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GRILLO DIFENDE IL SUPERMINISTERO GRETA/GATES E SPINGE PER LA VARIANTE 5S – Il programma nel dettaglio.

Il nuovo ministero della transizione ecologica, promesso a Grillo, si occuperà dell’ambiente? Entriamo nel dettaglio per toccare con mano di cosa si tratta.

Becchi: “Non ce l’ho con la persona di Cigolani, ma non penso sia proprio un ambientalista!” Chi può dire di rifare la votazione su Rousseau? GRILLO! Ma Grillo scrive: “O con me o contro di me” manco fosse Gesù Cristo!

Basterebbe il 10% degli iscritti al movimento per rifare le votazioni… chiaro poi se si vuol ancora Gigino al Ministero degli Esteri, allora non c’è bisogno di ritornare al voto. Nell’aria odore di una scissione interna al movimento 5 stelle; potremmo trovarci nei prossimi mesi una sorta di variante pentastellata? Ma andiamo dritti al nocciolo della questione – perché la domanda sarebbe stata più o meno volontariamente mal posta?

Il nuovo ministero della transizione ecologica, promesso a Grillo, si occuperà dell’ambiente? Entriamo nel dettaglio per toccare con mano di cosa si tratta.

Innanzitutto ricordiamo che il suddetto ministero è stato assegnato come dicevamo a Cingolani. Chi è Cingolani? È un fisico appassionato studioso di robotica. Dopo qualche controversia con Roars, nel 2015 pubblica un libricino “carino, carino” «Umani e umanoidi. Vivere con i robot». A questo punto ci chiediamo – Ma cosa c’entra l’ambiente con la robotica?

La frase del neoministro che riportiamo qui sotto forse ci renderà più intellegibile il paradigma di pensiero dello stesso:
“L’ecosistema si basa sulla morte, il Covid19 estingue la longevità”.

Siamo di fronte ad una TRANSIZIONE ECOLOGICA O ESCATOLOGICA?

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La domanda non è né aleatoria né peregrina, se pensiamo al post, di “Beppone il pentastellato”, del 14/02/2021 nel quale ad una foto che ritrae Draghi accosta la frase “Now enviroment, whatever it takes”.

Sarebbero vere dunque le indiscrezioni secondo le quali “il dragone” avrebbe promesso a Grillo strade deserte, zero auto, ritorno alle campagne, in città solo robot e transumani?

Affinché ciò non resti un pour parler, vediamo qui di seguito in ordine cosa prevede il comitato di rilancio per le politiche ecologiche e come in numerosi punti le tematiche si intrecciano con il piano Colao di rilancio Italia 2020-2023.

Infrastrutture e Ambiente, volano del rilancio.

Il rilancio del nostro Paese non può prescindere dallo stimolo agli investimenti in infrastrutture, materiali e immateriali, e in tutela del capitale naturale, di cui l’Italia è ricchissima e che costituisce un asset indispensabile anche per la strategia nazionale per “Turismo, Arte e Cultura”. L’arretratezza di cui l’Italia oggi soffre rispetto agli altri paesi OCSE è una zavorra pesante sulla strada del rilancio. Per ridurre il forte svantaggio infrastrutturale del Paese, si stima che il fabbisogno di investimenti in infrastrutture sia di oltre €300 Mld nel prossimo quinquennio e che, attraverso opportuni interventi, si possa procedere ad un’accelerazione straordinaria del valore di € 50-100 Mld nei prossimi 18 mesi.

Gli sviluppi infrastrutturali devono privilegiare senza compromessi la sostenibilità ambientale, favorendo la transizione energetica e il “saldo zero” in termini di consumo del suolo, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo. Con queste premesse, gli obiettivi chiave delle iniziative sviluppate dal Comitato riguardano cinque macro-aree:

Piano straordinario di rilancio delle infrastrutture. Gli investimenti infrastrutturali soffrono di lentezze e resistenze burocratiche che non permettono la tempestiva realizzazione delle opere, frenando la crescita del Paese. Come modello virtuoso di quanto si dovrebbe fare sempre, e non solo
eccezionalmente, viene citata spesso la ricostruzione del “Ponte di Genova”, il cui iter autorizzativo e realizzativo è avanzato speditamente. Al di là del caso particolare, è urgente rimuovere gli ostacoli esistenti all’effettiva e rapida realizzazione delle opere, soprattutto quelle di carattere strategico.

Infrastrutture per le telecomunicazioni. La connettività a banda ultra-larga in Italia è assai più limitata che in altri paesi, con grandi differenze tra le diverse aree geografiche in termini di penetrazione e qualità. È necessario un intervento sistematico per ridurre il divario digitale e rendere il Paese totalmente e universalmente connesso, permettendo così l’ampia diffusione tra aziende e privati delle tecnologie innovative (ad es. sanità digitale e telemedicina, istruzione in e-learning, acquisti e-commerce, pagamenti contactless, etc.). Lo sviluppo ubiquo della rete in fibra ottica è la priorità assoluta, dal momento che genera attività economica nell’immediato e stimola la crescita futura. È fondamentale completare su tutto il territorio nazionale la posa di tale rete, complementare al pieno sviluppo della rete 5Gche deve a sua volta essere realizzata rapidamente, in linea con i paesi più avanzati.

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Infrastrutture energetiche e idriche e salvaguardia del patrimonio ambientale. Le infrastrutture tradizionali legate alla produzione e alla gestione di energia elettrica, gas e acqua sono la spina dorsale per lo sviluppo del Paese ed è dunque prioritario intervenire per difenderne efficienza ed efficacia.
Inoltre, è urgente accompagnare il Paese nella transizione energetica da fonti fossili a fonti rinnovabili, così da raggiungere gli ambiziosi target fissati a livello nazionale e internazionale. Energia e sostenibilità ambientale sono particolarmente rilevanti dal punto di vista economico, dal momento che presentano l’opportunità più grande in termini di valore di investimenti sbloccabili nel breve termine, hanno un impatto significativo sul Pil grazie all’effetto moltiplicatore e richiedono un impiego limitato di fondi dal bilancio statale grazie alla presenza di investitori privati pronti a impiegare risorse. Le infrastrutture energetiche sono anche un’importante opportunità per il Sud, dove si convoglieranno una parte rilevante degli investimenti. Da un lato, infatti, il Sud presenta generalmente un gap infrastrutturale più marcato rispetto al Nord; dall’altro, è geograficamente un punto di connessione potenzialmente importante per alcune forniture strategiche del Paese. Per migliorare la sostenibilità del Paese è altresì necessario accelerare le iniziative per il passaggio all’economia circolare, la gestione virtuosa dei rifiuti e il riutilizzo delle acque reflue, sia da un punto di vista infrastrutturale sia di incentivi per le singole aziende.

Infine, è fondamentale coniugare le iniziative a supporto della sostenibilità ambientale con una più ampia tutela del territorio, preservando aree verdi ed ecosistemi e contrastando il consumo del suolo, l’abusivismo edilizio e l’inquinamento.

• Infrastrutture per i trasporti e la logistica. La rete infrastrutturale dei trasporti accorciale distanze per lo spostamento delle persone e delle merci, rendendo le aziende italiane più competitive. Ciò è particolarmente vero per le imprese del Mezzogiorno (più lontane dagli sbocchi di mercato del centro e nord Europa). Molte infrastrutture sono relativamente prossime alla fine del ciclo vitale quindi è necessario un importante intervento per garantire l’efficienza del sistema dei trasporti, accelerando la transizione verso una logistica a basso impatto ambientale, come quella ad alta velocità su ferro delle merci. Inoltre, il trasporto pubblico locale, oggi estremamente eterogeneo e spesso legato a veicoli e sistemi di gestione datati, richiede incentivi e investimenti nell’ottica della riduzione dell’inquinamento e del passaggio alla mobilità elettrica.

Infrastrutture sociali. La crisi in atto ha messo in ulteriore evidenza l’inadeguatezza delle infrastrutture sociali, sia abitative che relative ai servizi socio-sanitari, oggi spesso qualitativamente carenti. È dunque necessario che le infrastrutture sociali rientrino nel più ampio piano di rilancio infrastrutturale, anche attraverso modalità di investimento pubblico-privato. Identificare chiaramente le infrastrutture “di interesse strategico” e creare un presidio di esecuzione che garantisca la rimozione di ostacoli alla loro realizzazione. Realizzazione infrastrutture strategiche. Regolare con un regime ad hoc l’implementazione delle infrastrutture “di interesse strategico”, identificate come le reti di telecomunicazioni, le infrastrutture energetiche e per la salvaguardia dell’ambiente e per la messa in sicurezza del territorio, e le infrastrutture di trasporto/logistica, attraverso leggi/protocolli nazionali di realizzazione non opponibili da enti locali.

Unità di presidio infrastrutture strategiche. Pianificare una rapida esecuzione di tali infrastrutture “di interesse strategico”, attraverso una unità di presidio ministeriale responsabile della rapida esecuzione degli investimenti previsti. Dotare tale presidio dei poteri necessari per monitorare lo stato di avanzamento dei procedimenti e delle opere, sbloccare i lavori laddove necessario, e sostenere e massimizzare l’accesso e l’effettivo utilizzo dei fondi europei. Codice degli Appalti. Semplificare l’applicazione del codice degli appalti ai progetti di natura infrastrutturale.

Applicare alle infrastrutture “di interesse strategico” le Direttive europee. Integrare le Direttive europee per le sole porzioni in cui esse non sono auto-applicative. Rivedere parallelamente la normativa in un nuovo codice, basato sui principi delle Direttive europee. Semplificazione PA. burocratizzare i processi con la PA, formalizzando tramite ricevuta telematica la formazione del silenzio-assenso e vietando la richiesta di documenti specifici (da parte della PA) laddove l’autocertificazione è accettabile. Investimenti concessioni. Negoziare un’estensione delle concessioni equilibrata e condizionata ad un piano di investimenti espliciti e vincolanti (ad es. nei settori autostrade, gas, geotermico e idroelettrico), coerenti con le macro-direttive del Green Deal europeo.

Accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni. Piano Fibra Nazionale. Sviluppare un piano per il completamento della copertura nazionale della rete in fibra. Estendere la logica di gara per lo sviluppo di un’unica rete in fibra ottica a tutte le aree oggi senza impegni cogenti di copertura (c.d. B grigie, C/D senza impegni cogenti, etc.), sostenendone parzialmente i costi con finanziamenti governativi e imponendo al fornitore vincente condizioni cogenti di realizzazione nonché garanzia di accesso competitivo a pari condizioni tecnico/operative a tutti gli operatori. Sanzionare la mancata realizzazione delle aree di impegno.

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Cablaggio. Pianificare l‘installazione di accessi in fibra in tutti gli edifici della PA, con particolare attenzione a scuole e strutture socio-sanitarie e amministrazioni locali per rendere possibile il passaggio a servizi digitali al cittadini, smart working degli impiegati e accesso universale a Dati della PA.
Sviluppo Reti 5G. Adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio, per accelerare lo sviluppo delle reti 5G. Escludere opponibilità locale se protocolli nazionali sono rispettati.

Sussidio Digital Divide. Concedere voucher per sostenere l’accesso alla banda larga delle fasce meno abbienti della popolazione, focalizzato sulla migliore tecnologia disponibile localmente e differenziato tra fibra e altre tecnologie. Accelerare la realizzazione di infrastrutture energetiche e idriche, e predisporre un piano di salvaguardia del patrimonio ambientale.

Sblocco e accelerazione investimenti operatori del settore energetico. Sbloccare le autorizzazioni per i significativi investimenti privati già approvati (finanziati e a budget) dagli operatori dei settori energetico e idrico. Individuare i progetti chiave che necessitano di un’accelerazione degli investimenti e ridurre i relativi tempi autorizzativi attraverso interventi normativi e legislativi (ad es. permettere l’utilizzo del rito accelerato per l’Autorizzazione Unica nelle opere infrastrutturali energetiche, includendo anche opere, impianti e servizi accessori) Effettuare interventi specifici di tipo normativo/regolatorio per determinati sotto-settori (ad es. nel campo della distribuzione del gas e del repowering degli impianti di produzione di energia rinnovabile).

Efficienza e transizione energetica e tecnologie energetiche innovative. Definire un piano a lungo termine di decarbonizzazione ed esplicito obiettivo di carbon neutrality, come da linee guida europee e sul modello di altri Paesi. Istituire un percorso privilegiato per gli interventi di transizione energetica, per accelerare l’implementazione delle iniziative legate agli obiettivi PNIEC, Incentivare l’efficienza energetica e la transizione energetica (ad es. produzione/auto-produzione di energia rinnovabile) di imprese, PA locale e centrale e privati attraverso interventi autorizzativi, regolatori e fiscali. Incentivare nuove tecnologie emergenti a supporto della transizione energetica attraverso un piano nazionale, affinché supportino la transizione/conversione energetica e sviluppino una filiera nazionale; ad es. nuove rinnovabili, idrogeno, biocombustibili, conversione della filiera del petrolio, carbon capture e stoccaggio CO2.

Economia circolare d’impresa. Adeguare norme, incentivi e fondi relativi al trattamento di rifiuti e scarti per favorire l’attivazione di progetti di economia circolare a livello aziendale, anche su piccola scala, attraverso un piano strategico specifico sul modello della transizione energetica (che includa anche finanziamenti a centri di ricerca dedicati e incentivi a fondi di Venture Capital che agevolino technology transfert aziendale. Favorire il recupero e riutilizzo delle plastiche, non solo imballaggi.

Gestione rifiuti e acque reflue. Definire e finanziare investimenti infrastrutturali nel ciclo dei rifiuti urbani e industriali e nella depurazione e riutilizzo delle acque reflue, con particolare attenzione a quei comuni che rientrano in procedura di infrazione UE.

Infrastrutture idriche. Incentivare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture idriche (adduzione e trasporto), anche attraverso la rivisitazione del sistema normativo e tariffario e la revisione del meccanismo di governance del settore: Definire modalità decisionali cogenti fra Ministeri e Regioni competenti per individuare il deperimento di investimenti e incentivando lo sblocco di investimenti già individuati, già finanziati ma non ancora attuati/ avviati (in particolare nel Sud Italia). Ripensare il metodo tariffario per incrementare da un lato l’attrattività per
gli operatori del comparto, mantenendo dall’altro l’accessibilità, anche economica, al bene pubblico. Rafforzare i meccanismi di riscossione dei crediti di tutta la filiera idrica.

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Bacini idrici. Finanziare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per lo sfruttamento dei bacini idrici, per valorizzarne l’utilizzo in agricoltura e per la transizione energetica.

Verde e dissesto idrogeologico. Definire un piano di investimento finalizzato ad aumentare e preservare le aree verdi, il territorio e gli ecosistemi nazionali – ad es. finanziando la bonifica dei siti inquinati, e incoraggiando le imprese a quantificare nei loro bilanci e reporting non-finanziario il capitale naturale che gestiscono e i servizi ecosistemici di cui beneficiano. Contrastare il consumo di suolo e il conseguente dissesto idrogeologico – ad es. inserendo obiettivi di conservazione e ripristino del capitale naturale in tutte le strategie e politiche che comportano un maggior consumo del suolo. Finanziare la riconversione sostenibile delle infrastrutture di trasporti e logistica. Trasporto pubblico locale. Incentivare il rinnovo del parco mezzi del Trasporto Pubblico Locale (TPL) verso mezzi a basso impatto, primariamente elettrico, ibrido biocombustibili).

Aumentare le risorse previste nel Piano Nazionale Mobilità Sostenibile, valutando anche l’estensione dei fondi a strumenti PPP. Definire obiettivi di rinnovo a livello nazionale, con impatto a livello territoriale in carico a cabine di consultazione (ad es .gestite dai prefetti).

Trasposto privato. Incentivare il rinnovo dei mezzi pesanti privati con soluzioni meno inquinanti. Incentivare lo sviluppo capillare di infrastruttura per mobilità sostenibile (ad es. postazioni pubbliche e private di ricarica elettrica).

Incentivare il rinnovo dei mezzi pesanti privati (ad es. navi, camion) con tecnologie alternative meno inquinanti (ad es. GNL). Promuovere la conversione verso i carburanti di nuova generazione meno inquinanti (ad es. biocarburanti, carburanti da rifiuto), in linea con iniziativa.

Ciclabilità. Pianificare investimenti e finanziamenti a favore della ciclabilità, incentivando la creazione dell’infrastruttura ciclistica e incoraggiandone l’utilizzo (ad es. attraverso la costruzione di piste ciclabili, stazioni di ricarica e-bike, sistemi di sicurezza e ciclo-parcheggi).

Porti e ferrovie. Predisporre un piano “intermodale” su scala nazionale per la logistica merci, con focus sull’ammodernamento dei porti e sull’espansione della rete ferroviaria per il trasporto merci. Rivalutare il posizionamento strategico dell’Italia (con particolare attenzione al Sud) nei flussi merci europei/del Mediterraneo.

Come abbiamo visto numerosi sono i punti in comune tra i due ministeri quello della transizione ecologica e quella digitale, le cui tematiche si intrecciano naturalmente nel piano Colao di rilancio Italia 2020-2023 che prevede di coinvolgere investimenti privati per finanziare infrastrutture e servizi sociali. Lascio a voi le conclusioni.

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Alessandra Gargano Mc Leod

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