lo scopo delle migrazioni è quindi abituare i popoli allo stato di migrazione permanente. E per dimostrarlo basta ricordare, su tutte, l’efficace dichiarazione della Boldrini: “I migranti sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione, e ci offrono uno stile di vita che presto sarà uno stile di vita molto diffuso per tutti noi13.

L’effetto finale delle campagne immigrazioniste è minare l’identità culturale dei popoli tutti, perché, come da sempre è accaduto nella storia, divide et impera. Attraverso la frantumazione della omogeneità culturale delle popolazioni, senza il tempo, le condizioni e gli strumenti necessari per elaborare un sano dialogo interculturale, i potenti della Terra lasceranno deliberatamente entrare in conflitto tutte le culture che loro stessi hanno gettato le une contro le altre all’interno dei medesimi confini. Sarà la società della ghettizzazione generale dove regnerà la faida permanente tra il quartiere sudamericano, il quartiere islamico, il quartiere italiano e il quartiere delle villette a schiera protetto dalla polizia privata. E invischiati tutti tra i problemi della convivenza quotidiana, sarà difficilissimo (anche se comunque non impossibile) ricostruire l’unità tra le forze del popolo per scagliarla contro le élite perché il popolo stesso non ci sarà più come un unicum ma sarà stato scisso in un confuso melting pot permanente.

La soluzione a questo dramma esistenziale è il rinnovamento completo delle nostre relazioni umane, non ultimo, dei nostri rapporti economici. È un processo complesso, ovviamente, ma alcuni aspetti della soluzione già si possono dedurre dagli errori di oggi. Le condizioni economiche per la pace sono almeno due: condividere le risorse naturali e condividere le conoscenze tecnico-scientifiche, tra tutti i popoli. Una volta che un popolo gode della stessa disponibilità pro-capite di risorse e delle stesse conoscenze, può produrre tutto ciò di cui ha bisogno internamente, senza bisogno di importare nulla, senza bisogno di invadere altri paesi con le proprie merci, senza bisogno di fare guerre commerciali. Gli scambi, quindi, non dovranno essere più regolati dal meccanismo del prezzo di mercato, perché esso attribuisce vantaggi maggiori alla controparte che possiede più potere contrattuale, e in questo modo i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, e la guerra non avrà mai fine. Lo scambio di risorse e materie prime, dovrebbe allora essere programmato da atti politici, presi di comune accordo, e finalizzati a garantire l’equa distribuzione delle risorse naturali tra tutti i popoli del pianeta. Questo nuovo genere di scambi non avrebbe nemmeno bisogno dell’intermediazione dei pagamenti monetari.

E infine, di fronte a un potere internazionale, dovremo rispondere con la ricostruzione di una nuova grande internazionale sovranista-socialista di popoli fratelli e nazioni sorelle, che difenda il reciproco diritto di vivere nella propria terra in pace e dignità. Un’organizzazione che supporti finanziariamente tutte quelle organizzazioni a carattere popolare che esistono in Africa e che si battono per raggiungere almeno i seguenti punti irrinunciabili:

1) L’ espropriazione dei grandi stabilimenti multinazionali e la nazionalizzazione delle principali risorse e riserve naturali affinché siano i popoli autoctoni a gestirle per il bene della propria comunità locale e nell’interesse più generale dell’Internazionale stessa

2) il ripudio dei debiti verso le potenze ex-coloniali e verso il Fondo Monetario Internazionale

3) il recupero pieno di una Banca Centrale Nazionale di proprietà pubblica

4) l’uscita da tutti gli accordi capestro con le ex potenze coloniali ma anche dagli accordi di libero scambio che eliminando le barriere commerciali, impediscono lo sviluppo industriale, lasciando decine di paesi intrappolati nell’economia dell’esportazione (a costi irrisori) di materie prime

5) l’impegno del paese ad entrare nella Internazionale affinché le sue risorse siano coordinate con quelle degli altri paesi dell’Internazionale attraverso programmi economici condivisi

Dal canto loro i paesi che sino a ieri hanno rubato e dominato con la violenza militare le terre d’Africa dovrebbero almeno:

1) ritirare immediatamente tutti i militari presenti sul territorio africano e smantellare le loro basi militari

2) vietare l’esportazione di armi e riconvertire le loro industrie militari alla produzione civile, mantenendo aperte solo quelle necessarie ad organizzare la difesa del proprio territorio

3) riformulare tutti gli accordi commerciali su un piano di piena equità, dove, ad esempio, l’Africa metta a disposizione una parte delle proprie risorse in cambio di un ingente flusso di macchinari e mezzi moderni forniti dai paesi europei e non solo per l’industrializzazione dell’agricoltura e della manifattura africana

4) cacciare dal proprio paese tutte le ONG che si rifiutano di mostrare i propri bilanci e quelle che, mostrandoli, evidenziano finanziamenti “politici” provenienti da ambienti economico-finanziari riconducibili all’agenda globalista; sottrarre alle “cooperative” il monopolio dell’”accoglienza e riportarlo sotto lo stato, per stroncare il business dei migranti

5) finanziare attivamente i movimenti popolari africani di liberazione.

Fonti:

1 http://regardsurlafrique.com/14-pays-africains-forces-par-la-france-de-payer-limpot-colonial-pour-les-avantages-de-lesclavage-et-de-la-colonisation/

2 https://www.youtube.com/watch?v=aoIcBuhOF2k

3 https://ilmanifesto.it/neocolonialismo-e-crisi-dei-migranti/

4 https://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2017/05/24/news/africa_chi_crea_la_poverta_fermiamo_l_evasione_paghiamo_i_danni_e_ripensiamo_gli_aiuti_-166295080/

5 https://www.youtube.com/watch?v=beUAgufmHB0

6 https://www.listadelpopolo.it/giulietto-chiesa-emigrazione/

7 https://ilmanifesto.it/neocolonialismo-e-crisi-dei-migranti/

8 https://www.orsomarsoblues.it/2018/06/a-proposito-di-migranti-sapevate-che-molti-paesi-africani-continuano-a-pagare-una-tassa-coloniale-alla-francia-dalla-loro-indipendenza-fino-ad-oggi/

https://www.globalist.it/guerra-e-verita/articolo/2017/08/31/14-paesi-africani-costretti-a-pagare-tassa-coloniale-francese-2010740.html

9 https://scenarieconomici.it/microcredito-e-migrazioni-di-massa-la-finanziarizzazione-della-disperazione/

Sonia Savioli, ONG. Il cavallo di troia del capitalismo globale, Zambon, Jesolo, 2018.

10 Global Prospects and Policy Challenges, G-20 Finance Ministers and Central Bank Governors’ Meetings March 19-20, 2018 Buenos Aires, Argentina

11 https://www.thelocal.de/20160516/germany-puts-refugees-to-work-for-one-euro

12 https://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-18519395

https://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Sutherland

13 https://le-citazioni.it/frasi/333899-laura-boldrini-dobbiamo-dare-lesempio-concreto-di-una-cultura-de/