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African Lion ’21: la più grande esercitazione militare al mondo

8.000 militari, per la metà statunitensi, con circa 200 carrarmati, cannoni semoventi, aerei e navi da guerra. Tra i partecipanti vi sono oltre il Marocco, gli Usa, la Gran Bretagna, il Brasile, il Canada, la Tunisia, il Senegal, i Paesi Bassi, l’Italia e membri Nato, oltre ad osservatori militari di una trentina di Paesi che rappresentano l’Africa, l’Europa e l’America.

La African Lion 21 è accorpata alla Defender-Europe 21, in cui sono impegnati 28 mila militari e oltre 2 mila mezzi pesanti. Praticamente è un’unica serie di manovre militari coordinate che si sta svolgendo dal Nord Europa all’Africa Occidentale, pianificata e comandata dallo US Army Europe and Africa.

Iniziata il 7 di Giugno, durerà fino al 18 la XVII edizione dell’”African Lion 2021″, l’esercitazione militare combinata del Marocco con altri paesi tra cui Usa e Italia che si svolgerà in diverse regioni del Marocco, tra cui il Sahara Marocchino, per la precisione nell’area di Mahbès, molto vicina al muro di difesa marocchino e a pochi chilometri dalla regione algerina di Tindouf, dove sono localizzati i campi profughi del gruppo separatista Polisario.

Considerata la più grande esercitazione interconnessa al mondo, si volgerà nelle regioni di Agadir, Tiznit, Tan Tan, Mahbes, Tafraout, Benguérir e Kenitra coinvolgendo migliaia di militari e un numero molto elevato di mezzi terrestri, aerei e marittimi. Vi partecipano circa 8.000 militari, per la metà statunitensi, con circa 200 carrarmati, cannoni semoventi, aerei e navi da guerra.

L’annuncio ufficiale del programma della manovra militare smentisce quanti, critici verso la leadership marocchina, andavano affermando che mai i soldati di esercitazioni congiunte avrebbero messo piede sul suolo del Sahara.

Tra i partecipanti vi sono oltre il Marocco, gli Usa, la Gran Bretagna, il Brasile, il Canada, la Tunisia, il Senegal, i Paesi Bassi, l’Italia e membri Nato, oltre ad osservatori militari di una trentina di Paesi che rappresentano l’Africa, l’Europa e l’America. Tale elenco è stato divulgato dal comunicato dello Stato Maggiore generale delle Forze Armate Reali marocchine.

Come apprendiamo da Manlio Dinucci in un articolo sul quotidiano Il Manifesto, l’esercitazione si svolge quest’anno, per la prima volta, nel quadro di una nuova struttura Usa di comando. Lo scorso novembre, lo US Army Europe e lo US Army Africa sono stati accorpati in un unico comando: lo US Army Europe and Africa. Il generale Chris Cavoli, che ne è a capo, spiega il motivo di tale decisione: «I problemi di sicurezza regionale di Europa e Africa sono inestricabilmente collegati e, se lasciati incontrollati, possono rapidamente diffondersi da una zona all’altra». Da qui la decisione dell’Esercito Usa di accorpare il Comando dell’Europa e il Comando dell’Africa, così da «muovere dinamicamente le forze da un teatro all’altro, da un continente all’altro, migliorando i nostri tempi di risposta alle emergenze regionali».

In tale quadro, la African Lion 21 è accorpata alla Defender-Europe 21, in cui sono impegnati 28 mila militari e oltre 2 mila mezzi pesanti. Praticamente è un’unica serie di manovre militari coordinate che si sta svolgendo dal Nord Europa all’Africa Occidentale, pianificata e comandata dallo US Army Europe and Africa. Scopo ufficiale: contrastare una non precisata «malefica attività in Nord Africa ed Europa Meridionale e aggressione militare avversaria», con evidente riferimento a Russia e Cina.

L’Italia partecipa alla African Lion 21, come alla Defender-Europe 21, non solo con proprie forze ma quale base strategica. L’esercitazione in Africa è diretta da Vicenza, dalla Task Force dell’Europa Meridionale dello US Army, e le forze partecipanti sono rifornite, attraverso il porto di Livorno, con materiali bellici provenienti da Camp Darby, la limitrofa base logistica dello US Army.

La partecipazione alla African Lion 21 rientra nel crescente impegno militare italiano in Africa. Emblematica la missione in Niger, formalmente «nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area e per il contrasto ai traffici illegali e alle minacce alla sicurezza», in realtà per il controllo di una delle aree più ricche di materie prime strategiche (petrolio, uranio, coltan e altre) sfruttate da multinazionali statunitensi ed europee, il cui oligopolio è messo a rischio dalla presenza economica cinese e da altri fattori.

Da qui il ricorso alla tradizionale strategia coloniale: garantire i propri interessi con mezzi militari, compreso il sostegno a élite locali che basano il loro potere sulle forze armate, dietro la cortina fumogena del contrasto alle milizie jihadiste.

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