«Parlerei giorni di queste cose perché senti che la realtà è questa. Senti questo mentre tutto il resto è un po’ fuffa.»
Quando Nicole Ciccolo dice una cosa così, non stai ascoltando un’intervista. Stai ascoltando qualcuno che ha passato venticinque anni a leggere quello che le persone nascondono nella scrittura — e che sa riconoscere quando qualcuno dice una verità che viene da dentro, non da un copione.
Nicole è grafologa peritale. Fa perizie per i tribunali, verifica l’autenticità di testamenti e opere d’arte, stabilisce se una firma è falsa o se l’ha fatta una persona anziché un’altra. Da quel tavolo — con giudici, pubblici ministeri, avvocati — può dipendere la condanna o l’assoluzione di qualcuno. È anche la portavoce del Kefren Project, il team che con le tomografie sismiche ha rilevato megastrutture sotto la Piana di Giza. E ha un canale YouTube, Expedition, nato quasi per caso nel 2020, quando cercare informazioni vere significava cercare altri mondi.
Il foglio bianco è l’ignoto
La scrittura ha la sua anima. È Nicole a dirlo, citando un libro della junghiana Theard che in grafologia è un punto di riferimento. Il foglio bianco rappresenta l’ignoto, il mondo esterno, un deserto. Come lo riempiamo con il gesto grafico ci comunica come siamo in quel mondo, come ci muoviamo.
La scrittura è forse l’attività più complessa dell’uomo. Entrano in gioco componenti psichiche, neuromuscolari, cerebrali che dal cervello si trasmettono al braccio e da lì alla carta. Da bambini è uno sforzo imparare a collegare le lettere. Poi diventa automatismo. Ed è proprio l’automatismo che rivela chi hai di fronte.
Due firme uguali sono un falso per ricalco. Nella natura non esiste l’identità. Tutto impercettibilmente varia sempre.
Stampatello: la maschera chiara
Durante l’intervista Nicole guarda il foglio con le domande che Eugenio ha in mano. Scritto in stampatello. Non resiste: inizia a leggere. Chi sceglie lo stampatello anziché il corsivo lo fa per due motivi — o non si ritrova nella propria scrittura corsiva, o ha bisogno di essere chiaro verso gli altri. Lo stampatello è impersonale: preciso, comprensibile, senza ambiguità. Ma la vera personalità resta celata.
«È la persona che non vuole aprirsi subito, però vuole essere chiara e precisa nelle sue manifestazioni.»
Personalmente trovo che ci sia qualcosa di spiazzante nel farsi leggere la scrittura in diretta durante un’intervista. Non è previsto. Non fa parte del format. Eppure è il momento in cui Nicole smette di essere un’ospite e diventa esattamente quello che è — qualcuno che non può fare a meno di leggere i segni.
Stiamo perdendo il corsivo
Ci si sta disabituando alla scrittura corsiva. In tanti paesi l’hanno abolita dalle scuole, sostituendola con lo stampatello per uniformarsi alla tastiera. Nicole è categorica: «Sarebbe una perdita gravissima.» È attraverso il corsivo che il bambino sviluppa capacità fondamentali. I grafologi studiano il gesto grafico fin dai cinque anni — disegni, colori, disposizione sul foglio. Fino a che la scrittura diventa automatismo e assume una personalizzazione che è lo specchio delle esperienze di vita.
Armonia e controllo
Una scrittura troppo perfetta, troppo ordinata, troppo controllata non è una bella scrittura. «Di solito è quella che nasconde più problemi,» dice Nicole, «perché c’è un controllo esagerato.» La scrittura armonica ha un equilibrio tra i segni — non troppo pendente a destra, non troppo rovesciata a sinistra, non troppo verticale. Le scritture dell’epoca fascista, con i loro tratti esageratamente rigidi, ne sono un esempio.
La qualità del tratto rivela l’energia vitale. Come incidi il foglio, quanta pressione ci metti — è tutto collegato alla vitalità. Tratti tremanti e fragili indicano un calo dell’energia vitale. Nicole ha visto scritture di persone di 95 anni senza un tremore. E biglietti di persone che si sono tolte la vita, dove la scrittura mostrava il segno chiaro di chi ha già deciso.
Il suono, la pietra, le piramidi
C’è un filo che collega la grafologia alle scoperte sotto Giza. Nicole lo spiega così: le infrastrutture trovate sotto le piramidi attraverso la tomografia sismica sono come una lettura della scrittura sepolta, della traccia che è emersa attraverso il suono. Perché all’inizio c’era il suono. Il suono si trasforma in linguaggio codificato, il linguaggio in simboli, i simboli in scritture incise sulla pietra, sull’argilla, sul papiro. Scritture ideografiche di cui abbiamo perso il significato — ma che certamente ne avevano uno, importantissimo.
Quando Nicole parla di questo collegamento tra la traccia sotto Giza e la traccia sulla carta, senti che non è un ragionamento costruito per l’occasione. È il modo in cui vede il mondo: tutto è segno, tutto è traccia, tutto chiede di essere letto.
Il silenzio dell’Italia
Nicole racconta la nascita di Expedition come un bisogno di connessione durante il lockdown. Poi arriva il Kefren Project, le conferenze, il sold-out di Bologna — 900 persone in pochissimo tempo, e se ne sarebbero presentate 2000 con un palazzetto più grande. E poi il silenzio.
«L’Italia è stata scandalosamente muta.»
A livello mediatico e accademico, silenzio totale. Mentre all’estero l’interesse esplodeva, in Italia nessuno parlava delle scoperte sotto Giza. Nicole lo dice senza sorpresa — come chi ha già visto altre volte come funziona il sistema quando qualcosa di vero emerge e non è stato autorizzato a emergere.
Terra e fuoco
Sulle domande del secondo atto Nicole si rivela senza filtri. Segno di terra con sei pianeti in fuoco — un conflitto costante tra razionalità e istinto. «Se fosse per me seguirei di più l’istinto,» confessa. Il controllo è una repressione che non le piace, ma è parte di chi è. A volte vorrebbe esplodere. Non lo fa. Eppure è proprio in quella tensione che si capisce quanto conta per lei la scelta consapevole — il gesto che sceglie dove posarsi, non quello che si subisce.
Quando le chiedi di guardarsi dall’alto, di guardare l’Italia da sopra, la risposta è immediata: «Per me è sempre poco. Vorrei far di più.» E poi, con quella cifra che è tutta sua — tra la grafologia e le piramidi, tra i tribunali e YouTube — aggiunge: «Ci sono persone che ti dicono grazie per quello che hai trasmesso. E tu dici grazie perché sei lì, sei testimone di quello che sta accadendo.»
Non so voi. Io a quella frase ci sono rimasto. Perché essere testimone non è un ruolo — è una scelta. E Nicole la fa ogni giorno, da quel foglio bianco che è l’ignoto fino a quei cunicoli sotto la sabbia che nessuno voleva vedere.
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